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Assenza dal lavoro per malattia 1 giorno

25 ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 ottobre 2018



Un malessere mi blocca a casa per una sola giornata: devo fare il certificato? Posso avere delle sanzioni o essere licenziato? Non sempre, dice la Cassazione.

Ti stai ancora chiedendo che cosa hai messo nella cena di così tanto pesante da provocarti un’indigestione. Il fatto è che né il bicarbonato, né il Gaviscon e nemmeno la bolla dell’acqua calda ti hanno fatto chiudere occhio per tutta la notte. Come si fa ad andare in ufficio così? Non te la senti di affrontare il viaggio e di passare 8 ore facendo finta di niente: meglio restare a casa e farti prescrivere qualcosa dal medico. Fare, insomma, un’assenza dal lavoro per malattia di 1 giorno. Sicuramente domani starai meglio e potrai riprendere la tua attività.

Lo stesso ragionamento lo puoi fare se hai preso freddo e ti sei svegliato con 37.5 di febbre. Niente di grave, ma quanto basta per non essere in forma e preferire farti la giornata al caldo delle coperte ed in compagnia di un analgesico. Anche in questo caso, assenza dal lavoro per malattia di 1 giorno.

Il problema è come si giustifica quest’assenza dal lavoro. Soprattutto se, guarda caso, succede di lunedì o di venerdì, cioè a ridosso del week end oppure – caspita, che coincidenza – nella giornata di ponte o subito dopo un giorno di riposo. Va bene la fiducia, per carità. Ma sia il datore di lavoro sia l’Inps qualche sospetto ce l’avrebbero, specialmente se ti capitasse di fare una malattia di 1 giorno almeno una volta al mese. Poco ma sicuro, il medico fiscale suonerà prima o poi al tuo citofono.

Ma noi sappiamo che tu sei un lavoratore onesto e che se dici che sei malato è perché davvero non stai bene. Ecco perché vogliamo che tu sappia come comportarti di fronte ad un’assenza dal lavoro per malattia di 1 giorno. Chi devi avvisare, se devi andare subito dal medico curante oppure aspettare che ti passi, se c’è un certificato da mandare. E quello che non devi fare, come ad esempio assentarti durante le fasce orarie di reperibilità senza un motivo più che giustificato (come, appunto, la visita dal tuo medico).

Malattia di 1 giorno: bisogna avvisare l’azienda?

Fare un’assenza dal lavoro, anche per una malattia di 1 giorno, e non dire nulla ai tuoi superiori ti può costare il posto. Avvisare il datore di lavoro (o, comunque, il tuo diretto referente) è la prima cosa da fare per permettere all’azienda di organizzarsi subito. La tempistica è dettata dal contratto nazionale di categoria, dove può esserci scritto, ad esempio, che sei tenuto ad avvisare entro una o due ore prima dell’inizio del tuo turno. Insomma, prima è e meglio è.

A meno che tu sia impossibilitato a farlo. In questo caso, conviene delegare a qualcuno (tua moglie o tuo marito, un genitore, un fratello) affinché il tutto risulti il più trasparente possibile e tu possa evitare qualche sanzione disciplinare.

Malattia di 1 giorno: devi andare dal medico?

Dicevamo che è facile farsi venire il dubbio: quando uno fa un’assenza dal lavoro per una malattia di 1 giorno, deve per forza andare dal medico curante o, trattandosi di una cosa di poco conto, basta avvisare l’azienda ed aspettare che passi l’indisposizione? Ecco la risposta: devi per forza andare dal medico curante. Il perché è subito detto: bisogna inviare il certificato medico telematico all’Inps con la diagnosi (cioè, quello che hai) e la prognosi (cioè, per quanto ne hai).

Il certificato è necessario anche per un solo giorno di malattia. Quindi, se il tuo medico curante è assente, devi recarti dalla guardia medica o da una struttura sanitaria convenzionata con il servizio sanitario nazionale in modo da poter giustificare l’assenza dal lavoro con il certificato.

A questo punto, dovrai fornire al tuo datore di lavoro il numero di protocollo di trasmissione del certificato, in modo tale da permettere all’azienda di verificare la prognosi sul sito dell’Inps.

Malattia di 1 giorno: c‘è la visita fiscale?

La normativa consente l’invio del medico per la visita fiscale già dal primo momento di assenza dal lavoro. Quindi, anche in caso di malattia di 1 giorno puoi aspettarti che il medico fiscale bussi alla tua porta durante le fasce di reperibilità che, lo ricordiamo, sono:

  • dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 per i dipendenti pubblici;
  • dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 per i dipendenti privati.

