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Incidente stradale e guida in stato di ebbrezza: l’aggravante

23 Ottobre 2018


Incidente stradale e guida in stato di ebbrezza: l’aggravante

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 Ottobre 2018



Quando il sinistro stradale integra l’aggravante del reato di guida in stato di ebbrezza: non rileva solo lo scontro tra due auto ma anche la fuoriuscita dalla strada, l’urto con un palo della luce o un albero.

Il fatto di guidare mentre si è ubriachi o semplicemente alticci è chiaramente vietato dalla legge. La polizia che, nell’ambito di un normale controllo su strada, dovesse accorgersi, tanto da segni visivi quanto dagli strumenti elettronici (l’alcoltest), che il conducente è in stato di ebbrezza può elevare nei suoi confronti la contravvenzione e, nei casi più gravi, denunciarlo alla Procura della Repubblica. L’apertura del processo penale è però subordinata al superamento della soglia di 0,8 grammi di alcol per litro di sangue. In alcuni casi, però, le sanzioni – già di per se stesse salate – possono essere raddoppiate al ricorrere delle aggravanti previste dalla legge. Una di queste è il caso dell’automobilista che abbia provocato un incidente. Ma attenzione: per incidente stradale non si intende il semplice scontro tra due auto ma anche l’aver sbandato ed essere finiti contro un muro o un palo della luce. A chiarire come funziona l’aggravante in caso di incidente stradale e guida in stato di ebbrezza è una recente sentenza della Cassazione [1]. Ma procediamo con ordine.

Le sanzioni per la guida in stato di ebbrezza

La multa per chi guida ubriaco varia a seconda del quantitativo di alcol trovato nel sangue del conducente. Si passa da un primo scaglione che prevede solo sanzioni amministrative ad altri due che invece implicano la commissione del reato di guida in stato di ebbrezza. In particolare:

  1. se il tasso alcolemico è inferiore a 0,5 g/l, non si rischia alcuna sanzione. Il conducente è quindi in regola e non può essere trattenuto dagli agenti;
  2. se il tasso alcolemico è compreso tra 0,5 e 0,8 g/l, scatta la sanzione amministrativa della pena pecuniaria da euro 532 a euro 2.127. In più c’è la sospensione della patente da tre a sei mesi;
  3. se il tasso alcolemico è compreso tra 0,9 e 1,5 g/l, scatta il reato di guida in stato di ebbrezza. La sanzione è duplice:sia penale che amministrativa. Si rischia, in particolare, l’ammenda da euro 800 a euro 3.200 (aumentata da un terzo alla metà quando il reato è commesso dopo le ore 22 e prima delle 7 del mattino), l’arresto fino a sei mesi e la sospensione della patente da sei mesi a un anno;
  4. se il tasso alcolemico supera 1,5 g/l, la sanzione, sia penale che amministrativa, consiste nell’ammenda da euro 1.500 a euro 6.000 (anche in questo caso aumentata da un terzo alla metà se il reato è commesso tra le 22 e le 7 del mattino), nell’arresto da sei mesi a un anno, nella sospensione della patente da uno a due anni, nel sequestro preventivo del veicolo e nella sua confisca, salvo che il proprietario sia diverso dal conducente, nel qual caso la durata di sospensione della patente è raddoppiata. Se nei due anni successivi il conducente viene nuovamente sorpreso a guidare in stato di ebbrezza è prevista la revoca della patente.

Guida in stato di ebbrezza e aggravante dell’incidente stradale

Il codice della strada stabilisce quanto segue [2]. Se il conducente in stato di ebbrezza provoca un incidente stradale, le sanzioni appena viste sono raddoppiate  ed è disposto il fermo amministrativo del veicolo per 180 giorni, salvo che l’auto appartenga a un’altra persona. Se al conducente che provoca l’incidente viene accertato un valore di alcol superiore a  1,5  grammi per litro (g/1) la patente di guida è sempre revocata.

