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Cessione d’azienda con debiti fiscali, cosa fare e come tutelarsi

25 Novembre 2018


Cessione d’azienda con debiti fiscali, cosa fare e come tutelarsi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Novembre 2018



Nei casi di cessione d’azienda accade spesso che vi siano dei debiti fiscali relativi a periodi precedenti. In questo articolo vi spiegheremo cosa fare e come l’acquirente può tutelarsi.

La cessione d’azienda trasferisce un complesso di beni e di rapporti che comprendono anche i debiti. Tra questi debiti, quelli fiscali sono i più “pericolosi”, sia per i particolari poteri di riscossione di cui il Fisco dispone, sia perché l’acquirente dell’azienda, nel momento in cui la compra, potrebbe non essere a conoscenza della loro esistenza e del loro ammontare; questo può accadere sia perché il venditore non glieli ha comunicati, sia perché il Fisco stesso non li ha ancora accertati, sicché esistono delle violazioni, alle quali il compratore dell’azienda è estraneo, che egli potrebbe non conoscere, con il rischio di essere esposto a richieste di pagamento da parte dell’Amministrazione finanziaria anche in seguito. Cessione d’azienda con debiti fiscali, cosa fare e come tutelarsi? Bisogna sapere sia come individuare tali debiti prima di ricevere l’azienda, sia come proteggersi dalle richieste che il Fisco potrebbe formulare a chi, come l’acquirente, non era responsabile di tali debiti al momento della loro formazione.

La normativa

Iniziamo col dire che la normativa in materia è molto diversa per i debiti fiscali rispetto ai comuni debiti civili, ad esempio quelli maturati verso i fornitori o le banche. Mentre per questi ultimi è sufficiente che risultino dai libri contabili, che il cedente deve mostrare e consegnare all’acquirente dell’azienda, quelli fiscali possono essere “nascosti“, ad esempio perché non accertati o non comunicati, e dunque ignoti a chi riceve l’azienda; ma di tali debiti fiscali l’acquirente per legge, sarà chiamato comunque a rispondere, entro certi limiti ed a determinate condizioni.

Infatti la normativa in materia di debiti fiscali [1] dispone che l’acquirente dell’azienda è obbligato, insieme a colui che gliela ha ceduta, per il pagamento di tutte le imposte, e delle relative sanzioni nonché degli interessi, maturate nell’anno in cui è avvenuta la cessione e nell’intero biennio precedente. Inoltre, l’acquirente dell’azienda è responsabile anche per tutte le violazioni commesse in epoca antecedente, se l’Amministrazione finanziaria le ha contestate nel biennio anteriore alla cessione.

La norma non ammette eccezioni, se non quella di prevedere che il Fisco provi prima a recuperare le somme dal cedente e soltanto in seguito, se questi non abbia nel frattempo pagato, debba rivolgersi all’acquirente; quest’ultimo comunque dovrà pagare solo entro il limite del valore dell’azienda conferita, e non oltre.

E’ fondamentale, dunque, per chi abbia intenzione di rilevare un’azienda, conoscere gli strumenti a sua disposizione per tutelarsi da questi debiti fiscali ed evitare che rappresentino una “mina vagante” che potrebbe esplodere magari a distanza di anni da quello in cui la cessione d’azienda è avvenuta.

Le scritture contabili – che chi cede l’azienda è tenuto a mostrare ed a consegnare all’acquirente – non aiutano, purtroppo, a “scoprire” l’esistenza di debiti fiscali; la miglior cosa da fare sarà, invece, utilizzare un apposito mezzo che la legge offre proprio a chi intenda acquistare un’azienda da altri: il certificato di debenza, detto anche certificato dei carichi pendenti fiscali.

Perché le scritture contabili non sono sufficienti a tutelarsi?

Il codice civile prevede che chi cede un’azienda, o un ramo d’azienda (che è cosa ben diversa dalla semplice cessione dei beni aziendali) debba concludere con l’acquirente un apposito contratto [2], da pubblicizzare poi iscrivendolo nel Registro delle imprese tenuto dalla Camera di Commercio; di norma, questo contratto è oneroso, cioè prevede il pagamento di un prezzo da parte dell’acquirente, come corrispettivo del valore dell’azienda che si è ricevuta.

