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Come scoprire se il contachilometri è taroccato

27 novembre 2018


Come scoprire se il contachilometri è taroccato

> Cultura e società Pubblicato il 27 novembre 2018



Contachilometri taroccati per frodare i compratori di auto usate: il business milionario dello schilometraggio che ringiovanisce le auto aumentandone i costi  

Stai per acquistare un’auto e vuoi sapere quanti chilometri ha realmente percorso? Istintivamente lo sguardo ricade sul contachilometri a leggere la sequenza di cifre che dovrebbe attestare il cammino compiuto dalla vettura in tutta la sua vita. Non sempre, però, queste cifre corrispondono ai chilometri effettivi che l’auto ha percorso. Spesso i rivenditori manomettono il contachilometri e il rischio che si corre è quello di acquistare un’auto che sembra quasi nuova, ma che in realtà ha ‘macinato’ migliaia di chilometri. Sono questi i casi che vanno sotto il nome di “schilometraggio”, una pratica illegale utilizzata da tecnici esperti che consente di ringiovanire le auto prima di immetterle nel mercato dell’usato. È in aumento il numero dei concessionari scorretti che ricorre a questo sistema per frodare l’acquirente: bastano meno di cento euro per poterne guadagnare qualche migliaio con la tecnica del ritocco del contachilometri. Molto spesso, a ricevere il ritocco sono auto aziendali usate dai dipendenti delle aziende, veicoli con pochi anni di vita che di solito non hanno fatto ancora la prima revisione. Lo scopo della prassi illecita messa in atto da rivenditori senza scrupoli è di accrescere il valore commerciale delle auto usate e ingannare l’ignaro compratore sui chilometri percorsi dalla vettura. Come avviene la frode? Come scoprire se il contachilometri è taroccato? In questo articolo ti forniremo tutte le informazioni sull’imbroglio del contachilometri.

Come viene scaricato il contachilometri?

L’operazione schilometraggio, da un punto di vista tecnico, appare abbastanza facile: occorre portare indietro il contachilometri e intervenire sulle centraline elettriche delle auto. Una pratica che ha un costo moderato, non è facile da dimostrare e soprattutto consente facili guadagni a danno degli automobilisti. Lo schilometraggio è oggi così diffuso che ha assunto i contorni del business vero e proprio. Basta avere a disposizione un tecnico e qualche decina di euro per mettere in atto una frode che garantirà buoni guadagni ai commercianti disonesti.

È stato calcolato, visto che il mercato delle auto usate è tre volte superiore a quello delle auto nuove, che intorno ad esso si crea un giro di affari gonfiato, corrispondente a circa 20 miliardi l’anno.

Com’è stato scoperto lo schilometraggio?

È stato grazie a un rivenditore di auto torinese, Alfredo Bellucci, che è venuto a galla il sistema illecito del contachilometri manomesso. Bellucci ha lottato contro lo schilometraggio con tutte le sue forze e nel 2015 ha pubblicato un libro dal titolo “Non prendermi per il chilometro”, nel quale ha svelato questo nuovo e illegale business messo in atto da un’organizzazione ben collaudata. Quest’ultima è conosciuta dagli addetti ai lavori e procura affari per circa due miliardi all’anno.

Oltre a questi, sono emersi anche i guadagni dei tecnici che scalano i chilometri, consistenti in una somma che si aggira sui 400 milioni annui. I suddetti dati non comprendono, però, le auto importate in Italia e qui immatricolate. Secondo alcune stime dell’Aci, nel 2017 sono state vendute 2.900.000 auto usate, un numero altissimo, e, sempre nel 2017, la Polizia stradale ha sequestrato ben 200 veicoli.

Le fasi dell’operazione schilometraggio

Molte delle vetture usate provengono da compagnie di noleggio a lungo o a breve termine. Generalmente, si tratta di auto che sono state immatricolate da 3/4 anni e hanno ricevuto una buona manutenzione, sebbene con chilometraggi superiori alla media.

Quando scade il contratto, la società di noleggio ha interesse a vendere l’auto in pochissimo tempo se l’utilizzatore non ha intenzione di riscattarla. Attraverso aste online e anche fisiche – gestite da società alle quali possono accedere solo gli operatori del mercato delle auto specializzati in compravendita – le vetture vengono immesse nel mercato dei rivenditori di usato dopo una perizia fatta su di esse da una società terza.

Viene stilato, quindi, un documento contenente le foto dell’autovettura e del contachilometri che riporta il relativo chilometraggio. A questo punto, l’auto viene inserita nei lotti di vendita e acquistata dai concessionari che la esporranno nei loro spazi, molti dei quali, per rendere la vettura più vendibile, ne abbatteranno i chilometri anche di 100/200.000 Km. Secondo le stime effettuate, la metà dei contachilometri viene alterato, per un totale di circa 1.700.000 veicoli, mentre l’affare complessivo si aggira su tre miliardi di illecito all’anno.

I provvedimenti che dovrebbero adottarsi

L’acquisto di un’auto viene anche deciso in base ai chilometri percorsi e un contachilometri alterato non consente all’acquirente di valutare i futuri costi di manutenzione determinati dall’usura del mezzo. Ecco perché diventa sempre più necessaria l’istituzione di un registro pubblico digitale, accessibile a tutti, che include ogni vettura circolante nel nostro territorio. Il registro dovrebbe obbligatoriamente indicare i passaggi di proprietà delle auto con i chilometri percorsi, lo storico delle revisioni e anche il relativo chilometraggio da confrontare con quello dichiarato dal concessionario in sede di vendita.

Come evitare la truffa e scoprire se il contachilometri è taroccato?

Da ciò che abbiamo appena scritto, emerge un dato importante e per certi versi paradossali. Bisogna entrare nell’ordine di idee che non sempre un veicolo che ha pochi chilometri costituisce un ottimo affare. Prima di procedere all’acquisto, sarebbe utile effettuare dei controlli mirati per evitare di subire un danno economico notevole.

Innanzitutto, occorre controllare il contachilometri, visto che può accadere di trovarsi di fronte a un’auto con un basso chilometraggio, ma che in realtà è un dato falsato.

In presenza di un modello che segna meno di 50.000 chilometri e che ha alcuni anni alle spalle, la cifra deve far riflettere, se non insospettire il compratore. Il contachilometri, infatti, potrebbe essere stato “scaricato”. Un acquisto del genere deve essere valutato non solo per il danno immediato che produrrebbe all’acquirente, ma anche per il danno futuro che un’auto con migliaia di chilometri percorsi produrrebbe alla persona truffata.

Da controllare attentamente anche i libretti: massima attenzione deve essere riservata alla documentazione che il venditore esibisce per convincere il cliente che il chilometraggio è corretto. I libretti di manutenzione e l’elenco dei tagliandi effettuati nel corso degli anni possono essere contraffatti o modificati sia nei numeri che nelle immagini dei marchi.

Altro aspetto da non tralasciare è il controllo della provenienza dell’auto. Può esser utile consultare il Pra (Pubblico registro automobilistico) e farsi un’idea sulla provenienza dell’auto e sui passaggi di proprietà che si sono susseguiti. Per saperne di più, ci si può registrare alla banca dati Aci (www.aci.it e cliccare sulla voce “Visure PRA”). Il costo da sostenere per ottenere queste informazioni è di circa 8 euro, spesa che consente di risalire ai proprietari precedenti. Se si scopre che il primo proprietario è stata una società di noleggio, dobbiamo insospettirci subito. Ma è bene ricordare che anche un privato può far ridurre i chilometri.

C’è un altro problema che non deve essere trascurato, cioè le condizioni generali della vettura da acquistare. Non sempre una carrozzeria impeccabile è indice di buona salute, tante volte può succedere, infatti, che esteriormente l’auto si presenta in condizioni soddisfacenti, diversamente dalle condizioni del motore che possono presentare problemi di varia natura. È consigliabile, dunque, rivolgersi a un meccanico di fiducia, che esegua un controllo totale dell’auto per riscontrare eventuali criticità.

Un ultimo accorgimento: se siete intenzionati ad acquistare un’auto usata e vi rivolgete a una rivendita di vetture di seconda mano, sarebbe bene dubitare di un parco macchine che mette in vendita molti veicoli con le medesime caratteristiche, come ad esempio stesso prezzo, età, chilometraggio. Saremmo di fronte, in questi casi, a operazioni di “ringiovanimento” delle auto, messe in atto dal rivenditore per rifilare veicoli molto più vecchi e di conseguenza meno costosi.

Lo schilometraggio all’attenzione del Parlamento europeo

Il problema che abbiamo fin qui esaminato non esiste solo nella nostra penisola, il Parlamento europeo, difatti, ha dichiarato guerra al business del taroccato ed è sul punto di prendere provvedimenti per arginare il fenomeno.

Nei mesi scorsi, il Parlamento ha presentato una relazione, votata a larghissima maggioranza, con la quale sono state chieste nuove norme per aiutare i compratori di auto usate a non cadere nella trappola dello schilometraggio.

Alla Commissione, i deputati hanno chiesto una proposta legislativa per evitare la frode. Intanto, secondo i parlamentari, occorre prevedere dei controlli tecnici e far circolare i dati sul fenomeno, azione che si rivela difficoltosa a causa delle norme sulla privacy.

È stato anche proposto di inserire lo schilometraggio nei reati penali, solo così si potrà eliminare un mercato alterato che ha penalizzato tanti concessionari onesti, costretti a lavorare imponendo prezzi non competitivi. Purtroppo, chi rispetta le regole, in un contesto siffatto, è destinato a soccombere.

In alcuni paesi europei come il Belgio e i Paesi Bassi, sono state introdotte alcune azioni di contrasto a questo tipo di frodi, che prevedono la lettura del chilometraggio ogniqualvolta si sottopone l’auto a un controllo periodico. Ciò assicura un monitoraggio costante e ha dato finora buoni risultati.

Il Parlamento europeo ha posto anche l’attenzione sulla sicurezza stradale: il rischio è che l’acquirente, considerando l’auto più nuova di quello che è, potrebbe rimandare i controlli, con grave rischio per l’incolumità di tutti.

Di FRANCESCA CANINO


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1 Commento

  1. Chi ha stilato l’articolo ha dimenticato di prendere in considerazione il fatto che in Italia, da qualche tempo, è obbligatorio indicare il chilometraggio al momento della revisione biennale (addirittura, qualora la revisione venga fatta direttamente dalla Motorizzazione e non da un privato, occorre un’autocertificazione in tal senso). Tale norma comporta il fatto che è possibile risalire al chilometraggio approssimativo effettivo (con uno scarto massimo di 2 anni) accedendo all’ultima certificazione di revisione.

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