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I mezzi istruttori nel processo civile

28 Novembre 2018


I mezzi istruttori nel processo civile

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 Novembre 2018



I mezzi istruttori costituiscono il cuore del processo: è da essi che dipende l’esito positivo o negativo di una causa ed è per il loro tramite che è possibile dimostrare un fatto. 

I mezzi istruttori nel processo civile servono a rievocare un avvenimento trascorso per permettere al giudice di verificare se un determinato fatto, rilevante per il processo, si è mai verificato. L’attore (cioè colui che propone la domanda giudiziale) dovrà far valere quei fatti che stanno a fondamento della propria richiesta (i cosiddetti fatti costitutivi), mentre il convenuto (cioè la controparte, colui che è chiamato in giudizio a difendersi) dovrà provare quei fatti che comportino il rigetto della domanda dell’attore (i cosiddetti fatti impeditivi, estintivi o modificativi). Questo è il principio dell’onere della prova. Ad esempio, Caio cita in giudizio Tizio chiedendo il risarcimento dei danni. Caio afferma che tali danni gli sono stati provocati da un sinistro verificatosi per colpa di Tizio, a Roma il 20 ottobre 2018. Caio si difende sostenendo che in quel giorno non si trovava a Roma, ma a Firenze per motivi di lavoro. Tizio, quindi, avrà bisogno di provare, ad esempio attraverso una testimonianza, che quel giorno si trovava effettivamente a Firenze. Risulta evidente la notevole importanza dei mezzi istruttori nel processo civile: è per il loro tramite che il giudice potrà ricostruire la vicenda e prendere una decisione.

Il principio dispositivo

La legge prevede che il giudice decida sulla base [1]:

  • delle prove fornite dalle parti e dal pubblico ministero;
  • dei fatti dedotti e non contestati dalla parte costituitasi in giudizio;
  • dei fatti notori.

Il giudice valuta le prove sulla base del suo prudente apprezzamento, salvo che la legge disponga altrimenti.

Difatti, il giudice ha il compito di valutare l’attendibilità di ogni circostanza posta alla sua attenzione, ma non necessariamente dovrà usarla (cosiddette prove libere). Ci sono casi in cui il giudice non potrà formarsi un convincimento diverso da quello che deriva dalla meccanica applicazione della regola di giudizio prevista dalla legge (esempi sono i documenti, il giuramento e la confessione).

I fatti che non necessitano di essere provati

Non tutti i fatti introdotti nel processo hanno bisogno di essere provati, si escludono:

  • fatti non contestati: sono fatti non provati ma nemmeno contestati dalle parti. Infatti, appare molto poco probabile che una parte non provi neppure a negare un fatto inesistente che possa danneggiarla nel corso del processo;
  • fatti ammessi: sono fatti che necessiterebbero di essere provati ma che sulla base di specifici comportamenti di una o entrambe le parti sono considerati ammessi: ad esempio le mancate risposte o l’assenza ingiustificata in sede di interrogatorio formale;
  • fatti inverosimili: sono quei fatti assolutamente contrari ai dati della nostra esperienza (è inverosimile che un uomo molto ricco non paghi un debito modesto, ma nulla vieta che ciò possa accadere). Sarebbe più corretto parlare di fatti impossibili piuttosto che inverosimili;
  • fatti notori: cioè quei fatti che tutti conoscono in quanto appartenenti ad una data collettività in un dato momento storico; ad esempio, l’attento terroristico alle torri gemelle dell’undici settembre del 2001 è un evento che chiunque conosce.

L’argomento di prova

L’argomento di prova indica un fatto che non ha pieno valore probatorio ma offre indizi per valutare le altre prove, ad esempio, il comportamento delle parti durante lo svolgimento della prova testimoniale oppure il rifiuto a consentire le ispezioni.

