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Come dare un senso alla propria vita

27 novembre 2018


Come dare un senso alla propria vita

> Cultura e società Pubblicato il 27 novembre 2018



Riprendere in mano la propria vita: alcuni consigli concreti per capire come dare un senso alla propria esistenza in un momento di difficoltà e assenza di motivazione.

Stai attraversando un periodo di scarsa energia dal quale non riesci ad uscire? Hai smarrito te stesso e non trovi più gusto nel fare le cose, anche quelle che un tempo ti davano gioia? Probabilmente stai attraversando un classico periodo di demotivazione, una sorta di scaricamento di quelle batterie interiori che tengono alto il nostro umore. A volte, lungo il cammino della vita, può capitare di cadere a terra e non sapere come rialzarsi. La fine di una storia d’amore, la perdita di un lavoro o di una persona cara, l’incapacità di superare una prova importante o anche solo il peso della routine ti hanno portato a perdere le forze e a scordare chi sei. Per quanto la tua autostima sia sempre stata buona e tu ti senta forte, i fallimenti possono demotivarti, farti sentire inutile e senza valore. Come dare un senso alla propria vita è dunque un prontuario da tenere in tasca e da estrarre nei periodi duri che possono capitare a chiunque, per riuscire a rialzarsi e a trovare vigore anche nelle fasi più delicate. I consigli che ruotano attorno alle “5 P della ripresa interiore” (punti positivi, priorità, progetto, persone, pensiero finale) non ti daranno soluzioni preconfezionate o consigli astratti, ma ti consentiranno di porti le domande giuste per ritrovare quell’energia dentro te che non è scomparsa, si è solo affievolita ed aspetta il momento giusto per accendersi di nuovo.

Quali sono i tuoi punti positivi?

Questo è assolutamente il punto da cui partire: Tu e ciò che ti rende unico. Tutti noi, nessuno escluso, abbiamo dei punti di forza: ti sei mai chiesto quali sono i tuoi? Quali sono i tuoi doni, le cose che ti rendono unico e che senti di saper fare bene? Non sto parlando di doti immense come saper correre come Carl Lewis o cantare come Mina. No, parlo di cose semplici, ma che ti rendono ciò che sei: saper fare delle ottime torte, avere una gran memoria, essere particolarmente scrupoloso e organizzato o qualsiasi altra cosa tu sappia fare al meglio.

La vita frenetica del terzo millennio ti porta a correre così tanto da dare per scontate non solo le persone attorno a te ma anche e soprattutto te stesso. Basta col voyeurismo costante dei social media, metti uno stop al continuo confronto con le vite degli altri, che con quelle foto luccicanti e perfette rischiano solo di farti sentire inadeguato. Sforzati di focalizzare lo sguardo in primis su di te e su ciò che ami, perché è da lì che bisogna partire.

Il panettiere che sforna cantando il pane e lo vende ai compaesani, il chirurgo talentuoso che salva vite umane, il corniciaio che meglio di chiunque altro sa valorizzare il tuo quadro: loro hanno capito quali sono i loro doni e li hanno messi in equilibrio col mondo, col tempo, coi luoghi.

L’insegnante che in realtà voleva fare il dottore e fa male il suo mestiere, l’uomo che ama un’altra donna e rende infelici moglie e figli, l’impiegata che avrebbe tanto voluto essere una donna in carriera e fa del male appena può per invidia: queste sono persone che non hanno capito cosa amano davvero e rischiano di vanificare le loro intere vite.

Non sottovalutarti, non darti per scontato, non pensare “vabbè io non so fare nulla di speciale, nulla che non sappiano fare anche gli altri”, perché non è così. Se ti concentri e pensi a quali erano le tue passioni da ragazzo, a quali sono i motivi per cui gli altri ti cercano, a quali sono le cose cui dedicheresti più energia piano piano ti sarà chiaro quali sono i tuoi punti di maggiore forza.

Quali sono le tue priorità?

Una volta riflettuto su quali sono i doni che ti rendono unico, le cose che ti vengono meglio, devi capire se sono quelle cui dedichi il tuo tempo. Lo so, non si vive di sogni e di certo è necessario un compromesso tra ciò che ci dà gioia e ciò che ci dà il pane, ma troppo spesso questa scusa diventa un alibi per non ammettere che in realtà siamo su strade che non ci appartengono.

Stai facendo il lavoro che piace a te o quello che i tuoi genitori sognavano? Sei sicuro che valga veramente la pena stare in ufficio fino a sera e non passare mai a salutare quella zia che così tanto ti ha coccolato da piccolo o quel vecchio amico che ti faceva sbellicare dalle risate? Sei così certo che, se lo vuoi, non riesci più a trovare un’oretta la settimana per andare a nuotare o per sfoderare la tua ugola in quel piccolo bar-karaoke in fondo alla via? “La vita è fatta di priorità”, diceva un famoso spot pubblicitario, ed è proprio questo che devi fare, capire quali sono veramente le tue, dedicando più tempo possibile a ciò che ti fa stare bene.

Non rimandare. E non farti assalire dal senso di colpa del sottrarre spazio ai doveri: se è vero che essere adulti ci obbliga ad avere delle responsabilità verso lavoro e famiglia, è altrettanto vero che non possiamo vivere di soli obblighi. Trovare il tempo per -magari brevi- momenti da dedicare solo a noi stessi e alle nostre passioni è la regina di tutte le priorità.

