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Quante volte il padre può vedere i figli?

9 novembre 2018


Quante volte il padre può vedere i figli?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 novembre 2018



Padri separati: da quando vi siete lasciati non riesci a vedere i tuoi figli, se non per poche ore al mese quando va bene; ma c’è un numero minimo di incontri tra padre e figlio? Quanto tempo puoi trascorrere con lui?

La certezza di poter coltivare e mantenere un rapporto sereno e stabile con tuo figlio è tutto ciò che vorresti avere dopo la separazione da tua moglie o dalla tua compagna. La certezza di poterlo vedere, di fargli sentire la tua presenza costante, potergli dare consigli, diventare il suo punto di riferimento insieme alla madre. Il timore che precede la fase della separazione ma, in generale, il momento in cui cessa la convivenza tra due persone la cui relazione amorosa è giunta al capolinea è carico di dubbi, soprattutto quando sai che non porterai tuo figlio con te perché resterà a vivere con la mamma.  E allora, in men che non si dica, ti ritrovi a chiedere il permesso per poterlo vedere nonostante ci siano accordi chiari tra di voi, magari si era detto tre pomeriggi a settimana. E invece quando riesci a stare con lui due volte a settimana ti è andata bene, perché una volta aveva la febbre, l’altra volta il compleanno dell’amichetto, un altro giorno la mamma lo ha portato al parco. Insomma, ti capita di non riuscire ad avere il tuo tempo ed il tuo spazio con tuo figlio. È anche normale che ti stia chiedendo perché tuo figlio può vivere con la madre e tu puoi incontrarlo solo qualche pomeriggio al mese. E se, di conseguenza, ti stai anche chiedendo: quante volte il padre può vedere i figli? Devi sapere che non c’è un calendario stabilito per legge, nessuna norma indica quante ore spettino al padre e nessuna previsione standard valevole per tutti i casi; la legge fa molto di più: ti indica i criteri per stabilire come e quando passare del tempo insieme a tuo figlio a tutela del suo esclusivo interesse di costruire un rapporto stabile con entrambi i genitori.

I figli hanno il diritto di costruire un rapporto stabile con entrambi i genitori

Dopo la fine del rapporto con la madre di tuo figlio, prendi le tue cose e ti trasferisci in un altro appartamento. Lo fai perché la tua ex non ha una casa di proprietà e un lavoro stabile, tuo figlio è ancora piccolo e non vuoi che si allontani dalla casa in cui è nato; così, fai le valigie. Supponiamo che non siete sposati, quindi non dovete iniziare un procedimento di separazione, per cui nell’immediato non pensate a rivolgervi al tribunale per regolare i rapporti con vostro figlio, semplicemente lei ti dice di andare a prenderlo due volte a settimana di pomeriggio dopo che ha finito i compiti e di riportarlo a casa entro l’ora di cena. Chiedi se puoi stare con tuo figlio almeno un fine settimana al mese e ti viene concesso.

Così inizi questa nuova quotidianità in cui tutto è organizzato in modo che due pomeriggi al mese siano liberi, cascasse il mondo, per stare con tuo figlio. All’inizio procede tutto bene, non ci sono intoppi, né incomprensioni, tu lo vai a prendere e lo riporti a casa puntualmente.

Pian piano, però, ti accorgi che il tempo che trascorri con lui è davvero poco rispetto a quando vivevate insieme, allora chiedi se puoi trascorrere insieme a lui almeno un altro pomeriggio a settimana e un altro fine settimana al mese. La risposta potrebbe essere negativa e non per cattiveria della tua ex, ma perché probabilmente nutre dei timori, magari pensa che tu non sia in grado di occuparti di tuo figlio da solo, crede che potrebbe mancargli qualcosa, di sicuro però non ha piena consapevolezza dell’importanza che la legge stessa riconosce al tempo che genitori e figli devono trascorrere insieme, consapevolezza che, probabilmente, anche tu devi acquisire.

Cosa vuol dire? Significa semplicemente che per legge i figli, tutti, che siano o meno nati in costanza di matrimonio, hanno il diritto alla bigenitorialità, cioè a costruire un rapporto stabile con entrambi i genitori e, allora, tutti gli accordi presi dai genitori devono essere volti alla massima tutela di questo sacrosanto diritto di tutti i figli.

