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Patente di guida: a chi presentare ricorso in caso di revoca?

28 novembre 2018


Patente di guida: a chi presentare ricorso in caso di revoca?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 novembre 2018



Patente di guida: chi può revocarla, come riottenerla e come contestare la revoca della patente illegittima.

Può capitare a tutti di commettere una violazione del Codice della Strada e di dover pagare una multa. Ci sono casi in cui, però, la violazione delle norme sulla circolazione stradale potrebbe avere conseguenze più gravi. Se, ad esempio, hai violato troppe volte i limiti di velocità o se hai fatto un sorpasso pericoloso, potresti subire la revoca della patente. Con tale provvedimento, in pratica, la tua patente viene temporaneamente cancellata e, per riottenerla, potresti dover aspettare qualche anno ed essere costretto a sostenere nuovamente l’esame di guida. In altre ipotesi, la revoca viene disposta semplicemente per la perdita dell’idoneità fisica alla guida come, ad esempio, per patologie gravi che coinvolgono la vista o per problemi che incidono sull’uso degli arti. In alcuni casi, però, l’Amministrazione può commettere errori, facendoti perdere ingiustamente la patente. In questo articolo, risponderò agli interrogativi che ti starai ponendo su come tutelare la tua patente di guida: a chi presentare ricorso in caso di revoca ingiusta? Quali sono i casi in cui la patente può essere effettivamente revocata? Come riottenerla?

Revoca della patente: quando può essere disposta?

La revoca della patente consiste nell’annullamento, definitivo o temporaneo, della validità della patente, disposto perché il titolare della patente costituisce un rischio per la sicurezza della circolazione stradale. In altre parole, quando il titolare della patente non è nelle condizioni psico-fisiche di poter guidare in sicurezza oppure ha avuto comportamento che lo rende pericoloso per gli altri, l’autorità può disporre che, per un determinato periodo, la patente non sia più valida per potersi mettere alla guida di un’autovettura.

In particolare, la patente può essere revocata nei seguenti casi:

  • perdita dei requisiti psico-fisici, cioè quando il titolare della patente perde le caratteristiche fisiche necessarie per poter guidare un veicolo in sicurezza. Ad esempio, è revocata la patente nel caso in cui, da una dichiarazione dello stesso titolare o dalla visita medica in sede di riesame della patente, emergono problemi agli arti, problemi alla vista o una scarsa prontezza di riflessi [1];
  • motivi di condotta, cioè quando il titolare commette violazioni gravi al Codice della Strada e la revoca costituisca una sanzione amministrativa accessoria. Si tratta di ipotesi come la circolazione contromano autostrade o strade extraurbane, la violazione recidiva del limite di velocità di oltre 60 km/h dei limiti di velocità;
  • condanne per reati gravi relativi alla circolazione stradale, così come accade quando il titolare è sorpreso alla guida in forte stato d’ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti; o per altri reati per i quali lo si ritenga socialmente pericoloso, come nel caso in cui il reato commesso abbia comportato una pena detentiva maggiore di tre anni e sia ritenuto dal giudice che l’utilizzo della patente possa rendere più agevole commettere reati della stessa natura;
  • sostituzione della propria patente con una patente estera.

A seconda del motivo per cui la patente è revocata, il provvedimento di revoca è emesso [2]:

  • dalla Motorizzazione Civile, cioè il competente ufficio del Dipartimento per i trasporti terrestri, in caso di perdita dei requisiti psicofisici o in caso di sostituzione con patente estera;
  • dal prefetto del luogo in cui è stata commessa violazione quando la patente sia stata revocata per motivi di condotta o per condanne penali.

La revoca della patente ha natura sanzionatoria se è disposta per motivi di condotta o se è prevista come sanzione accessoria ad una condanna penale. In tal caso, è disposta in seguito ad una valutazione discrezionale del prefetto. Nelle altre ipotesi, cioè in caso di perdita dei requisiti o di sostituzione con una patente estera, ha la natura di una mera costatazione di un fatto (appunto, la perdita del requisito o la sostituzione) da parte della Motorizzazione Civile [3].

