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Dopo quanti messaggi sul cellulare è stalking?

9 novembre 2018


Dopo quanti messaggi sul cellulare è stalking?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 novembre 2018



Stalking: commette reato di atti persecutori chi invia messaggi continui sul cellulare dell’ex in un arco di tempo consistente.

Hai da poco interrotto una relazione sentimentale o stai per separarti ma il tuo ex non si rassegna alla fine della vostra storia ed inizia ad inviarti messaggi sul cellulare. Inizi a ricevere decine di messaggi con i quali ti chiede un chiarimento o insiste per una riappacificazione; ti contatta via sms, tramite whatsapp o via Facebook, sino a quando sei costretta a spegnere il cellulare. L’invio dei messaggi continua per giorni e nonostante tu non risponda lui continua a scriverti, fin quando non ti chiedi se sia il caso di cambiare numero di cellulare. Preoccupata ed in ansia a causa del comportamento del tuo ex ti domandi dopo quanti messaggi sul cellulare è stalking. Ebbene, se hai ricevuto numerosi messaggi da una persona molesta per un periodo di tempo consistente e tale comportamento ti ha causato ansia o timore e ti ha costretto a mutare le tue abitudini di vita, puoi denunciare il fatto in quanto tale condotta costituisce reato di atti persecutori. Per approfondire meglio la questione, analizziamo cosa si intende per stalking e quando si commette il reato.

Cos’è lo stalking?

Non sono infrequenti i casi in cui, soprattutto al termine di una relazione sentimentale, un membro della coppia che, per esempio, non si è rassegnato alla fine del rapporto, inizi ad inviare messaggi sul cellulare dell’ex. Gli sms inizialmente, applicazioni come whatsapp, messenger, telegram e social come Facebook oggi, consentono di poter conservare tali messaggi e, dunque, di poter avere la prova scritta della condotta molesta [1].

Un comportamento inizialmente solo fastidioso può trasformarsi, infatti, in reato se ricorrono determinati presupposti: per essere punito è necessario che lo stalker ponga in essere condotte reiterate con le quali minaccia o molesta una persona provocandole un perdurante e grave stato di ansia o paura per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona che sia legata ad essa da relazione affettiva ovvero da costringerla ad alterare le proprie abitudini di vita [2].

Il termine stalking– dall’inglese to stalk, termine con cui si descrive l’attività di chi, cacciando una preda, si apposta, la segue – ha assunto il significato di assillare, molestare, perseguitare: descrive l’attività di quelle persone che seguono e s’insinuano nella vita privata con telefonate o altri mezzi come email ed sms.

La condotta persecutoria spesso subisce un graduale aumento, una escalation vera e propria: non sono affatto rari i casi in cui da una condotta inizialmente posta in essere con l’invio di sms e messaggi whatsapp si passi a condotte ancora più invasive della sfera privata, come pedinamenti, appostamenti sotto casa o sul luogo di lavoro, minacce verbali ed aggressioni fisiche.

Il reato scatta se le azioni dello stalker causano uno degli eventi previsti dal legislatore, ossia se cagionano un grave e perdurante stato di ansia o paura nella vittima, se ingenerano nella stessa un fondato timore per la propria incolumità o per quella di persone a lei vicino o se la costringono a cambiare le proprie abitudini di vita [3]. Lo stato di ansia e timore non deve essere provato con referti medici che diano atto dell’esistenza di una vera e propria patologia: è sufficiente, invece, che la condotta dello stalker abbia causato nella vittima effetti destabilizzanti per la sua psiche tale da incidere sulla sua capacità di autodeterminazione [4]. Non è necessario che gli eventi sopra elencati si verifichino tutti, essendo sufficiente che gli atti persecutori causino uno solo di essi.

Cosa puoi fare, allora, se sei vittima di un comportamento ossessivo e molesto attuato tramite invio di messaggi al tuo telefono?

In base a quanto premesso, quindi, l’invio continuo e reiterato di sms o messaggi whatsapp costituisce reato se tale condotta causa a chi li riceve non un semplice fastidio, ma un vero e proprio stato di ansia che la costringa a modificare il proprio comportamento, ad esempio a cambiare numero di telefono, ad eliminare il proprio profilo sui social come Facebook, a non rispondere alle chiamate provenienti da numeri sconosciuti.

Se quindi sei vittima della situazione appena descritta puoi, per prima cosa, rivolgerti al questore affinché ammonisca il tuo molestatore. Il nostro legislatore ha previsto infatti che, fin quando non è proposta querela per il reato di stalking, la persona offesa può esporre i fatti all’autorità di pubblica sicurezza avanzando al Questore richiesta di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta [5]. Il questore, assunte le necessarie informazioni e sentite le persone a conoscenza dei fatti, se ritiene che l’istanza sia fondata, ammonisce oralmente il soggetto che ha commesso il fatto, invitandolo ad astenersi dal porre nuovamente in essere condotte moleste e redige verbale che viene consegnato alla vittima [6].

In alternativa, puoi direttamente proporre querela nei confronti del tuo persecutore, descrivendo dettagliatamente i fatti e fornendo anche come prova i messaggi che hai ricevuto.

Quanti sms servono per commettere stalking?

Hai ricevuto decine di messaggi nell’arco di pochi giorni da parte del tuo ex e li hai salvati sul tuo cellulare;ti stai chiedendo, quindi, se siano sufficienti per poterlo denunciare.