Dunque, quando i genitori si lasciano la prima cosa da fare è capire come organizzare la loro nuova vita cercando di dare piena attuazione al diritto alla bigenitorialità dei propri figli.

Quindi, il criterio guida che i genitori devono sempre seguire nel regolare, anche informalmente, i rapporti con i figli e per il loro esclusivo bene è la bigenitorialità. Prima di confermare qualunque regola, rispondete insieme alla domanda: così facendo, tuteliamo il diritto di nostro figlio di coltivare e mantenere un rapporto stabile con entrambi i genitori? Se la risposta è affermativa, confermate la regola che stavate per darvi.

Ad esempio: il bambino vivrà presso la madre in maniera prevalente; il padre potrà stare con lui tre pomeriggi a settimana, dall’uscita di scuola e fin dopo cena e starà con lui almeno due fine settimana al mese, pernottamento incluso. Cosa si evince da questa semplice regola che una coppia potrebbe darsi? Si evince che è vero che il padre non vivrà con il figlio come prima, ma è anche vero che potrà stare con lui per un tempo adeguato: gli preparerà il pranzo, lo aiuterà a fare i compiti, potranno giocare insieme, fare la spesa, cucinare e cenare insieme; potranno trascorre insieme almeno due fine settimana e magari approfittarne per una gita fuori porta.

È tutelato il diritto alla bigenitorialità di questo bambino? Probabilmente lo è, perché potrà trascorrere un tempo sufficiente anche con il padre per creare con lui un rapporto stabile; un tempo adeguato anche per il padre, che trascorrendo più tempo con il figlio potrà adempiere al proprio dovere di cura, educazione e assistenza in maniera piena e continuativa.

Quali sono i tempi di permanenza con l’affido condiviso?

La legge presuppone che dopo la cessazione della convivenza tra i genitori, i figli restino affidati a entrambi, si tratta del cosiddetto “affido condiviso”.

Supponiamo che ancora non abbiate deciso di rivolgervi al tribunale competente per regolare i rapporti genitori-figli perché ritenete non sia necessario. Ebbene, sappiate che per legge i figli restano affidati a tutti e due i genitori e, di regola, dovrebbero trascorrere tempi più o meno uguali con entrambi.

Quindi, sebbene per prassi i figli rimangano a vivere in maniera prevalente presso un genitore, l’altro ha il diritto-dovere di trascorrere con lui tanto tempo quanto ne trascorre il genitore collocatario. Dunque, è del tutto evidente che non vi sia alcuna rigidità nello stabilire tempi esatti da trascorrere con i figli.

Il criterio per stabilire i tempi di permanenza dei figli presso il genitore non collocatario è quello dei tempi adeguati con ciascun genitore, cioè tali da consentire al figlio di realizzare quella legittima aspirazione ad avere un rapporto equilibrato sia con la madre che con il padre.

Cosa significa tempi adeguati? Facciamo un esempio. Supponiamo che tu stia lavorando come cameriere in una pizzeria, mentre la tua ex lavori in un centro estetico. Tu lavori tutte le sere compresi i fine settimana ed hai un giorno libero, il mercoledì, mentre lei lavora sia di mattina che di pomeriggio, tranne domenica e lunedì. Vi lasciate e nell’immediato decidete che tu andrai via di casa e il bambino resterà a vivere prevalentemente con la tua ex.

Valutiamo ad ampio raggio tutta la situazione e poi cerchiamo di capire quale potrebbe essere la migliore regolamentazione possibile per garantire a vostro figlio di avere a pieno titolo due genitori che si occupino di lui e su cui può contare.

Se tu lavori ogni sera fino a tardi, hai un solo giorno libero a settimana e anche nei weekend sei a lavoro, molto probabilmente la mattina riposi e se tuo figlio dormisse con te ogni notte potrebbe essere un problema riuscire ad accompagnarlo puntualmente a scuola. Allora, visto che tua moglie si reca a lavoro alle 9:00 del mattino e la sera finisce massimo alle 18:00, è più utile per il bambino rimanere a vivere prevalentemente con la mamma, che con molte più probabilità riuscirà ad assicuragli di arrivare a scuola in orario.

