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Omesso pagamento imposta registro atti giudiziari: come contestare avviso

24 Ottobre 2018


Omesso pagamento imposta registro atti giudiziari: come contestare avviso

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 Ottobre 2018



Se hai dimenticato di pagare l’imposta per la registrazione di un atto giudiziario e ti arriva un avviso di liquidazione lo puoi contestare per mancata motivazione: ecco come.

Diversi mesi fa è uscita una sentenza che ti ha dato ragione in merito a una contesa su un terreno durata a lungo. La parte sconfitta è stata condannata al pagamento delle spese processuali, com’è regola che avvenga in questi casi. Hai così ritenuto che quest’ultima, insieme all’onorario per il tuo avvocato, versasse anche l’imposta di registro sulla sentenza. Del resto la regola della soccombenza impone proprio questo: tutti i costi collegati al giudizio – tanto quelli riguardanti le imposte quanto le parcelle dei professionisti – sono a carico di chi perde. Invece solo ora scopri che la registrazione della sentenza non è stata effettuata e la relativa tassa non è stata versata. Lo sai perché l’Agenzia delle Entrate ti ha notificato un avviso di accertamento. Come mai anche a te? Devi correre ai ripari e perciò ti chiedi come contestare l’avviso per l’omesso pagamento dell’imposta di registro atti giudiziari. La soluzione viene da una recente ordinanza della Cassazione [1].

La Corte si riferisce ai numerosi avvisi di liquidazione relativi all’imposta di registro sulle sentenze e accorda valore a un vizio spesso sollevato dai contribuenti: quello di mancanza di motivazione dell’accertamento fiscale. Di tanto parleremo in questo articolo. Ti spiegheremo cioè, allo stesso modo di come avevamo fatto in un articolo pubblicato sul nostro stesso giornale un anno fa, come contestare l’avviso di imposta di registro su sentenza. Del resto, da allora l’orientamento della Suprema Corte non è cambiato, ma anzi si è rafforzato. 

Imposta di registro su sentenza: chi paga?

Nel momento in cui viene pubblicata una sentenza (la pubblicazione consiste nel deposito dell’atto in cancelleria, dopo la firma del giudice), entrambe le parti sono tenute in solido a pagare al fisco l’imposta di registro. “In solido” significa che, a prescindere da vinti e vincitori, l’Agenzia delle Entrate può chiedere il versamento della tassa a tutti i soggetti che si sono dati battaglia in causa. Naturalmente, se il giudice ha condannato una parte al pagamento delle spese processuali, nei rapporti con l’avversario è quest’ultima tenuta a versare l’imposta. Ma se non lo fa, il fisco può rivalersi contro l’altra parte (fatta salva, a sua volta, la possibilità poi di chiedere al soccombente la restituzione integrale della somma sborsata). Facciamo un esempio pratico. Immaginiamo che Rocco abbia vinto una causa contro Simone e che quest’ultimo sia stato condannato dal giudice alle spese processuali. Simone però non si preoccupa di versare l’imposta di registro e dopo due anni l’Agenzia delle Entrate invia un avviso di liquidazione a entrambi i soggetti. Rocco, vista la noncuranza di Simone e non volendo rischiare pignoramenti dello stipendio, paga tutta la somma; dopodiché invia una diffida di pagamento a Simone chiedendogli la restituzione integrale di quanto versato. Simone dovrà rimborsarlo interamente avendo questi perso il processo.

Avviso liquidazione imposta registro sentenza: impugnazione

Quando nessuna delle due parti in causa paga l’imposta di registro sulla sentenza, l’Agenzia delle Entrate invia ad entrambe l’avviso di liquidazione. Questo avviso di liquidazione, però, deve essere motivato. Cosa significa? Che non può limitarsi a citare gli estremi dell’atto giudiziario cui si riferisce, perché il contribuente deve poter verificare il calcolo dell’imposta. Pertanto – dice la Cassazione – è nullo l’avviso di liquidazione dell’imposta di registro che si limita a richiamare la data e il numero della sentenza cui si riferisce senza però allegarla, in quanto così facendo non si consente al contribuente di controllare la correttezza della richiesta dell’amministrazione finanziaria. In ogni caso, l’ufficio non può integrare la carenza motivazionale del provvedimento iniziale con ulteriori elementi addotti successivamente in sede giudiziale.

L’avviso di liquidazione per omesso pagamento dell’imposta di registro su atti giudiziari deve contenere anche l’allegazione della sentenza: quest’obbligo è previsto dalla legge per garantire al contribuente il pieno ed immediato esercizio delle sue facoltà difensive. In mancanza di allegazione della sentenza, il contribuente sarebbe costretto ad un’attività di ricerca, presso gli uffici o presso terzi, che comprimerebbe illegittimamente il termine a sua disposizione per impugnare.

Non è quindi sufficiente il richiamo nell’atto impositivo degli estremi della sentenza non allegata in quanto occorre la specifica motivazione: questa non può tradursi in un semplice richiamo degli atti precedenti del procedimento. La motivazione richiede pure la determinazione del tributo dovuto e l’indicazione degli elementi matematici posti alla base della quantificazione onde consentire al contribuente la verifica della correttezza del calcolo. Tradotto in termini pratici: significa che l’avviso di liquidazione è nullo se non allega anche l’atto giudiziario sul quale non è stata versata l’imposta, perché è solo dalla lettura di questo che il contribuente riesce a verificare se il calcolo effettuato dall’Agenzia delle Entrate nell’avviso è corretto.

La pronuncia è interessante innanzitutto perché alcuni uffici effettivamente non sempre allegano la sentenza per la quale richiedono le imposte, sul presupposto che il contribuente sia già a conoscenza dell’atto. Invece, secondo la Cassazione, non si può presumere la conoscenza della sentenza. Non è detto, infatti, che la sentenza oggetto di registrazione sia stata notificata al contribuente. Ciò implicherebbe che questi dovrebbe prima cercare tale documento per sincerarsi dell’effettiva debenza dell’imposta di registro. È però probabile che a causa del tempo speso per cercare la sentenza, perda la possibilità di impugnare l’avviso di liquidazione e quindi di difendersi (entro 60 giorni dalla notifica).


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1 Commento

  1. Articolo molto interessante ed utile perché porta a conoscenza di una problematica non nota ai più e sulla quale l’Agenzia delle Entrate ci gioca parecchio ai danni del cittadino. Segnalo, però, che manca l’indicazione o l’eventuale link dell’Ordinanza della Cassazione indicata in parentesi [1]. Potete integrare l’articolo o inviarmi l’indicazione (meglio sarebbe il link)

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