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Diffamazione gruppo chiuso facebook

20 Novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 Novembre 2018



Come funziona la diffamazione sui social network? Se parli male di una persona in chat è reato? E se lo fai in un gruppo?

Pensieri e parole corrono quotidianamente sui social network presenti in rete: è divenuto oramai difficile astenersi dal commentare un evento politico, un episodio accaduto a noi oppure ai nostri amici. Il problema, però, non è tanto l’ostentazione della vita privata (pratica comunque molto discutibile), quanto l’utilizzo del linguaggio e dei toni. I social network (facebook in particolare) sono diventati l’arena in cui si scontrano i famigerati leoni da tastiera (i cosiddetti haters), cioè le persone che si sfidano a colpi di insulti celandosi dietro lo schermo del proprio computer o dello smartphone. Probabilmente già saprai che ingiuriare una persona attraverso facebook costituisce reato di diffamazione, per di più aggravata: la legge, infatti, equipara gli insulti sui social a quelli spiattellati in una piazza o in altro luogo pubblico, con grave danno della reputazione della persona offesa. Quello che forse non sai, però, è che non sempre parlare male di una persona su facebook costituisce diffamazione: ci sono delle ipotesi, infatti, in cui il commento indecoroso non fa incorrere in reato il suo autore. Quando avviene ciò? Per rispondere a questa domanda, occorre distinguere l’insulto condiviso pubblicamente sul proprio profilo, quello inviato in una chat personale e quello condiviso su un gruppo chiuso. Se quanto sinora detto ti interessa, allora ti invito a proseguire nella lettura: ti dirò quando c’è diffamazione su un gruppo chiuso facebook.

 Cos’è la diffamazione?

Quando si parla di diritto è sempre bene fare chiarezza terminologica: non potrò parlarti della diffamazione su un gruppo chiuso facebook se prima non ti ho spiegato brevemente cos’è la diffamazione. La diffamazione consiste nell’offendere la reputazione di un’altra persona quando questa non sia presente [1]. L’offesa, quindi, deve essere comunicata a terze persone, non al diretto interessato, il quale nemmeno deve assistervi: è questa la differenza con l’ex reato di ingiuria [2].  Mentre con l’ingiuria si lede la considerazione che la persona offesa ha di se stessa, con la diffamazione si lede la reputazione che la vittima ha all’interno della società. Per questo motivo essa è ritenuta più grave della semplice ingiuria e, pertanto, a differenza di quest’ultima, la diffamazione è ancora punita con la reclusione.

Il codice penale punisce il reato di diffamazione con la reclusione fino a un anno oppure, in alternativa, con la multa fino a 1032 euro. Le sanzioni sono più severe nei molteplici casi di diffamazione aggravata che la legge prevede:

  • se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a 2.065 euro. Per fatto determinato deve intendersi un episodio sufficientemente delineato, di modo che possa essere più credibile e, pertanto, possa arrecare un maggior danno al diffamato rispetto ad una diffamazione generica;
  • se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a 516 euro;
  • se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza o ad una autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate.

Diffamazione su facebook: è reato?

Come avrai senz’altro già intuito, chi offende la reputazione, la dignità o l’onore di un’altra persona utilizzando facebook (e, più in generale, i social network)  non solo si macchia del reato di diffamazione, ma addirittura di diffamazione aggravata; questo accade perché chiunque può leggere l’offesa scritta sul portale. Insultare una persona su un social network equivale a oltraggiarla pubblicamente, come se si utilizzasse la stampa oppure si trovasse in una piazza affollata.

Proprio la dimensione di internet fa sì che il reato sul web sia considerato più grave di quello realizzato in una realtà materiale: più precisamente, l’utilizzo di internet integra l’ipotesi di diffamazione aggravata dall’uso di un mezzo di pubblicità, attesa la particolare capacità divulgativa del mezzo telematico. Ciò ha riflessi anche sulla competenza del giudice: giudicare della diffamazione aggravata spetta al tribunale in composizione monocratica, mentre la diffamazione semplice è di competenza del giudice di pace.

Diffamazione in chat: è reato?

La diffamazione su facebook non è sempre reato: nello specifico, non lo è se il messaggio offensivo sia inviato attraverso mail o messaggi diretti a un unico destinatario: in questo caso, non si potrà avere diffamazione ma al massimo ingiuria (oramai depenalizzata). Se invece il messaggio viene inoltrato a destinatari diversi e molteplici, ad esempio attraverso la creazione di chat allargate , le cose cambiano: per la giurisprudenza la condotta è più grave, si tratta di diffamazione aggravata dal mezzo di pubblicità e la competenza è del tribunale.

Diffamazione su gruppi chiusi facebook: è reato?

Veniamo ora al quesito posto nel titolo di questo articolo: la diffamazione su un gruppo chiuso facebook costituisce reato? Se pratichi i social network, sicuramente saprai che è possibile creare dei gruppi selezionati di persone con cui condividere determinati contenuti: ad esempio, se il fine settimana sei solito organizzare un’uscita con gli amici, senz’altro avrai un gruppo che utilizzate per fissare gli orari e dare le disponibilità. Ebbene, parlare male di una persona all’interno di un gruppo chiuso di facebook è reato?

Nonostante un iniziale orientamento della giurisprudenza di merito piuttosto restrittivo [3], secondo cui i gruppi dei social network costituissero comunque un “ambiente riservato”, inidoneo a cagionare il reato di diffamazione, la giurisprudenza di legittimità praticamente prevalente ha oggi equiparato la diffamazione sul gruppo chiuso facebook a quella fatta attraverso il proprio profilo [4]. Secondo la Corte di Cassazione, infatti, perché si integri il reato di diffamazione è sufficiente la semplice volontà che la frase giunga a conoscenza di più persone, anche soltanto due, il che rende irrilevante la circostanza che in concreto la frase sia letta da mille o anche soltanto da una persona.

Questa tesi ha fatto chiarezza sulla confusione che in parte della giurisprudenza si era creata: molti giudici, infatti, distinguevano a seconda della grandezza dei gruppi e del numero di destinatari, scartando l’ipotesi della diffamazione ogniqualvolta il gruppo chiuso fosse ristretto a pochi membri, oppure il messaggio incriminato fosse visibile solamente ad alcuni (adottando specifiche impostazione di privacy), oppure ancora non fossero presenti tag che consentivano di riferire il messaggio diffamatorio al preteso soggetto leso.

In estrema sintesi, quindi, qualunque messaggio lesivo della dignità o del decoro di una persona, se comunicato anche soltanto a due persone, costituisce diffamazione. Di conseguenza, la frase irrispettosa scritta nei riguardi di una persona e comunicata in un gruppo composto anche di soli tre membri (compreso il diffamatore), può integrare il delitto di diffamazione.

note

[1] Art. 595 cod. pen.

[2] Art. 594 cod. pen., oggi abrogato.

[3] Trib. Gela, sent. n. 550 del 23.11.2011.

[4] Cass., sent. n. 12761/2014.

Autore immagine: Pixabay.com


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1 Commento

  1. ERA ORA CHE LA LEGGE PROVVEDESSE!!! INAUDITO LASCIARE IMPUNITI I DIFFAMATORI, A QUALUNQUE TIPOLOGIA APPARTENGANO, SENZA DISTINZIONE DI RAZZA, SESSO, LINGUA, RELIGIONE, CONDIZIONI SOCIALI POLITICHE ECONOMICHE E QUANT’ALTRO! SE POTESSI INFLUIRE SU TALI SITUAZIONI, SAREI MOLTO PIù SPIETATO VERSI QUESI OMMINICCHI!!!… VADE RETRO, SATANA!

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