Diritto e Fisco | Editoriale

Infrastrutture digitali e Governo

27 febbraio 2013


Infrastrutture digitali e Governo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 febbraio 2013



Il punto sulla diffusione della banda larga in Italia: si riduce il ritardo sui servizi di base, ma aumenta il divario rispetto alle reti di nuova generazione.

 

Mentre aspettiamo un nuovo Governo, da Bruxelles arrivano le pagelle sull’avanzamento dell’Agenda Digitale, con particolare riguardo al primo pilastro della strategia di sviluppo dell’Unione Europea, vale a dire le nuove infrastrutture di comunicazione, vero e proprio elemento abilitante della rivoluzione digitale prossima ventura.

Il tema rimane di grande attualità, al punto che tutti i partiti politici nostrani si sono affrettati ad inserire nel proprio programma elettorale una qualche forma di piano per l’economia digitale e il tema più ricorrente è, appunto, quello delle infrastrutture a banda larga, mentre sui diversi ambiti applicativi di tali reti e delle tecnologie digitali in generale, permane ancora una grande confusione.

Obiettivi europei. A differenza di quanto accade nel Bel Paese, a Bruxelles cercano di identificare degli obiettivi guida e di fissare delle date. In materia di reti a  banda larga e ultra larga (definita come collegamenti con una velocità di download superiore a 30 Mbit/s), nell’Agenda Digitale Europea viene posto un primo obiettivo al 2013, che prevede di garantire a tutti i cittadini un accesso alla rete a banda larga. Il secondo obiettivo, decisamente più sfidante, è quello di arrivare alla fine del decennio con un livello minimo dei collegamenti a 30 Mbit/s e il 50% della popolazione che utilizza collegamenti a 100 Mbit/s.

La meta dietro all’angolo. Riguardo al primo obiettivo, l’Italia rispetterà l’appuntamento (qualche piccolo ritardo mettiamolo pure in conto), probabilmente utilizzando in modo più esteso rispetto a quanto previsto inizialmente le soluzioni radio e satellitari. Sebbene non sempre in modo sincronizzato e economicamente efficiente, l’azione dei privati e dei soggetti istituzionali, nazionali e locali, ha effettivamente consentito di annullare il divario infrastrutturale rispetto ai Paesi europei più avanzati, perlomeno per il servizio di base. Il Piano Nazionale Banda Larga prevede addirittura una soglia minima (2 Mbit/s), livello che non viene esplicitato dall’Unione Europea ed è addirittura superiore all’obiettivo che si è dato la Germania.

L’energia del futuro. Se quanto appena affermato è vero siamo quindi pronti per la rivoluzione digitale? La risposta è seccamente negativa e il secondo obiettivo comunitario ce lo ricorda. Per affrontare le sfide dell’economia digitale serviranno nuove “ferrovie e autostrade digitali” e gli investimenti necessari sono di un ordine di grandezza superiore rispetto a quanto abbiamo speso nell’ultimo decennio. Alla meta arriveranno solamente i Paesi in grado di mobilitare risorse importanti e progetti sinergici tra lo sviluppo infrastrutturale e l’affermazione di nuovi servizi.

Un divario crescente. Il quadro della situazione presentato dalla Commissione europea (aggiornato a metà 2012), evidenzia impietosamente come l’Italia sia fanalino di coda, insieme a Grecia e Cipro, per quanto riguarda la disponibilità di infrastrutture e servizi a banda ultra larga.  Per il vero, il 2012 è stato un punto di svolta grazie all’annuncio di importanti progetti di investimento da parte dei soggetti privati, ma rispetto agli altri partner europei non si può nascondere come il divario rimarrà importante, con una forte differenziazione tra le diverse aree del Paese. L’ultimo Governo ha annunciato l’avvio di bandi pubblici per alcune Regioni del Mezzogiorno, ma dall’impatto modesto e con l’utilizzo di risorse essenzialmente di provenienza comunitaria.

Lettera aperta al nuovo Governo. Pensando al dopo elezioni, ci piacerebbe immaginare che nel programma dei primi 100 giorni comparisse un’assunzione di responsabilità diretta del Governo in materia di Agenda Digitale, attraverso un Ministro responsabile dello sviluppo digitale e con un rinnovato impegno sull’Agenzia Digitale, che dovrebbe presentare un programma di azione pluriennale. Allo stesso tempo serve una presa di posizione netta del Governo sugli obiettivi Paese per la realizzazione della rete di nuova generazione, con la definizione di un mandato chiaro alla Cassa Depositi e Prestiti.

È sempre più evidente la necessità di un “piano Marshall per il digitale”, che si deve però generare all’interno del nostro Paese.

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