L’ammissione dei mezzi istruttori

Il giudice ha il compito di fissare l’oggetto della controversia e i fatti che necessitano di essere provati. I mezzi di prova richiesti dalle parti, dovranno essere:

  • ammissibili: cioè il giudice in questa fase decide sulla base di quanto previsto dalla legge e dovrà verificare, caso per caso, se esiste una legge per cui un mezzo di prova va escluso (ad esempio, viene indicato come testimone un soggetto che ha un interesse nella causa che potrebbe legittimare la sua partecipazione al processo: in questo caso la testimonianza non sarà ammissibile);
  • rilevanti: il giudice fa una valutazione di merito sul mezzo istruttorio, cioè si chiede se, dando per scontato l’esito positivo della prova richiesta, lo stesso possa aiutarlo a decidere (ad esempio l’attore allega l’esistenza di più eventi volti ad interrompere la prescrizione, ma che il fatto non sia prescritto è già evidente da quanto prodotto dalla difesa: provare questo fatto è, quindi, irrilevante).

La prova documentale

Per documento si intende ogni oggetto materiale idoneo a rappresentare o a dare idonea conoscenza di un fatto.

Distinguiamo tra:

  • atto pubblico: è l’atto redatto da un pubblico ufficiale con le formalità stabilite dalla legge. Fa piena prova in sede giudiziaria a meno che non lo si contesti con il procedimento di querela di falso. Nel documento si può distinguere:
    • l’estrinseco: cioè, l’autenticità dell’atto o la provenienza di questo dal pubblico ufficiale che lo ha formato o la provenienza delle dichiarazioni da chi non lo ha sottoscritto. In questo caso si dovrà presentare la querela di falso per far valere le proprie ragioni;
    • l’intrinseco: cioè, la verità delle dichiarazioni e dei fatti che il pubblico ufficiale ha attestato come avvenuti in sua presenza. In questo caso sarà sufficiente qualsiasi altro mezzo istruttorio.

Tale procedimento può essere proposto in via principale (iniziando, dunque, il processo con l’atto di citazione) oppure nel corso del processo contro l’atto pubblico o la scrittura privata autenticata da un notaio o altro pubblico ufficiale (in questo casa andrà allegata al verbale d’udienza una dichiarazione contenente gli elementi e le prove della falsità dell’atto contestato). Se la querela di falso è proposta nel corso del giudizio, il giudice chiede alla parte che ha prodotto il documento se intende valersene in giudizio. Se la risposta è negativa, il documento non sarà utilizzabile in giudizio; se è affermativa e il giudice ritiene il documento rilevante, autorizza la presentazione della querela nella stessa udienza o in una successiva. Sulla querela di falso il tribunale ha la competenza esclusiva;

  • la scrittura privata: cioè il documento sottoscritto dalla parte (ad esempio il telegramma). Fa piena prova soltanto se riconosciuta da colui che l’ha firmata. Si ha per riconosciuta anche nel caso in cui, la parte contro cui è prodotta, è contumace (cioè non si è costituita in giudizio). Se la parte contro cui è prodotta tale scrittura intende disconoscerla, allora si avvia un procedimento di verificazione, cioè si accerta la veridicità della sottoscrizione, proponendo i mezzi di prova che la parte ritiene utili e indicando le scritture che possono servire per la comparazione [2]. Anche la verificazione, così come la querela di falso, può svolgersi in via principale o incidentale.

La confessione

La confessione è una dichiarazione con cui la parte dichiara fatti ad essa sfavorevoli e favorevoli all’altra parte [3]. Tale disciplina si basa su una regola d’esperienza: la parte, venuta al processo con un’altra, non dichiara circostanze a sé sfavorevoli se non sono vere.

La confessione è efficace solo se:

  • riguardi diritti disponibili: cioè, quei diritti di cui è possibile disporre mediante atti di rinuncia, trasferimento (il diritto di proprietà è un diritto disponibile: potrai vendere o dare in locazione la tua casa in qualsiasi momento).
  • provenga da una persona che possa effettivamente disporre dei diritti oggetto della confessione (nel caso del diritto di proprietà dovrai essere tu il proprietario della casa).