Il reato di atti persecutori o stalking richiede che la condotta posta in essere dall’agente sia continuativa e reiterata, pertanto bisogna valutare diversi elementi, innanzitutto il numero di messaggi ricevuti e l’arco di tempo in cui il persecutore ha perpetrato le proprie azioni.

La giurisprudenza ha escluso la sussistenza del reato di stalking nel caso in cui la vittima abbia ricevuto numerosi messaggi ma in un limitatissimo arco temporale: la Corte di Cassazione ha affermato, al riguardo, che non si può configurare il reato di atti persecutori nel caso in cui l’autore della condotta abbia inoltrato alla vittima dieci messaggi nell’arco di un’ora [7]. La giurisprudenza ha ritenuto che il ristrettissimo arco temporale in cui si erano svolti i fatti non può essere compatibile con la causazione di un perdurante e grave stato d’ansia tale da portare chi riceve il messaggio a temere per la propria incolumità o a modificare le proprie abitudini.

Il Consiglio di Stato ha chiarito, invece, che l’invio di diciannove messaggi nel periodo di tempo di un mese costituisce reato, trattandosi di una condotta a carattere continuativo e che si reitera nel tempo [8]. E’ chiaro che una condotta di questo tipo, che viene posta in essere in un arco temporale consistente, assume i caratteri propri dello stalking in quanto si insinua in modo ossessivo nella vita privata della persona portandola a mutare le proprie abitudini.

La Corte di Cassazione ha affermato che l’invio di decine sms e le chiamate continue effettuati in un periodo di tempo brevissimo – un solo giorno – integrano il reato di atti persecutori se costituiscono la causa effettiva del perdurante stato di ansia e di paura tali da portare la vittima a cambiare radicalmente le proprie abitudini [9].Nel caso specifico oggetto di tale sentenza, infatti, la vittima si era vista costretta a cambiare in modo netto la propria vita, vivendo uno stato d’ansia tale da portarla non solo a non rispondere al telefono, ma addirittura a cambiare città; la Corte di Cassazione ha messo in rilievo, quindi, il disagio causato dalle condotte moleste che, nell’escalation iniziata con numerosi messaggi, erano culminate con l’appostamento.

Non bisogna, cioè, prendere in considerazione esclusivamente il numero di messaggi e la durata dell’azione, ma anche il verificarsi delle conseguenze sulla persona che subisce le condotte del suo persecutore.

Un ulteriore elemento che viene solitamente valutato dai tribunali nei processi per stalking è il momento della giornata in cui gli sms vengono inviati: la giurisprudenza ha affermato che non commette reato chi invia nove sms in una sola giornata e per di più in orari consoni e normali [10].

Con una sentenza piuttosto recente [11] un uomo è stato condannato per aver inviato decine di messaggi messaggi ed aver effettuato insistenti chiamate alla ex che gli aveva da poco comunicato la propria scelta di interrompere la relazione che durava ormai da tanto tempo. Nel caso in questione l’uomo aveva iniziato ad inviare alla vittima sms a tutte le ore del giorno e della notte, ad effettuare chiamate anche al numero fisso del luogo di lavoro della donna, a cercarla su Facebook nonostante questa, in ansia e spaventata, avesse già provveduto a bloccare il profilo: a causa di questa condotta la vittima non dormiva più ed aveva iniziato a tenere nella borsa uno spray al peperoncino per il timore di venire aggredita. Ebbene, il Tribunale ha condannato l’uomo ritenendo integrato il reato visto il considerevole ed insistente numero di messaggi inviati ed ha chiarito che lo stato di ansia del reato di stalking è dimostrato dal malessere della vittima che si è manifestato con disturbi del sonno.

E’ stalking anche se la vittima risponde

Cosa accade se rispondi ai messaggi che sono stati inviati insistentemente al tuo cellulare?

Molte volte, con fine di far calmare le acque e di far cessare la condotta persecutoria, ti è potuto capitare di rispondere ai messaggi ricevuti; molto spesso si pensa infatti che rispondere ai messaggi  possa servire a far desistere l’autore della condotta.

La giurisprudenza ha affermato che lo stalking sussiste anche nel caso in cui la vittima abbia tenuto un atteggiamento accondiscendente, rispondendo ai messaggi, con l’intenzione di non far aggravare la situazione.[12] Secondo la giurisprudenza, quindi, non deve essere dato peso al comportamento della vittima che talvolta si è potuto mostrare anche accondiscendente, dovendosi invece valutare la condotta complessiva e continuativa, unitamente agli effetti che ha causato sulla psiche e sui comportamenti della vittima.

note

[1] Trib.Pescara n. 1729 del 29.05.2018.

[2] Art. 612 bis cod. pen.

[3] Cass. pen. sent. n. 4968/17.

[4] Trib. S.Maria Capua V., sez. II, n. 3130 del 25.07.2018.

[5] Art. 8 D. L. n. 11/2009 convertito in L. n. 38/2009.

[6] Consiglio di Stato sez. III, n. 2419 del 6.06.2016.

[7] Cass. pen. sent. n. 52585/17 del 17.11.2017.

[8] Cons. Stato sent. n. 4241/2016.

[9] Cass. pen. sent. n. 35790 21.06.2018.

[10] Cass. pen. V sezione sent. n. 52585/2017.

[11] Trib. Chieti, n. 443 del 29.03.2018.

[12] Cass. pen. sent. n. 27466 del 14.06.2018.


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