La prima preoccupazione dell’acquirente diligente, attento ed accorto sarà, quindi, quella di stimare correttamente il valore dell’azienda che vorrebbe comprare, e per fare questo dovrà esaminare le scritture contabili, a partire dai bilanci, ove è riportato, nello Stato Patrimoniale, il valore degli attivi: beni immobili o mobili, impianti, attrezzature, rimanenze di merci e prodotti in lavorazione, ecc., ed anche l’avviamento commerciale dell’azienda, che spesso è notevole se essa è affermata e consolidata sul mercato.

Ovviamente, dal bilancio risulteranno anche i debiti iscritti nelle scritture contabili, se esse sono state ben tenute, e compariranno, ad esempio, quelli verso i fornitori, verso le banche o altri istituti creditizi, quelli maturati verso i lavoratori dipendenti ecc.; tuttavia, dall’esame delle scritture contabili potrebbero non emergere proprio i debiti fiscali che qui ci interessano, magari perché essi non sono stati ancora accertati, oppure la contestazione delle violazioni non è stata ancora notificata all’azienda.

La normativa civile [3] prevede che in caso di trasferimento d’azienda il cedente, cioè il venditore, non è liberato dai debiti precedenti, e dunque continua a risponderne anche dopo la cessione, a meno che i suoi creditori non abbiano espressamente acconsentito ad escluderlo da tale responsabilità; e prevede anche, per ciò che qui più ci interessa,  per i debiti di un’azienda commerciale l’acquirente risponde insieme al cedente se – e solo se – essi risultano dai libri contabili obbligatori.

In altre parole, se la contabilità dell’azienda tenuta dal precedente proprietario fosse lacunosa, priva dell’indicazione di taluni debiti, l’acquirente non ne diventerà responsabile proprio perché essi non risultano dai libri contabili obbligatori, e dunque il creditore potrà rivalersi solo nei confronti di chi ha venduto l’azienda. Tuttavia questa regola non vale proprio per i debiti fiscali, in quanto per essi la normativa è completamente diversa e prevede che di essi risponda, insieme al venditore, anche l’acquirente, a determinate condizioni che ora esamineremo.

Se a questo si aggiunge che i debiti fiscali molto spesso vanno oltre i normali debiti riportati nelle scritture contabili, proprio perché possono essere accertati anche successivamente, e così emergere ed essere conosciuti dall’acquirente solo dopo che ormai egli ha acquisito l’azienda, diventa indispensabile sapere cosa egli può fare per tutelarsi adeguatamente verso queste pretese future che il Fisco potrebbe rivolgere nei suoi confronti.

Come conoscere i debiti fiscali: il certificato di debenza?

La legge offre uno strumento molto utile per chi, in procinto di acquistare un’azienda, voglia sapere se essa presenta debiti fiscali e, in caso positivo, di che natura e di quale ammontare.

Infatti è possibile richiedere all’Amministrazione finanziaria, ed in primis all’Agenzia delle Entrate, il rilascio di un vero e proprio certificato ufficiale che espone l’esistenza di tutte le contestazioni fiscali che sono state sollevate all’azienda oggetto di cessione e per le quali i debiti non siano stati ancora soddisfatti: ad esempio, sarà possibile conoscere le cartelle di pagamento, gli avvisi di accertamento divenuti esecutivi, le comunicazioni di irregolarità, ecc.

Inoltre, se il certificato dovesse risultare negativo, cioè attestare l’assenza di debiti alla data in cui l’Ufficio lo rilascia, esso avrà una valenza liberatoria per l’acquirente dell’azienda: infatti, se dovessero emergere in seguito dei debiti tributari relativi all’azienda ceduta, l’acquirente non ne sarà responsabile e quindi non potrà essergli richiesto il pagamento, che rimarrà addossato esclusivamente al cedente.

Infine, il valore dei debiti risultanti dal certificato sarà un preciso limite massimo oltre il quale il Fisco non potrà mai rivalersi sull’acquirente dell’azienda, neppure se i debiti maturati in precedenza fossero maggiori.

