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Condomini morosi e privacy: gli obblighi dell’amministratore

13 Settembre 2017 | Autore:
Condomini morosi e privacy: gli obblighi dell’amministratore

L’amministratore di condominio è chiamato a contemperare gli obblighi di trasparenza con i doveri di riservatezza e privacy

L’amministratore di condominio può rendere noti a tutti i dati relativi ai condomini morosi? Per rispondere al quesito occorre precisare che l’amministratore, nella gestione del condominio, è tenuto a rigorosi obblighi derivanti dalla nota legge sulla privacy [1]. Ne consegue che la trasparenza delle informazioni nel condominio deve sempre fare i conti con il rispetto delle norme in tema di tutela dei dati personali.

Condomini morosi e privacy

Certamente, la gestione della privacy è un compito particolarmente complesso nell’ambito condominiale dove si vive una stretta convivenza. La riservatezza va sempre garantita, ma non può trasformarsi in un pretesto per sfuggire ad una gestione trasparente. L’assemblea può designare anche formalmente l’amministratore come “responsabile del trattamento” dei dati personali dei condomini, attribuendogli uno specifico ruolo in materia di privacy. Nella gestione del condominio, l’amministratore viene generalmente in contatto con due tipologie di dati: i dati anagrafici dei condomini e quelli relativi alla situazione contabile. L’amministratore può gestire e trattare i dati che hanno attinenza con la funzione svolta: dunque può trattare dati anagrafici, indirizzi, dati relativi a quote di proprietà, ma non può trattare dati che ne siano estranei.

La violazione della normativa sul trattamento dei dati comporta per l’amministratore il rischio di pesanti sanzioni che possono essere di natura amministrativa, con una multa da mille fino a 180 mila euro o di natura penale, da 6 mesi a 3 anni di arresto. Ciò posto e stante la delicatezza del ruolo e la difficoltà nell’armonizzare esigenze di privacy con esigenze di trasparenza, il Garante della privacy ha redatto un vademecum per consentire all’amministratore una gestione senza rischi di sanzioni.

Condomini morosi e privacy: gli obblighi dell’amministratore

L’amministratore, per l’espletamento del suo incarico ha a disposizione un registro dell’anagrafe condominiale, realizzato attraverso la raccolta dei dati dei condomini. Allo stesso tempo possiede i dati relativi alla situazione contabile del condominio e di ciascun condomino: deve riscuotere i tributi, ripartire le spese, sollecitare i morosi. Relativamente a questi ultimi, l’amministratore ha il diritto di effettuare la ripartizione delle spese dalla quale emergono i nominativi dei condomini morosi, senza tuttavia porre in rilievo le situazioni dei condomini in ritardo con i pagamenti. Vale a dire che l’amministratore può tracciare un bilancio complessivo dei pagamenti effettuati dai condomini e quelli ancora da riscuotere, ma per questi ultimi deve – almeno graficamente – mantenere il medesimo profilo, senza segni di evidenza.  Per fare un esempio di cosa significhi quanto detto si pensi al fatto che l’amministratore non può mai ricorrere all’utilizzo della bacheca condominiale per indicare i nomi dei condomini morosi, né utilizzare forme di evidenziazione dei loro nomi, neanche al fine di ridurre i tempi di recupero del dovuto [2].

Secondo la giurisprudenza, rendere nota la morosità di uno o più condomini attraverso affissione nella bacheca condominiale costituisce una violazione dei principi di proporzionalità, pertinenza e non eccedenza rispetto agli scopi [3]. Addirittura la Cassazione è giunta a ritenere responsabile del reato di diffamazione l’amministratore che indichi – mediante affissione – alcuni condomini come morosi nel pagamento delle quote condominiali in luogo accessibile ad un numero indeterminato di altre persone, come può essere l’androne condominiale [4].

Sempre nel rispetto della privacy l’amministratore è chiamato a custodire e non diffondere i dati che ha ricevuto dai condomini in ragione del suo incarico. Infatti non può consegnare l’anagrafe condominiale a una impresa per effettuare la sua pubblicità, né ad un terzo che voglia radicare un’azione giudiziaria contro il condominio.

Privacy condominio e videosorveglianza

L’assemblea condominiale può deliberare l’installazione di un impianto di videosorveglianza che riprenda una o più parti comuni del condominio, al fine di vigilare su ciò che accade nelle zone comuni. Nel dare attuazione alla delibera assembleare, l’amministratore deve rispettare (e far rispettare alla ditta installatrice) le disposizioni contenute nella legge sulla privacy in merito alle precauzioni da adottare per garantire riservatezza.

Invece, l’utilizzo di telecamere deciso da un singolo condomino per videosorvegliare esclusivamente la sua proprietà privata, non rientra nell’ambito del codice sulla privacy, dal momento che riprende solo soggetti che entrano in una proprietà privata. In tali casi, l’amministratore non deve compiere alcun adempimento, ma solo accertarsi che la telecamera così come installata non riprenda parti comuni, di pubblico passaggio o di proprietà private di altri condomini.


note

[1] D. lgs. n. 196/2003.

[2] Provv. Garante privacy n. 1741950 del 08.08.2010.

[3] Cass. sent. n. 186 del 04.01.2011.

[4] Cass. sent. n. 39986 del  26.09.2014.


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