Non bisogna confondere la revoca della patente con:

  • il ritiro della patente, cioè quando sono le Forze dell’Ordine a ritirare la patente nel momento in cui accertano un’infrazione non molto grave (ad esempio in caso di guida con patente scaduta, il non essersi sottoposto alla visita medica per il rinnovo della patente o la cattiva sistemazione di un carico sull’auto). In tal caso, sarà possibile riottenere la patente in un lasso di tempo abbastanza breve, pari al tempo necessario per regolarizzare la situazione che ha condotto al ritiro (ad esempio per rinnovare la patente scaduta);
  • la sospensione della patente, cioè quando il Prefetto, la Motorizzazione Civile o un giudice del Tribunale Civile ordinano il divieto di mettersi alla guida per un determinato periodo di tempo che può variare tra 15 giorni e 5 anni a seconda della gravità dell’infrazione. La patente viene sospesa, ad esempio, quando si compie un’inversione di marcia in autostrada o si viaggia su un’auto sottoposta a sequestro.

Per tutto il periodo in cui la patente risulta ritirata, sospesa o revocata, il conducente non può mettersi alla guida di alcuna autovettura. Se lo fa, la legge prevede che possa essere punito con un’ammenda del valore compreso tra Euro 2.257,00 e Euro 9.032,00. Se lo fa più volte in due anni, può anche subire la pena dell’arresto fino un anno.

E’ possibile riottenere la patente revocata?

La revoca della patente non impedisce di poter ottenere nuovamente la patente in un secondo momento, ma occorre aspettare un periodo di tempo prestabilito dalla legge.

Se la patente è stata revocata per perdita dei requisiti psicofisici, sarà possibile richiederla nuovamente all’Ufficio della Motorizzazione non appena il titolare abbia riacquisito i requisiti psicofisici e si sia sottoposto ad apposita visita medica. In tal caso, potrà richiedere ottenere nuovamente la medesima patente revocata, senza che ci siano requisiti di propedeuticità.

Ad esempio, se per aver avuto problemi agli arti inferiori hai perso la patente C, non devi ottenere la patente B e, successivamente, la patente B. Potrai direttamente riottenere la patente C revocata [4].

Se la patente è stata revocata per motivi di condotta, ad esempio in caso di gravi violazioni del Codice della Strada, potrai ottenere nuovamente la patente se sono trascorsi almeno due anni dal momento in cui la revoca è diventata definitiva.

Se, infine, la patente è stata revocata per aver guidato in stato di forte ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, l’interessato può conseguire una nuova patente di guida solo:

  • se sono trascorsi due anni dal momento in cui è divenuto definitivo il provvedimento di revoca;
  • se sono trascorsi almeno tre anni dalla data di accertamento della condotta.

In quest’ultimo caso, per riottenere la patente, bisognerà rispettare i criteri di propedeuticità. Ad esempio, se hai perso la patente D, prima di poterla ottenere nuovamente, dovrai prima conseguire la patente B e solo dopo potrai ottenere la patente D.

Inoltre, quale che sia la patente riottenuta, il titolare sarà soggetto a tutte le disposizioni in materia di neopatentati, ivi comprese quelle relative ai punti della patente.

A chi presentare il ricorso contro la revoca?

Nel caso non volessi aspettare il periodo di tempo necessario per richiedere nuovamente la patente e ritieni che la tua patente sia stata revocata ingiustamente, può decidere di impugnare il provvedimento di revoca.

Ciò può avvenire presentando ricorso:

  • al Ministro dell’Interno entro il termine di 20 giorni dalla ricezione del provvedimento (solo se è stato emesso dalla Motorizzazione). Il Ministro dell’Interno esaminerà il ricorso in coordinamento con il Ministro dei Trasporti e deciderà entro il termine di 60 giorni. E’ la procedura più rapida.
  • al giudice di pace entro il termine di 30 giorni dalla ricezione del provvedimento, nel caso in cui la revoca sia stata disposta per sopravvenuta perdita dei requisiti psico-fisici o come sanzione accessoria prevista in una condanna penale. In tali casi, infatti, il Prefetto non effettua una valutazione discrezionale, ma revoca la patente al ricorrere di precisi presupposti (ad esempio, la perdita del requisito psico-fisico) [5];
  • al Tribunale Amministrativo Regionale entro il termine di 60 giorni dalla ricezione del provvedimento, nel caso in cui la revoca sia stata disposta per motivi di condotta. In tali ipotesi, infatti, l’Amministrazione valuta in maniera discrezionale la gravità dei reati al fine di disporre la revoca della patente [5].

