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Vietato il marchio con indicazioni geografiche non vere, anche se il nome è cambiato

16 Settembre 2013


Vietato il marchio con indicazioni geografiche non vere, anche se il nome è cambiato

> Business Pubblicato il 16 Settembre 2013



No alla denominazione che trae in inganno sul luogo di produzione.

È illegale utilizzare un marchio che rimandi a una determinata località geografica senza però che il prodotto sia realizzato proprio in quel luogo. Per esempio, sarebbe illegittimo chiamare un vaso sott’olio “Le Cipolline di Tropea”, se poi tali ortaggi vengono coltivati da un’altra parte. Infatti, una registrazione che richiami un determinato ambiente di origine della merce potrebbe trarre in inganno i consumatori. Il famoso Trattato di Atene del 2003 riconosce, infatti, ampia protezione alle indicazioni geografiche.

Ma ciò non vale solo nel caso dei nomi attualmente riportati sulle cartine, ma vale anche nell’ipotesi in cui la denominazione geografica sia quella antica e, ormai, non più in uso (come per esempio, nel caso del vecchio nome di una città, ormai denominata in altro modo), sempre a condizione che perduri la notorietà del nome antico.

 

È questo, in sintesi, il contenuto di una recente sentenza della Cassazione [1] che ha deciso sulla contesa tra due case di birra: quella ceca, rivoltasi contro la rivale americana per aver, quest’ultima, indebitamente, utilizzato l’antico nome di una città boema, oggi non più in uso. La birra a stelle e strisce ha perso il giudizio, non avendo alcun stabilimento nel vecchio continente.

note

[1] Cass. sent. n. 21023/13 del 13.09.13.


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