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Lettera cambio mansione per motivi di salute

23 Ottobre 2018


Lettera cambio mansione per motivi di salute

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 Ottobre 2018



Sopravvenuta incapacità fisica del lavoratore a svolgere le mansioni assegnategli: il licenziamento non può mai essere automatico.

Può capitare – e purtroppo avviene spesso – che, nell’arco di una vita lavorativa, le condizioni fisiche del dipendente non siano più quelle godute al momento dell’assunzione e l’iniziale idoneità a determinate mansioni deteriori. Chi, alla firma del contratto, non presentava problemi fisici ed era capace di svolgere i compiti assegnatigli dal datore potrebbe non esserlo più dopo dieci o vent’anni, anche perché alcuni movimenti, se ripetuti nel tempo, possono di per sé provocare inabilità (del resto, proprio in ciò consiste il concetto di malattia professionale). È diritto del dipendente chiedere, con una lettera, il cambio mansione per motivi di salute; è dovere del datore di lavoro accordarglielo, ma solo laddove possibile. Difatti, per legge, se non dovessero esserci altre mansioni libere o compatibili con le condizioni fisiche del lavoratore questi può essere licenziato. A chiarirlo è una recente sentenza della Cassazione [1]. 

Stando così le cose, il dipendente potrebbe essere portato a nascondere la propria malattia. Ma ciò apre un secondo rischio. Difatti, il datore di lavoro deve essere informato immediatamente circa le condizioni di salute dei propri lavoratori e questi ultimi devono comunicare ogni possibile ostacolo all’esecuzione dei compiti. In caso contrario, l’azienda non risponderà dei disagi, inabilità o aggravamenti delle condizioni fisiche e il risarcimento non potrà essere accordato.

La lettera di cambio mansioni per motivi di salute può quindi innescare un meccanismo pericoloso da un lato (il rischio di licenziamento) ma la rinuncia ad essa può altresì pregiudicare il diritto all’indennizzo. 

Prima di fornire un possibile modello di lettera cambio mansioni per motivi salute cerchiamo di comprendere cosa succede in caso di inidoneità fisica del dipendente. 

Sopravvenuta incapacità fisica del lavoratore a svolgere le mansioni assegnategli: che succede

Se il dipendente comunica all’azienda la propria inidoneità fisica a svolgere determinate mansioni, il datore di lavoro ha l’obbligo di trasferirlo ad altri compiti che siano conformi alla sua formazione, alle competenze acquisite e non siano di pregiudizio per il suo mutato stato di salute. Se non lo fa, il lavoratore può ricorrere in tribunale. Prima del ricorso e della decisione del giudice, però, questi non può astenersi dal recarsi in azienda, salvo che l’esecuzione delle mansioni possa costituire per lui un grave rischio personale. 

Se il dipendente, che ha fatto presente la sua inidoneità alle mansioni e ciò nonostante non è stato spostato di reparto, dovesse subire un aggravamento, potrà mettersi in malattia senza che a lui si applichino le regole del cosiddetto comporto (il limite massimo di giorni previsto dal ccnl entro il quale è possibile assentarsi ed oltre cui scatta il licenziamento). La giurisprudenza infatti ha detto che non ci sono tetti alle assenze dal lavoro quando la malattia è stata determinata dalla mancata adozione, da parte del datore di lavoro, dei sistemi di prevenzione, delle misure di sicurezza e di tutela della salute dei lavoratori.

Se non ci sono altre mansioni libere da svolgere

Come appena detto, se un dipendente diventa inabile alle mansioni svolte sino ad allora, il datore di lavoro deve adibirlo ad altri compiti. Ma ciò solo a patto che in azienda vi siano altre posizioni ed esse siano libere. Se invece occupate da altri dipendenti, l’azienda non ha l’obbligo di spostare anche questi ultimi per far spazio al lavoratore inabile. Sicché, in mancanza di ulteriori mansioni, si può procedere al licenziamento: il cosiddetto licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

Esemplificando, in un’azienda i cui tutti i dipendenti sollevano grossi carichi di peso, se uno di questi dovesse farsi male alla schiena potrebbe essere licenziato. E ciò perché non c’è possibilità di adibirlo a ulteriori mansioni. Ma se ci sono anche lavoratori che svolgono attività di segreteria e uno di questi si è appena dimesso, il datore deve trasferire quello ammalatosi nel posto vacante.

