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Visita fiscale: vale per i dipendenti esenti da reperibilità?

24 Ott 2018


Visita fiscale: vale per i dipendenti esenti da reperibilità?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 Ott 2018



Secondo l’Inps, la visita fiscale di controllo può essere mandata comunque se il datore di lavoro segnala che ci sono particolari motivi di sospetto.

Ti sei messo in malattia e non stai andando al lavoro. Purtroppo le tue condizioni di salute non sono ottimali: sei sottoposto a una terapia salvavita oppure ti è stata riscontrata una invalidità pari al 67%. Rientri quindi nei casi in cui non sei tenuto a restare a casa per rispettare la reperibilità e sottoporti alle visite mediche di controllo dell’Inps. Senonché un giorno, mentre stai per uscire, bussa al citofono il medico fiscale che ti chiede di salire. Gli apri la porta di casa ma, quando ti chiede di sottoporti alla visita, gli opponi un secco rifiuto: la legge – gli dici – mi esonera dai controlli fiscali per cui non sono tenuto a farmi visitare. Lui invece è di contrario avviso e sostiene che, in caso di rifiuto immotivato, dovrà relazionarlo all’Inps. Le conseguenze potrebbero essere non solo la revoca del trattamento economico durante il periodo di malattia ma anche un licenziamento. Chi di voi ha ragione? La visita fiscale vale anche per i dipendenti esenti dalla reperibilità? La questione è stata di recente affrontata dall’Inps in un chiarimento [1] che richiama diverse circolari [2].

Vale la pena di ricordare cosa stabilisce la legge in materia di reperibilità del lavoratore malato, visita fiscale ed esoneri per chi è gravemente malato.

Obblighi di reperibilità per il lavoratore in malattia

Ricordiamo che, per legge, il lavoratore malato deve rimanere a casa – anche quando la malattia gli consentirebbe di uscire – al fine di sottoporsi all’eventuale controllo del medico fiscale dell’Inps ossia la cosiddetta visita fiscale.

Le fasce orarie di reperibilità sono diverse a seconda del tipo di rapporto di lavoro:

  • dipendente pubblico: dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18;
  • dipendente privato: dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19.

Questi obblighi valgono dal lunedì alla domenica anche nei giorni festivi del calendario (i cosiddetti “giorni rossi”). Nell’arco della stessa giornata si possono avere  anche due visite fiscali; quindi chi ha già ricevuto il medico dell’Inps non può uscire di casa.

Il dipendente può assentarsi da casa, durante le fasce orarie di reperibilità, solo in tre casi:

  • necessità di sottoporsi a visite mediche generiche urgenti e ad accertamenti specialistici che non possono essere effettuati in orari diversi da quelli compresi nelle fasce orarie di reperibilità;
  • provati gravi motivi personali o familiari;
  • cause di forza maggiore.

Per l’elenco dei casi concreti che rientrano in tali ipotesi leggi Malattia senza visita fiscale: in quali casi?

Esonero dalla reperibilità per il lavoratore in malattia

La legge ha però previsto delle cause di esonero dall’obbligo di reperibilità sia per il lavoratore del comparto privato che per quello pubblico. Queste cause – per lo più collegate a malattie gravi che richiedono interventi medici e cure costanti in ospedale – sono diverse a seconda che si tratti di lavoratori pubblici o privati (le elencheremo a breve).

Chi rientra nelle ipotesi di esenzione può quindi uscire di casa in qualsiasi momento senza timore che, in propria assenza, possa arrivare il medico fiscale.

Esenzioni dalla reperibilità per i lavoratori privati

Le esenzioni per i lavoratori dipendenti del comparto privato riguardano i seguenti casi:

  • patologie gravi che richiedono terapie salvavita, comprovate da idonea documentazione della struttura sanitaria;
  • eventi determinati da infortunio sul lavoro o malattia professionale (anche quando sia ancora in corso la relativa istruttoria): in tale ipotesi non possono essere disposte visite di controllo da parte dell’Inps per non interferire nell’attività di competenza esclusiva dell’Inail in materia;
  • stati patologici sottesi o connessi a situazioni di invalidità riconosciuta, in misura pari o superiore al 67% (vedremo a breve quali sono).

Esenzioni dalla reperibilità per i lavoratori pubblici

Le esenzioni per i pubblici dipendenti riguardano i seguenti casi:

  • patologie gravi che richiedono terapie salvavita;
  • causa di servizio riconosciuta che abbia dato luogo all’ascrivibilità della menomazione unica o plurima alle prime tre categorie della Tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1981, n. 834, ovvero a patologie rientranti nella Tabella E del medesimo decreto;
  • eventi determinati da infortunio sul lavoro o malattia professionale (anche quando sia ancora in corso la relativa istruttoria): in tale ipotesi non possono essere disposte visite di controllo da parte dell’Inps per non interferire nell’attività di competenza esclusiva dell’Inail in materia;
  • stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta, pari o superiore al 67% (vedremo a breve quali sono).

Ricorda che la visita fiscale deve essere richiesta obbligatoriamente dal tuo datore di lavoro pubblico se l’assenza si verifica nelle giornate precedenti o successive a quelle non lavorative, ma, discrezionalmente, può essere anche disposta più volte durante il medesimo periodo di prognosi.