La legge disciplina anche un altro tipo di confessione: la confessione complessa o duplex. La confessione complessa è quella confessione in cui la parte, dopo l’interrogatorio formale, oltre ad affermare fatti a sè sfavorevoli e favorevoli all’altra parte, ne afferma altri a sè favorevoli che tendono a contestare l’efficacia negativa della precedente dichiarazione (questi ultimi sono i cosiddetti fatti aggiunti).

Vale il principio della inscindibilità della dichiarazione (cioè, in parole povere, o si crede a tutta la dichiarazione o la dichiarazione non varrà come prova), per cui:

  • se la controparte non contesta i fatti aggiunti, sarà considerata come prova legale;
  • se, invece, la controparte li contesta sarà tutto liberamente valutato dal giudice (cioè secondo il suo prudente apprezzamento);

In materia, vale il principio di irretrattabilità della confessione per cui una volta che queste dichiarazioni sono rese nel corso del processo diventano materiale utilizzabile per il processo. L’unica eccezione è contestare che, nel momento in cui la confessione è resa, fu resa liberamente o sulla base di una conoscenza dei fatti non corrispondente al vero.

Può essere:

  • giudiziale: quando è resa nel corso del processo spontaneamente (in questo caso sarà contenuta in un atto processuale sottoscritto personalmente dalla parte) o perchè provocata per mezzo dell’interrogatorio formale;
  • stragiudiziale: quando nasce fuori dal processo. La sua veridicità dovrà essere dimostrata nel processo.

Il giuramento

La dichiarazione giurata è la dichiarazione di fatti decisivi favorevoli a chi giura e sfavorevoli all’altra parte, da cui dipende l’esito della controversia. Può essere:

  • decisorio: è il giuramento che una parte deferisce all’altra per farne dipendere la decisione totale o parziale della causa;
  • suppletorio: è il giudice a deferire il giuramento a una delle parti per decidere una controversia quando la domanda e le eccezioni proposte non sono pienamente provate;
  • estimatorio: è una sottospecie del giuramento suppletorio. E’ il giudice, anche in questo caso, a deferire il giuramento a una delle parti per stabilire il valore dell’oggetto del giudizio e non è possibile farlo in altro modo.

Nel corso del processo una parte potrà deferire all’altra il giuramento e il giudice dovrà valutarne la formula che dovrà essere:

  • decisiva per il processo: ad esempio se la formula fosse: “giura e giurando nega di dovere 1000 euro” la parte potrebbe speculare sul fatto di dovere 900 euro e, giocando sull’equivoco, senza precisare nulla, vincerebbe la controversia su di una dichiarazione solo formalmente vera ma sostanzialmente falsa.
  • articolata in modo chiaro e preciso;
  • ammissibile.

Di fronte al deferimento, l’altra parte ha scelte obbligate:

  • dichiara di voler prestare il giuramento: a questo punto, per la parte che lo ha deferito o riferito, non sarà più revocabile;
  • dichiara di non volerlo prestare e, rifiutandosi, perde la causa;
  • riferisce il giuramento all’altra parte, ribaltando su di lui la responsabilità della dichiarazione.

Si tratta di un mezzo istruttorio molto particolare, per cui non è prevista la prova contraria. Infatti, il giudice deve dichiarare vittoriosa la parte che ha giurato e soccombente l’altra parte.

La legge fonda tale istituto:

  • sul senso dell’onore;
  • la minaccia di pesanti sanzioni penali;

La testimonianza

La testimonianza è la narrazione dei fatti (di cui si ha una conoscenza diretta o indiretta) per cui v’è processo dinanzi al giudice, da soggetti che non sono parti del processo ma estranei agli interessi in contesa: difatti, non può testimoniare chi un interesse nella causa che possa legittimarne la presenza come parte del giudizio.