Ma cosa si intende con incidente stradale? Come anticipato, l’interpretazione data dalla giurisprudenza non abbraccia solo il normale scontro tra due o più veicoli ma anche la fuoriuscita dalla sede stradale (come l’andare a sbattere contro un albero, un cancello, un muro o semplicemente l’aver urtato contro il guardrail). Insomma, ogni forma di turbativa del traffico potenzialmente idonea a determinare danni (a prescindere poi se tali danni siano stati effettivamente procurati).

Immaginiamo, ad esempio, un automobilista che sbandi e urti contro il marciapiedi. La polizia – accorsa al momento – gli fa il test dell’alcol e si accorge che questi ha bevuto troppo. In tal caso si applica l’aggravante. Difatti la condotta del conducente rientra nel concetto di incidente stradale in stato di ebbrezza.

E difatti – sottolinea la Cassazione – ai fini della sussistenza della circostanza aggravante prevista dal codice della strada assume rilevanza sia l’urto del veicolo contro un ostacolo (ostacolo che può essere un’altra auto, un lampione, un muretto) che la sua fuoriuscita dalla sede stradale. L’aggravante scatta anche se, dopo l’urto, non ci sono stati danni né a persone, né a cose. 

Il rapporto di causa-effetto tra l’incidente e la guida in stato di ebbrezza

L’aggravante richiede però che tra l’incidente e la guida in stato di ebbrezza vi sia un rapporto di causa-effetto: in altri termini l’urto o la sbandata dell’auto deve essere stato determinato proprio dall’incapacità del conducente di guidare e non da altre circostanze come, ad esempio, la colpa di un altro automobilista distratto. Ad esempio, se Luca, alla guida sotto l’effetto di alcol, viene tamponato al paraurti posteriore da Costantino, poiché quest’ultimo non ha tenuto le distanze di sicurezza, non si applica l’aggravante. Non si può infatti giustificare l’inflizione di una sanzione più grave a carico del guidatore che, pur procedendo in stato di ebbrezza, sia stato coinvolto in un incidente stradale di per sé oggettivamente «imprevedibile e inevitabile e in ogni caso privo di alcuna connessione con lo stato di alterazione alcolica del soggetto».

Nel caso deciso dalla Suprema Corte, un uomo veniva condannato perché, sotto l’effetto dell’alcol, non si avvedeva di un’automobile ferma lungo la strada e vi andava a sbattere. A detta dei giudici l’urto era diretta conseguenza dello stato di ubriachezza, ben potendo essere evitato se il conducente fosse stato nel pieno controllo delle proprie capacità.

Giurisprudenza più recente

In tema di guida in stato di ebbrezza, ai fini della configurabilità dell’aggravante di aver provocato un incidente stradale, prevista dall’art. 186, comma 2-bis, c. strada, non è richiesto l’accertamento del nesso eziologico tra l’incidente e la condotta dell’agente, ma il solo collegamento materiale tra il verificarsi del sinistro e lo stato di alterazione dell’agente, alla cui condizione di impoverita capacità di approntare manovre idonee a scongiurare l’incidente sia direttamente ricollegabile la situazione di pericolo. (Fattispecie in cui il conducente di un’auto in stato di ebbrezza alcoolica aveva tamponato violentemente un veicolo antagonista che si era arrestato sulla corsia di sorpasso dell’autostrada).

Cass. sent. n. 54991/2017

In tema di guida in stato di ebbrezza, qualora concorrano le circostanze ad effetto speciale di aver provocato un incidente (art. 186, comma 2-bis, cod. strada) e di aver commesso il fatto in orario notturno (art. 186, comma 2-sexies, cod. strada) con una circostanza attenuante (nella specie, le attenuanti generiche), deve in primo luogo essere operato l’aumento previsto dall’aggravante di cui all’art. 186, comma 2-sexies, sottratta al giudizio di bilanciamento in virtù del disposto di cui all’art. 186, comma 2-septies, e, quindi, eseguito il giudizio di bilanciamento previsto dall’art. 69 cod. pen. tra la circostanza attenuante e la residua circostanza aggravante, apportando l’eventuale diminuzione sulla componente detentiva e pecuniaria della pena.