Tieni presente che la visita fiscale può essere effettuata anche di sabato, di domenica o in un giorno festivo, nel caso il tuo contratto o il tuo lavoro richieda la tua presenza in uno di questi giorni e tu sia rimasto a casa in malattia.

Inoltre, il medico fiscale ha la facoltà di passare da te anche due volte nella stessa giornata.

Tuttavia, ci sono dei lavoratori che non sono tenuti a rispettare le fasce di reperibilità per la visita fiscale. Si tratta di:

  • chi è ricoverato in ospedale;
  • chi ha una patologia che richiede una terapia salvavita;
  • chi ha avuto un infortunio sul lavoro o una malattia professionale (in questo caso non passa l’Inps ma l’Inail);
  • chi ha un’invalidità di almeno il 67% e soffre di una patologia collegata all’invalidità;
  • chi deve uscire di casa per una visita medica o una terapia o perché ne trae beneficio per la salute (ad esempio, il lavoratore a cui viene consigliata una passeggiata nel parco).

Malattia di 1 giorno: che succede se giustifico solo alcune ore di assenza?

Immagina adesso di dovere fare un’assenza dal lavoro per malattia di 1 giorno a causa di un malessere come quelli che abbiamo citato all’inizio (la famosa indigestione, la febbriciattola, ecc.). Decidi di non fare il certificato medico perché tanto sai che il giorno dopo torni in ufficio. Ma vai, comunque, all’ambulatorio a chiedere una medicina che ti rimetta in sesto quanto prima. Insomma, ti sei assentato senza dimostrare in modo esaustivo che eri malato, cioè senza una esaustiva giustificazione. L’azienda ti può punire per questo?

Secondo la Cassazione, no. O, almeno, non sempre. Per la Suprema Corte non si può e non si deve sospendere dal servizio (e quindi anche dallo stipendio) il dipendente che non va al lavoro per un giorno senza giustificazione. Gli Ermellini lo hanno stabilito con un’ordinanza [1] con la quale hanno respinto il ricorso di Poste Italiane contro un postino che si era assentato per un’intera giornata senza avere consegnato il certificato medico ma soltanto un giustificativo di una visita ambulatoriale durata un paio d’ore. La Cassazione (con l’ordinanza che riportiamo in basso) ha ritenuto che la condotta del lavoratore non rientrasse nell’ipotesi di simulazione di malattia o di altri impedimenti ad assolvere gli obblighi di servizio in assenza della prova della simulazione. In altre parole, la Corte Suprema non ha considerato la mancanza di una documentazione sufficiente come sinonimo di una falsa malattia ma, piuttosto, come una leggerezza da parte del postino.

note

[1] Cass. ord. n. 10086/2018 del 24.04.2018.

CORTE DI CASSAZIONE

Ordinanza 24 aprile 2018 n. 10086

Sanzione disciplinare – Assenza ingiustificata dal posto di lavoro – Comunicazione stato di malattia – Documentazione

Rilevato che

1. Con sentenza in data 4 dicembre 2012 la Corte di Appello di Milano ha confermato la sentenza del Tribunale della stessa città che aveva rigettato il ricorso proposto da P.I. s.p.a. teso ad ottenere l’accertamento della legittimità della sanzione disciplinare di un giorno di sospensione dal servizio irrogata al dipendente S.A. in relazione alla contestata assenza ingiustificata dal posto di lavoro in data 3 agosto 2007. La Corte territoriale ha ritenuto, al pari del giudice di primo grado, che la certificazione presentata dal lavoratore per giustificare l’assenza si limitava ad attestare che la presenza presso l’ambulatorio oculistico era da riferire ad “improvvisi disturbi visivi”.

Non era certificata una malattia né era riportata una prognosi di durata per l’intera giornata, rilevante a fini retributivi e previdenziali. Riteneva perciò integrata la violazione dell’art. 43 del contratto collettivo di settore che impone al dipendente di comunicare lo stato di malattia e l’impossibilità a prestare servizio inviando nei due giorni successivi la certificazione medica. Tuttavia, il giudice di appello – pur dando atto del fatto che al dipendente era stata contestata una recidiva, in relazione ad una pregressa multa per rifiuto di eseguire mansioni (29.1.2005) e ad una sospensione di 4 giorni per una incauta custodia di beni aziendali (28.10.2006) – ha escluso che fosse ravvisabile la fattispecie prevista dall’art. 56 del contratto collettivo che giustificava l’irrogazione della sanzione della sospensione dal servizio.

2. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso P.I. s.p.a. affidato ad un unico motivo al quale ha opposto difese S.A. con controricorso.

