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Agenzia delle Entrate: opposizione all’esecuzione e errata notifica

24 Novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 Novembre 2018



L’azienda per cui lavoro ha ricevuto in questi giorni, congiuntamente al sottoscritto, da parte dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione un pignoramento crediti presso terzi sul mio stipendio, in relazione a tre avvisi di accertamento. Non avendone mai avuto la consegna, l’agente della riscossione mi ha informato che a ruolo ci sono importi relativi a tre avvisi di accertamento (a tavolino, 2010,2011,2012) notificati ex art. 143 in data 21.11.2017 divenuti definitivi. Essendo già passati i 20 giorni per fare opposizione agli atti esecutivi vorrei fare ricorso alla commissione provinciale all’opposizione all’esecuzione con contestuale richiesta della sospensione provvisoria agli atti per chiederne la nullità per l’irrituale notifica. Il giorno 20.09.2018 ho fatto istanza all’Agenzia delle Entrate per la richiesta di accesso gli atti amministrativi richiedendo le copie delle relate del messo notificatore e la documentazione degli avvisi d’irregolarità (avvisi bonari) e i consequenziali avvisi di accertamento, quali documenti che la responsabile dell’A.E. in via informale il giorno 18.11 mi ha fatto vedere. In attesa di entrare in possesso della documentazione, vorrei chiedere l’annullamento degli avvisi bonari eccependo la non valida notifica degli stessi, al fine di ottenere con effetto domino (nullità derivata) la nullità consequenziale degli avvisi di accertamento e del pignoramento con il relativo sgravio dei ruoli. Quanto tempo ho per fare ricorso di opposizione all’esecuzione alla CTP prima della decadenza dei termini se esistenti? Il ricorso sarà unico per le tre annualità d’imposta (2010,2011,2012) o dovrò fare 3 istanze una per ogni anno e poi chiedere la riunione dei ricorsi? Chiedo questo perché ho visto che spesso i difensori fanno istanze disgiunte una per anno per poi chiederne la riunione e non ne comprendo il motivo.

Per contestare la regolarità della notifica degli avvisi, come anche delle cartelle, il lettore avrebbe dovuto presentare opposizione agli atti esecutivi nei venti giorni successivi alla ricezione del titolo esecutivo o del precetto.

Difatti, con l’opposizione all’esecuzione si può contestare solo il diritto del creditore di agire per quel credito, in quanto estinto per delle ragioni sopravvenute: si pensi all’intervenuto pagamento dei crediti, o all’intervenuta prescrizione.

Per l’opposizione all’esecuzione il termine ultimo per poter proporre opposizione è fissato con l’ordinanza di assegnazione delle somme pignorate che provoca l’estinzione di quella procedura esecutiva.

Una volta emessa quell’ordinanza da parte del Giudice dell’esecuzione il lettore non potrà più opporre le sue ragioni, mentre prima potrà presentare alla competente commissione tributaria la relativa opposizione.

Da ultimo sono intervenute le Sezioni Unite della Suprema Corte che, stabilendo la giurisdizione del Giudice Tributario hanno precisato cosa impugnare con l’opposizione agli atti esecutivi: “in materia di esecuzione forzata tributaria, la opposizione agli atti esecutivi riguardante l’atto di pignoramento, che si assume viziato per la omessa o invalida notificazione della cartella di pagamento (o degli altri atti presupposti del pignoramento) è ammissibile e va proposta ai sensi degli articoli 2, comma 1, secondo periodo, 19, del decreto legislativo n. 546 del 1992, 57 del Dpr n. 602 de 1973 e 617 del Cpc davanti al giudice tributario” (Cassazione civile, sez. un., 05/06/2017, n. 13913).

Questo significa che il lettore è decaduto dalla possibilità di presentare opposizione agli atti esecutivi per la contestazione della regolarità formale della notifica, essendo decorsi i venti giorni previsti dal codice di procedura civile, ma potrà fino all’udienza di assegnazione presentare opposizione

all’esecuzione invocando l’intervenuta prescrizione del credito vantato da Agenzia delle Entrate.

Con riguardo al numero di opposizioni da proporre, ad avviso di chi scrive, essendo davanti al medesimo oggetto (credito tributario) e alla medesima causa petendi (contestazione della notifica del titolo esecutivo), potrà tranquillamente proporsi un unico atto di opposizione per tutte e tre le annualità di imposta. Anche alla luce del fatto che l’atto esecutivo (pignoramento presso terzi) è uno solo e non suddiviso in più esecuzioni, per annualità di imposta.

Si può ipotizzare che i difensori che decidono di procedere per lo sdoppiamento di tali azioni giudiziarie hanno come unico fine quello di far prolificare le spese legali, a danno dei clienti e dei Tribunali, che così si ritrovano ingolfati da tutte queste procedure moltiplicate.

Anche perché, in questo caso, si rischierebbe una condanna della parte – in caso di eccezione dell’Agenzia delle Entrate – per abuso del diritto: è infatti vietato dalla legge prolificare il numero di processi, se non per esigenze oggettive, che qui non si rinvengono.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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