Trasforma una passione in un progetto

La parola progetto fa spesso paura. Implica tempo, responsabilità, pianificazioni. Viene dal latino pro jàcere, gettare avanti, per questo intimorisce, perché vuol dire che se hai un progetto devi gettarti avanti, non puoi stare fermo, non puoi restare ancorato al passato. Questo è anche il motivo per cui un nuovo progetto può aiutare a dare un senso alla nostra vita, perché dà forza ed energia, speranza ed entusiasmo.

Ovviamente, per portare avanti un piano è importante partire da una forte passione e da tanto sano realismo, dunque meglio se il progetto è piccolo e realizzabile in modo autonomo, con poche spese, sarà più facile portarlo avanti e avere soddisfazioni (che poi produrranno altre soddisfazioni in un crescendo positivo). S

e invece siamo intenzionati ad intraprendere un percorso in un campo in cui non siamo esperti meglio mettersi a tavolino con qualcuno che ci aiuti a gestire tempi e modalità d’azione. Ma guai a mollare ancor prima di averci provato: a tal proposito c’è una frase illuminante di Mercedes Indri De Carli che dice “Se vuoi fare qualcosa, o sogni di poterlo fare, inizialo! Il coraggio ha in sé il Genio, la Forza e la Fantasia”.

Entra in relazione con persone

Hai mai sentito parlare del cosiddetto “effetto farfalla” di Alan Turing (1950, Macchine calcolatrici ed intelligenza)? Secondo questo studioso l’infinito spaziale (tutti i luoghi del mondo) e quello temporale (ogni epoca, ogni tempo) sono collegati tra loro a doppio filo da un immenso equilibrio tra cose, umani e natura. Ovvero, tu sei al tempo stesso un essere fondamentale e un punto minuscolissimo nell’universo. Ogni tua singola azione può potenzialmente modificare con i suoi esiti l’immenso domino delle vite degli altri. Dunque, prendendo per buone le teorie di Turing, visto che tutto e tutti siamo collegati in un immenso ordito, muoviti con attenzione tra gli altri esseri umani. Pesa con intelligenza ciò che fai, perché anche i piccoli gesti possono avere grandi conseguenze.

Tratta il prossimo con premura e se puoi prenditi cura di altre persone, sentirti utile per qualcuno darà di certo un significato nuovo ad ogni tuo giorno. Non considerarti meno importante degli altri, non pensare che al prossimo non interessi quello che fai tu, anzi se saprai raccontarlo in modo leggero potrai dare ottimi spunti e contribuire nel tuo piccolo a far girare i meccanismi della conoscenza. Ma al tempo stesso non vedere le tue posizioni come le uniche degne di essere considerate, perché siamo tutti pezzi di un immenso puzzle dove non conta chi urla di più ma chi canta meglio in coro. Chi scopre il dono che ha dentro sé e lo mette in relazione con gli altri riesce a capire qual è il suo posto nel mondo e a dare un senso alla propria vita.

Inoltre, ricorda di non sottovalutare mai nessuno e di ascoltare gli altri più che puoi, perché la storia insegna che a volte le idee migliori possono venire da chiacchierate fatte con persone molto diverse da noi da cui inaspettatamente possiamo farci ispirare. La storia è ricca di grandi geni che hanno tratto ispirazione da situazioni totalmente inattese, da passanti che parlavano della loro vita quotidiana o da mele che cadevano da un albero in un preciso momento.

Si racconta che Steve Jobs fosse letteralmente innamorato di un corso universitario di calligrafia che ai più poteva apparire inutile. Ma furono probabilmente molte delle discussioni e delle conoscenze nate in quel corso alla base delle capacità tipografiche del geniale computer Macintosh, molto tempo dopo.

Pensa che tutto ha una fine

Sì, hai letto bene, quel che ti consiglio è proprio quello che gli antichi Romani chiamavano memento mori: ricorda sempre che presto o tardi morirai. La mia può sembrare una provocazione ma non lo è: il pensiero della morte, che istintivamente ti provocherà ansia e riluttanza, in realtà ti aiuterà a dare un giusto peso a tutto ciò che ti accade.

Soffermarti sul pensiero che non siamo immortali e che la vita è molto breve non deve darti tristezza, ma permetterti invece di dare un senso diverso a tutto ciò che ti accade. Sulle riviste mediche sono numerosissime le testimonianze di persone uscite da malattie gravissime che affermano che questo tipo di esperienza li ha aiutati a dare un colore nuovo alla loro esistenza e ha reso più densi di significato anche i giorni dei loro cari. Quasi tutti affermano di aver imparato solo dopo la malattia a lasciar correre le inerzie, a trascorrere tempo di maggior qualità con i familiari, a gustare in modo diverso le piccole gioie quotidiane.

Non aspettare dunque di ammalarti per capire che non devi dare per scontata la tua salute, che se quella c’è tutto il resto si può costruire o ricostruire. Non attendere di stare male per ricordare la vita è breve e non devi fare di ogni piccola difficoltà un grande problema, ma che tutto può essere risolto se lo affronti a piccoli passi, con tenacia e perseveranza.

Di LAURA BERTAGLIA


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