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Separazione dei coniugi e deducibilità degli assegni periodici

30 Novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 Novembre 2018



La mia cliente, in attesa dell’udienza, ha ricevuto dal marito (residente all’estero) 1,500 euro al mese, ma leggendo l’art. 10 Tuir ho notato che solo gli assegni mensili sono deducibili (assegni pagati al seguito di un ordine del tribunale). L’articolo 50 prevede però che tutti gli assegni di mantenimento, se erogati con cadenza periodica, costituiscono reddito assimilato a quello di lavoro dipendente imponibile ai fini Irpef, inclusi quelli che portano il riconoscimento delle detrazioni d’imposta. Se tutti gli assegni periodici sono assimilati a reddito di lavoro dipendente perché è necessario fare riferimento specificatamente a quelli che portano la deduzione? Il legislatore sta forse cercando, per evitare un problema di doppia tassazione della stessa materia, una simmetria fra chi paga e chi riceve? Forse fin quando non vi è è un ordine del giudice il pagamento volontario non è “un assegno” ma solo un trasferimento fra marito e moglie in comunione di bene?

Il quesito in esame riguarda due differenti aspetti – entrambi fiscalmente rilevanti – degli assegni periodici erogati in relazione alla separazione tra coniugi.

Da un lato, l’art. 10 Tuir stabilisce la deducibilità degli assegni periodici versati al coniuge – a eccezione di quelli relativi al mantenimento dei figli – in caso di separazione legale o comunque di cessazione del vincolo matrimoniale, nella misura risultante da provvedimento dell’autorità giudiziaria.

Dal canto proprio, l’art. 50 Tuir indica, tra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, gli altri assegni periodici, comunque denominati, alla cui produzione non concorrono né capitale nè lavoro, compresi proprio gli assegni di cui al citato art. 10.

Dalla lettura delle due norme risulta pertanto:

– che sono soggetti a deduzione i soli assegni corrisposti in ragione di un provvedimento giurisdizionale, non potendo invece estendersi tale beneficio alle somme versate spontaneamente da un coniuge in favore dell’altro, prima ancora che un giudice abbia stabilito chi sia il titolare del diritto alla prestazione e in che misura;

– che sono assimilati ai redditi di lavoro dipendente non soltanto le erogazioni di cui all’art. 10 Tuir ma, più in generale, tutti gli assegni periodici (tanto è vero che la norma precisa “comunque denominati”) non riconducibili all’impiego di capitale né del fattore lavoro, ossia anche quelli eventualmente versati con cadenza periodica da un coniuge all’altro in assenza di qualsivoglia provvedimento giurisdizionale. La portata generale della disposizione è confermata anche dal fatto che in essa si legge “compresi quelli indicati alle lettere c) e d) del comma 1 dell’articolo 10 tra gli oneri deducibili”, i quali dunque non esauriscono la categoria degli assegni periodici assimilati ai redditi di lavoro dipendente.

Deve pertanto concludersi nel senso che le erogazioni oggetto del quesito non possono essere fiscalmente dedotte, in quanto non fondate su statuizioni giudiziali, ma al contempo costituiscono redditi soggetti a imposizione fiscale, al pari di quelli scaturiti da lavoro dipendente, in forza del loro carattere periodico e della loro non riconducibilità all’impiego di capitale o di lavoro.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Massimo Coppin


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