Esistono ipotesi in cui è assai probabile poter ottenere l’annullamento del provvedimento di revoca, riuscendo a riottenere la patente. Si tratta di ipotesi elaborate dalla giurisprudenza, come ad esempio nel caso in cui:

  • il provvedimento di revoca è stato adottato troppo tardi. La giurisprudenza ha ritenuto, infatti, che la prefettura deve emettere il provvedimento di revoca entro un termine congruo e proporzionato alla complessità degli accertamenti da svolgere (solitamente non superiore a 90 giorni). Se, infatti, potesse essere adottato anche a distanza di molto tempo, si danneggerebbe il privato che poi dovrebbe attendere due anni prima di poter riottenere la patente [6]. Ad esempio, è illegittima la revoca della patente adottata a distanza di mesi dal verbale relativo alla violazione del Codice della Strada.
  • il prefetto ha revocato automaticamente la patente per una condanna penale riportata dal titolare, senza valutare l’entità del reato commesso, il momento in cui è stato commesso e ogni altro elemento utile a dimostrare la pericolosità del titolare della patente nella circolazione stradale [7]. Ad esempio è illegittimo il provvedimento di revoca adottato in seguito a una sentenza di condanna penale in materia di stupefacenti, senza verificare se questo incida sulla pericolosità del titolare nella circolazione stradale;
  • la revoca è stata disposta per una condanna penale nonostante la pena detentiva fosse stata sostituita con quella del lavoro di pubblica utilità [8];
  • la revoca è stata disposta per un decreto penale con obbligo di soggiorno e prescrizione di “darsi alla ricerca di un lavoro”, dal momento che privando il titolare dell’autonomia di movimento, si limita la sua possibilità di ricercare un lavoro [9].

In alcuni casi, il titolare che abbia subito una revoca della patente illegittima può ottenere non solo la restituzione della patente, ma anche il risarcimento del danno. A tal fine, però, non è sufficiente dimostrare l’illegittimità del provvedimento di revoca, ma occorre dimostrare di aver effettivamente di aver subito un danno derivante dall’impossibilità di potersi mettere alla guida di un’autovettura.

In particolare, il titolare della patente dovrà dimostrare che l’Amministrazione ha trascurato consapevolmente l’applicazione delle norme o, comunque, è stata negligente e che, in conseguenza di tale comportamento, il titolare ha subito un danno patrimoniale (ad esempio non ha potuto continuare ad essere il conducente di un camion) o esistenziale (ad esempio ha subìto un aggravio delle sue condizioni di vita, ad esempio ha perso il lavoro o non ha potuto vedere i figli lontani).

Di GIUSEPPE BRUNO


note

[1] Artt. 321-324 Codice della Strada.

[2] Art. 219 Codice della Strada.

[3] Consiglio di Stato, sez. III, sent. n. 4884 del 9.08.2018.

[4] Ministero delle Infrastrutture, Circolare del 23.02.2012, Prot. n. 5262 – Riconseguimento a seguito di revoca.

[5] T.A.R. Campania, Napoli sent. n. 5509 del 14.09.2018 e Corte Costituzionale, sent. n. 22 del 9.02.2018.

[6] Giudice di Pace di Torino sent. del 20.07.2017 e Giudice di Pace di Bari sent. del 9.12.2014.

[7] T.A.R. Friuli Trieste sez. I sent. n. 181 del 31.05.2018.

[8] Cass. pen. sez. IV sent. n. 48330 del 27.09.2017.

[9] Tribunale di Lecce sez. I sent. del 9.03.2018.


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