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Atto giudiziario con diversa residenza e querela di falso

24 Nov 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 Nov 2018



Ho un contenzioso con un signore che ha fatto opposizione al decreto ingiuntivo e si è costituito indicando la residenza a P. e la procura speciale a margine dell’atto, mancante di data e luogo (è presente solo la data dell’atto). Avendo perso il primo grado ho proposto appello ed egli si è costituito dichiarando la residenza in Tunisia ed allegando a margine dell’atto la procura speciale mancante di data e luogo. Da una verifica tramite il certificato di residenza è risultato che egli fosse già residente in Africa 8 mesi prima della prima costituzione (AIRE).  Dal momento che ha palesemente mentito nella prima costituzione e visto la possibilità evidente di eccepire la nullità delle procure, con prova contraria, può eventualmente il giudice sanare la procura del primo grado con art. 182, comma 2 c.p.c.? Oppure si può puntare alla nullità della sentenza di primo grado? Qual è l’immediata azione da proporre?

L’indicazione nell’atto giudiziario di un indirizzo di residenza diverso da quello effettivo non costituisce un motivo di nullità della costituzione né della procura. Con particolare riguardo alla procura alle liti, la legge non prevede obbligatoriamente l’indicazione della data e del luogo, sia perché si presume che la procura sia stata conferita anteriormente allo svolgimento del mandato professionale del legale, sia perché la stessa potrebbe essere stata sottoscritta in qualsiasi luogo, a prescindere dalla residenza/domicilio della parte e del suo difensore.

Si noti altresì che l’unico strumento per invalidare la procura dovrebbe essere la querela di falso, sostenendo che la parte potrebbe non averla firmata e che la sottoscrizione, autenticata dal professionista, sia falsa. Difatti, la firma per autentica da parte dell’avvocato prova, fino a querela di falso, tanto l’autenticità della sottoscrizione quanto, dunque, la validità ed efficacia del mandato conferito.

Si sconsiglia, pertanto, al lettore di imbattersi in un procedimento di querela di falso in quanto, in ogni caso, il giudice potrebbe considerare valida l’attività processuale svolta nell’interesse della parte (specialmente laddove il giudizio di primo grado si sia già concluso).

Inoltre, qualora il lettore dovesse, alla prossima udienza, eccepire il difetto di procura, il giudice potrebbe assegnare alle parti il termine perentorio per il deposito di una nuova procura, sanando tutti gli eventuali vizi della precedente.

In ogni caso, il difetto di procura avrebbe dovuto trovare ingresso nel giudizio di primo grado, essendo possibile già allora verificare la residenza della controparte.

Se realmente interessato (in assenza di altri possibili motivi di appello), a sostenere la nullità della procura, il lettore dovrebbe alla prossima udienza contestare la validità del mandato al difensore e proporre querela di falso. La querela deve contenere, a pena di nullità, l’indicazione degli elementi e delle prove della falsità, e deve essere proposta personalmente dalla parte oppure a mezzo di procuratore speciale, con atto di citazione o con dichiarazione da unirsi al verbale d’udienza (art. 221 c.p.c).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Monteleone


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