Cass. sent. n. 53280/2017

In tema di guida in stato di ebbrezza, qualora concorrano le circostanze ad effetto speciale di aver provocato un incidente (art. 186, comma 2-bis, cod. strada) e di aver commesso il fatto in orario notturno (art. 186, comma 2-sexies, cod. strada), e il giudice ritenga le circostanze attenuanti generiche equivalenti all’aggravante di cui all’art. 186, comma 2-bis, cod. strada, non deve operarsi l’aumento previsto per la circostanza meno grave di aver commesso il fatto in orario notturno, sottratta al giudizio di bilanciamento in virtù del disposto di cui all’art. 186, comma 2-septies, cod. strada, atteso che, in caso di concorso di aggravanti ad effetto speciale, ai sensi dell’art. 63, comma 4, cod. pen., deve trovare applicazione la pena stabilita per quella più grave.

Cass. sent. n. 45846/2017

In tema di guida in stato di ebbrezza, ai fini della configurabilità dell’aggravante prevista dall’art. 186, comma 2 bis, c. strad. è necessario che l’agente abbia provocato un incidente e che, quindi, sia accertato il coefficiente causale della sua condotta rispetto al sinistro, non essendo sufficiente il mero suo coinvolgimento nello stesso.

Cass. sent. n. 33760/2017

Ai fini della configurabilità dell’ipotesi aggravata di cui al comma 2 dell’articolo 590-bis del Cp, laddove si punisce con la reclusione da tre a cinque anni per le lesioni gravi e da quattro a sette anni per le lesioni gravissime, chiunque ponendosi alla guida di un veicolo a motore in stato di ebbrezza alcolica o di alterazione psicofisica conseguente all’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope ai sensi rispettivamente degli articoli 186, comma 2, lettera c), e 187 del decreto legislativo 30 aprile 1992 n. 285, cagioni per colpa a taluno una lesione personale, occorre l’accertamento positivo dell’effettivo tasso alcolemico che deve essere superiore al limite di 1,5 g/l, ovvero dello stato di alterazione derivante dall’uso di sostanze stupefacenti (da queste premesse, in una vicenda cautelare, la Corte ha escluso fosse state stata motivata in modo adeguato la sussistenza dell’aggravante: quanto al tasso alcolico perché era stato riscontrato il tasso pari a solo 0,7 g/l in esito agli accertamenti biologici che in quanto svoltisi a diverse ore di distanza dal fatto avevano consentito di presumere, in modo non soddisfacente, il superamento del limite di 1,5 g/l al momento dell’incidente; mentre, relativamente all’assunzione di stupefacenti, non poteva bastare l’accertamento della presenza, nei liquidi fisiologici del conducente, di tracce di sostanze stupefacenti, perché l’illecito presuppone la dimostrazione anche dello stato di alterazione indotto dall’uso dei sostanze stupefacenti al momento della condotta, nella specie non adeguatamente dimostrato dal giudice della cautela).

Cass. sent. n. 20373/2017

La circostanza aggravante di aver provocato un incidente stradale non è configurabile rispetto al reato di rifiuto di sottoporsi all’accertamento per la verifica dello stato di ebbrezza, stante la diversità ontologica di tale fattispecie incriminatrice rispetto a quella di guida in stato di ebbrezza.

Cass. sent. n. 9391/2016

Ai fini della configurabilità dell’aggravante di cui all’art. 186, comma 2 -bis, cds, il concetto di incidente stradale è riconducibile a ciascun avvenimento che interrompa il normale svolgimento della circolazione stradale determinando un rischio anche meramente potenziale per l’incolumità della collettività.

Cass. sent. n. 38203/2016

In tema di guida sotto l’influenza dell’alcool, ai fini della configurabilità della circostanza aggravante prevista dal comma 2 bis dell’art. 186 c. strad., nella nozione di incidente stradale rientra non soltanto lo scontro tra veicoli o tra veicoli e persone, ma anche l’urto di un veicolo contro ostacoli fissi ovvero la fuoriuscita del veicolo dalla sede stradale, dal momento che si tratta comunque di una maggiore pericolosità della condotta di guida, punita più gravemente a prescindere dall’evento che si è verificato effettivamente, che può avere o meno coinvolto altri veicoli o persone.