Supponiamo che tuo figlio pranzi a mensa e alle 15:00 esca da scuola. A quell’ora la mamma sarà già a lavoro, mentre tu hai tempo per poter andare a prenderlo a scuola, aiutarlo a fare i compiti e stare insieme a lui. Ecco le prime regole che escono fuori dall’analisi della situazione concreta, cioè dalla vostra precisa situazione: Il bambino continua a vivere in prevalenza a casa della madre; la madre lo accompagna a scuola ogni mattina, mentre il padre va a prenderlo all’uscita di scuola e lo porta a casa sua. Restano insieme fino a quando il padre non deve recarsi a lavoro, supponiamo le 19:00. A quell’ora la tua ex è a casa e il bambino potrà stare insieme a lei.

Inoltre, dato tua moglie ha il lunedì e la domenica liberi, il bambino starà ogni domenica e lunedì con la mamma; mentre, dato che il tuo giorno libero è il mercoledì, tuo figlio starà con te mercoledì dall’uscita di scuola e sino al mattino seguente quando lo riaccompagnerai a scuola. Ecco, in base ad una potenziale situazione di fatto, abbiamo cercato di stabilire tempi adeguati da trascorrere con tuo figlio, nel rispetto del suo diritto di crescere con entrambi i genitori e di avere con loro un rapporto stabile ed equilibrato.

Quando si valuta la situazione concreta per stabilire i tempi adeguati, bisogna tener conto del tempo che effettivamente il figlio trascorre con il genitore, anche in virtù degli impegni scolastici, ludici, sportivi, ecc. del figlio. A nulla servirebbe prevedere che tuo figlio stia con te, ad esempio, lunedì, mercoledì e venerdì ma in quei giorni dopo la scuola deve andare in palestra o a scuola di canto.

Sicuramente, è sempre opportuno prevedere anche una clausola elastica che vi consenta di modificare gli incontri anche in base ad eventuali impegni imprevisti sia vostri che del ragazzo. Ad esempio, “salvo imprevisti” il figlio resta con il padre dal giovedì alla domenica; in caso di imprevisti che non consentissero l’incontro o la permanenza del figlio presso il padre, il padre si impegna a recuperare i giorni persi.

È del tutto evidente che la collaborazione tra i genitori è fondamentale, per quanto difficile nelle coppie con elevata conflittualità, ma il superiore interesse del figlio deve essere messo al primo posto perché quantomeno le decisioni di maggiore importanza per la vita dei figli devono essere prese di comune accordo tra i genitori.

Su questo punto è importante fare una precisazione: anche nelle coppie conviventi si possono presentare forti divergenze tra i genitori nell’andare a stabilire se il figlio deve o meno fare una certa cosa e, quando la relazione finisce, le difficoltà che possono presentarsi rispetto ai figli non sono diverse.

A volte si tratta di difficoltà economiche (possiamo sostenere questa spesa?), a volte di punti di vista diversi rispetto alla crescita e all’educazione del figlio (è giusto che frequenti la scuola di inglese o è meglio che abbia il pomeriggio libero per giocare?), ma attenzione ad addebitare questo tipo di difficoltà alla separazione, perché si tratta di problemi che hanno tutte le famiglie anche quando convivono.

Quali sono i tempi di permanenza con l’affido esclusivo?

L’affido esclusivo, che oggi rappresenta l’eccezione rispetto alla regola generale dell’affido condiviso, presuppone che vi siate già rivolti al Tribunale ed effettivamente la sentenza pronunciata abbia stabilito che tuo figlio deve essere affidato alla tua ex compagna per via della tua inidoneità a svolgere il tuo ruolo. Si tratta di quei casi in cui un genitore è stato ritenuto violento o pericoloso, ha violato ripetutamente gli obblighi di assistenza e mantenimento, ha impedito più volte all’altro genitore di vedere il figlio e casi similari di chiara e comprovata inidoneità a prendersi cura dei figli.

