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Assegno di mantenimento del coniuge: quando cessa

22 Novembre 2018


Assegno di mantenimento del coniuge: quando cessa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Novembre 2018



I doveri di assistenza materiale che comportano l’obbligo di corrispondere l’assegno di mantenimento del coniuge. Fino a quando l’assegno di mantenimento è dovuto? In quali casi può finalmente cessare?

Che tu sia felicemente sposato o in procinto di ottenere la separazione o il divorzio, potrebbe interessarti sapere qualcosa in più sull’assegno di mantenimento del coniuge: quando cessa? Per quanto non ti augureresti mai di arrivare a separarti dal tuo coniuge, è meglio non essere colti alla sprovvista nel caso in cui dovessi ricevere una richiesta di mantenimento. Peraltro, ormai sono molti i casi di coniugi che si ritengono vessati dall’obbligo al mantenimento del coniuge. Da più parti si è arrivati a pensare che l’assegno di mantenimento sia una spada di Damocle che incombe sul coniuge obbligato a corrisponderlo, perciò è lecito domandarsi se e quando tale obbligo possa cessare. Al contempo, però, chi versa in condizioni economiche più deboli e perciò ha diritto al mantenimento fa affidamento sugli aiuti da parte dell’altro coniuge per risollevare la propria situazione economica. Risulta allora di grande importanza conoscere i casi in cui il mantenimento cessa di essere dovuto e il corrispettivo diritto si estingue, soprattutto in seguito alle recenti pronunce che hanno innovato la materia. Grazie alle informazioni che troverai in questo articolo, infatti, sarai maggiormente pronto a difenderti da chi vorrebbe toglierti il diritto al mantenimento, così come, nel caso in cui tu sia obbligato a versare il mantenimento, sarai certamente più sollecito nel rivolgerti al giudice ove mai si verificassero delle precise condizioni, di cui parleremo a breve, al fine di vederti finalmente sollevato dal gravoso onere.

Cos’è l’assegno di mantenimento?

Il codice civile stabilisce i diritti e i doveri dei coniugi sia nei rapporti tra di essi sia nei confronti dei figli [1]. Si tratta di diritti e doveri personali, come il dovere di fedeltà e di coabitazione, ma anche patrimoniali: i coniugi hanno il dovere di sostenersi a vicenda sia dal punto di vista morale sia da quello materiale. In tal modo, le necessità e i bisogni morali ed economici del coniuge che non è in grado di provvedervi autonomamente, devono essere soddisfatti dall’altro coniuge, chiaramente ove ciò sia possibile, ossia l’altro coniuge ne abbia le capacità economiche.

Inoltre, i coniugi che hanno creato un nucleo familiare, devono comportarsi in maniera responsabile nei confronti di ogni componente della famiglia, contribuendo a soddisfarne al meglio i bisogni. Non vi è però rigidità nel modo in cui il coniuge debba contribuire al benessere familiare, poiché viene equiparato l’apporto economico del coniuge lavoratore all’apporto organizzativo, affettivo ed educativo del coniuge che, non lavorando fuori casa, si occupa del lavoro domestico e della cura della prole.

Nel momento in cui i coniugi scelgano di separarsi, i doveri personali sono sospesi, ma quelli materiali permangono. L’assegno di mantenimento è, dunque, quel contributo all’esistenza materiale del coniuge che non abbia redditi propri adeguati e che viene stabilito, in conseguenza della relativa domanda giudiziale, con provvedimento del giudice in sede di separazione, il quale ne decide anche l’ammontare in relazione alle situazioni economiche dei due coniugi [2]. I doveri dei coniugi si esplicano anche nei confronti dei figli e ciò fa sì che l’assegno di mantenimento sia dovuto anche nei confronti dei figli minori, nonché dei maggiorenni non ancora economicamente indipendenti.

Quali sono i criteri da soddisfare per ottenere il mantenimento?

