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Se il figlio è grande la casa all’ex torna al proprietario?

24 Ottobre 2018


Se il figlio è grande la casa all’ex torna al proprietario?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 Ottobre 2018



Casa familiare torna al padre se il figlio è autosufficiente: revocata l’assegnazione della casa familiare all’ex moglie se il figlio è ormai grande e il suo stato di disoccupazione è colpevole o volontario.

Quando avete divorziato, la tua ex moglie ha ottenuto l’assegnazione della casa a te intestata. Difatti con lei è andato a vivere vostro figlio che, all’epoca, era ancora al liceo e pertanto il tribunale le ha concesso di continuare a vivere in quella che un tempo era l’abitazione coniugale ma che, di fatto, è un immobile di tua proprietà. Da allora, però, sono cambiate molte cose. Il ragazzo si è prima trasferito in un’altra città per frequentare i corsi universitari; anche in quel caso, però, il giudice non ha voluto revocare l’assegnazione della casa visto che, comunque, nonostante fosse fuori sede, il giovane tornava periodicamente dalla madre e continuava ad avere, presso quest’ultima, il centro dei propri interessi e un riferimento stabile. Ora però non c’è più ragione di lasciare le cose come stanno. Tuo figlio, infatti, dopo essersi laureato, non vuole lavorare: ha più di trent’anni e fa ancora il mantenuto. Lui dice che c’è disoccupazione, ma non valuta possibilità diverse rispetto alle sue (forse elevate) ambizioni. Così prendi una decisione netta e ferma per smuovere le acque: ricorrere al giudice per ottenere indietro la casa. La tua ex dovrà farsene una ragione: non può vivere per sempre alle tue spalle. E quanto a tuo figlio: forse sarà l’occasione buona perché prenda per le redini la propria vita. Cosa potrà decidere il giudice in un’ipotesi del genere? La questione è stata di recente decisa dal tribunale di Perugia [1]. Ecco cosa succede in casi simili.

L’assegnazione della casa: quando e come

Il giudice decide sull’assegnazione della casa coniugale solo nel caso in cui la coppia abbia avuto figli. Scopo infatti di questo provvedimento è tutelare il bambino e consentirgli di continuare a crescere nello stesso ambiente, senza ulteriori traumi oltre al divorzio dei genitori (traumi che sarebbero quasi scontati nell’ipotesi in cui debba cambiare cameretta, amici del quartiere e probabilmente scuola e relativi compagni di classe).

Pertanto il tribunale assegna la casa al coniuge con cui il figlio va a convivere, a prescindere dal fatto che sia stato proprio questi a decretare il fallimento del matrimonio. Ad esempio, se la moglie tradisce il marito e perciò subisce il cosiddetto “addebito” (con perdita dell’assegno di mantenimento), il giudice molto probabilmente non solo le “assegnerà” il figlio (che pertanto andrà a convivere con la madre) ma anche la casa dell’ex marito. Per quanto paradossale possa sembrare a chi ha dovuto subire le corna, è la legge.

Quando si perde la casa 

L’ex moglie perde la casa fintanto che perdura la convivenza con il figlio all’interno dell’abitazione in questione. Pertanto l’assegnazione della casa coniugale viene revocata quando la madre decide di trasferirsi altrove (ad esempio dai genitori o in un’altra città) o quando il figlio va a vivere stabilmente da solo (non conta il trasferimento per poco tempo o non stabile come quello dello studente fuori sede).

Poiché scopo dell’assegnazione della casa è soprattutto quello di garantire una stabilità al figlio non autosufficiente, ne deriva anche che, nel momento in cui questi raggiunge una propria autonomia economica, la madre perde la casa. Non sarà il fatto che il ragazzo decide di continuare a convivere con la madre e a prendersi cura di lei a impedire al padre di chiedere indietro il proprio immobile.

Allo stesso modo, l’assegnazione della casa viene revocata quando il figlio, seppur non indipendente, raggiunge un’età tale da far ritenere che il suo stato di disoccupazione dipenda dalla sua volontà e non da condizioni esterne. Pertanto il figlio “bamboccione” non solo perde l’assegno di mantenimento da parte del padre ma fa anche perdere la casa familiare alla mamma.

Ma a partire da quale età si verifica questo effetto? Secondo il giudice rileva il completamento degli studi, la formazione successiva e il raggiungimento di determinati obiettivi (ad esempio la pratica professionale, gli investimenti per un lavoro autonomo, ecc.).

Casa familiare torna al padre se il figlio è autosufficiente

Insomma, la sintesi del discorso è questa: superata una certa età non è il genitore a dimostrare che ormai il figlio è divenuto autosufficiente dal punto di vista economico, ma spetta al “bamboccione” dimostrare il motivo per cui dovrebbe continuare a ottenere l’assegno mensile. La casa, poi, può essere attribuita all’ex coniuge soltanto se il figlio maggiorenne non è autonomo senza sua colpa.

In base al principio di autoresponsabilità deve essere il figlio ormai grande a dimostrare le ragioni per cui dovrebbe persistere il sostentamento a carico del padre. Nel caso deciso dalla sentenza in commento, il giovane in passato aveva anche comprato una macchina di discreto valore, circostanza che ha fatto ritenere al giudice che questi si era in qualche modo inserito nel mondo del lavoro e poteva disporre di proprie entrate. Quanto all’omessa assegnazione della casa alla madre non si può certo affermare che, a trentasette anni suonati, il mancato raggiungimento dell’autosufficienza non sia imputabile al figlio.

note

[1] Trib. Perugia, sent. n. 1082/18.


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