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I beni ereditati vanno in comunione dei beni?

20 novembre 2018


I beni ereditati vanno in comunione dei beni?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 novembre 2018



Scegliere il regime patrimoniale da instaurare al momento del matrimonio non è semplice. Prima di decidere, però, è bene sapere che anche se opterai per il regime di comunione dei beni, alcuni di questi – e, in particolare, quelli che riceverai in eredità nel corso del matrimonio – rimarranno comunque soltanto tuoi, salvo espressa previsione contraria.

Hai deciso di sposarti e, tra i tanti interrogativi che ti poni, c’è sicuramente quello che riguarda la scelta del regime patrimoniale. Tu e il tuo partner non avete ancora deciso se mantenere quello della comunione o se scegliere il regime di separazione dei beni. I motivi che rendono difficile questa decisione potrebbero essere diversi, ma tra questi di certo c’è quello che riguarda la reale portata delle comunione. In generale, infatti, si crede che la comunione sia destinata a comprendere tutti i beni che gli sposi acquisteranno nel corso della vita matrimoniale. Tuttavia, non sempre si è disposti a condividere davvero tutto. Ciò vale specialmente per beni che magari appartengono alla propria famiglia da generazioni e i quali potrebbero avere anche un particolare valore affettivo. Una della domande più frequenti che gli sposi si pongono, quindi, è: ma i beni ereditati vanno in comunione dei beni? Prima di rispondere a questo interrogativo, cerchiamo di fare chiarezza e capire se esistono dei beni che, pur avendo scelto il regime di comunione, rimangono di proprietà esclusiva di ogni singolo coniuge.

La scelta del regime patrimoniale

Con il matrimonio, i coniugi acquistano specifici diritti e doveri. Tra questi, particolare importanza assume quello della contribuzione alla vita familiare. A differenza del passato, quando l’onere di farsi carico del mantenimento spettava solo al marito, oggi entrambi i coniugi sono tenuti a contribuire, a seconda delle loro capacità, al sostentamento economico del nucleo familiare.

Proprio per questo motivo, quindi, la legge [1] prevede che, salvo diversa previsione, il regime patrimoniale della famiglia italiana sia quello della comunione dei beni.

Gli sposi, però, possono decidere di optare per il diverso regime della separazione sia al momento della celebrazione del matrimonio sia, successivamente, con un atto pubblico [2].

È poi possibile, ancora, scegliere una soluzione intermedia: pur mantenendo il regime di comunione, i coniugi possono decidere di modificare la disciplina prevista dalla legge e, quindi, escludere o ricomprendere nella comunione beni che di norma dovrebbero o non dovrebbero farne parte.

In ogni caso, per far sì che la scelta di un regime patrimoniale diverso dalla comunione possa essere fatto valere nei confronti dei terzi, è necessario che vi sia una menzione di questa scelta a margine dell’atto di matrimonio, detta “annotazione”.

A questo punto, se tu e il tuo coniuge avete deciso di scegliere il regime di separazione dei beni, le cose sono abbastanza semplici: ognuno di voi rimarrà proprietario esclusivo di tutto ciò che acquista, seppure questi acquisti vengono fatti in costanza di matrimonio. Nulla impedisce, peraltro, che gli sposi decidano, di volta in volta, di acquistare insieme un determinato bene e di instaurare, quindi, solo quest’ultimo, un regime di comunione ordinaria.

Se invece avete deciso di condividere tutto e, quindi, anche i vostri beni materiali, sappiate che di regola i beni che verranno acquistati da uno di voi nel corso della vita matrimoniale saranno automaticamente – e per la metà – anche di proprietà dell’altro. Questa regola, però, presenta delle eccezioni.

I beni personali dei coniugi in regime di comunione

Anche se il regime scelto è quello della comunione, tieni presente che, in realtà, non tutti i beni sono destinati a divenire patrimonio comune dei coniugi.

Ed infatti, ci sono dei beni che, per legge [3], rimangono di proprietà esclusiva di ognuno anche in regime di comunione: sono i cosiddetti beni personali.

Tra questi, ci sono innanzitutto i beni che ogni coniuge ha acquistato prima del matrimonio. Ed infatti, si presuppone che prima dell’instaurazione del regime di comunione ogni acquisto sia stato fatto in maniera del tutto indipendente rispetto all’altro partner, che non ha contribuito in alcun modo. Proprio per questo motivo, quindi, tutto ciò che era di proprietà di uno dei due sposi prima del matrimonio (ad esempio una casa, ma anche del denaro) rimarrà di sua esclusiva proprietà anche successivamente.