Se hai ancora qualche dubbio, ecco una sintesi dei requisiti che verranno valutati dal giudice al momento di stabilire se l’assegno di mantenimento è dovuto oppure no:

  • la separazione non dovrà essere addebitabile al coniuge che chiede il mantenimento, ossia non dovrà essere dipesa esclusivamente dal suo comportamento la fine del matrimonio;
  • come accennato, la mancanza di propri redditi adeguati che consentano di mantenere un tenore di vita paragonabile a quello che precedeva la separazione;
  • una differenza effettiva tra le condizioni economiche dei due coniugi, poiché è chiaro sintomo della necessità di riequilibrare le situazioni in attesa di una riconciliazione o del divorzio.

Quando si tratta, invece, di stabilire l’assegno di mantenimento in sede di divorzio, e non più soltanto in costanza di separazione, la recente giurisprudenza ha ritenuto di dover integrare i criteri per l’assegnazione del mantenimento con una valutazione più complessa ma, di certo, più completa. Il motivo principale di tale differenza è da ricercarsi nella difficoltà di continuare a considerare il tenore di vita tenuto durante il matrimonio come criterio vincolante anche in sede di divorzio: non devi dimenticare, infatti, che con il divorzio cessano gli effetti del matrimonio, e perciò la Cassazione [3] ha ritenuto che il mantenimento non possa più essere collegato alla necessità di mantenere il tenore di vita precedente, ma piuttosto debba derivare dalla concreta e oggettiva mancanza di fonti di sostentamento per uno dei coniugi, anche conseguente alla impossibilità di procurarsi reddito per ragioni estranee alla sua volontà.

La capacità di sostentamento e, dunque, il grado di indipendenza economica del coniuge richiedente l’assegno di mantenimento, è valutata dal giudice tenendo conto di molteplici fattori, come la titolarità di redditi di qualsiasi tipo, nonché di beni patrimoniali; l’accertamento della capacità lavorativa, in relazione all’età, al sesso, allo stato di salute, nonché alle condizioni del mercato. Devi tenere presente, inoltre, che la giurisprudenza ha indicato la possibilità di un accertamento anche indiretto della situazione economica del coniuge che richiede il mantenimento, ad esempio attraverso un controllo più accurato della capacità di spesa del coniuge, considerando dunque sia le entrate che le uscite come possibili indicatori [4].

Una volta stabilita l’insufficienza delle fonti di reddito, il giudice si concentrerà sul calcolo dell’importo. Dovranno essere presi in considerazione altri fattori che rendano l’applicazione della legge più equa e giusta in relazione al caso concreto e al singolo matrimonio, come ad esempio la durata del matrimonio, le scelte dei coniugi in relazione alla contribuzione di ognuno al bilancio familiare, alla gestione e alla cura dei figli, ove ve ne siano, e all’accrescimento del patrimonio familiare.

Quando può cessare l’obbligo al mantenimento?

Vediamo adesso di addentrarci nella materia poiché ti sarà senz’altro utile conoscere quali siano i casi in cui l’obbligo di corrispondere l’assegno di mantenimento cessa. L’assegno di mantenimento, infatti, può mutare nel tempo al mutare delle condizioni di vita dei coniugi, sempre e soltanto in conseguenza del provvedimento del giudice, così come può essere revocato e, quindi, non più dovuto.

Innanzitutto, l’obbligo al mantenimento può cessare perché il coniuge cui l’assegno deve essere corrisposto vi rinunzia. Ciò può accadere per diversi motivi: ad esempio perché non si vuole pretendere nulla dall’ex coniuge o per dare risalto a quella pur insufficiente indipendenza economica che con impegno si è raggiunta. Fatto sta che alla rinunzia in costanza di separazione, però, non consegue l’esclusione automatica dall’assegno in sede di divorzio [5], e anche alla rinunzia in sede di divorzio non consegue l’immodificabilità, in seguito, delle statuizioni operate dal giudice.

