Diritto e Fisco | Articoli

Atto di citazione e morte dell’attore

24 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 novembre 2018



Lo scorso anno mio padre ha venduto con regolare rogito un appartamento a me e uno a mia sorella, mentre aveva una causa in corso con un suo nipote. A gennaio 2018 si è concluso il processo e mio padre è stato condannato alla restituzione di 39.000 euro (caparra di un immobile che poi non ha comprato) e ha fatto ricorso. Mio cugino però ha citato mio padre in tribunale chiedendo la revocatoria e accusandolo di essersi liberato del patrimonio per non pagare il debito. Io e mia sorella siamo stati citati come acquirenti in malafede. La notifica è arrivata ad agosto 2018 (udienza a dicembre 2018) però mio padre era ricoverato in ospedale ed è deceduto a fine settembre senza riuscire a ritirare la notifica in posta e a presentare il verbale contraddittorio. Può essere annullato il processo, non potendo mio padre difendersi dalle accuse?

Dalla descrizione del lettore emerge che l’atto di citazione sia stato notificato a suo padre a fine agosto quando questi era ancora in vita, a prescindere dal fatto che fosse ricoverato e che non abbia potuto ritirare l’atto. Ai fini che a breve si diranno, occorre verificare se la notifica dell’atto di citazione si è perfezionata e quando. Se la notifica è stata effettuata ai sensi dell’art. 140 c.p.c. (per irreperibilità del destinatario presso la propria residenza), essa si è perfezionata trascorsi 10 giorni dalla spedizione della raccomandata che ha dato avviso del deposito dell’atto presso la casa comunale, a causa dell’irreperibilità del destinatario.

Ebbene, se il perfezionamento della notifica (10 giorni dopo la spedizione della raccomandata informativa), è avvenuto prima del decesso del padre del lettore, la notifica può ritenersi regolare e l’atto di citazione valido. Se, viceversa, la notifica si è perfezionata dopo il decesso, l’atto di citazione è nullo e il processo non può proseguire.

Se si è verificata la prima ipotesi (perfezionamento della notifica prima del decesso), il processo non si estingue ma si interrompe automaticamente per legge, in attesa che venga riassunto nei confronti degli eredi. Questa regola vale anche in ipotesi di azione revocatoria, dal momento che le difese del debitore sono assunte dagli eredi e che ricade comunque sul creditore dimostrare l’intento fraudolento dei partecipanti alla donazione.

Solo se la parte interessata (nel caso specifico il creditore) non riassume il processo nei termini di legge (tre mesi dalla data in cui è venuto a conoscenza della morte), notificando l’atto di citazione a tutti gli eredi, il processo stesso si estingue. L’interruzione della causa è automatica a meno che, prima della dichiarazione di interruzione, non vi sia: a) la spontanea costituzione in giudizio degli eredi; 2) la citazione degli eredi da parte dell’attore (creditore).

Difatti, ai sensi dell’art. 299 c.p.c., se prima della costituzione in cancelleria o all’udienza davanti al giudice istruttore (nel caso specifico citata per dicembre), sopravviene la morte oppure la perdita della capacità di stare in giudizio di una delle parti o del suo rappresentante legale o la cessazione di tale rappresentanza, il processo è interrotto, salvo che coloro ai quali spetta di proseguirlo si costituiscano volontariamente, oppure l’altra parte provveda a citarli in riassunzione, osservati i termini di cui all’art. 163-bis.

Secondo la Cassazione, la morte della parte dopo la notificazione dell’atto introduttivo del giudizio ma prima della scadenza del termine per la costituzione, comporta l’automatica interruzione del processo, a prescindere sia dalla conoscenza che dell’evento abbiano avuto l’altra parte o il giudice, sia da qualsiasi attività diretta a determinarla, giacché l’effettiva conoscenza dell’evento interruttivo rileva ai soli fini della decorrenza del termine per la riassunzione. (Cass 16020/04; 3725/06). Ciò vuol dire che la controparte avrebbe tre mesi dalla data di conoscenza della morte del padre per poter riassumere il processo.

Il fatto che il lettore e sua sorella siano stati chiamati in causa e siano comunque eredi non impedisce l’operatività della causa di interruzione. Difatti, con l’originario atto di citazione gli stessi sono stati citati personalmente; per poter rispondere anche della condotta del defunto, dovrebbero essere citati, in riassunzione, non solo personalmente, ma anche in qualità di eredi. In alternativa, nel momento in cui si costituissero in giudizio, dovrebbero farlo anche in qualità di eredi del debitore deceduto. Tuttavia, si suggerisce al lettore, come strategia difensiva, di costituirsi esclusivamente personalmente, lasciando alla controparte l’onere di dimostrare di aver notificato regolarmente la citazione e di riassumere il processo nei termini per evitare che si estingua.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Monteleone


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI