In disoccupazione si può lavorare a chiamata

20 Novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 Novembre 2018



Ecco alcuni casi pratici previsti dalla legge che permettono al lavoratore in disoccupazione di poter lavorare a chiamata, ossia con il c.d. Job on call.

Hai perso involontariamente la tua occupazione e hai chiesto all’Inps (Istituto nazionale della previdenza sociale) di poter ricevere l’indennità di disoccupazione NASpI (Nuova assicurazione sociale per l’impiego) fintanto non trovi un nuovo lavoro. Dopo un paio di mesi ti si presenta l’occasione di poter intraprendere un nuovo rapporto di lavorativo ma con la modalità del lavoro a chiamata c.d. “intermittente” (o “job on call” nella sua versione inglese). Ti starai chiedendo se anche quest’ultima forma di lavoro è incompatibile con la NASpI come gli altri rapporti lavorativi, o se è possibile cumulare senza problemi e senza alcuna comunicazione i redditi derivanti con la percezione della NASpI.

Dunque, la domanda che sorge spontanea è: in disoccupazione si può lavorare a chiamata? Ebbene, iniziamo subito ad affermare che la tipologia del lavoro a chiamata contiene a tutti gli effetti le caratteristiche di un normale lavoro di tipo subordinato. Pertanto è sottoposto a tutte le regole e all’intera disciplina della NASpI per quanto concerne la compatibilità con altri redditi [1]. Tuttavia, data la particolarità della tipologia di lavoro, bisogna fare alcune precisazioni che vale la pena esporre nelle seguenti righe. Andiamo quindi in ordine e vediamo nello specifico quando un lavoratore in disoccupazione può lavorare a chiamata e quali sono i limiti di cumulabilità.

Cos’è la disoccupazione NASpI?

La NASpI, disciplinata dal Jobs Act [1], è la nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego introdotta per gli eventi di interruzioni involontarie di rapporti di lavoro decorrenti dal 1° maggio 2015 (data di entrata in vigore dell’ammortizzatore sociale di sostegno al reddito).

La legge prevede la possibilità di poter conservare l’indennità di disoccupazione NASpI in determinati casi, anche in concomitante attività di lavoro. In particolare è prevista la facoltà per il lavoratore di poter mantenere la NASpI di un importo ridotto all’80%, a condizione che lo stesso comunichi all’Inps entro 30 giorni il reddito presunto che pensa di trarre dalla nuova attività lavorativa. È dunque di fondamentale importanza comunicare la soglia di reddito che il lavoratore pensa di percepire dall’instaurazione del rapporto di lavoro. Da essa, infatti, viene stabilita la riduzione della NASpI, la sospensione d’ufficio o addirittura la decadenza della stessa.

È dunque possibile individuare diverse casistiche, a seconda se il rapporto di lavoro instaurato sia di tipo subordinato o autonomo, come di seguito specificato.

Quando la disoccupazione NASpI è cumulabile con il lavoro subordinato?

Nel caso in cui il lavoratore percettore di NASpI intraprenda un rapporto di lavoro di tipo subordinato, la scriminante che determina la riduzione, sospensione o decadenza dell’indennità è il reddito e la durata del contratto. Quindi:

  • si ha la decadenza della NASpI, se dal rapporto di lavoro subordinato il lavoratore percepisce un reddito superiore a 8.000,00 euro e il contratto è superiore a sei mesi;
  • si ha la sospensione d’ufficio della NASpI, se dal rapporto di lavoro subordinato il lavoratore percepisce un reddito superiore a 8.000,00 euro e il contratto non sia superiore a sei mesi.
  • si ha la riduzione della NASpI all’80% del reddito previsto, se dal rapporto di lavoro subordinato il lavoratore percepisce un reddito inferiore a 8.000,00 euro

In quest’ultimo caso, il lavoratore è tenuto a comunicare tempestivamente l’INPS, mediante il modello telematico “NASpI-Comm”, entro trenta giorni dall’inizio dell’attività il reddito annuo previsto.

Compatibilità della NASpI con il lavoro subordinato

Decadenza
  • Contratto di lavoro superiore a sei mesi
  • reddito superiore a 8.000,00 euro.
Sospensione d’ufficio
  • Contratto di lavoro inferiore a sei mesi
Riduzione all’80% del reddito previsto
  • Reddito inferiore a 8.000,00 euro.

 Quando la disoccupazione NASpI è cumulabile con il lavoro autonomo?

Differente sono i casi per quanto riguarda la percezione della NASpI in concomitanza di un’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale. Infatti:

  • si ha la riduzione della NASpI all’80% del reddito previsto, se dal rapporto di lavoro autonomo il lavoratore percepisce un reddito inferiore a 4.800,00 euro. Anche in tal caso, è necessario informare preventivamente l’Inps entro un mese dall’inizio dell’attività, dichiarando il reddito annuo che prevede di trarne con il modello “NASpI-Comm”.

La riduzione è rapportata al periodo di tempo intercorrente tra la data di inizio dell’attività e la data in cui termina il periodo di godimento dell’indennità o, se antecedente, la fine dell’anno. Il ricalcolo viene effettuato d’ufficio al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi. Se il lavoratore è esentato dall’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi:

  • deve presentare all’INPS un’apposita autodichiarazione concernente il reddito ricavato dall’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale entro il 31 marzo dell’anno successivo;
  • in caso contrario, ossia in mancanza dell’autodichiarazione, il lavoratore è tenuto a restituire la NASpI percepita dalla data di inizio dell’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale.