Cass. sent. n. 34837/2016

In tema di guida in stato di ebbrezza, ai fini della riconoscibilità dell’aggravante di cui all’art. 2 bis dell’art. 186 C.d.S. (e cioè l’avere il conducente in stato di ebbrezza provocato un incidente stradale), è sufficiente che si sia verificato l’urto del veicolo contro un ostacolo ovvero la sua fuoriuscita dalla sede stradale, con conseguente turbativa del traffico potenzialmente idonea a determinare danni a persone o cose, nulla rilevando che questi, in ipotesi, non si siano verificati. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte, in accoglimento del ricorso della pubblica accusa, ha annullato con rinvio la sentenza del giudice di merito che aveva escluso la sussistenza dell’aggravante in un caso in cui, stando a quanto dichiarato dallo stesso imputato, questi, a causa del suo stato di ebbrezza, aveva perso il controllo del veicolo andando quindi ad urtare alcune autovetture in sosta, peraltro poi non rintracciate).

In tema di guida in stato di ebbrezza, ai fini della riconoscibilità dell’aggravante di cui all’art. 2 bis dell’art. 186 c. strad. (e cioè l’avere il conducente in stato di ebbrezza provocato un incidente stradale), è sufficiente che si sia verificato l’urto del veicolo contro un ostacolo ovvero la sua fuoriuscita dalla sede stradale, con conseguente turbativa del traffico potenzialmente idonea a determinare danni a persone o cose, nulla rilevando che questi, in ipotesi, non si siano verificati. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte, in accoglimento del ricorso della pubblica accusa, ha annullato con rinvio la sentenza del giudice di merito che aveva escluso la sussistenza dell’aggravante in un caso in cui, stando a quanto dichiarato dallo stesso imputato, questi, a causa del suo stato di ebbrezza, aveva perso il controllo del veicolo andando quindi ad urtare alcune autovetture in sosta, peraltro poi non rintracciate).

Cass. sent. n. 24696/2016

In tema di guida in stato di ebbrezza, la revoca della patente di guida, prevista come obbligatoria per l’ipotesi aggravata in cui il conducente abbia causato un incidente stradale, deve essere disposta anche nel caso in cui, all’esito del giudizio di bilanciamento, sia stata riconosciuta l’equivalenza ovvero la prevalenza delle circostanze attenuanti generiche, non venendo meno per effetto del suddetto giudizio la sussistenza dei profili di particolare allarme sociale connessi alla sussistenza dell’indicata aggravante.

Cass. sent. n. 23190/2016

Qualora la circostanza aggravante prevista dall’art. 186, comma 2-bis, c. strada, ovvero l’aver provocato un incidente stradale, sia stata ritenuta subvalente in sede di giudizio di bilanciamento con le altre circostanze, essa costituisce condizione ostativa alla sostituzione della pena detentiva e pecuniaria con il lavoro di pubblica utilità ex art. 186, comma 9 bis, c. strada.

Cass. sent. n. 18211/2016

In tema di guida sotto l’influenza dell’alcool, allorquando risulti contestata e ravvisata la circostanza aggravante dell’aver provocato un incidente stradale prevista dall’art. 186, comma 2 bis, c. strad., non è possibile procedere alla sostituzione della pena detentiva e pecuniaria con il lavoro di pubblica utilità ai sensi del comma 9-bis dello stesso articolo 186, anche allorquando l’aggravante, per effetto del giudizio di bilanciamento tra le circostanze, non abbia inciso sul trattamento sanzionatorio. Infatti, secondo i principi generali, il giudizio di bilanciamento delle circostanze, di per sé, non influisce sugli istituti che non si ricollegano al quantum della pena inflitta, nel senso che le circostanze soccombenti o equivalenti continuano a produrre gli effetti previsti dalla legge, dal momento che anche il giudizio di soccombenza non fa venir meno la sussistenza in concreto della circostanza, ma semplicemente la paralizza e la rende non applicata quoad poenam.

Cass. sent. n. 18211/2016


note

[1] Cass. sent. n. 47750/18 del 19.10.2018.

[2] Art. 186 co. 2 bis.

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 3 luglio – 19 ottobre 2018, n. 47750

Presidente Izzo – Relatore Nardin

Ritenuto in fatto

1. La Corte di Appello di Trieste con sentenza del 24 maggio 2017 ha confermato la sentenza di primo grado del Tribunale di Udine con cui T.A. è stato ritenuto responsabile dei reati di cui all’art. 186, commi 2 lett. c), 2 bis e 2 sexies C.d.S.- e condannato alla pena ritenuta di giustizia, denegata la richiesta applicazione dell’art. 131 bis cod. pen. e l’ammissione al lavoro di pubblica utilità, in forza del giudizio di equivalenza della circostanza aggravante di cui al comma 2 bis) con le attenuanti- per avere alla guida della sua autovettura, in stato di ebbrezza alcolica (con tasso alcolemico accertato pari a gr. 1,61 -1,54 gr./l.) provocato un sinistro stradale, in ora notturna, andando ad impattare con un veicolo, ribaltato sulla strada già coinvolto in altro incidente, al di là di un dosso con successiva curva.

2. Avverso la sentenza propone ricorso l’imputato, a mezzo del suo difensore, affidandolo a tre distinti motivi.

3. Con il primo motivo lamenta la violazione della legge penale in relazione all’interpretazione dell’art. 186, comma 2 bis C.d.S., sottesa alla decisione, relativa alla nozione di sinistro stradale. Osserva che la condotta dell’imputato non ha determinato in alcun modo quella alterazione della circolazione, che costituisce nucleo del concetto stesso di incidente stradale, secondo quanto desumibile, dalla definizione della Convenzione di Vienna. Ricorda, da un lato, che secondo il trattato sulla circolazione deve intendersi sinistro un evento nelle vie o nelle piazze aperte alla circolazione, in cui siano coinvolti veicoli, essere umano animali fermi o in movimento, da cui derivino lesioni a cose, animali o a persone. Mentre, dall’altro, secondo l’elaborazione giurisprudenziale, deve intendersi sinistro stradale, qualsiasi evento inatteso che, interrompendo il normale svolgimento della circolazione stradale, possa provocare pericolo alla collettività. Rileva che nel caso di specie, il normale svolgimento della circolazione era già interrotto e la condotta dell’imputato si è dimostrata inidonea ad aggravare la situazione di pericolo, tanto che gli agenti intervenuti non hanno elevato nessuna contestazione nei suoi confronti, per violazione delle norme del C.d.S.. Sottolinea la mera occasionalità fra lo stato di ebbrezza ed il sinistro, in alcun modo prevedibile ed evitabile e del tutto privo di connessione con lo stato di alterazione alcolica, stante, peraltro, la bassissima velocità del veicolo condotto dall’imputato. Il che dovrebbe comunque condurre all’assoluzione in forza del principio del ragionevole dubbio.

4. Con il secondo motivo fa valere il vizio di violazione della legge in relazione all’art. 131 bis cod. pen., per non avere la Corte accolto il relativo motivo di impugnazione, limitandosi ad un generico riferimento alle argomentazioni formulate per rispondere al motivo di impugnazione relativo alla nozione e qualificazione giuridica del sinistro stradale, senza aver riguardo alle modalità della condotta ed all’entità del pericolo cagionato e senza far riferimento all’inesistenza del danno ed al grado di colpevolezza, omettendo un giudizio autonomo rispetto ai presupposti applicativi come delineati dall’eleborazione delle Sezioni Unite, di cui alla sentenza n. 13861 del 25 febbraio 2016.