In secondo luogo, sono esclusi dalla comunione i beni che sono di uso strettamente personale di ognuno. Si pensi, ad esempio, a vestiti, scarpe o oggetti che sono destinati a soddisfare un interesse individuale del singolo coniuge, quale uno strumento musicale. Attenzione, però, a beni che abbiano un particolare valore economico, come ad esempio gioielli o pellicce: in casi come questi, la giurisprudenza [4] a volte ha ritenuto che, pur essendo beni usati da uno solo dei coniugi, siano comunque destinati a ricadere in comunione, data la loro rilevanza.

Costituiscono patrimonio personale di ognuno, poi, i beni che servono per lo svolgimento dell’attività professionale. Tieni presente che quando si parla di “professione” si intende, in realtà, ogni attività lavorativa, anche di tipo subordinato. Pertanto, saranno di esclusiva proprietà di uno solo dei coniugi i beni che egli utilizza nello svolgimento della propria attività, come ad esempio delle attrezzature ma anche dei veicoli o degli immobili. Tuttavia, è bene ricordare che se il coniuge usa per la propria attività dei beni che, in realtà, già facevano parte della comunione, questi rimarranno sotto il dominio comune di entrambi. Non è sufficiente, quindi, che quel determinato bene sia usato nello svolgimento della professione per poterlo escludere dalla comunione: è necessario che sia stato acquistato fin dall’inizio per quella specifica destinazione d’uso.

Perciò, se ad esempio tu e il tuo partner avete acquistato una macchina in regime di comunione, il fatto che poi uno di voi la usi solo per ragioni lavorative non comporta alcuna modifica: il veicolo rimarrà di proprietà comune di entrambi.

Ancora, sono esclusi dalla comunione i beni ottenuti come risarcimento di un danno subito. Ciò perché tali somme derivano dalla lesione di un interesse di natura strettamente personale del coniuge che ha subito il danno.

Ricorda, peraltro, che saranno esclusi dalla comunione anche i beni acquistati con la somma ottenuta dalla vendita di tutti i beni predetti, a patto che ciò risulti espressamente dall’atto stipulato al momento dell’acquisto.

Per quanto riguarda i beni immobili o i beni mobili registrati (ad esempio, un’automobile) vige, poi, una particolare disciplina. Questi, se acquistati per uso strettamente personale, destinati all’esercizio della professione o acquistati con il prezzo di ricavato dalla vendita di altri beni personali del coniuge, possono essere esclusi dalla comunione. Ma ciò a patto che l’esclusione risulti dall’atto di acquisto e che alla stipula dell’atto abbia partecipato anche l’altro coniuge non acquirente. Dato il valore dei beni di cui si discorre, si vuole infatti garantire il controllo e la piena consapevolezza del coniuge escluso dalla comproprietà del bene.

I beni ricevuti in donazione o per eredità vanno in comunione?

Come abbiamo già visto, non sempre tutto ciò che acquistano i coniugi è destinato a rientrare nella comunione. Lo stesso legislatore, infatti, individua dei beni che – anche in regime di comunione – sono considerati patrimonio personale di ognuno.

Tra questi, particolarmente importanti sono i beni ricevuti per donazione o successione.

Nel corso della vita matrimoniale, potrebbe accadere che, ad esempio, un parente decida di donarti un determinato bene. Oppure, ipotesi che spesso si verifica, potresti ricevere dei beni in eredità in seguito alla morte dei tuoi genitori. Che succede in questi casi? Se il regime patrimoniale che hai scelto insieme al tuo coniuge è quello della comunione, i beni che hai ricevuto in donazione o che hai ereditato sono destinati a rientrarvi automaticamente? La risposta è no.

La legge [5] esclude i beni ricevuti per donazione o successione dalla comunione, prevendendo che questi costituiscano beni personali. La ragione è duplice.  Innanzitutto, si tratta di beni nell’acquisto dei quali l’altro coniuge non ha minimamente contribuito, neppure in via indiretta. È stato il donante o, in caso di successione, la persona scomparsa – c.d. de cuius – ad impegnarsi per l’acquisto di quel determinato oggetto o immobile. In secondo luogo, non è detto che chi dona o lascia in eredità un bene voglia che quest’ultimo diventi patrimonio comune dei coniugi.

Ed infatti, se ad esempio tuo padre decide di donarti un appartamento o di lasciartelo in eredità, non è affatto scontato che il suo desiderio sia quello di renderne comproprietario anche il tuo coniuge. Le ragioni potrebbero essere diverse: potrebbe trattarsi di un’abitazione che, da generazioni, appartiene alla vostra famiglia e, per ragioni affettive, tuo padre potrebbe volere che quel bene resti nella tua esclusiva proprietà. Oppure, più semplicemente, se i rapporti tra tuo padre e il tuo coniuge non sono mai stati buoni, è comprensibile che la sua volontà sia quella di donare o lasciare in eredità quel bene soltanto a te e non anche a tuo marito o a tua moglie.

D’altra parte, prevedere che i beni ricevuti per donazione o eredità siano destinati a far parte, automaticamente, della comunione, vorrebbe dire imporre al donante o alla persona che vuole disporre dei propri averi per il tempo successivo alla sua morte una conseguenza forse non voluta.

Proprio per rispettare la volontà del donante o del de cuius (il defunto), quindi, tutto ciò che uno dei due sposi riceverà in eredità (o per donazione) nel corso della vita matrimoniale rimarrà di sua esclusiva proprietà, anche se il regime patrimoniale scelto è quello della comunione dei beni. Questo significa che se hai ricevuto un bene in eredità potrai disporne come meglio credi, non essendo necessario alcun consenso da parte del coniuge.

È possibile una deroga?

Come abbiamo visto, il legislatore parte dal presupposto che se tuo padre ti vuole donare o lasciare in eredità un bene tu sei destinato ad esserne l’unico proprietario. Sulla base di questo presupposto, quindi, di norma quanto ricevuto in eredità (o per donazione) è escluso dalla comunione. Ma questa regola vale sempre e comunque? In realtà no. Non è detto che tuo padre voglia davvero escludere il tuo coniuge dalla proprietà del bene che intende lasciarti in eredità.

Se, ad esempio, ha instaurato con tuo marito o tua moglie un legame affettivo particolarmente intenso, potrebbe non avere nulla in contrario al fatto che un bene di sua proprietà ricada, un giorno, nel patrimonio comune agli sposi. Potrebbe allora decidere che, quando non ci sarà più, ciò che intende lasciarti in eredità confluisca nella comunione, a differenza di quanto di regola accade.

In questo caso, allora, è possibile che i beni ricevuti in eredità (o per donazione) vadano a far parte del patrimonio comune di entrambi i coniugi, ma ad una condizione: che la volontà di attribuire il bene non al singolo bensì alla comunione emerga chiaramente dal testamento (o dall’atto di donazione).

Detto altrimenti, il bene in questione andrà a far parte della comunione soltanto se la persona ormai scomparsa (o il donante) ha espressamente chiarito che quel bene – seppure di regola destinato ad essere considerato bene personale di uno dei due coniugi – debba essere attribuito alla comunione.

Facciamo un esempio. Mario e Giovanna sono sposati in regime di comunione dei beni. Dopo qualche anno dalle nozze, decede la nona di Giovanna che le lascia un conto corrente e un magazzino. I soldi del conto della defunta vengono accreditati sul conto di Giovanna; il notaio provvede poi a registrare il trasferimento di proprietà del magazzino. Ebbene, entrambi i beni non sono che di proprietà esclusiva di Giovanna. Mario, il marito, non potrà vantare alcuna quota su di essi né in costanza di matrimonio né in caso di separzione. Mario non avrà diritti neanche su eventuali beni che Giovanna acquista coi soldi ricevuti dalla successione o dalla vendita del magazzino. Ad esepio, se Giovanna dovesse comprare una casa con il denaro del conto della nonna, anche la casa non va in comunione.

Si tratta, quindi, di une deroga che in realtà rafforza la regola generale: i beni ricevuti in eredità sono di norma esclusi dalla comunione per tutelare la volontà del cosiddetto de cuius (il defunto), ma se la sua intenzione è proprio quella di lasciare che i propri beni confluiscano nella comunione legale sussistente tra i coniugi, non c’è motivo per impedirlo.

In conclusione, quindi, possiamo dire che se il tuo timore riguardo la scelta del regime patrimoniale è legata anche alla sorte di eventuali beni ricevuti per successione – i quali non sei certo di voler condividere con il tuo partner – puoi stare sereno: se chi ti lascia dei beni in eredità non dispone diversamente, questi sono destinati a rimanere solo ed esclusivamente tuoi.

Di ANTONELLA VENTURI

note

[1] Art. 159 cod. civ.

[2] Art. 162 cod. civ.

[3] Art. 179 cod. civ.

[4] Corte dei Conti sent. n. 590 del 30.07.1988.

[5] Art. 179 lett. b) cod. civ.


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