Attenzione ai casi in cui un genitore prova ad allontanare i figli dall’altro denigrandolo e convincendo i figli che con il suo comportamento ha causato grandi sofferenze. Il tentativo di sottrarre un genitore all’affetto dei figli è fonte di responsabilità e potrebbe comportare l’affido esclusivo all’altro genitore (quello denigrato), oltre che il risarcimento del danno. Si tratta della cosiddetta sindrome da alienazione parentale: in sostanza, i figli tendono ad allontanarsi dal genitore che l’altro ha denigrato tanto da convincerli che è meglio non averci niente a che fare. Il comportamento del genitore alienante, che cerca di passare da vittima agli occhi dei figli ed è finalizzato a spegnere l’amore verso l’altro genitore, è lesivo del diritto dei figli ad avere un rapporto equilibrato e stabile con entrambi i genitori, nonché lesivo del diritto del genitore di stare vicino ai figli, di educarli e prendersene cura.

Anche nei casi di affido esclusivo, però, devi sapere che, salvo diversa statuizione del giudice, tuo figlio ha comunque diritto di vederti e tu hai il diritto-dovere di incontrarlo, così come di contribuire al suo mantenimento, nonché di essere coinvolto nelle decisioni più importanti che lo riguardano, quelle decisioni che potremmo definire di straordinaria amministrazione che incidono in maniera significativa sulla sua vita e di vigilare sulla sua istruzione ed educazione, ricorrendo al Giudice Tutelare se ritieni che il genitore affidatario abbia assunto decisioni pregiudizievoli e contrarie all’interesse di tuo figlio.

Cosa cambia rispetto all’affido condiviso?  Sicuramente il tempo da trascorrere con tuo figlio. Con l’affido esclusivo un giudice ha valutato che la tua presenza è pregiudizievole per tuo figlio e un affido condiviso avrebbe potuto nuocere al ragazzo. Per cui non ci saranno tempi uguali, tra te e la tua ex, da trascorrere con lui. Solitamente è il giudice a stabilire tempi e modalità degli incontri affinché, nella situazione concreta, tuo figlio sia pienamente tutelato e non subisca alcun pregiudizio. Sì, perché il giudice potrebbe anche stabilire che tra te e tuo figlio debbano avvenire solo incontri protetti alla presenza degli assistenti sociali, nel suo esclusivo interesse.

Una cosa è certa: conservi il diritto di vederlo, affinché lui ti riconosca sempre come suo padre, ma conservi anche il diritto di partecipare alle decisioni più importanti per la sua vita e di vigilare su quelle assunte dal genitore affidatario.

Nei casi di affido super esclusivo o rafforzato, invece, la madre potrà assumere tutte le decisioni alla luce della tua totale indifferenza e assenza che potrebbero pregiudicare l’amministrazione generale degli interessi di tuo figlio. In questi casi, però, hai comunque diritto di rivolgerti al giudice tutelare se ritieni che la madre di tuo figlio abbia assunto decisioni contrarie all’interesse del minore. L’affido rafforzato riguarda quei casi in cui la figura genitoriale non partecipa alla vita del figlio neanche nei momenti in cui sarebbe strettamente necessaria perché, ad esempio, prevista per legge.

Si pensi al caso del padre che, chiamato a sottoscrivere un documento importante per il figlio, non si presenti ripetutamente perché disinteressato. Sicuramente in questi casi sarebbe importante che gli incontri padre-figlio avvenissero sempre con l’assistenza di professionisti in grado di aiutare il padre ad esercitare il proprio ruolo, recuperando quell’affetto paterno necessario per assicurare al figlio di avere entrambi i genitori nella propria vita.

In generale, però, anche quando i figli sono affidati ad un solo genitore, le decisioni di maggiore importanza devono essere frutto della collaborazione dei genitori.

Infatti, sebbene in questi casi l’esercizio della responsabilità genitoriale sia rimessa esclusivamente al genitore affidatario, la titolarità della responsabilità genitoriale (prima detta “patria potestà”) non viene meno, per cui oltre ad essere coinvolto nelle decisioni più importanti, quando non sia diversamente stabilito dal giudice, il genitore non affidatario potrà e dovrà comunque vigilare sull’istruzione e l’educazione della prole, anche rivolgendosi al tribunale competente in funzione di giudice tutelare qualora ne ravvisi la necessità e quindi quando ritenga che il genitore affidatario abbia preso decisioni contrarie all’interesse dei figli.