Anche i minori di 14 anni possono testimoniare ma non saranno tenuti a prestare alcuna dichiarazione d’impegno.

La prova testimoniale è una prova liberamente valutabile dal giudice, per cui non dovrà decidere necessariamente sulla base di quanto asserito dal testimone. In linea di principio, la prova testimoniale sarebbe ammissibile solo per i contratti con un valore non superiore a 2,58 euro, salva la facoltà per il giudice di ammetterla quando lo ritenga opportuno.

Tale mezzo istruttorio è ammissibile solo se:

  • sono indicati specificamente i testimoni;
  • sono indicati specificamente i fatti sui quali sono chiamati a testimoniare: cioè vengono indicate delle domande precedute dalla locuzione “Vero è che…” al quale il teste potrà rispondere “si” o “no”.

Il teste deve essere “intimato”: cioè deve essere avvisato almeno 7 giorni prima dell’udienza, che dovrà presentarsi di fronte ad un giudice per essere ascoltato sui fatti per cui v’è causa. Il teste deve necessariamente presentarsi altrimenti il giudice può disporre l’accompagnamento in udienza o una multa da 100 a 1000 euro.

In passato il teste doveva anche giurare, mentre oggi è richiesta una dichiarazione d’impegno. Viene, poi, identificato e interrogato sui rapporti di parentela o affinità con una delle parti.

Il giudice procederà all’interrogatorio sui fatti così come indicati dalla parte che ha intimato il teste.

Il giudice, nel corso della dichiarazione, dovrà:

  • impedire che il teste riporti voci comuni o fare apprezzamenti, a meno che non sia impossibile scinderli dalla deposizione dei fatti;
  • evitare domande suggestive

A seguito della testimonianza si redige il verbale sotto la direzione del giudice, il quale, se lo riterrà opportuno, potrà anche descrivere il comportamento della parte e del testimone.

Interrogatorio formale e interrogatorio libero

L’interrogatorio formale è il mezzo di prova che tende a provocare la confessione della parte e che deve essere deferito dalla controparte. Soltanto il giudice, su istanza di parte, può disporre l’interrogatorio formale. La parte che lo deferisce deve proporre precisamente le domande relative alle circostanze di fatto sui cui l’avversario sarà ascoltato dal giudice. Se la parte, a cui è stato deferito l’interrogatorio formale, non si presenta allo stesso oppure si rifiuta di rispondere, il giudice può, valutati gli altri elementi di prova, ritenere ammessi i fatti dedotti nell’interrogatorio.

L’interrogatorio libero, invece, rientra tra i poteri del giudice che lo può richiedere in qualunque stato e grado del processo. Le dichiarazioni rese dalle parti in questo tipo di interrogatorio, saranno valutabili come argomento di prova.

L’ispezione

L’ispezione è il mezzo istruttorio con il giudice dispone l’esame di luoghi, persone, cose mobili o immobili, oggetti che non possano entrare nel processo come documenti, ma solo come risultato di un’osservazione.

L’ispezione corporale, invece, potrà essere compiuta da un consulente tecnico. Anche le indagini sul sangue e sul DNA per stabilire il riconoscimento o il disconoscimento della paternità rientrano nell’ambito delle ispezione corporali.

L’ispezione non può essere ordinata quando sia idonea a creare un grave danno alla persona da esaminare, alla cosa o ai luoghi, o quando comporti la violazione del segreto professionale, del segreto d’ufficio o del segreto di Stato.

Oltre a riportare le osservazioni per iscritto, il giudice può chiedere che siano eseguiti calchi, rilievi, riproduzioni fotografiche o cinematografiche.

Se necessario per verificare l’esatto svolgimento di un accadimento storico, il giudice può ordinare la simulazione dell’evento, secondo le indicazioni svolte dalle parti negli atti.

Di GIANLUCA SERAO

note

[1] Art. 115 cod. proc. civ.

[2] Art. 216 cod. proc. civ.

[3] Art. 2730 cod. civ.


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