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Ossigenoterapia iperbarica (OTI): vecchie e nuove indicazioni

28 novembre 2018 | Autore:


> Salute e benessere Pubblicato il 28 novembre 2018



L’importanza dell’ossigenoterapia iperbarica era nota fin dal milleseicento e ancora ai nostri giorni si indaga per individuare nuove potenzialità d’uso in ambiti inesplorati.

Non rispettare i tempi di risalita dopo un’immersione può risultare fatale ed è risaputo che la camera iperbarica sia in grado di salvare la vita al subacqueo. Anche l’intossicazione da monossido di carbonio costituisce un’emergenza medica che può risolversi con l’ossigeno iperbarico. Proprio per fronteggiare queste emergenze, i servizi di medicina iperbarica devono essere attivi tutti i giorni dell’anno ventiquattr’ore su ventiquattro. L’utilizzo dell’ossigenoterapia iperbarica, il cui funzionamento si basa sui principi delle leggi fisiche dei gas, è in continua evoluzione per cui, a fianco alle indicazioni già conosciute, si esplorano nuove frontiere di applicazione. Pertanto, l’applicazione dell’ossigenoterapia iperbarica (OTI) presenta vecchie e nuove indicazioni ma prima di illustrarle nel dettaglio vediamo cos’è e come funziona l’OTI.

Ossigenoterapia iperbarica: cos’è e come funziona?

L’ossigenoterapia iperbarica è una terapia che viene effettuata all’interno di ambienti (camera iperbarica) in cui la pressione interna viene aumentata fino a 1,5/ 2,8 ATA, Atmosfera Assoluta (5/8 metri di profondità sul livello del mare) attraverso la pressurizzazione ad aria compressa. Le camere iperbariche possono essere singole o multiposto. Le cabine multiple devono avere dimensioni tali da ospitare almeno un paziente coricato in barella e lo spazio necessario all’operatore che deve assisterlo. Sono disponibili anche strumenti portatili.

Le camere iperbariche presentano una precamera di equilibrio dotata delle stesse caratteristiche di sicurezza e antincendio della camera iperbarica. Le porte di accesso devono avere dimensioni tali da permettere il passaggio di pazienti con i relativi ausili (carrozzina). Tutti i materiali all’interno della camera iperbarica devono essere ignifughi e non infiammabili.

Una seduta di ossigenoterapia, sotto controllo medico diretto, dura dai sessanta ai centoventi minuti, oltre il tempo impiegato dalla fase di pressurizzazione e decompressione. È indispensabile la collaborazione attiva dei pazienti per le manovre di compensazione nelle fasi di pressurizzazione e decompressione. I pazienti indossano dei camici, respirano l’ossigeno attraverso una maschera oro-facciale oppure attraverso un casco, è sempre presente (all’interno della camera iperbarica) un medico o un infermiere professionale.

In relazione alle diverse patologie per le quali trova indicazione, la prescrizione dell’OTI deve indicare:

  • numero di sedute giornaliere e settimanali;
  • tempo di esposizione e la pressione a cui ci si deve sottoporre.

Premessa fondamentale per spiegare l’efficacia dell’ossigeno terapia iperbarica e delle sue potenzialità è costituita dal fatto che nel nostro organismo tutte le funzioni vengono svolte con utilizzo dell’ossigeno che noi respiriamo. Nell’aria la composizione dei gas è costituita per il 78,09% da azoto (N2), per il 20,9% da ossigeno (O2), per lo 0,93% da anidride carbonica (CO2) e per lo 0,04% da argon (Ar). All’interno del corpo umano l’ossigeno necessario alle funzioni cellulari viene trasportato per il 98,5% legato all’emoglobina dei globuli rossi, pertanto il suo utilizzo è vincolato dalla presenza di vasi sanguigni integri.

La percentuale di ossigeno libero nel sangue, in condizioni normali estremamente bassa, viene aumentata durante il trattamento di OTI e ciò comporta una maggiore quantità di ossigeno disponibile per le cellule.

Gli effetti dell’ossigenoterapia iperbarica sono:

  • in presenza di patologie che determinano deficit circolatori, fornisce ossigeno ai tessuti ischemici favorendo il ripristino delle funzioni cellulari, facilita i processi di guarigione attraverso la proliferazione di vasi, di collagene e il deposito di calcio nelle ossa;
  • riduce l’infiammazione cronica, ha effetti anti-edema;
  • ha azione antibatterica.

Per potersi sottoporre alla terapia iperbarica è necessario effettuare una visita preliminare che accerti l’idoneità all’OTI e comprende:

  • visita medica con anamnesi ed esame clinico per evidenziare eventuali controindicazioni;
  • otoscopia: valuta l’integrità della membrana timpanica e la capacità di compenso necessaria durante la fase di compressione e decompressione.

Ossigenoterapia iperbarica: controindicazioni

L’OTI presenta delle controindicazioni assolute che rendono impossibile per il soggetto sottoporsi alla terapia e sono: pneumotorace in atto, tubercolosi cavitaria, bronchiectasie, stato di male epilettico, claustrofobia, quadri psicotici.

Alcune condizioni cliniche rappresentano delle controindicazioni relative che possono necessitare di azioni correttive per permettere l’OTI: otiti, cardiopatie ischemiche e congestizie, ipertensione arteriosa non trattata.
In pazienti portatori di Pacemaker o protesi mammarie e oculari  è necessario verificare, nel certificato di fabbricazione, l’autorizzazione all’esposizione ad ambiente iperbarico.