In secondo luogo, in caso di morte del coniuge obbligato al mantenimento, l’altro coniuge cessa di averne diritto. Quest’ultimo, però, può avanzare la pretesa di una quota dell’eredità, il cui importo dovrà essere tendenzialmente proporzionale all’importo dell’assegno di mantenimento, ma sarà sempre mitigato ad esempio dalle condizioni degli altri eredi, nonché dalla somma che il coniuge ha percepito a titolo di mantenimento in precedenza. In ogni caso gli eredi non saranno tenuti a versare altri assegni mensili poiché il mantenimento è un dovere di tipo strettamente personale, ossia non può ricadere sugli eredi.

Ancora, quando il coniuge che ha diritto all’assegno di mantenimento forma un nuovo nucleo familiare con un’altra persona, convolando a nuove nozze, viene ad estinguersi anche il diritto al mantenimento, poiché in tal modo il coniuge ha reciso ogni legame con il precedente matrimonio che potesse legittimare l’obbligo al mantenimento. Anche semplicemente iniziando una convivenza, grazie alla quale il problema dell’incapacità di autosostenersi viene superato con l’apporto di un nuovo reddito da parte del nuovo partner, possono verificarsi i presupposti per una modifica o revoca dell’assegno di mantenimento, in conseguenza del ricalcolo della situazione economica del coniuge che richiede il mantenimento, che risulterà senza dubbio diversa, ma, in costanza di separazione, bisognerà valutare se la modifica delle sue condizioni economiche è sufficiente a mantenere un tenore di vita analogo a quello precedente oppure no [6]. Di contro, invece, la creazione di un nuovo nucleo familiare da parte del coniuge obbligato a versare il mantenimento non sarà causa di cessazione dell’obbligo, ma al più potrà divenire causa di un mutamento dell’importo dell’assegno in ragione del fatto che l’aver creato un nuovo nucleo familiare può importare un peggioramento delle condizioni economiche, nel caso in cui ad esempio egli debba provvedere anche ai bisogni del nuovo partner e degli eventuali nuovi nati [7].

A prescindere dalla formazione di un nuovo nucleo familiare, come hai potuto vedere la cessazione dell’obbligo di corrispondere il mantenimento deriva principalmente da un mutamento delle condizioni economiche, che può derivare da diversi fattori. Ad esempio il coniuge economicamente debole perché disoccupato è riuscito a trovare lavoro, raggiungendo un tenore di vita analogo a quello del matrimonio. Ciò sarebbe motivo di cessazione in sede di separazione, mentre in sede di divorzio basterebbe l’aver raggiunto l’indipendenza economica, ovvero la capacità di mantenersi da sé

. Non solo un nuovo impiego, ma anche ad esempio una cospicua eredità può mutare le condizioni economiche del coniuge debole, consentendogli di godere di un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, ma ovviamente ciò non vale per un’eredità di poco conto [8].

Infine, non devi dimenticare che l’addebito della separazione impedisce al coniuge richiedente il mantenimento di ottenerlo. Ciò comporta che, laddove l’assegno di mantenimento fosse già stato stabilito e il corrispettivo obbligo fosse già esistente, l’addebito della separazione al coniuge che ne aveva diritto estingue l’obbligo al mantenimento precedentemente stabilito.

Non avviene però il contrario: l’addebito della separazione al coniuge tenuto a corrispondere il mantenimento non lo fa cessare. Perciò, se sei in procinto di separarti o di richiedere il mantenimento, ti conviene comportarti con cautela.

Come puoi vedere, infatti, la materia del mantenimento è fatta di numerosi contrappesi studiati per riportare sempre l’equilibrio laddove sia venuto a mancare.


note

[1] Art. 143 cod. civ.

[2] Art. 156 cod. civ.

[3] Cass. n. 11504/ 2017.

[4] Cass. n. 24667/2013.

[5] Cass. n. 4424/2008.

[6] Cass. n. 25845/2013.

[7] Cass. n. 24056/2006.

[8] Cass. n. 20408/2011.


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