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Amministratore condannato: cosa deve fare l’azienda?

7 Settembre 2017 | Autore:
Amministratore condannato: cosa deve fare l’azienda?

Un’impresa può essere esclusa da un appalto pubblico se non si è dissociata dalle condotte delittuose di un suo amministratore

L’affidabilità, la serietà e la competenza di un’impresa dipendono o dovrebbero dipendere soprattutto dall’onesta e dalla diligenza di chi la gestisce, la amministra e la compone. Dunque, nel caso in cui il componente di un’impresa risulti disonesto e si renda colpevole di atti delittuosi, l’azienda dovrebbe sempre dissociarsi da dette condotte, prendendo (anche pubblicamente) le distanze dal “colpevole”. Al contrario, le colpe di un singolo potrebbero ricadere sull’intera compagine aziendale, danneggiandola notevolmente. L’impresa, quindi, deve sempre dissociarsi dall’amministratore condannato. Ma cosa vuol dire, effettivamente, dissociarsi da un amministratore che sia stato condannato per la commissione di taluni reati? Quali sono le conseguenze nel caso in cui l’azienda non si dissoci dalle condotte delittuose poste in essere da un suo amministratore? Scopriamolo insieme.

L’impresa deve dissociarsi dall’amministratore condannato: che vuol dire?

Nel caso in cui l’amministratore di un’azienda sia stato disonesto e per questo abbia subito delle indagini, un processo e una condanna, l’azienda non potrà fare finta di nulla. Se non si vogliono subire conseguenze negative derivanti dalla condotta di un singolo, l’impresa dovrà sempre dissociarsi da tali condotte. Ma che significa e come può l’azienda dissociarsi dall’amministratore condannato?

Vi sono diversi elementi che esprimono dissociazione da parte dell’azienda nei confronti di un amministratore colpevole di atti delittuosi, quali:

  • la rimozione dall’incarico sociale;
  • il riordino dell’assetto interno degli organi di gestione della società;
  • il riscatto delle azioni detenute dall’amministratore condannato;
  • l’ avvio di un’azione di responsabilità nei confronti dell’amministratore.

Se l’azienda non pone in essere nessuna di dette condotte potrebbe subire spiacevoli conseguenze, tra le quali l’esclusione da un appalto pubblico.

Fuori dalla gara l’impresa che non si dissocia dall’amministratore condannato

Cosa succede se l’azienda, consapevole delle condotte delittuose di un amministratore, non si dissocia dalle stesse? Quali sono, in tali ipotesi, le conseguenze ai danni dell’azienda?

Come anticipato, le conseguenze non sono di banale rilievo, soprattutto se si considera che, se non si dissocia dalle condotte delittuose di un suo (anche ex) componente, l’impresa potrà essere esclusa da un appalto pubblico.

È quanto stabilito dall’Avvocato generale [1] ai danni di un’impresa di costruzioni di Bolzano. Il motivo? Non aver tempestivamente dichiarato che il proprio ex amministratore delegato era stato condannato per reati fiscali e finanziari e per associazione a delinquere, violando così il dovere di leale collaborazione con la stazione appaltante.

In altre parole, se l’impresa tace l’esistenza di una condanna a carico di un amministratore  “condivide” la condotta delittuosa posta in essere dallo stesso. Così facendo l’impresa perde di credibilità, tanto da poter essere legittimamente esclusa da una gara d’appalto.

La questione, sorta nel 2013, è ancora attuale poiché attende la definitiva sentenza da parte della Corte Europea. Le conclusioni dell’Avvocato generale, tuttavia, non sembrano lasciar spazio a “speranze” per le aziende che non si dissocino immediatamente dalle “colpe” dei propri amministratori. Dette aziende, infatti, potranno legittimamente essere escluse da una gara. L’unico rimedio per le imprese che hanno visto, nella propria compagine, la presenza di amministratori colpevoli e condannati per atti delittuosi è, dunque, dissociarsi dalle condotte poste in essere dagli stessi. Solo “prendendo le distanze” da chi ha subito una condanna, l’azienda potrà riacquisire la credibilità necessaria al fine di poter partecipare ad una gara di pubblico appalto. Dette conclusioni, d’altronde, sono conformi a obiettivi d’interesse generale, essendo volte a garantire l’affidabilità, la diligenza, l’onestà professionale e la serietà dell’impresa che aspira a concludere un contratto con lo Stato o con un ente pubblico.


note

 [1]  Nella causa C-178/16 che attende la sentenza della Corte Europea.


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