Quali sono gli stati patologici per situazioni di invalidità pari o superiore al 67%? 

La circolare dell’Inps del 2016 [2] ha indicato quali sono gli «stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta, pari o superiore al 67%» che consentono di ottenere l’esonero dalla visita fiscale ossia di non dover rispettare la reperibilità. Tali malattie sono:

  • Sindromi vascolari acute con interessamento sistemico;
  • Emorragie severe/infarti d’organo;
  • Coagulazione intravascolare disseminata e condizioni di shock, stati vegetativi di qualsiasi etiologia;
  • Insufficienza renale acuta;
  • Insufficienza respiratoria acuta anche su base infettiva (polmoniti e broncopolmoniti severe, ascesso polmonare, sovrainfezioni di bronchiectasie congenite, fibrosi cistica);
  • Insufficienza miocardica acuta su base elettrica (gravi aritmie acute), ischemica (infarto acuto), meccanica (defaillance acuta di pompa) e versamenti pericardici;
  • Cirrosi epatica nelle fasi di scompenso acuto;
  • Gravi infezioni sistemiche fra cui AIDS conclamato;
  • Intossicazioni acute ad interessamento sistemico anche di natura professionale o infortunistica non INAIL (arsenico, cianuro, acquaragia, ammoniaca, insetticidi, farmaci, monossido di carbonio, ecc.);
  • Ipertensione liquorale endocranica acuta;
  • Malattie dismetaboliche in fase di scompenso acuto;
  • Malattie psichiatriche in fase di scompenso acuto e/o in TSO;
  • Neoplasie maligne in: 1) trattamento chirurgico e neoadiuvante; 2) chemioterapico antiblastico e/o sue complicanze; 3) trattamento radioterapico;
  • Sindrome maligna da neurolettici;
  • Trapianti di organi vitali;
  • Altre malattie acute con compromissione sistemica (a tipo pancreatite, mediastinite, encefalite, meningite, ecc.) per il solo periodo convalescenziale;
  • Quadri sindromici a compromissione severa sistemica secondari a terapie o trattamenti diversi (a tipo trattamento interferonico, trasfusionale).

Il dipendente che si trovi in una delle predette condizioni e voglia farsi riconoscere l’esenzione dalla visita fiscale deve inviare tutta la relativa documentazione medica, attestante la patologia, al datore di lavoro e all’Inps.

Niente codice E

L’Inps ha precisato che il “codice E” – che è quello che dà diritto all’esonero dalla reperibilità – non deve essere inserito nel certificato dal medico curante (il quale deve solo limitarsi a certificare la malattia e a indicare se questa rientri o meno in uno dei predetti casi di esonero), ma è un codice a esclusivo uso interno riservato ai medici Inps durante la disamina dei certificati pervenuti per esprimere le opportune decisioni tecnico-professionali, secondo precise disposizioni centralmente impartite in merito alle malattie gravissime. È dunque del tutto inutile chiedere al medico curante di indicare nel certificato di malattia il “codice E” per evitare i controlli del medico fiscale: il medico di base non può farlo; egli deve limitarsi a spuntare il campo relativo a terapie salvavita/invalidità. Sarà il personale dell’Inps, successivamente, una volta ricevuto telematicamente il certificato medico, a indicare il paziente con il Codice E.

Ma che cos’è il Codice E? Mediante l’utilizzo di tale codice, il medico dell’istituto, durante l’analisi del certificato, ha l’opportunità – da esercitare secondo ponderato discernimento clinico e medico legale – di escludere uno specifico certificato dal flusso dell’applicativo data mining qualora la diagnosi evidenzi una condizione di gravità tale che sconsigli o addirittura controindichi il controllo domiciliare disposto d’ufficio [3].

Ci può essere la visita fiscale per chi è esonerato dalla reperibilità?

Veniamo ora al punto nodale della questione da cui siamo partiti: nonostante l’esonero dalla reperibilità indicato nel certificato del medico curante, l’Inps può inviare ugualmente un controllo? La risposta è sì. Difatti, una cosa è la reperibilità, un’altra la visita fiscale. Il dipendente può sì uscire di casa (e pertanto non deve essere reperibile), ma eventuali controlli concordati sono comunque possibili. È bene sapere, quindi, che può essere disposta comunque una visita di controllo previo appuntamento. E la ragione è molto semplice: l’Inps deve essere posto nelle condizioni di verificare l’effettività della malattia e l’attendibilità del certificato medico.

Pertanto – conclude l’Inps nella recente nota [1] – i datori di lavoro hanno comunque la possibilità (indicata nella circolare del 2016 [2]) di chiedere un controllo anche per i dipendenti esenti dalla reperibilità, richiesta che deve essere comunque valutata dal personale Inps.

Qualsiasi eventuale annotazione nelle note di diagnosi della dizione “Codice E” non può evidentemente produrre alcun effetto di esonero né dal controllo né dalla reperibilità, rimanendo possibile la predisposizione di visite mediche di controllo domiciliare sia a cura dei datori di lavoro che d’ufficio.

note

[1] Inps, nota del 23.10.2018: «Esenzione dalla reperibilità per malattia: chiarimenti»

[2] Inps, circolare n. 95/2016.

[3] Inps, messaggio n. 4752/2015.


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