Considerato che

3. Con l’unico motivo di ricorso è denunciata la violazione e falsa applicazione in relazione all’art. 360 primo comma n. 3 cod. proc. civ. degli artt. 1218, 2106 e 2697 cod. civ. e 43, 55 e 56 c.c.n.I. dell’11 luglio 2007. Sostiene la ricorrente che la Corte territoriale avrebbe erroneamente interpretato le disposizioni collettive richiamate (art. 43 e 56 c.c.n.I.) escludendo, apoditticamente, la simulazione della malattia sebbene il lavoratore si fosse assentato per l’intera giornata documentando un impedimento di sole due ore e senza inviare una certificazione, neppure successiva, della patologia da cui era affetto. Tale rifiuto è stato ricondotto dalla società ad un tentativo di eludere le disposizioni contrattuali finalizzate al controllo della malattia (l’art. 43 comma 6 del c.c.n.I. impone l’invio del certificato medico entro due giorni dall’inizio della malattia e l’omissione comporta la perdita dell’indennità e può essere sanzionato disciplinarmente, comma 9) e punito doverosamente con la sospensione dal servizio per un giorno,il minimo previsto, essendo comminabile la sospensione fino a quattro giorni.

4. Tanto premesso il ricorso è infondato.

4.1. la Corte territoriale ha esaminato le varie ipotesi per le quali è prevista la sospensione da uno a quattro gg. ed ha escluso che la condotta contestata fosse riconducibile ad una di esse perciò ritenendo che, sebbene provata la condotta, questa non rientrasse nell’ipotesi della simulazione di malattia o di altri impedimenti ad assolvere gli obblighi di servizio (lett. b) in assenza della prova della simulazione.

4.2. Ciò posto, va sottolineato che è onere della parte che eccepisce la condotta simulata allegare e provare le circostanze di fatto a sostegno di tale assunto. La valutazione delle allegazioni delle parti e la ricostruzione dei fatti è demandata al giudice di merito e non è censurabile davanti al giudice di legittimità a meno che non sia ravvisabile un omesso esame di fatti principali o secondari decisivi che se presi in esame avrebbero determinato un esito diverso del giudizio. Orbene nel caso in esame la Corte di appello, confermando la ricostruzione operata già dal giudice di primo grado, ha escluso che la produzione di documentazione medica insufficiente ad attestare l’esistenza della malattia fosse sufficiente a dimostrare la simulazione della malattia ed ha quindi proceduto a verificare se la condotta contestata potesse essere ricondotta ad una delle altre ipotesi sanzionate dalla disposizione collettiva con l’irrogazione della sospensione dal servizio, motivatamente escludendone la sussistenza. La Corte di merito nel verificare la sussistenza delle condizioni per applicare la sanzione della sospensione dal servizio ai sensi dell’art. 56 c.c.n.l., esclusa la prova della simulazione della malattia, ha poi verificato in concreto se la condotta tenuta rivestisse quei caratteri di particolare gravità che giustificano l’irrogazione della sanzione (la più grave tra quelle conservative previste) ed in esito ad un’accurata ricostruzione delle modalità della condotta è pervenuta al convincimento, attentamente argomentato, che tale non fosse l’assenza rimasta ingiustificata per alcune ore di un solo giorno lavorativo, evidenziando che la norma collettiva indica tra le condotte sanzionabili con la sospensione l’assenza arbitraria per tre/sei giorni lavorativi. Inoltre ha accertato che, con riguardo all’ipotesi di recidiva (art. 56 lett. a), le condotte in precedenza sanzionate erano del tutto eterogenee e, dunque, non valorizzabili nei termini indicati dal citato art. 56 lett. a) del c.c.n.l. In definitiva la Corte di appello nella sua ricostruzione ha correttamente interpretato le disposizioni collettive rilevanti nel caso in esame ed ha escluso, con ricostruzione dei fatti insuscettibile di un nuovo e diverso esame davanti a questa Corte, che la condotta accertata vi rientrasse sotto i diversi profili considerati.

5. In conclusione, per le ragioni su esposte, il ricorso deve essere rigettato. Quanto alle spese queste seguono la soccombenza e sono liquidate nella misura indicata in dispositivo. Va poi dichiarata la sussistenza delle condizioni di cui all’art. 13 comma 1 quater d.P.R. n. 115 del 2002 per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dell’art. 13 comma 1 bis del citato d.P.R..

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio che si liquidano in € 4.000,00 per compensi professionali, € 200,00 per esborsi, 15% per spese forfetarie oltre agli accessori dovuti per legge.

Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002 dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dell’art. 13 comma 1 bis del citato d.P.R..


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