Pensione quota 100: solo per il 2019?

23 ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 ottobre 2018



La possibilità di ottenere la pensione con quota 100 potrebbe essere prevista solo nel 2019 con le finestre fisse di uscita: la misura potrebbe avere carattere sperimentale.

Quota 100 solo per chi riuscirà ad “acchiappare” una delle finestre fisse di uscita previste nel 2019, a partire da febbraio: è quanto emerge dalle considerazioni dell’agenzia di rating Moody’s, in occasione del declassamento dell’Italia. In particolare, riferisce l’agenzia «L’opzione per il pensionamento anticipato è apparentemente una misura one-off, disponibile solo il prossimo anno». Come mai la quota 100 dovrebbe essere valida soltanto nel 2019?

A detta dell’agenzia, il motivo della breve durata della misura è da ricercarsi nei costi elevati che il pensionamento quota 100 comporta, costi destinati a crescere negli anni: inizialmente, difatti, l’impatto della quota 100 sarà ridotto grazie alle finestre, in quanto i pensionati non percepiranno gli assegni dall’Inps per l’annualità intera. La spesa diverrà piena, col diritto alle 13 mensilità di pensione per tutti coloro che usciranno con quota 100 nel 2019, soltanto dal 2020. Considerando, poi, i nuovi pensionamenti del 2020 e degli anni successivi, difficilmente, a detta di Moody’s, il sistema pensionistico italiano reggerà, in modo permanente, l’aumento di spesa che quota 100 dovrebbe comportare: l’impatto dei nuovi costi potrebbe essere sostenibile, invece, nel caso in cui la quota 100 possa essere ottenuta soltanto nel 2019.

Certamente, l’agenzia Moody’s non ha alcun potere legislativo; bisogna anche ricordare che le parti politiche hanno presentato la quota 100 come una misura strutturale, e non destinata a durare soltanto un anno.

Tuttavia, quanto affermato da Moody’s deve essere collegato alla recente risposta del Governo a Bruxelles in merito alla manovra: il Governo, infatti, si è impegnato ad adottare tutte le necessarie misure per non sforare ulteriormente i livelli di deficit del programma.

Quale destino, dunque, per la pensione quota 100: sarà solo per il 2019? Chi è incerto sulla convenienza del pensionamento potrà attendere il 2020 e gli anni successivi? Oppure è meglio cogliere la palla al balzo e “lanciarsi” nella prima finestra disponibile?

Pensionarsi non è uno scherzo, ma è una scelta definitiva: anche se la quota 100 non prevede tagli della pensione, bisogna considerare che chi esce dal lavoro prima perde sempre qualcosa, soprattutto nella quota contributiva della pensione, con riguardo ai contributi non versati ed al coefficiente di trasformazione, la cifra che trasforma i contributi in pensione e che cresce con l’età. Ci si può fare un’idea di quanto si perde leggendo il nostro approfondimento: Quanto si perde con la quota 100?

Bisogna però considerare anche il proprio stato di salute, i problemi familiari, la precarietà del lavoro…Per molti, vale sicuramente il detto: “meglio un uovo oggi che una gallina domani”. Anche perché la gallina, domani, potrebbe non arrivare comunque.

Come funziona la pensione quota 100?

Ricordiamo, per fare il punto della situazione, come funziona il pensionamento con quota 100.

La pensione quota 100 si ottiene quando il risultato della somma dell’età pensionabile dell’interessato e degli anni di contributi posseduti è almeno pari a 100.

Oltre alla quota pari a 100, è richiesta un’età minima pari a 62 anni ed una contribuzione minima (in base alle ultime notizie, raggiungibile anche attraverso il cumulo dei contributi) pari a 38 anni di versamenti.

Non si sa ancora se gli anni di contributi potranno essere raggiunti attraverso il cumulo, cioè sommando la contribuzione accreditata in casse diverse.

Quando parte la quota 100?

La quota 100 partirà da febbraio 2019: è quanto stabilito durante il vertice sulla manovra tenutosi a Palazzo Chigi. Dovrebbe essere corrisposta con 3 o 4 finestre fisse annuali. Chi va in pensione con quota 100 non avrà la possibilità di lavorare, almeno sino all’età pensionabile.

Quali sono le altre proposte per la pensione?

Oltre alla quota 100, sono state ipotizzate altre tipologie di pensioni agevolate; quelle di cui si parla più spesso sono:

  • la pensione quota 41 e 6 mesi (il termine quota qui è usato impropriamente, in quanto indica solo gli anni di contributi): questa pensione attualmente esiste già, ma è riservata ai soli lavoratori precoci appartenenti a determinate categorie tutelate, che la possono raggiungere con 41 anni di contributi; dovrebbe essere estesa in futuro, forse dal 2020, almeno a tutti lavoratori appartenenti alle categorie svantaggiate;
  • la pensione quota 42: si tratta di una riformulazione della quota 41, per la quale sono previsti 42 anni di contributi, che dovrebbe partire dal 2020 e coinvolgere tutti i lavoratori;
  • la proroga dell’opzione donna, con la possibilità, per le lavoratrici, di pensionarsi a 58 o 59 anni di età e 35 anni di contributi;
  • la nona salvaguardia, che darebbe la possibilità, ai cosiddetti lavoratori salvaguardati, di pensionarsi con le regole precedenti alla Legge Fornero.


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