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Prescrizione civile e prescrizione penale: differenze

7 novembre 2018 | Autore:


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Cos’è la prescrizione? Come opera la prescrizione nel processo civile e in quello penale? Come si calcola? Cosa sono le sospensioni e le interruzioni?

Anche se non sei un professionista o un appassionato di diritto, sicuramente saprai cos’è la prescrizione giuridica: senz’altro nei avrai sentito parlare in televisione a proposito dei reati, oppure ti sarà stata eccepita da un tuo debitore in un processo civile. La prescrizione è un antichissimo istituto giuridico in ragione del quale, decorso un lasso di tempo previsto dalla legge, un fatto rilevante per il diritto viene cancellato, spazzato via dall’universo giuridico. Ad esempio, se hai prestato dei soldi a un tuo conoscente e quest’ultimo, trascorsi dieci anni, non te li ha restituiti, allora non potrai farci più nulla: il tuo diritto di credito è andato prescritto e tu non potrai fare alcunché per ottenere la restituzione dei soldi (a meno che il debitore, colto da pentimento, non adempia spontaneamente). La prescrizione, però, è istituto ben noto anche al diritto penale, nel quale si presenta come una causa estintiva dei reati: in altre parole, trascorsi molti anni, il colpevole di un crimine non potrà mai essere condannato perché è intervenuta la prescrizione. Nonostante la prescrizione civile e penale siano accomunate dal medesimo effetto estintivo, in realtà esse presentano delle profonde differenze. Se pensi che questo articolo possa interessarti, allora ti consiglio di proseguire nella lettura: ti indicherò le maggiori differenze tra prescrizione civile e prescrizione penale.

Prescrizione civile: come funziona?

Per comprendere le differenze tra prescrizione civile e prescrizione penale dovrò dapprima spiegarti come funziona la prescrizione, cominciando da quella civile. Per il diritto civile, la prescrizione ordinaria è di dieci anni [1] che cominciano dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere [2]. Presupposto fondamentale è che, per tutto il tempo previsto affinché maturi la prescrizione, il titolare del diritto non faccia nulla per esercitarlo. Esempio: se hai prestato dei soldi a un tuo amico e dopo undici anni ti fai vivo per chiedergli la restituzione, non ti spetterà più nulla perché il tuo diritto nel frattempo è andato prescritto. Se, al contrario, pur non avendo ricevuto i soldi hai tentato di riaverli, ad esempio scrivendo al tuo “amico” di restituirteli, allora il tuo diritto non si è prescritto, perché la lettera che gli hai inviato è sufficiente a far cominciare da capo i dieci anni necessari affinché maturi la prescrizione.

Prescrizione civile: dopo quanto tempo?

La prescrizione civile, quindi, si basa essenzialmente su due presupposti: il decorrere del tempo e l’inerzia assoluta del titolare del diritto. Come detto, la prescrizione è, solitamente, decennale, salvi i casi diversi previsti dalla legge: ad esempio, l’azione di annullamento si prescrive in cinque anni, così come quella per ottenere il risarcimento dei danni extracontrattuali; il diritto al risarcimento derivante da sinistri stradali, invece, si prescrive in due anni.

Prescrizione penale: come funziona?

Nel diritto penale, invece, la prescrizione comincia a decorrere automaticamente dal giorno in cui il crimine è stato commesso, a prescindere dal fatto che un procedimento sia stato intrapreso nei confronti del reo. La prescrizione penale estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo mai inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro anni se si tratta di contravvenzione, anche se puniti con la sola pena pecuniaria [3].

In poche parole, per capire quando un reato si prescriverà, sarà necessario far riferimento alla pena massima prevista dalla legge per il reato stesso. Ti faccio un esempio: il peculato è punito con la pena da quattro a dieci anni e mezzo di reclusione: questo vuol dire che il delitto di peculato si prescriverà decorsi dieci anni e mezzo dal fatto. La concussione, invece, è punita con la reclusione da sei a dodici anni: si prescriverà, quindi, in dodici anni.

I delitti che sono puniti con una pena inferiore ai sei anni, invece, si prescriveranno sempre in sei anni: è questa la soglia minima posta dalla legge. Così, ad esempio, il furto semplice, pur essendo punito al massimo con tre anni di reclusione, si prescriverà comunque in sei anni. Per le contravvenzioni, invece, il termine di prescrizione non è mai inferiore a quattro anni.

Prescrizione penale e civile: differenze

La prescrizione civile e quella penale sono accomunate da uno stesso presupposto: il decorso del tempo. Sia i reati che i diritti si prescrivono dopo un determinato periodo. Entrambe le prescrizioni, poi, possono essere oggetto di rinuncia da parte di chi ha interesse a farle valere: così, ad esempio, se un imputato potrebbe essere prosciolto per intervenuta prescrizione, tale pronuncia può essere paralizzata dalla volontà dell’imputato medesimo di rinunciare alla prescrizione. Sia il diritto civile che quello penale prevedono poi ipotesi di imprescrittibilità: nel primo caso, sono imprescrittibili i diritti tassativamente indicati dalla legge (come la proprietà, ad esempio) e quelli indisponibili; nel secondo, invece, sono tali i reati puniti con l’ergastolo. Detto ciò, vediamo quali sono le principali differenze tra prescrizione civile e prescrizione penale.

Calcolo della prescrizione penale

La differenza principale tra prescrizione civile e prescrizione penale riguarda il calcolo che occorre compiere per verificare se essa è maturata: mentre la prescrizione civile scatta in tempi pressappoco certi, il calcolo della prescrizione penale è reso più difficoltoso dalle molteplici sospensioni e interruzioni in cui può incorrere.

