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Pensionamento con la quota 100 e contributi

24 Novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 Novembre 2018



Dal 16-4-1981 al 31-12-1985 ho lavorato come consulente tessile, fatturando con partita iva, ma oggi mi è stato detto che quegli anni non mi vengono riconosciuti. Per me è molto grave perchè con la quota 100 fra due anni potrei essere in pensione. Come posso fare per recuperarli? Esiste un eventuale patteggiamento o parziale versamento per recuperarli?

In generale il secondo comma dell’articolo 51 della legge 488 del 1999 ha aperto, agli iscritti in gestione separata di cui alla legge 335/95 e dm 282/1996, la possibilità di riscatto dei periodi assicurativi fino ad un massimo di cinque anni.

Nel caso specifico l’attività svolta era quella di libero professionista ma nel messaggio INPS 25982 del 19/11/2008 la facoltà di riscatto è possibile solo per i liberi professionisti che riscattino attività di collaborazione coordinata e continuativa.

Pertanto i contributi tra il 1981 ed il 1985 ad oggi non sono recuperabili e questo certamente và ad inficiare un eventuale accesso a pensionamento con la quota 100 a causa di una norma discriminatoria ad oggi mai modificata che preclude al lettore l’accesso al pensionamento tra due anni.

La mancanza di versamenti contributivi in quegli anni è data dal fatto che la gestione separata è nata nel 1996 per tutte quelle tipologie di lavoratori che non rientravano nelle tipologie previste dall’Inps e nelle casse professionali, quindi prima di quella data non si era tenuti al versamento contributivo IVS (i contributi per la pensione) .

Va puntualizzato inoltre che il lettore, da luglio del 2016, come si evince dalla documentazione allegata, ha lavorato con contratto co.co.co con versamenti in gestione separata e che tali contributi possono essere sommati a quelli da dipendente (in capo al fondo FPLD INPS) solo tramite totalizzazione legge 42/2006.

Per quanto sopra esposto si consiglia al lettore di valutare le seguenti alternative:

1) il pensionamento con il computo in gestione separata in quanto, essendo anche questo calcolato con il sistema contributivo, permette il pensionamento all’età di 64 anni e 2 mesi se perfezionati tra il 2021 ed il 2022.

Tale richiesta di computo prevede di soddisfare i seguenti requisiti:

-20 anni di contributi;

– meno di 18 anni di contributi prima del 01/01/1996;

– più di 5 anni di contributi dopo il 01/01/1996;

– un importo di pensione superiore a 2,8 volte l’assegno sociale, calcolato con il sistema interamente contributivo.

L’unico requisito da valutare è l’importo della pensione, ma avendo il lettore versato come dirigente d’industria dovrebbe superare tale importo soglia.

2) Il pensionamento con la totalizzazione di cui al Dlgs 42/2006 con 41 anni di contributi che matura nel 2021 (sommando la gestione separata) più una finestra di 21 mesi (salvo modifiche successive) stando a quanto riportato nel foglio Excel allegato dal lettore. Anche in questo caso il calcolo è interamente contributivo e non anticipa di molto la decorrenza rispetto alla prima opzione.

3) Il pensionamento con il cumulo tra gestione separata e FPLD qualora nella quota 100 di prossimo varo sia possibile la sommatoria tra le sopracitate gestioni dell’assicurazione generale obbligatoria nel 2022 (al raggiungimento dei 38 anni di lavoro).

4) Valutare il divario tra le prime due ipotesi e l’Ape volontaria, nel caso in cui la forbice tra i calcoli contributivi della totalizzazione (caso 2) ed il computo (caso 1) sia più bassa della pensione calcolata con il sistema misto decurtata della rata di APE.

In questo caso va considerato che il lettore riceverebbe una pensione calcolata solo in base ai contributi da dipendente, che avrebbe poi diritto, all’età prevista dalle normative vigenti, ad una pensione supplementare di vecchiaia (VOAUT) per i contributi versati in gestione separata e che tale pensione avrebbe un importo molto basso rispetto alla principale.

Articolo tratto dalla consulenza resa da Mirko Iori

Responsabile Patronato INCA Monterotondo



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