Manovra 2019 bocciata: ora che succede?

23 ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 ottobre 2018



Il Governo ha tre settimane per inviare all’Ue una nuova bozza. Ma potrebbe non modificarla. Con quali conseguenze?

La notizia-non notizia è che la manovra 2019 è stata bocciata dalla Commissione europea. Non è una novità, visto che tutti (Governo compreso) si aspettavano che Bruxelles rimandasse al mittente la bozza della Legge di Bilancio. Le domande che, però, tutti si pongono sono: ora che succede? Saltano i provvedimenti previsti, dalle pensioni a quota 100 alla pace fiscale, dal reddito di cittadinanza a tutte le altre misure annunciate dalla coppia Salvini-Di Maio? Il rischio concreto esiste ma non è detto che sia davvero così.

Il governo italiano ha ora 3 settimane (fino al 13 novembre) per presentare un nuovo testo, cambiando i saldi. L’esecutivo però, che non vuol rinunciare alle promesse elettorali e ai possibili voti per le imminenti europee, si è trincerato dietro le dichiarazioni “è il popolo che vuole la manovra. L’Ue attacca un popolo non il suo governo”. In questo modo spera di mettere gli elettori contro le istituzioni comunitarie. 

I motivi per cui la manovra 201 è stata bocciata sono quelli già noti: il documento inviato dal Governo italiano non garantisce il rispetto delle regole comuni previste per tutti gli Stati membri e considerate fondamentali per la gestione dell’euro come moneta unica. In particolare, secondo i commissari europei, il debito al 2,4% mette a rischio l’intera Unione poiché la rende più vulnerabile a future crisi economiche. In sostanza, bisogna riscrivere la manovra tenendo conto di queste indicazioni.

Tuttavia, il Governo ha due possibilità: accogliere le richieste della Commissione Ue e modificare la manovra per un secondo esame oppure fare di testa sua e tirare dritto ignorando ciò che Bruxelles ha detto. Due scenari che avrebbero conseguenze ben diverse. Vediamo quali.

Manovra bocciata: se il Governo ascolta l’Ue

Anche se con toni diplomatici e apparentemente aperti al dialogo, ma in realtà fermissima nella sostanza, la Commissione europea ha contestato ieri formalmente il bilancio programmatico di uno stato membro, nella fattispecie dell’Italia. È la prima volta che succede nella ventennale storia della zona Euro. Ora il governo Conte ha tre settimane per correggere la Finanziaria 2019 e portarla in linea con il Patto di Stabilità. In caso contrario, l’esecutivo comunitario ha già aperto la porta alla procedura per debito eccessivo rimasta in sospeso a maggio. Che succede a questo punto? La prima possibilità, dopo che la manovra 2019 è stata bocciata dall’Europa, è che il Governo decida di ascoltare le richieste della Commissione europea. In questo caso, ha tre settimane di tempo per elaborare una nuova bozza ed inviarla a Bruxelles per sottoporla al vaglio dei commissari. Data di scadenza, dunque: martedì 13 novembre. Il documento dovrà necessariamente rispettare i parametri richiesti dall’Ue, soprattutto in termini di deficit.

Manovra bocciata: se il Governo non ascolta l’Ue

Seconda possibilità: il Governo decide di non ascoltare le richieste della Commissione europea ma di ascoltare sé stesso. Di continuare, cioè, sulla linea tracciata dai vicepremier Luigi di Maio e Matteo Salvini. Una linea che, a detta dei due partiti di governo, porta solo in avanti e mai indietro. Questa possibilità, dunque, prevede che la bozza rispedita a Roma non si tocchi e che da Palazzo Chigi non ne parta una nuova versione alla volta di Bruxelles. In questo caso, a manovra bocciata, che succede?

Succede che l’Unione europea apre una procedura contro l’Italia per deficit eccessivo per violazione della regola del debito. Sempre colpa di quel 2,4%, per capirci. Decisione senza precedenti? Niente affatto. Due anni fa si fece lo stesso ai danni della Spagna e del Portogallo. I due Paesi si videro costretti a correggere il tipo per evitare delle multe che, alla fine, restarono nel cassetto.

L’Italia, però, è oggi in una situazione politica molto delicata per quanto riguarda i rapporti con alcuni Stati membri, il che colloca il Governo di Roma in una posizione piuttosto scomoda e maggiormente a rischio.

Manovra bocciata: chi paga le conseguenze?

In ogni caso, che il Governo accolga le richieste dell’Unione europea o che decida di continuare sulla sua strada, chi paga le conseguenze della manovra bocciata? Provate a indovinare? Bravi: i cittadini. E perché? La risposta appare ovvia.

Se il Governo deciderà di modificare la bozza della manovra 2019 con le indicazioni di Bruxelles, dovrà in primo luogo abbassare il deficit. Questo significa – secondo i conti dell’Esecutivo – avere a disposizione meno soldi per i provvedimenti annunciati agli italiani oppure provvedere a nuovi tagli o a cancellare altre detrazioni fiscal. Il che vuol dire che si dovrà rinunciare a qualcosa.

Se, invece, il Governo decide di tirare dritto e di non ascoltare il monito della Commissione europea, arriverà – come abbiamo spiegato – una sanzione. Che si dovrà pagare con soldi pubblici, cioè con soldi di tutti. Quindi, anche in questo caso – verrebbe da dire soprattutto in questo caso – la bocciatura della manovra la pagheranno i cittadini. Che, oltretutto, potrebbero vedersi costretti a rinunciare comunque ad alcuni dei benefici promessi. Insomma, oltre al danno pure la beffa.

Manovra bocciata: i prossimi appuntamenti europei

Come dicevamo, la nuova bozza della manovra 2019 bocciata dall’Ue deve arrivare a Bruxelles entro il 13 novembre. Prima, però, ci sono due importanti appuntamenti su cui si potrebbe capire di più circa le intenzioni dell’Europa nei confronti dell’Italia.

Il primo è fissato per il 5 novembre, quando ci sarà la riunione dell’Eurogruppo, vale a dire i ministri dell’Economia e delle Finanze dei Paesi in cui circola la moneta unica. Un’occasione in cui sicuramente la nostra Legge di Bilancio occuperà buona parte della discussione.

Tre giorni più tardi, l’8 novembre, verranno rese pubbliche le previsioni economiche di autunno della Commissione europea, previsioni che non potranno fare a meno di considerare la situazione italiana.

Questi due appuntamenti sono preceduti dal giudizio dell’agenzia di rating Standard & Poor’s sul nostro Paese, parere atteso per il 26 ottobre. Se il giudizio di questa agenzia si allineerà a quello di Moody’s gettando benzina sul fuoco, sarà inevitabile che molti investitori stranieri girino i tacchi e se ne vadano ad investire i loro capitali altrove.


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