Secondo il codice penale, la sospensione congela il decorso della prescrizione, il cui termine rimane bloccato fino a che la causa sospensiva non viene meno; a questo punto, la prescrizione riprende normalmente. La legge indica una serie di cause sospensive [4]: tra queste, solo a titolo di esempio, si ricordano quelle derivanti dall’impedimento del difensore oppure dell’imputato. A seguito della recente riforma Orlando, tra l’altro, il corso della prescrizione rimane altresì sospeso:

  • dal deposito della motivazione della sentenza di condanna di primo grado sino alla pronuncia del dispositivo della sentenza che definisce il grado successivo di giudizio, per un tempo comunque non superiore a un anno e sei mesi;
  • dal deposito della motivazione della sentenza di condanna di secondo grado sino alla pronuncia del dispositivo della sentenza definitiva, per un tempo comunque non superiore a un anno e sei mesi.

Diversa è l’interruzione: la prescrizione interrotta, infatti, comincia a decorrere daccapo dal giorno dell’interruzione [5]. Questo significa che l’interruzione azzera il tempo decorso fino al momento della sua verificazione, tempo che comincerà a calcolarsi nuovamente dal principio. Esempi di cause interruttive sono l’interrogatorio reso davanti al pubblico ministero o alla polizia giudiziaria, la richiesta di rinvio a giudizio, il decreto di fissazione della udienza preliminare, il decreto che dispone il giudizio.

Poiché l’interruzione comporterebbe un allungamento eccessivo dei termini di prescrizione, il codice dice che, pur in presenza di cause che giustificano l’interruzione, in nessun caso i termini di prescrizione possono superare di oltre un quarto quelli stabiliti per legge (salvo eccezioni per alcuni particolari reati) [6]. Volendo fare un esempio, abbiamo detto che il reato di furto si prescrive in sei anni; in presenza di interruzioni, il tempo massimo di prescrizione può aumentare, ma non più di un quarto. Questo significa che il furto si prescriverà, tenendo conto delle interruzioni, in sette anni e mezzo (sei anni + un anno e mezzo, cioè un quarto di sei = sette anni e mezzo).

Calcolo della prescrizione civile

Il calcolo della prescrizione civile è molto più semplice, poiché le cause di interruzione fanno cominciare sempre daccapo il calcolo della stessa, mentre le sospensioni sono ipotesi residuali, legate ai rapporti intercorrenti tra debitore e creditore (ad esempio, se debitore e creditore si sposano, la prescrizione del credito resta sospesa durante tutto il rapporto di coniugio). Inoltre, la prescrizione civile resta interrotta durante il processo: questo significa che, se il tuo credito non è prescritto prima di citare in giudizio il debitore, allora potrai stare tranquillo che, durante tutto il processo (durasse anche vent’anni), il tuo diritto non andrà prescritto. Ciò non avviene nel processo penale, in cui l’avvio del procedimento non sospende né interrompe il tempo necessario alla prescrizione.

Eccezione della prescrizione

Diverso è anche il modo di eccepire la prescrizione: nel processo civile, solo la controparte interessata può far rilevare al giudice che il diritto azionato è già prescritto; nel processo penale, invece, qualunque parte può farlo, anche il medesimo giudice qualora se ne sia accorto da solo.

Interruzione della prescrizione

Altra differenza tra prescrizione civile e prescrizione penale riguarda le modalità di interruzione. Come detto, nel processo penale l’interruzione è concetto legato strettamente al processo: sono atti interruttivi della prescrizione penale determinate azioni che vengono compiute durante l’iter processuale (interrogatorio reso dinanzi al p.m., decreto di rinvio a giudizio, ecc.).

La prescrizione civile, invece, può essere interrotta molto più facilmente: secondo il codice, è un valido atto interruttivo non solo la citazione in giudizio, ma addirittura ogni atto che valga a costituire in mora il debitore. In pratica, quindi, una semplice lettera di messa in mora inviata al debitore è idonea a far decorrere nuovamente daccapo il termine prescrizionale. Considera questo esempio: se sono nove anni che il tuo debitore non ti paga, puoi tranquillamente metterlo in mora spedendogli una lettera raccomandata in cui gli chiedi formalmente di restituirti il denaro (eventualmente con maggiorazione degli interessi). Questo semplicissimo atto ti consentirà di azzerare i nove anni fino a quel momento trascorsi e di far ricominciare dall’inizio la prescrizione, cioè di far ricominciare i dieci anni necessari a far maturare la prescrizione ordinaria. In pratica, una semplice intimazione farà sì che il tuo diritto, trascorsi nove anni, sia al sicuro per altri dieci; e così via, se tu decidessi di mettere in mora il debitore con altra lettera. Capirai, allora, che la prescrizione civile matura molto più difficilmente rispetto a quella penale.

Inizio della prescrizione

Tra le differenze tra prescrizione civile e prescrizione penale va menzionata obbligatoriamente anche il diverso dies a quo, cioè il diverso momento da cui prende avvio la prescrizione. Per il diritto civile, la prescrizione comincia a decorrere dal momento in cui il diritto può essere fatto valere: così, ad esempio, se il tuo diritto al pagamento è sottoposto alla condizione che tu consegni dei documenti alla controparte, la prescrizione del credito non incomincia se tale consegna non è avvenuta, poiché essa si pone come condizione sospensiva del diritto di credito.

La prescrizione penale, invece, inizia a decorrere inderogabilmente dal momento in cui il reato è stato commesso. Poco importa quando e se il procedimento a carico del reo comincerà: il calcolo dovrà essere necessariamente effettuato dal momento in cui il crimine è stato realizzato.

note

[1] Art. 2934 cod. civ.

[2] Art. 2935 cod. civ.

[3] Art. 157 cod. pen.

[4] Art. 159 cod. pen.

[5] Art. 160 cod. pen.

[6] Art. 161 cod. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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