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Antiriciclaggio

7 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 novembre 2018



In cosa consiste il reato di riciclaggio? Cos’è l’autoriciclaggio? Cosa prevede la normativa antiriciclaggio e cosa devono fare i professionisti?

La criminalità si evolve insieme alla società: diminuiscono i delitti di sangue (legati alla violenza sulle persone) e aumentano quelli che colpiscono la ricchezza mediante frodi, operazioni finanziarie poco trasparenti e truffe. Non solo: per mascherare le proprie attività illegali, i proventi dei delitti vengono ripuliti investendoli in attività perfettamente lecite, in modo tale da far scomparire le tracce dei propri crimini. Proprio su questo aspetto interviene la normativa volta a punire penalmente il riciclaggio e ogni attività volta a “smacchiare” il denaro sporco. Ne avrai sentito tante volte parlare anche se, probabilmente, alcune cose non ti saranno chiare: la normativa antiriciclaggio si evolve continuamente e investe moltissimi aspetti. Questo accade perché bloccare le attività volte a ripulire il denaro sporco è qualcosa di estremamente difficile, che richiede attenzione da parte di molteplici operatori. Quello che voglio dirti è che l’antiriciclaggio non è solamente una normativa che riguarda le banche: in senso lato, quando si parla di antiriciclaggio, vengono coinvolti molti settori del diritto, quali quello penale, civile e amministrativo. Se quanto ti ho detto sinora ti interessa, allora ti invito a proseguire nella lettura: ti spiegherò, in modo semplice e chiaro, quello che c’è da sapere sul reato di riciclaggio, sull’autoriciclaggio e sull’antiriciclaggio.

Antiriciclaggio: cos’è?

Per far fronte alle condotte di riciclaggio la legge italiana ha introdotto una speciale normativa definita, appunto, di antiriciclaggio. L’antiriciclaggio ha origine dall’azione repressiva (penale) e sfocia nell’attività di prevenzione che può essere attuata esclusivamente grazie all’impegno di determinati operatori nel settore soprattutto economico, come vedremo. Dunque, non solo norme di diritto penale ma anche norme di diritto civile e amministrativo sono deputate al contrasto di questo fenomeno; non solo sanzioni penali ma anche sanzioni amministrative. Cominciamo a vedere la tutela penale offerta dall’antiriciclaggio.

Riciclaggio: cos’è?

Non posso parlarti dell’antiriciclaggio senza prima averti spiegato cosa sia il reato di riciclaggio. Secondo il codice penale, il riciclaggio consiste nella sostituzione o nel trasferimento di denaro, beni o altre utilità provenienti da delitti dolosi, ovvero nel compimento di altre operazioni che ostacolino l’identificazione della loro provenienza delittuosa. La pena è la reclusione da quattro a dodici anni e la multa da 5mila a 25mila euro.  La pena è aumentata quando il fatto è commesso nell’esercizio di un’attività professionale; è diminuita, invece, se il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto non particolarmente grave [1].

Il reato di riciclaggio, in pratica, combatte l’impiego di denaro e capitali di provenienza illecita: ed infatti, perché si possa parlare di riciclaggio è necessario che il denaro (o gli altri beni) siano il frutto di un delitto doloso, cioè di un crimine.

Quando è riciclaggio?

La nozione di riciclaggio è forse un po’ troppo complessa per essere compresa completamente basandosi solamente sulla definizione che ne fornisce la legge; proviamo allora con qualche esempio. Tizio è un rapinatore provetto; dopo un’onorata carriera fatta di colpi in banca, decide di investire il suo gruzzolo acquistando immobili a prezzi esorbitanti: in questo caso, chi accetta quel denaro rischia di incorrere nel reato di riciclaggio, in quanto impedisce che i soldi possano essere rintracciati e identificati quale provento delle rapine.

Classico esempio di riciclaggio è quello che si configura allorquando delle somme di denaro (frutto, ovviamente, di delitti) vengono trasferite sul conto di un terzo simulando false operazioni di compravendita.

Il riciclaggio, però, non riguarda soltanto il denaro: la norma, infatti, parla chiaramente di sostituzione o trasferimento di denaro, beni o altre utilità. Così, la Corte di Cassazione ha ritenuto sussistente il reato di riciclaggio nello smontaggio e successiva vendita dei singoli pezzi di un’autovettura di provenienza delittuosa (furto), in ragione dell’idoneità dell’indicata condotta ad ottenere l’occultamento della provenienza del bene [2].

Riciclaggio: cos’è il reato presupposto?

Caratteristica essenziale del reato di cui parliamo è che l’autore del riciclaggio non abbia partecipato anche al delitto da cui provengono i capitali o le utilità in generale. In altre parole, colui che commette riciclaggio e che, quindi, ostacola l’identificazione della provenienza dei soldi, non deve aver preso parte al reato presupposto, cioè al fatto criminoso che ha generato quei proventi. Di conseguenza, Tizio, rapinatore di banche, non può rispondere di riciclaggio se cerca di occulta la natura delittuosa di quel denaro.

Cos’è l’autoriciclaggio?

