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Leasing: tutte le novità apportate dalla legge sulla concorrenza

7 Settembre 2017 | Autore:

> Business Pubblicato il 7 Settembre 2017



Locazione finanziaria: sono state finalmente emanate le norme sulla definizione, sull’inadempimento e sulla risoluzione del contratto di leasing

La recente legge sulla concorrenza e sul mercato [1] ha introdotto numerose novità e modifiche. Tra esse, particolarmente importanti sono le novità introdotte con riferimento alla disciplina del leasing. Con la recente legge, infatti, sono state finalmente emanate le norme sulla definizione, sull’inadempimento e sulla risoluzione del contratto di leasing. Vediamo, dunque, tutte le novità apportate dalla legge sulla concorrenza in tema di locazione finanziaria.

Leasing: finalmente una definizione normativa

Potrebbe sembrare strano, ma una delle novità più importanti concerne proprio la definizione normativa di leasing. Ciò in quanto, prima d’ora, non vi è stata alcuna definizione (quanto meno “ufficiale”) con riferimento a tale istituto. Il contratto di leasing, infatti, non è disciplinato dal Codice civile, né – sino ad ora – da una legge organica che ne definisse con precisione le regole fondamentali. La regolamentazione del rapporto derivante da tale tipologia contrattuale, tradizionalmente considerata “atipica”, era, dunque, integralmente rimessa alle parti, che  – autonomamente – stabilivano i propri diritti e doveri reciproci.

Non sempre, però, demandare tutto alle autonome scelte dei contraenti si rivela essere la soluzione migliore. E ciò soprattutto nelle fasi “patologiche” del rapporto, quelle cioè caratterizzate dall’inadempimento o dai ritardi di una delle due parti. Ebbene, proprio, con riferimento a questi aspetti è intervenuta energicamente la nuova legge. Prima, però, cerchiamo di capire cos’è il leasing e qual è – attualmente – la sua definizione normativa.

Locazione finanziaria: cos’è?

Come detto, con la nuova legge è stata finalmente introdotta, con riferimento alla locazione finanziaria, una definizione normativa.

Ebbene, per locazione finanziaria si intende il contratto con il quale una banca o un intermediario finanziario si obbliga ad acquistare o a far costruire un bene su scelta e secondo le indicazioni dell’utilizzatore (colui il quale, dunque, dovrà utilizzare detto bene). Sarà, poi, l’utilizzatore ad  assumere – con riferimento al bene – tutti i rischi, anche di perimento. Sempre secondo la definizione normativa in commento, l’utilizzatore avrà – per un determinato periodo di tempo –  a disposizione detto bene (si pensi ad una casa o ad un’automobile) dovendo, in cambio, corrispondere un determinato corrispettivo (un canone) che tiene conto del prezzo di acquisto o di costruzione del bene, nonché della durata del contratto. Alla scadenza del contratto, poi, l’utilizzatore avrà due possibilità: acquistare la proprietà del bene ad un prezzo prestabilito ovvero, in caso di mancato esercizio del diritto di acquisto, l’obbligo di restituirlo.

Cosa succede se l’utilizzatore non paga i canoni?

Secondo la nuova legge, è considerato grave l’inadempimento dell’utilizzatore che non paghi almeno sei canoni mensili o due canoni trimestrali, anche non consecutivi. Detta regola vale per il leasing immobiliare (qualora, per intenderci, sia stata concessa in locazione finanziaria una casa). Per le altre tipologie di leasing, invece, è considerato grave l’inadempimento dell’utilizzatore che ometta il pagamento di quattro canoni mensili anche non consecutivi. Al ricorrere di tali ipotesi, il contratto di leasing potrà essere risolto e, dunque, cessare.

Cosa succede in caso di risoluzione del contratto per inadempimento dell’utilizzatore?

In caso di risoluzione del contratto per inadempimento dell’utilizzatore che non abbia pagato i canoni, il concedente (colui, cioè, che ha concesso il bene in leasing):

  • avrà diritto alla restituzione del bene;
  • dovrà corrispondere all’utilizzatore quanto ricavato dalla vendita o da altra collocazione del bene.

Da quanto ricavato dalla vendita o da altra utilizzazione del bene deve essere dedotta:

  • la somma corrispondente all’ammontare dei canoni scaduti e non pagati fino alla data della risoluzione,;
  • la somma corrispondente all’ammontare dei canoni a scadere, del prezzo pattuito per l’esercizio dell’opzione finale di acquisto, nonché le spese anticipate per il recupero del bene, per la stima e per la sua conservazione per il tempo necessario alla vendita.

Quando il valore realizzato con la vendita o da altra collocazione del bene sia inferiore rispetto a quanto dovuto dall’utilizzatore al concedente, quest’ultimo mantiene il diritto di credito per la differenza.

Il ruolo del perito indipendente

Il concedente deve procedere alla vendita o alla ricollocazione del bene prendendo come riferimento i valori risultanti da pubbliche rilevazioni di mercato elaborate da soggetti specializzati. Quando non è possibile far riferimento ai predetti valori, il concedente è tenuto a basarsi sulla stima di un perito scelto dalle parti di comune accordo o, in caso di mancato accordo, da un perito indipendente scelto dal concedente in una rosa di almeno tre operatori esperti, previamente comunicati all’utilizzatore, che può esprimere la sua preferenza vincolante ai fini della nomina.

Per “perito indipendente” deve intendersi il professionista non legato al concedente da rapporti di natura personale o di lavoro tali da compromettere l’indipendenza di giudizio. Nella procedura di vendita o ricollocazione, il concedente è tenuto a rispettare i criteri di celerità, trasparenza e pubblicità, adottando modalità tali da consentire l’individuazione del migliore offerente possibile e informando obbligatoriamente l’utilizzatore.

Dall’esame della novella legislativa sembra che il legislatore abbia voluto tipizzare la fattispecie negoziale del leasing finanziario, garantendo maggiore trasparenza e sicurezza per i contraenti.

 

note

[1] L. n. 124 del 04.08.2017 pubblicata in GU n. 189 del 14 agosto 2017.


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