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Successione, privacy e accesso degli eredi ai dati bancari del defunto

30 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 novembre 2018



Sono cointestataria da oltre venti anni a firma disgiunta di conto e titoli con mia zia deceduta qualche mese fa. Ho saputo che la banca ha rilasciato certificazione saldi depositi agli eredi per la pratica di successione, indicando chiaramente anche il mio nome in calce. Premesso che gli eredi hanno diritto ad accedere a tali dati ritengo che la mia privacy sia stata violata, in quanto terzi che siano notaio, Caaf , ecc. non hanno alcun diritto ad avere informazioni sulla cointestataria a forma disgiunta di rapporti bancari e relativi a quote fuori successione. È fondata la mia obiezione? Se si, ho diritto ad avere un risarcimento e ad obbligare la banca a sostituire tale dichiarazione? 

Il diritto degli eredi all’accesso ai dati bancari del defunto è espressamente previsto dal Testo unico Bancario e non può essere compromesso dall’omessa comunicazione di dati essenziali per la ricostruzione dell’asse ereditario. È pur vero, tuttavia, che la consegna agli eredi della documentazione riguardante i rapporti bancari può ledere la privacy di soggetti terzi.

Per tali ragioni, sono intervenute Le linee guida del Garante Privacy per trattamenti dei dati relativi al rapporto banca-clientela (G.U. n. 273 del 23 novembre 2007), secondo cui la Banca può “comunicare dati relativi alla clientela senza violare le rilevanti disposizioni in materia di protezione dei dati personali; altre comunicazioni sono anzi doverose in quanto richieste dalla legge”. Le linee guida riportano, tra le altre ipotesi previste dalla legge, proprio quella delle comunicazioni a seguito di istanza di accesso alla documentazione bancaria ai sensi dell´art. 119 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (compreso l’accesso degli eredi alla documentazione bancaria del defunto).

L’esigenza di tutela degli eredi, aventi diritto a conoscere le stesse informazioni che avrebbe potuto conoscere il de cuius nella ricostruzione del patrimonio, prevale, dunque, sull’esigenza di tutelare la privacy dei soggetti terzi coinvolti. Sempre le citate linee guida prevedono, infatti, che il diritto di accesso agli atti “non prevede limitazioni rispetto all’ostensibilità delle informazioni contenute nella documentazione richiesta (ivi compresi dati personali relativi a terzi che dovessero esservi contenuti), neanche nelle forme di un parziale oscuramento delle informazioni stesse; il suo esercizio prevede il pagamento delle spese a carico del cliente”.

Proprio nel caso dei rapporti cointestati, il Garante Privacy ha avuto modo di precisare che “L´erede che intenda accedere ai dati personali relativi a contratti bancari estinti dopo la morte del proprio dante causa ed originariamente intestati sia a costui, sia a terze persone ha diritto di conoscere tutte le informaizoni detenute dall´istituto bancario, ivi comprese quelle concernenti le generalità dei terzi cointestari dei contratti in questione” (Provv. 3 aprile 2002, doc. web n. 1065256).

Alla luce di quanto sopra e delle interpretazioni fornite dal Garante Privacy, a parere dello scrivente si ritiene che non vi siano i presupposti per una richiesta risarcitoria alla banca.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Monteleone


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