5. Con il terzo motivo si duole della contraddittoria e manifesta illogicità della motivazione e dell’erronea applicazione della legge penale in relazione all’art. 186, comma 9 bis). Afferma che la mancata incidenza sulla concreta determinazione pena della circostanza aggravante, a seguito del giudizio di equivalenza con le circostanze attenuanti, comporta la sua neutralità anche con riferimento all’ammissione alla sanzione sostituitiva del lavoro di pubblica utilità.

Considerato in diritto

1. Il ricorso deve essere rigettato.

2. Ora, va premesso che nella giurisprudenza di legittimità esiste, in ordine alla configurabilità dell’aggravante prevista dall’art. 186, comma secondo bis, C.d.S., un contrasto interpretativo. Secondo alcune sentenze, infatti, per affermarne la sussistenza “è necessario che l’agente abbia provocato un incidente e che, quindi, sia accertato il coefficiente causale della sua condotta rispetto al sinistro, non essendo sufficiente il mero suo coinvolgimento nello stesso. (Sez. 4, n. 33760 del 17/05/2017 – dep. 11/07/2017, Magnoni, Rv. 27061201 Sez. 4, n. 37743 del 28/05/2013 – dep. 13/09/2013, Callegaro, Rv. 25620901), mentre, per altre, non è richiesto l’accertamento del nesso eziologico tra l’incidente e la condotta dell’agente, ma il solo collegamento materiale tra il verificarsi del sinistro e lo stato di alterazione dell’agente, alla cui condizione di impoverita capacità di approntare manovre idonee a scongiurare l’incidente sia direttamente ricollegabile la situazione di pericolo. (Fattispecie in cui il conducente di un’auto in stato di ebbrezza alcoolica aveva tamponato violentemente un veicolo antagonista che si era arrestato sulla corsia di sorpasso dell’autostrada). (Sez.4, n. 54991 del 24/10/2017 – dep. 07/12/2017, Fabris, Rv. 27155701; Sez. 02/07/2015 – dep. 10/09/2015, Scudiero, Rv. 26441901).

3. Nondimeno, la questione della coefficienza causale della condotta dell’imputato nella produzione del sinistro non appare pertinente al caso di specie, come si evince dalla ricostruzione contenuta nella sentenza impugnata.

4. La Corte territoriale, infatti, distingue due sinistri: il primo preesistente, che aveva prodotto il capovolgimento di un veicolo sulla strada, il secondo rappresentato da quello determinato dall’impatto dell’autoveicolo condotto dal T. contro il veicolo già incidentato, fermo al centro della carreggiata. È chiaro -e la motivazione della sentenza impugnata non può essere fraintesa sul punto- che rispetto al primo sinistro non si afferma alcun efficienza causale della condotta del T. , né si sostiene che la sussistenza del reato derivi dal suo coinvolgimento in detto sinistro. Il collegio d’appello, al contrario, sostiene che l’imputato abbia provocato il secondo sinistro, consistito nell’impatto contro l’autovettura ferma sulla sede stradale, in posizione capovolta. È solo rispetto a quest’ultimo, dunque, che occorre verificare la nozione di incidente stradale nella prospettiva di cui all’art. 186 C.d.S., comma 2-bis.

5. La giurisprudenza di legittimità, nel definire la nozione normativa di incidente stradale, fa riferimento, in primo luogo, al significato letterale del termine, secondo cui è tale qualsiasi avvenimento inatteso che interrompe il normale svolgimento della circolazione stradale e che proprio per tale ragione è portatore di pericolo per la collettività, ed afferma che, tuttavia, una simile definizione coincide proprio con quella che si evince dalle norme del Codice della Strada, come risulta dagli obblighi di segnalazione che il regolamento prevede (art. 356) per il caso di incidente che provochi ingombro della carreggiata, al di là di ogni danno a cose o persone. Ma anche dal fatto che allorché il legislatore ha ritenuto di diversificare i comportamenti e le conseguenze collegati a un incidente, ciò ha fatto espressamente, come ad esempio nell’art. 189 C.d.S. che stabilisce comportamenti e sanzioni diverse a secondo delle conseguenze che derivano dall’incidente stesso (Cass., Sez. 4, n. 47276/2012).