Cosa fare se con la tua ex non riesci a prendere una decisione importante per tuo figlio?

In primis, quando non riesci a trovare un accordo orale con la tua ex, ad esempio per stabilire se tuo figlio debba o meno sottoporsi ad un intervento delicato, ma non urgente, puoi inviarle una richiesta scritta con raccomandata a/r; la tua ex dovrà rispondere entro 10 giorni dal ricevimento, accettando o rifiutando, ma in tal caso dovrà motivare il rifiuto. In caso permanesse il disaccordo, ti puoi rivolgere al giudice tutelare, il quale deciderà sulla soluzione da prendere.

Il ricorso al tribunale per regolamentare l’affido dei figli nati da genitori non coniugati

Come detto sopra, le coppie sposate usufruiscono dei procedimenti di separazione e divorzio per regolamentare l’affido e il mantenimento dei figli. Le coppie di fatto, invece, possono adire in qualunque momento le vie legali, presentando un ricorso congiunto o contenzioso a seconda se vi sia accordo o meno sulle condizioni dell’affido e del mantenimento.

Sul punto è necessario fare un rilievo.

Mentre i genitori sposati sono obbligati a stabilire le condizioni dell’affido contestualmente alla separazione e, quindi, alla cessazione della coabitazione, stessa cosa non avviene per i genitori non sposati, che non hanno l’obbligo di regolamentare l’affido.

Questo è un deficit della normativa in materia di famiglia perché i figli sono tutti uguali e alla luce di questo devono essere rimosse tutte le differenze anche relative al momento in cui deve avvenire la regolamentazione dell’affido, per garantire loro piena tutela giuridica sin da subito al momento della fine della convivenza tra i genitori o comunque alla fine della loro relazione amorosa.

Infatti, mentre i genitori sposati regolamentano subito i rapporti con i figli, davanti al Tribunale o in sede di negoziazione assistita, ma pur sempre alla stregua di una valutazione da parte di un giudice nel primo caso e di due avvocati nel secondo, i genitori non sposati potrebbero non regolamentare mai i rapporti con i figli, perché la legge non li obbliga a farlo nel momento in cui si lasciano.

Ciò implica che potrebbero esservi casi in cui alla fine della relazione della coppia convivente seguano accordi sull’affido in violazione dei diritti dei figli. Si pensi al caso in cui arbitrariamente una mamma porti il figlio in un’altra città e consenta al padre di vederlo solo ogni tanto, magari solo due o tre volte l’anno a seconda della propria disponibilità. È chiaro che questo bambino non avrebbe la possibilità di instaurare un rapporto stabile ed equilibrato con entrambi i genitori, in violazione del suo diritto alla bigenitorialità.

Questa breve riflessione vuole essere solo un mero auspicio alla rimozione di ogni differenza circa la piena tutela dei figli nel momento in cui i genitori si lasciano e cessa la convivenza.

Abbiamo visto, dunque, come in effetti la legge non ci consegna una indicazione esatta dei tempi da trascorrere con i figli dopo la separazione, non esistono tempi di permanenza standard, ma delinea i principi da cui ricavare i criteri per la determinazione della migliore regolamentazione possibile nell’esclusivo interesse dei figli.

In conclusione, alla luce di questa breve disamina dei criteri da utilizzare per individuare i tempi di permanenza dei figli presso i genitori separati, possiamo sicuramente affermare che è certamente auspicabile che i genitori lavorino al raggiungimento di un accordo per presentare al Tribunale un ricorso congiunto contenente le condizioni dell’affido, sia in caso di separazione che nel caso di procedimento autonomo intrapreso dalle coppie di fatto. Un sereno accordo è sempre la base migliore per iniziare una nuova vita, anzi, una nuova quotidianità nel rispetto pieno dei diritti dei figli e dei genitori.

Di ROSA PIGNATARO


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