Grazie al certificato di debenza, dunque, l’acquirente sarà in grado di sapere, in maniera esatta e certa, quanto potrebbe essere costretto a pagare dal Fisco, nel caso in cui il venditore dell’azienda non abbia assolto i debiti pregressi.

Se vi sono debiti, anche l’acquirente deve pagarli?

La risposta è sì, ma con importanti limitazioni. Innanzitutto la responsabilità dell’acquirente può essere esercitata dall’Amministrazione finanziaria solo quando essa si sia rivolto, per ottenere il pagamento, prima al cedente, e costui non ha soddisfatto interamente la pretesa del Fisco, che potrà a quel punto rivolgersi anche all’acquirente, nuovo titolare dell’azienda, per ottenere il pagamento di questi debiti pregressi e non saldati.

Inoltre, l’acquirente sarà responsabile non di tutti i debiti maturati prima del suo acquisto, ma soltanto di quelli relativi all’anno in cui è avvenuta la cessione ed ai due anni precedenti: ad esempio, per una cessione effettuata il 24 novembre 2018, l’acquirente risponderà di tutti i debiti sorti nel 2018 e di quelli del 2017 e del 2016, ma non di quelli di anni anteriori.

Questa regola però subisce un’importante eccezione: nel caso in cui il Fisco avesse irrogato sanzioni o contestato addebiti, sempre nel biennio precedente, relativi ad annualità anteriori, l’acquirente ne diventerà corresponsabile assieme al cedente. In altri termini, la regola della responsabilità per i debiti dell’anno in corso e dei due precedenti comprende non solo la data delle violazioni commesse (che potrebbero essere accertate, come spesso avviene, a distanza di tempo), ma anche la data in cui esse vengono accertate.

Così, tornando all’esempio precedente, nel caso della cessione avvenuta il 24 novembre 2018, se l’Amministrazione Finanziaria dovesse aver contestato, nel febbraio 2016, determinate violazioni ed irrogato anche le relative sanzioni, magari per annualità di imposta precedenti (es. 2013 o 2014), l’acquirente sarebbe responsabile per il pagamento anche di queste, perché ciò che conta è la data di avvenuto accertamento delle violazioni e dell’irrogazione delle sanzioni, che è avvenuto entro il biennio di riferimento.

Il certificato di debenza, comunque, aiuta a porsi al riparo da questa eventualità, perché, riportando nel dettaglio i tributi e le sanzioni rimasti impagati, consente di individuare agevolmente quelli rientranti nel biennio in questione – di cui sarà responsabile anche l’acquirente, qualora il cedente non provveda a saldarli – rispetto a quelli precedenti, che per legge rimarranno ad esclusivo carico del cedente.

Un ultimo importante limite al pagamento, che la legge prevede in favore dell’acquirente, è quello che la sua responsabilità è comunque limitata, nel massimo, al valore dell’azienda, o del ramo di azienda, che è stata trasferita: ad esempio, quand’anche risultasse un debito di un milione di euro relativo al biennio antecedente, se l’azienda fosse trasferita per un valore calcolato e dichiarato di centomila euro, l’acquirente risponderà solo di quest’ultimo importo e non oltre; la differenza rimarrà ad esclusivo carico del cedente.

Riepilogando in sintesi, l’acquirente risponde:

  • dei debiti fiscali relativi all’anno in cui è avvenuta la cessione ed all’intero biennio precedente;
  • nel biennio rientrano non solo le violazioni commesse in tale periodo, ma anche quelle commesse prima, se sono state contestate ed accertate nel biennio medesimo;
  • l’acquirente risponde in seconda battuta, cioè solo dopo che il Fisco abbia richiesto prima il pagamento al cedente, e questi non abbia saldato i debiti;
  • la responsabilità dell’acquirente non va oltre il valore dell’azienda che ha acquistato, anche se i debiti fossero maggiori;
  • il certificato di debenza delimita l’ammontare del debito che potrebbe essere chiesto all’acquirente: quelli che non emergono dal certificato non possono essergli richiesti in pagamento.

Di PAOLO REMER

note

[1] Art. 14 D. Lgs. n.472/97

[2] Art. 2556 cod. civ.

[3] Art. 2560 cod. civ.


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