Pensione quota 100: a numero chiuso?

25 Ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Ottobre 2018



Per la quota 100 potrebbe essere accolto un numero limitato di domande di pensione a causa del tetto massimo di spesa: l’uscita dal lavoro slitterà?

Dopo che l’Unione Europea ha chiesto di modificare la manovra, è molto probabile che ci sarà un ridimensionamento delle risorse destinate alla quota 100. Tra le varie ipotesi allo studio, potrebbe essere prevista una quota 100 non solo con 4 finestre fisse annuali, in modo da dilazionare le uscite dal lavoro, ma anche con una sorta di numero chiuso.

In pratica, le domande di pensione potrebbero essere accolte nei limiti della capienza delle risorse stanziate, pari, in base a quanto reso noto sinora, a 6,7 miliardi di euro nel 2019 ed a 7 miliardi nel 2020. Nel caso in cui fondi avanzino, le risorse residue potrebbero essere convogliate nell’anno successivo, e così via, con il passaggio a regime della quota 100.

Ad ogni modo, il sottosegretario al lavoro, Claudio Durigon, ha ribadito che, nonostante le indicazioni dell’agenzia Moody’s, che ha classificato la quota 100 come una misura temporanea, il pensionamento con quota 100 è una misura strutturale e permanente, che non scadrà dopo un anno.

La pensione quota 100 sarà dunque accessibile a tutti o no? Il tetto massimo di spesa non dovrebbe determinare un numero chiuso vero e proprio, ma solo uno slittamento delle domande di pensione non accolte alla finestra, o all’anno successivo.

Ma procediamo per ordine, e cerchiamo di riordinare le idee: come potrebbe essere la pensione quota 100 a numero chiuso, come funzioneranno le finestre fisse di accesso, quando si potrà partire con l’uscita dal lavoro.

Come funziona la pensione quota 100?

La pensione quota 100 è una pensione anticipata, che si potrà raggiungere quando la quota maturata dal lavoratore risulta almeno pari a 100.

La quota è il risultato della somma dell’età pensionabile dell’interessato e degli anni di contributi posseduti: per fare un esempio, se il lavoratore ha compiuto 62 anni ed ha maturato 38 anni di contributi, raggiunge la quota 100 perché la somma di età e contribuzione è pari a 100 (62+38=100).

Quando l’età o le annualità di contribuzione non corrispondono a una cifra esatta, per calcolare la quota i mesi devono essere trasformati in decimi:

  • ad esempio, se il lavoratore ha raggiunto 63 anni e 6 mesi di età, ai fini del calcolo della quota deve indicare 63,5;
  • può ottenere la pensione quota 100 se possiede almeno 36 anni e 6 mesi di contributi (perché 100-63,5= 36,5, ossia 36 anni e 6 mesi).

Bisogna però considerare che, in base a quanto descritto nella nota di aggiornamento al Def, per pensionarsi con la quota 100 è stabilita un’età minima e un requisito contributivo minimo.

Quali sono età e anni di contributi minimi per la quota 100

La pensione anticipata quota 100 potrà essere ottenuta con un’età minima di 62 anni ed una contribuzione minima pari a 38 anni. In buona sostanza, anche se si raggiunge la quota 100, non ci si potrà pensionare se l’età non sarà almeno pari a 62 anni ed i contributi non risulteranno almeno pari a 38 anni. Per chi ha 63 anni, dunque, la quota diventa 101, in quanto resta fermo il requisito contributivo dei 38 anni, per chi ne ha 64 102, per chi ne ha 65 103, e così via…

Altre proposte invece fissavano l’età minima a 64 anni ed la contribuzione minima a 36 anni, ma sono state scartate.

Come funzionano le finestre per la pensione?

La finestra per la pensione è il periodo di tempo che trascorre tra la data di maturazione dei requisiti per il trattamento e la liquidazione dell’assegno da parte dell’ente pensionistico.

Se i requisiti stabiliti per la pensione, da soddisfare contemporaneamente, sono differenti, nella generalità dei casi la finestra inizia a trascorrere a partire dalla maturazione dell’ultimo requisito, cioè dal requisito necessario al trattamento raggiunto più recentemente. Questo succede con le finestre mobili, attualmente in vigore per alcune tipologie di pensione.

Con le finestre fisse, invece, quelle che dovrebbero essere utilizzate con la quota 100, ci si può pensionare all’apertura della finestra successiva rispetto alla data di maturazione dei requisiti. Se, ad esempio, l’ultimo requisito matura in data 20 dicembre, e la finestra fissa si apre il 1° gennaio, ci si pensiona il 1° gennaio.

Quanto durano le finestre?