Quando la disoccupazione NASpI è cumulabile con il lavoro a chiamata?

Ma nel caso si presentasse la possibilità di poter lavorare a chiamata in concomitanza di percezione della NASpI, o comunque il lavoratore è già titolare di un rapporto di lavoro intermittente e intende chiedere la disoccupazione NASpI, cosa accade?

Al riguardo è bene innanzitutto chiarire che la tipologia contrattuale in questione può assumere le seguenti due forme:

  1. con obbligo di risposta alla chiamata: il lavoratore si obbliga contrattualmente a rispondere alla chiamata del datore e, in cambio, ha diritto a un’indennità di disponibilità mensile, oltre alla retribuzione riferita alle ore di lavoro effettivamente svolte;
  2. senza obbligo di risposta alla chiamata: il lavoratore non è vincolato a rispondere alla chiamata e non ha, pertanto, diritto alla indennità di disponibilità. Va, peraltro, osservato che nei periodi in cui non ne viene utilizzata la prestazione, il lavoratore intermittente non matura alcun trattamento economico e normativo.

È cumulabile la disoccupazione NASpI con obbligo di risposta alla chiamata?

Dunque è facile intuire che l’accoglimento della domanda di disoccupazione NASpI da parte del lavoratore titolare di un rapporto di lavoro subordinato e di un contratto di lavoro intermittente, si differenzia in base alla disponibilità della chiamata o meno [2].

Nel primo caso, ossia qualora il lavoratore ha in essere un lavoro intermittente con obbligo di risposta alla chiamata, la domanda di NASpI può essere accolta in presenza dei requisiti che danno diritto all’indennità, vale a dire:

  • stato di disoccupazione al momento della richiesta;
  • maturazione di almeno 13 settimane nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione;
  • maturazione di almeno 30 giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei dodici mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.

Resta fermo l’obbligo per il lavoratore di dover comunicare tempestivamente l’INPS, entro 30 giorni dalla domanda di prestazione, il reddito annuo presunto derivante dal suddetto contratto di lavoro intermittente, comprensivo della indennità di disponibilità. Anche in tale ipotesi trova applicazione l’istituto del cumulo della prestazione con il suddetto reddito complessivo; quindi, per redditi non superiori a 8.000 euro la NASpI è ridotta di un importo pari all’80% del reddito previsto.

Attenzione però:

  • se il lavoratore non comunichi il reddito;
  • ovvero il medesimo sia superiore al limite annuo di € 8.000;

troverà applicazione l’istituto della decadenza dalla prestazione.

È cumulabile la disoccupazione NASpI senza obbligo di risposta alla chiamata?

Nel caso di lavoro intermittente senza obbligo di risposta alla chiamata, il lavoratore che si è visto interrompere involontariamente il rapporto di lavoro, deve sempre essere in possesso dei requisiti base per accedere alla NASpI. In tale ipotesi, tuttavia, se il contratto di lavoro intermittente è di durata pari o inferiore a sei mesi:

  • si applica l’istituto della sospensione della prestazione per i soli giorni di effettiva chiamata;
  • ovvero, il percettore di NASpI può cumulare la prestazione con il reddito da lavoro qualora quest’ultimo non superi il limite annuo di 8.000 euro e a condizione che il lavoratore, entro trenta giorni dalla data di presentazione della domanda, comunichi il reddito annuo che prevede di trarre dall’attività.

Nell’ulteriore ipotesi in cui il rapporto di lavoro intermittente sia di durata superiore a sei mesi, è applicabile l’istituto del cumulo alle condizioni di cui sopra.

NASpI e lavoro intermittente: aspetti di compatibilità

Con obbligo di risposta

Senza obbligo di risposta

  • Presenza dei requisiti previsti dell’indennità di disoccupazione NASpI
  • redditi inferiori a 8.000 euro
  • comunicazione all’INPS, entro 30gg dalla domanda di prestazione, del reddito annuo presunto derivante dal nuovo lavoro
  • trova applicazione il cumulo della prestazione (la NASpI viene ridotta all’80%).
  • Presenza dei requisiti previsti dell’indennità di disoccupazione NASpI
  • cumulo della prestazione (la NASpI viene ridotta all’80%) per redditi inferiori a 8.000 euro e contratto di lavoro pari o inferiore a sei mesi
  • sospensione della prestazione per i soli giorni di effettiva chiamata in caso di contratto di lavoro pari o inferiore a sei mesi
  • comunicazione all’INPS, entro 30gg dalla domanda di prestazione, del reddito annuo presunto derivante dal nuovo lavoro.

Ma cosa succede se il lavoratore in NASpI intraprenda un lavoro intermittente, inizialmente inferiore ai sei mesi, e successivamente mediante proroga del contratto si eccede il limite semestrale?

Ebbene, la regola generale è che per il rapporto di lavoro subordinato, anche di tipo intermittente, di durata fino a sei mesi la prestazione viene sospesa d’ufficio, per la durata del rapporto di lavoro. Quindi:

  • se il contratto intermittente è con obbligo di risposta e indennità di disponibilità, la sospensione opera per tutta la durata del rapporto di lavoro;
  • se il contratto intermittente è senza obbligo di risposta e senza indennità di disponibilità, la sospensione opera per le giornate di effettiva prestazione lavorativa.

Ma se la durata del rapporto di lavoro subordinato, anche di tipo intermittente, a seguito di proroga del contratto, ecceda il semestre, opera la decadenza dalla prestazione a decorrere dalla data della proroga.



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