L’obbligo di repêchage

Prima di procedere al licenziamento, il datore di lavoro deve quindi verificare la possibilità di ripescaggio (o, in termini tecnici, repêchage): ossia di attribuire al dipendente malato compiti differenti. Più nel dettaglio, il “ripescaggio” consiste nella ricerca di soluzioni alternative al licenziamento, anche eventualmente dequalificanti e pertanto comportanti il demansionamento.

Scatta la reintegrazione in caso di recesso per giustificato motivo oggettivo intimato per sopravvenuta inidoneità fisica o psichica del lavoratore senza aver effettuato il repêchage.

La Cassazione si è occupata di una lavoratrice licenziata per sopravvenuta inidoneità fisica allo svolgimento delle mansioni. Il recesso è stato intimato nonostante prima non sia stato espletato l’obbligo di repêchage.

Secondo la Corte, la sopravvenuta inidoneità del lavoratore all’esecuzione dei compiti normalmente affidatigli e l’impossibilità per l’azienda di assegnarlo ad attività compatibili con le limitazioni indicate dal medico, rappresentano sì un giustificato motivo oggettivo del licenziamento, ma il datore dovrà prima allegare le definizioni delle diverse qualifiche in riferimento alle quali accertare l’impossibilità di ricollocamento del lavoratore.

Il licenziamento, infatti, deve essere previsto come atto estremo, da porre in essere in totale assenza di alternative di ricollocamento del lavoratore.

In caso di illegittimità del licenziamento intimato per sopravvenuta inidoneità fisica o psichica del lavoratore dovuta a violazione dell’obbligo di adibire il lavoratore a mansioni compatibili con il suo stato di salute», quest’ultimo ha diritto alla restituzione del proprio posto di lavoro (cosiddetta reintegra) [2] e non solo al risarcimento del danno (che risulterebbe altrimenti in contrasto, non solo con la lettera della legge, bensì e finanche con principi di rango costituzionale e di diritto internazionale).

Modello lettera cambio mansioni per motivi di salute

Vediamo ora un possibile facsimile di lettera che il dipendente può spedire all’azienda con cui chiede il cambio di mansioni per sopraggiunta inabilità. La formula dovrà mettere in evidenza la malattia contratta, la data da quando questa si è verificata e suggerire possibili mansioni compatibili con il proprio stato di salute. Per leggere il modello vai al box qui sotto. Si consiglia di allegare il certificato medico, meglio se di struttura pubblica (Asl).

In un licenziamento per sopravvenuta inidoneità fisica sì alla tutela reintegratoria in caso di mancata adibizione ad altre mansioni compatibili.

Spett.le Società…

Con la presente, allego certificato medico rilasciato da struttura pubblica (Asl di…) con cui si attesta che il sottoscritto soffre, già a partire dal …, della seguente patologia: …. 

Le mutate condizioni fisiche mi impediscono di svolgere i compiti che sino ad oggi ho espletato, ossia … Il grave rischio per la mia salute mi impone di chiedere un cambio di mansioni compatibili con le mie condizioni fisiche e con la formazione professionale sino ad oggi acquisite. Si suggeriscono ad esempio compiti di…

Confidando in un Vostro cortese riscontro, porgo 

cordiali saluti

Luogo, data e firma

note

[1] Cass. sent. n. 26675/2018. 

[2] Cass. sent. n. 24377/2015.


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1 Commento

  1. Quando si può chiedere una causa di servizio ???Quando ho iniziato a lavorare ero idonea ora a distanza di 28 anni sono stata Si trasferita in un altro impiego . Ma ho dovuto far Intervenire i legali interni. Grazie

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