La durata delle finestre non è unica, ma cambia a seconda del tipo di finestra, mobile o fissa, del tipo di pensione e anche della categoria di appartenenza. Le finestre attualmente ancora operative sono le cosiddette finestre mobili, che si calcolano a partire dalla data di maturazione dell’ultimo requisito per il trattamento. Vediamo come funzionano:

  • per chi richiede la pensione di vecchiaia in regime di totalizzazione, la finestra è pari a 18 mesi; la pensione viene liquidata a partire dal primo giorno del 19º mese dalla data di maturazione dell’ultimo requisito;
  • per chi richiede la pensione di anzianità in regime di totalizzazione, invece, la finestra è ancora più lunga ed è pari a 21 mesi;
  • per chi vuole richiedere l’opzione donna, che con tutta probabilità sarà presto prorogata, a partire dalla maturazione dell’ultimo requisito tra quello contributivo (35 anni)  e quello di età (57 anni per le lavoratrici dipendenti, 58 anni per le lavoratrici autonome, più gli adeguamenti alla speranza di vita che si dovranno applicare), la finestra è pari a:
  • 12 mesi per le lavoratrici dipendenti;
  • 18 mesi per le lavoratrici autonome.
  • per quanto riguarda la pensione di vecchiaia anticipata per invalidità, che ad oggi può essere richiesta dei lavoratori dipendenti del settore privato che possiedono un’invalidità pari almeno all’80%, la finestra è pari a 12 mesi.

Quanto dureranno le finestre per la pensione quota 100?

In base a quanto reso noto sinora, le finestre per la quota 100 dovrebbero avere un funzionamento simile a quelle fisse previste dalla vecchia Legge Maroni [1]; in particolare, si dovrebbe aprire una finestra ogni 3 mesi: 1° gennaio, 1° aprile, 1° luglio e 1° ottobre. Nel 2019, la prima finestra dovrebbe partire da febbraio.

Cerchiamo di capire meglio come potrebbero funzionare le finestre fisse quota 100:

  • Mario matura la quota 100, con i requisiti di età e contribuzione minimi, nel mese di giugno 2019;
  • ipotizziamo che la finestra fissa che si apre successivamente al mese di giugno sia quella del 1° luglio;
  • Mario può pensionarsi il 1° luglio 2019.

Nel caso in cui la quota 100 risulti a numero chiuso, o più precisamente con un tetto massimo di risorse, però, una volta terminate le risorse stanziate, il pensionamento potrebbe essere slittato alla finestra successiva, o all’anno successivo.

Quanto si perde con quota 100: campagna informativa Inps per scoraggiare i pensionamenti

Nel frattempo, il presidente dell’Inps Tito Boeri, per scoraggiare un’uscita dal lavoro di massa con la quota 100, sta preparando una campagna informativa destinata agli aspiranti pensionati, con le proiezioni di quanto si andrebbe a perdere anticipando la pensione. Ma quanto si perde anticipando la pensione con quota 100?

In base alle proiezioni dei nostri esperti, non esiste una risposta uguale per tutti, ma dipende:

  • da quanti sono gli anni di anticipo del pensionamento (Boeri confronta il pensionamento a 62 anni col pensionamento a 67 anni, quindi con ben 5 anni di differenza; c’è chi, però, potrebbe comunque pensionarsi prima dei 67 anni, con la pensione anticipata ordinaria Fornero: in questi casi lo scarto sarebbe minore del 21% circa ipotizzato da Boeri);
  • dall’ammontare delle ultime retribuzioni o redditi: Boeri ha ipotizzato una crescita costante, ma le retribuzioni, a fine carriera, potrebbero anche crollare, ad esempio per la richiesta di un part time; in queste ipotesi, chi resta al lavoro vede addirittura diminuire, e non aumentare, la quota retributiva di pensione;
  • per quanto riguarda la quota di pensione da calcolare col sistema contributivo, una penalizzazione, nell’anticipo dell’uscita, sussiste sempre, in quanto chi prima esce versa meno contributi, ottiene minori rivalutazioni ed un coefficiente di trasformazione (la cifra che trasforma la somma dei contributi in assegno di pensione, che cresce all’aumentare dell’età) più basso; la penalizzazione, in termini di “mancato guadagno”, dipende dall’età al momento del pensionamento e dall’ammontare dei redditi, o stipendi.

Per saperne di più: Quanto si perde con la quota 100?

In ogni caso, va sottolineato che la quota 100 non prevede né una decurtazione percentuale dell’assegno, né il ricalcolo misto o il ricalcolo integralmente contributivo.

Il calcolo della pensione sarà dunque:

  • retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo, per chi possiede oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • integralmente contributivo per chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995.

Per capire meglio le differenze di calcolo della pensione: Come si calcola la pensione.



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