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Cancellazione cartelle: come funziona

25 Ott 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Ott 2018



Chi ha diritto alla cancellazione delle cartelle: quali ruoli, per quali anni, che cosa fare se si è già aderito alla rottamazione?

Addio ai vecchi piccoli debiti col fisco: il recente Decreto Fiscale, che dà il via libera alla pace fiscale, un insieme di interventi volti ad agevolare chi vuole mettersi in regola con le pendenze tributarie e con i ruoli (terza rottamazione delle cartelle, flat tax sulla dichiarazione integrativa, definizione degli accertamenti e dei pvc, sconti per la chiusura delle liti pendenti…), dispone infatti la cancellazione delle cartelle d’importo basso sino al 2010.

Per la precisione, saranno automaticamente stralciati, senza necessità di un’apposita domanda, tutti i debiti sino a mille euro che risultano dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010.

Ma di quali debiti si tratta? Saranno cancellati solo i debiti col fisco, o anche quelli derivanti da multe per infrazioni al codice della strada? I mille euro comprendono anche sanzioni e interessi? E che cosa deve fare chi ha già aderito alle precedenti rottamazioni? E chi ha già pagato?

Cerchiamo di fare chiarezza sulla cancellazione cartelle: come funziona, chi ne ha diritto, quali ruoli possono essere annullati, con quali modalità, che cosa deve fare chi ha già aderito alla rottamazione e già versato le rate.

Quali cartelle possono essere cancellate?

Saranno automaticamente cancellati i debiti di importo residuo fino a mille euro: nei mille euro sono compresi capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni.

I debiti sino a mille euro che possono essere cancellati sono quelli risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010, anche se riferiti alle cartelle per le quali è già intervenuta richiesta di rottamazione.

Quando vengono annullate le cartelle?

Le cartelle, anche se è già stata chiesta la rottamazione, vengono annullate al 31 dicembre 2018, per consentire il regolare svolgimento dei necessari adempimenti tecnici e contabili.

Che cosa succede se i debiti sono già stati pagati?

Se i debiti oggetto delle cartelle da annullare sono stati pagati prima della data di entrata in vigore del decreto, cioè prima del 24 ottobre 2018, le somme si considerano definitivamente acquisite.

Le somme versate dal 24 ottobre 2018 in poi sono imputate:

  • alle rate da corrispondere per altri debiti eventualmente inclusi nella rottamazione anteriormente al versamento;
  • in mancanza, a debiti scaduti o in scadenza;
  • in mancanza anche di questi, sono rimborsate.

Come si procede per il rimborso dei debiti annullati già pagati?

Per il rimborso dei debiti annullati già pagati, l’agente della riscossione deve presentare all’ente creditore la richiesta di restituzione delle somme eventualmente riscosse dal 24 ottobre 2018 al 31 dicembre 2018.

In caso di mancato versamento entro 90 giorni dalla richiesta, l’agente della riscossione è autorizzato a compensare gli importi con le somme da riversare.

Per quanto riguarda il rimborso delle spese per le procedure esecutive poste in essere in relazione ai debiti annullati, l’agente della riscossione deve presentare un’ apposita richiesta al Ministero dell’economia e delle finanze, o all’ente creditore.

Quali debiti non possono essere annullati?

Non possono essere annullati:

  • i debiti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti;
  • le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato;
  • le multe, le ammende e le sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna;
  • i debiti derivanti da Iva all’importazione non versata
  • i debiti derivanti da imposte destinate a finanziare l’Unione europea.

Che cosa succede a chi ha già aderito alla rottamazione?

Chi ha aderito alla rottamazione agevolata ha comunque diritto all’annullamento dei debiti sotto i mille euro, ma le somme già pagate prima del 24 ottobre 2018 restano acquisite.

Inoltre, chi ha aderito alla rottamazione bis passa automaticamente alla rottamazione ter, cioè all’ultima rottamazione oggetto di pace fiscale, se si mette in regola, entro il 7 dicembre 2018, con le rate scadute sino al 31 ottobre 2018.

Difatti, l’integrale pagamento, entro il 7 dicembre, delle somme scadute nei mesi di luglio, settembre e ottobre 2018 determina il differimento automatico del versamento delle restanti somme.

In particolare, il debito residuo si dovrà versare in 10 rate di pari importo, con scadenza il 31 luglio e il 30 novembre di ciascun anno a decorrere dal 2019. Sulle somme sono dovuti gli interessi al tasso dello 0,3 % annuo.

Per passare alla terza rottamazione si deve fare domanda?

Per passare alla terza rottamazione non è necessario fare domanda: entro il 30 giugno 2019, difatti, senza che sia necessario alcun adempimento a carico dei debitori interessati, l’agente della riscossione invia un’apposita comunicazione, unitamente ai bollettini precompilati, per il pagamento delle somme dovute alle nuove scadenze.

Oltre a essere rideterminate le rate, sono anche rideterminate le somme dovute, tenendo conto della presenza di eventuali debiti sotto i mille euro annullati.

In pratica, il debitore che ha aderito alla rottamazione ha due benefici:

  • ha più tempo per pagare le rate residue, cioè quelle con scadenza successiva a ottobre 2018;
  • può beneficiare di una riduzione degli importi residui, se ci sono cartelle sino ai mille euro che beneficiano dell’annullamento.

Il debitore può comunque effettuare, entro il 31 luglio 2019, il pagamento delle rate differite in un’unica soluzione.

Che cosa succede a chi non si mette in regola con la rottamazione?

Se non ci si mette in regola con la rottamazione al 7 dicembre, si decade dalla definizione agevolata e non si può beneficiare della terza rottamazione.

note

[1] DL 119/2018.


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