Pace fiscale: quale condono scegliere?

22 ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 ottobre 2018



Il decreto collegato alla manovra 2019 offre diverse possibilità ai contribuenti morosi. Eccole, caso per caso. Quale conviene scegliere?

In attesa che il Parlamento dica la sua, le due anime del Governo hanno trovato un accordo sul decreto che contiene la pace fiscale, o condono che dir si voglia, collegato alla Legge di Bilancio 2018. C’è, però, un aspetto importante sul quale si continua a dibattere, e non soltanto tra i banchi dell’opposizione ma anche tra i comuni contribuenti: questa pace fiscale conviene davvero? Ci sarà un’adesione massiccia da parte di chi non ha pagato le tasse o non ha dichiarato il proprio reddito per sanare il debito con il Fisco e rimpinguare così le casse dell’Erario pubblico? E soprattutto: quale condono scegliere?

Bisogna, intanto, ricordare che per fare pace fiscale con l’Agenzia delle Entrate ci sono diversi tipi di stretta di mano. Detto fuor di metafora, non c’è solo un condono ma più di uno. C’è, ad esempio, quello «mini» che interessa l’importo dichiarato ma non pagato e sanabile con una dichiarazione integrativa. Questa conviene soprattutto a chi ha fatto nero dichiarando meno di 100mila euro. C’è il cosiddetto «saldo e stralcio» per chi non ha avuto la liquidità sufficiente a pagare quanto dovuto. Ci sono i debiti fino a mille euro che verranno cancellati come per magia. E ancora: la rottamazione-ter, la sanatoria per le liti pendenti e quella per chi ha avuto appena un verbale di accertamento. Insomma, si può dire che ogni contribuente può beneficiare di una sanatoria, a seconda della sua situazione. Le domande restano quelle: conviene davvero aderire alla pace fiscale? E quale condono scegliere? Facciamo chiarezza su ciascuna di esse, poi che ogni contribuente moroso faccia la sua scelta.

Pace fiscale: il saldo e stralcio

Questo tipo di pace fiscale consiste nel pagare una piccola parte del debito accumulato con il Fisco. A chi conviene? Solo a chi ha presentato la dichiarazione dei redditi ma non è riuscito a pagare le tasse. Secondo l’ultima versione (quando si dice l’ultima si fa per dire, cioè al momento in cui si scrive) c’è da fare i conti con aliquote e dichiarazione Isee piuttosto che con valore di produzione e liquidità.

Per essere più chiari. Per le persone fisiche, il saldo e stralcio funziona così:

  • aliquota al 6% per chi ha un Isee inferiore ai 15mila euro;
  • aliquota al 10% per chi ha un Isee tra 15mila e 22mila euro;
  • aliquota del 25% per chi ha un Isee tra 22mila e 30mila euro.

Per le società, invece, il saldo e stralcio conviene a quelle che hanno debiti superiori al 20% del valore della produzione. Le aliquote variano a seconda dell’indice di liquidità, e cioè:

  • aliquota al 6% per chi ha un indice di liquidità inferiore allo 0,3%;
  • aliquota del 10% per chi ha un indice di liquidità tra 0,3% e 0,6%;
  • aliquota del 25% per chi ha un indice di liquidità tra 0,6% e 0,8%

Questo tipo di condono conviene anche a chi ha aderito alla rottamazione. Ma a due condizioni:

  • che rientri nei parametri sopra citati;
  • che applichi il saldo e stralcio solo per gli importi non ancora versati.

Pace fiscale: modifica delle vecchie dichiarazioni

In questo caso, la pace fiscale interessa chi ha nascosto dei soldi al Fisco negli ultimi cinque anni e vuole mettersi a posto con una dichiarazione integrativa. Purché abbia già presentato una dichiarazione dei redditi. A chi conviene? Solo a chi, sommando quando già dichiarato a quello che aveva tenuto nel cassetto, non aumenti il reddito di oltre il 30% e non arrivi complessivamente a 100mila euro.

Attenzione, però: è possibile aderire a questo tipo di condono, cioè applicare il doppio tetto del 30% e dei 100mila euro, solo se sono stati dichiarati in passato meno di 100mila euro. In altre parole: se in passato hai dichiarato 120mila euro di reddito (beato te) e ora vuoi fare emergere altri soldi non dichiarati non potrai fare la dichiarazione integrativa.

Ad ogni modo, dovrai anche pagare il 20% sui redditi emersi.

Facciamo un esempio. Hai dichiarato in passato un reddito di 50mila euro. Quindi sei sotto il tetto previsto dalla pace fiscale. Ora vuoi sanare quello che non hai dichiarato. Questi soldi rimasti nascosti non possono superare i 15mila euro (il 30% del reddito dichiarato). Mettiamo che sono davvero 15mila euro. Sommati ai 50mila, risultano 65mila euro. Sei sempre sotto i 100mila euro, quindi ci siamo.

Ai 15mila euro dovrai applicare la tassa del 20% (cioè altri 3.000 euro). Quindi, diventano 18mila euro da pagare grazie alla pace fiscale con la dichiarazione integrativa.

Pace fiscale: la rottamazione-ter

Forse la tua situazione è quella del contribuente che ha una cartella da pagare ma non può aderire né al saldo e stralcio né alla pace fiscale con la dichiarazione integrativa. Quale condono scegliere in questo caso? Un’alternativa può essere quella della rottamazione-ter, cioè: pagare il debito accumulato in 10 rate spalmate in cinque anni, senza interessi né sanzioni. A chi conviene? A chi ha un debito sostanzioso e vuole pagare poco per volta versando solo il capitale.

Se hai aderito alla rottamazione-bis puoi beneficiare anche di questa occasione, purché entro la fine del 2018 ti metti a posto con le rate previste.

Pace fiscale: le mini-cartelle sotto i 1.000 euro

Per usare un termine caro al vicepremier Matteo Salvini su altri argomenti, questa è la vera «pacchia» della pace fiscale. Chi ha un debito inferiore a 1.000 euro contratto tra il 2000 ed il 2010 può dimenticare di avere un debito. Il decreto fiscale della manovra 2019 prevede, infatti, di azzerare le cartelle di importo inferiore. A chi conviene? A chiunque abbia preso una multa o non abbia pagato le tasse per 400, 500 o 999 euro. Ed anche al Fisco: potrà dire addio ai costi che comporta il recupero di quelle piccole somme.

Pace fiscale: le liti pendenti

Il condono previsto dalla pace fiscale sulle liti pendenti non è del tutto definito (troppa grazia, Sant’Antonio) ma ad oggi prevede lo smaltimento del contenzioso in sede di commissione tributaria per permettere al contribuente moroso di pagare meno del dovuto. In parole povere: paghi il 50% del tuo debito con il Fisco se chiudi la causa in primo grado o il 20% se la vinci in secondo grado.

Pace fiscale: la sanatoria flash

Oltre a risparmiare sui soldi vuoi risparmiare anche tempo? Il Governo ti propone con la pace fiscale la sanatoria flash. A chi conviene? A chi, dopo un controllo, ha ricevuto il verbale di contestazione. Che cosa si deve fare? Ripresentare la dichiarazione dei redditi corretta senza pagare né interessi né sanzioni.

Niente sanzioni né interessi nemmeno sugli avvisi di:

  • accertamento;
  • rettifica;
  • liquidazione;
  • atti di recupero notificati entro la data in cui entra in vigore il decreto-legge.

Il tutto, però, a patto che gli avvisi non siano stati contestati e che si faccia domanda di adesione entro 30 giorni dalla pubblicazione del decreto.


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