I più frequenti effetti indesiderati dovuti all’OTI sono: crisi ipoglicemiche (soprattutto nei pazienti diabeti insulino-dipendenti), peggioramento transitorio della miopia, aggravamento della cataratta.

Ossigenoterapia iperbarica: indicazioni

L’ossigenoterapia iperbarica è una terapia sicura e non invasiva attraverso la quale viene somministrato il farmaco Ossigeno. È una terapia d’elezione in emergenza per il trattamento di specifiche patologie acute che richiedono un intervento immediato e non procastinabile:

  • malattia da decompressione: colpisce individui esposti a repentine modifiche di pressione ambientale (subacquei e aviatori) che determinano la formazione di bolle di gas nei tessuti e nel sistema circolatorio. La terapia induce la ricompressione dei gas e l’ossigenazione dei tessuti;
  • embolia gassosa arteriosa: passaggio di emboli gassosi nel circolo ematico che si manifesta sia in ambito subacqueo che nel corso di interventi chirurgici. La funzione dell’OTI è di decompressione dei gas e ossigenazione dei tessuti;
  • intossicazione da inalazione di monossido di carbonio (CO): il CO inalato si lega irreversibilmente con l’emoglobina dei globuli rossi che non sarà più in grado di trasportare l’ossigeno ai tessuti. L’OTI permette di raggiungere concentrazioni di ossigeno tali da assicurare il funzionamento tissutale e ridurre l’emivita di HbCO;
  • lesione da schiacciamento a seguito di un evento traumatico che ha prodotto mortificazione dei tessuti molli e ipossia: il trattamento dell’OTI determina una demarcazione dei tessuti compromessi, ha azione antisettica e potenzia l’azione degli antibiotici nei tessuti ipossici;
  • ipoacusia improvvisa: emergenza medica caratterizzata da perdita monolaterale improvvisa dell’udito per cause sconosciute: l’ossigeno iperbarico, oltre a ridurre l’infiammazione e l’edema, favorisce il metabolismo delle cellule dell’orecchio interno.

L’importanza dell’ossigenoterapia iperbarica risulta ormai consolidata in patologie croniche che non richiedono un intervento d’emergenza:

  • gangrene e ulcere cutanee (piede diabetico), infezioni acute e croniche dei tessuti molli (fascite necrotizzante e cellulite batterica), gangrena gassosa da Clostridium Perfigens (miosite): si ha infiammazione e necrosi dei tessuti, determinano quadri clinici che possono esitare in una setticemia sistemica. L’OTI agirebbe grazie all’azione antibatterica e riparativa, deve essere integrata con la terapia chirurgica e antibiotica;
  • osteomielite cronica refrattaria: infezione ossea che dura da almeno sei settimane nonostante la terapia antibiotica e la toilette chirurgica della lesione. Il trattamento riduce l’infezione e favorisce la rigenerazione ossea;
  • parodontopatia: malattia caratterizzata da infiammazione dei tessuti gengivali. L’OTI trova indicazione nei casi gravi già trattati, senza successo, con la terapia odontoiatrica. L’ossigeno iperbarico agirebbe grazie al suo potere battericida e alla capacità di indurre neoformazione di vasi nei tessuti infetti;
  • lesioni tissutali post-attiniche conseguenti a radioterapia: con l’OTI si ha riduzione delle lesioni e ripristino parziale della funzionalità;
  • retinopatia pigmentosa e degenerativa: determina degenerazione retinica che può portare a cecità. La terapia dovrebbe aumentare la resistenza retinica al danno indotto dalla luce e limitare la progressione della malattia;
  • malattia di Ménière: sindrome vestibolare con vertigini, ipoacusia e sintomi neurovegetativi dovuta ad uno squilibrio pressorio dei liquidi dell’orecchio interno. L’OTI migliorerebbe l’equilibrio pressorio dell’orecchio interno;
  • osteonecrosi della mandibola conseguente ad assunzione di Bifosfonati (farmaco utilizzato per la terapia del morbo di Paget e nella prevenzione dell’osteoporosi): l’OTI agisce bloccando la progressione dell’infezione e favorendo i processi riparativi;
  • ustioni estese: l’ossigeno iperbarico ha effetto anti-edema, antimicrobico, cicatrizzante;
  • innesti cutanei a rischio di ipossia: l’ossigeno iperbarico favorisce l’angiogenesi.

Nel corso degli anni le applicazioni dell’OTI si sono progressivamente ampliate:

  • fibromialgia: l’elevata concentrazione di ossigeno agirebbe a livello cerebrale migliorando la plasticità, riducendo l’iperattività con una riduzione del dolore;
  • trauma cranico: limiterebbe i sintomi neurodegenerativi;
  • malattie infiammatorie croniche dell’intestino: si ridurrebbero le complicanze;
  • tumori: si è evidenziata una sinergia tra ossigeno iperbarico e trattamenti chemioterapici nei tumori;
  • medicina estetica: l’ossigeno viene applicato attraverso un’apparecchiatura iperbarica per prevenire e trattare i fenomeni dell’invecchiamento.

La sperimentazione e la ricerca vagliano nuovi campi di applicazione per verificare se l’Ossigenoterapia iperbarica, oltre alle vecchie e nuove indicazioni, possa essere usata con successo anche in patologie quali i tumori o le malattie neurologiche degenerative.


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