Per fronteggiare in maniera ancora più incisiva il fenomeno del riciclaggio, da qualche anno il legislatore ha deciso di punire anche l’autoriciclaggio. Di cosa si tratta? Semplice: se il delitto di riciclaggio implica l’estraneità del suo autore al delitto dal quale il denaro (o gli altri beni da riciclare) proviene, l’autoriciclaggio è proprio tutto il contrario: punisce colui che compie l’attività tipica del riciclaggio sui beni tratti da delitti da lui stesso commessi.

Secondo il codice penale, si macchia del reato di autoriciclaggio chiunque, avendo commesso o concorso a commettere un delitto doloso, impiega, sostituisce, trasferisce, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa [3]. Viene esclusa la punibilità dell’autoriciclaggio solamente se il denaro, i beni o le altre utilità vengono destinati alla mera utilizzazione o al godimento personale: in altre parole, se non vengono reimpiegati al fine di ostacolare l’individuazione della provenienza.

Autoriciclaggio e riciclaggio: qual è la differenza?

In sintesi, possiamo dire che il classico reato di riciclaggio prevede che è “riciclatore” colui che prende del denaro o dei beni da colui o coloro che li hanno ottenuti da reato e li immette nel circuito economico legale attraverso operazioni finanziarie o di qualsiasi natura commerciale. Va da sé che per punire il colpevole di riciclaggio bisognerà dimostrare che le risorse da lui impiegate siano proprio quelle che gli sono arrivate dai reati compiuti da terzi. Questi ultimi non potranno essere condannati per riciclaggio, ma per i reati cosiddetti presupposti. Il riciclatore non viene punito per riciclaggio se partecipa alla commissione del reato presupposto.

Con l’autoriciclaggio, invece, questa impostazione si capovolge del tutto, in quanto il reato si potrà contestare alla stessa persona che ha commesso il delitto presupposto, senza considerarlo quindi un mediatore, né applicandogli l’esimente per aver concorso nel reato presupposto.

Antiriciclaggio: cosa dice la legge?

Al di là degli aspetti penali, l’antiriciclaggio coinvolge una serie di attività che devono poste in essere da professionisti (notai, avvocati, commercialisti, intermediari finanziari, ecc.) e istituti di credito, come le banche e le poste italiane. Vediamo quali sono i principali adempimenti stabiliti dalla legge [4].

Professionisti e antiriciclaggio

Le norme sull’antiriciclaggio investono i professionisti che aiutano i propri clienti avendo a che fare con il denaro: in pratica, quando si tratta di attività contabile o tributaria. L’attività di tali professionisti (avvocati, commercialisti, notai, consulenti del lavoro, ecc.) consiste essenzialmente in un obbligo di conservazione delle informazioni e nella segnalazione delle operazioni sospette.

In particolare, i professionisti sono soggetti alla normativa antiriciclaggio quando si occupano di trasferimento di diritti reali su beni immobili (compravendita di proprietà; usufrutti, ecc.), di gestione del denaro, di strumenti finanziari o altri beni, ovvero nelle ipotesi di apertura o gestione di conti bancari, libretti di deposito e conti di titoli, nonché nel caso di costituzione, gestione o amministrazione di società, enti e trust. Ad esempio, gli adempimenti antiriciclaggio sono imposti ogni volta che vi sia un movimento di capitale superiore ai quindicimila euro, indipendentemente dal fatto che siano effettuate con un’operazione unica o con più operazioni che appaiono tra di loro collegate per realizzare un’operazione frazionata.

I professionisti che si trovano davanti ad incarichi “sospetti” o che, comunque, non possono garantire il rispetto degli adempimenti antiriciclaggio, devono rifiutare l’incarico. Se, invece, accettano il mandato, essi devono creare un apposito fascicolo (denominato, appunto, antiriciclaggio) per ogni cliente e devono procedere alla registrazione nell’archivio unico informatico o nel registro antiriciclaggio delle informazioni raccolte.

La segnalazione di antiriciclaggio nel caso di operazioni sospette va inviata direttamente all’Unita di informazione finanziaria per l’Italia (Uif) oppure agli organismi di autoregolamentazione i quali, ricevuta la segnalazione da parte dei propri iscritti, trasmettono la stessa all’Uif, senza però il nominativo del segnalante.

I professionisti non sono tenuti ad effettuare alcuna segnalazione quando svolgano una mera attività di consulenza: pensa, ad esempio, all’avvocato che deve fornire un parere ad un suo cliente. Allo stesso modo, nessun adempimento antiriciclaggio è previsto nell’espletamento dei compiti di difesa o di rappresentanza in un procedimento innanzi a un’autorità giudiziaria o in relazione a questo.

Antiriciclaggio e istituti di credito

Sostanzialmente identici sono gli obblighi antiriciclaggio imposti dalla legge agli istituti di credito. Per tutti gli istituti di credito, gli istituti di moneta elettronica e di pagamento, gli adempimenti di controllo della clientela scattano quando agiscono da tramite o siano comunque parte nel trasferimento di denaro contante o titoli al portatore, in euro o valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, di importo complessivamente pari o superiore a quindicimila euro. La segnalazione va fatta direttamente all’Uif.

note

[1] Art. 648-bis cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 15092 del 13.04.2007.

[3] Art. 648-ter.1 cod. pen.

[4] D. lgs. n. 231/2007.

Autore immagine: Pixabay.com


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