6. Su questa base, ai fini dell’aggravante di cui all’art. 186 C.d.S., comma 2-bis, è stato ritenuto che “nella nozione di incidente stradale siano da ricomprendersi, tanto l’urto del veicolo contro un ostacolo, quanto la sua fuoriuscita dalla sede stradale; a tal fine, non sono, invece, previsti né i danni alle persone né i danni alle cose, con la conseguenza che -per affermarne la sussistenza- è sufficiente qualsiasi, purché significativa, turbativa del traffico, potenzialmente idonea a determinare danni (Cass., Sez. 4, n. 42488/2012, Rv. 253734; v. altresì Cass., Sez. 4, n. 6381/201.

7. Cosi ricostruita la nozione al fine della riconducibilità dell’evento alla condotta va, tuttavia, verificata la sussistenza del nesso di strumentalità – occasionalità tra lo stato di ebbrezza e l’incidente provocato dall’imputato, non potendo certamente giustificarsi l’inflizione di un deteriore trattamento sanzionatorio a carico del guidatore che, pur procedendo illecitamente in stato di ebbrezza, sia stato coinvolto in un incidente stradale di per sé oggettivamente imprevedibile e inevitabile e in ogni caso privo di alcuna connessione con lo stato di alterazione alcolica del soggetto.

8. Su questo punto, la Corte introduce una motivazione sintetica, ma esaustiva, poiché sottolinea come il T. abbia provocato il sinistro non perché il precedente sinistro costituisse un’insidia imprevedibile, ma perché, nonostante la bassissima velocità tenuta, non ha avuto la capacità di evitare l’impatto, in una situazione di scarsa visibilità, data l’ora notturnà notturna, per la scarsa attenzione prestata, riferibile al suo stato di alterazione alcolica.

9. Il secondo motivo va parimenti rigettato. La Corte territoriale, invero, benché concisamente, argomenta sulla reiezione della richiesta di applicazione della causa di non punibilità di cui all’art. 131 bis cod. pen., facendo riferimento alla situazione di grave pericolo creata dal sinistro provocato dal ricorrente, che ha messo a repentaglio la sicurezza di coloro che erano presenti sul luogo del primo sinistro, i quali avrebbero potuto essere investiti dalla vettura sconsideratamente condotta dall’imputato. Non può dirsi, dunque, che manchi quell’autonoma valutazione, richiesta dall’intervento nomofilattico delle Sezioni Unite (Sez. U, n. 13681 del 25/02/2016 – dep. 06/04/2016, Tushaj, Rv. 26659001). secondo cui deve tenersi conto, ai sensi dell’art. 133 cod. pen., in modo complessivo e congiunto delle modalità della condotta, del grado di colpevolezza da esse desumibile e dell’entità del danno o del pericolo Elementi questi, sui quali il giudice di appello si sofferma nel corpo della motivazione, richiamandoli e rivalutandoli sotto quel profilo quando affronta il motivo di appello relativo al riconoscimento della causa di non punibilità di cui all’art. 131 bis cod. pen..

10. Il terzo motivo è infondato. Per rispondere alla doglianza basta richiamare il principio affermato da questa sezione secondo cui “In tema di reato di guida in stato di ebbrezza, ai fini dell’operatività del divieto di sostituzione della pena detentiva e pecuniaria con il lavoro di pubblica utilità – previsto dall’art. 186, comma 9-bis, cod. strada, – è sufficiente che ricorra la circostanza aggravante di aver provocato un incidente stradale essendo, invece, irrilevante che, all’esito del giudizio di comparazione con circostanza attenuante, essa non influisca sul trattamento sanzionatorio. (Sez. 4, n. 48534 del 24/10/2013 – dep. 04/12/2013, Bondioli, Rv. 25728901; Sez. 4, Sentenza n. 7969 del 06/12/2013 Ud. (dep. 19/02/2014) Rv. 258616; Sez. 4, Sentenza n. 13853 del 04/02/2015 Ud. (dep. 01/04/2015) Rv. 263012).

11. La reiezione di tutti i motivi comporta il rigetto del ricorso, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

 


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