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Risarcimento per una aggressione

29 Novembre 2018


Risarcimento per una aggressione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 Novembre 2018



Reati di lesioni, percosse, violenza: quali sono i diritti delle vittime e come ottenere giustizia?

Sei stato vittima di aggressione? Gli episodi di violenza sono sempre traumatici e lasciano la persona offesa in uno stato di paura, ansia ed angoscia. Non sai quale sia la soluzione migliore per ottenere una pronuncia di giustizia in tuo favore? Forse non lo sai, ma l’ordinamento prevede strumenti tipici che ti consentiranno di avere una sentenza di condanna del tuo aggressore. Sono previste più ipotesi di reati che si riconducono alla più ampia categoria dei reati contro la persona. Tutto sarà proporzionato alla gravità dell’offesa ed ai danni che hai subito. Danni per i quali avrai diritto ad essere risarcito. Potrai agire sia in sede civile sia in sede penale. Potresti aver diritto al risarcimento anche se la vittima dell’aggressione non sei tu, ma un tuo parente. Quindi, se hai deciso di far valere i tuoi diritti ecco come fare ad ottenere il risarcimento per una aggressione.

Esiste il reato di aggressione?

Nel nostro ordinamento non esiste il reato di aggressione, ma ci sono una pluralità di reati che puniscono coloro che aggrediscono la persona.

L’aggressione può essere catalogata come atto violento, voluto e finalizzato ad infliggere dolore alla vittima. Sicché, quando subisci una aggressione, a seconda della condotta, potresti essere persona offesa del reato di percosse o di lesione.

Quando si verifica il reato di percosse?

Il termine percosse fa chiaro riferimento all’azione di chi colpisce qualcuno con violenza tramite schiaffi, pugni, calci, nonché con oggetti contundenti così da recargli dolore [1].

Quindi per farti degli esempi concreti, subirai il delitto di percosse se riceverai violentemente spinte, schiaffi o calici. Su tale aspetto, la giurisprudenza si è mostrata, da sempre e comprensibilmente, molto severa. Infatti, i giudici fanno rientrare nel reato di percosse anche la condotta di chi – sempre attraverso l’uso della forza violenta – tira i capelli o afferra per il collo la vittima.

Quando si verifica il reato di lesioni?

Il termine lesione sta chiaramente a significare una menomazione: quindi integra il reato di lesioni personali colui che crea una alterazione, una menomazione o una modificazione della persona da cui derivi una malattia fisica o mentale [2].

Anche su tale fattispecie, la giurisprudenza è orientata ad avere un approccio molto rigido. Infatti, i giudici intendono per malattia ogni modifica anatomica o funzionale dell’organismo, anche limitata a piccole aree e/o di lieve entità. È considerata malattia, a tal fine, anche quella che non influisce sulle condizioni generali della vittima o sulla capacità della persona. Ciò che occorre è che il malato abbia bisogno di un periodo di cura, anche breve e non necessariamente in ospedale. Tuttavia, la durata della malattia servirà per determinare l’applicabilità o meno della perseguibilità del reato d’ufficio o a querela di parte e la pena da infliggere.

Cosa fare una volta subita una aggressione?

Potrà sembrarti banale, ma subita una aggressione dovrai rivolgerti immediatamente ad un medico presso una struttura sanitaria (pronto soccorso oppure guardia medica o strutture di primo soccorso). Ciò per ragioni di salute, ma anche processuali. Il medico è un pubblico ufficiale ed una volta certificato il tuo stato psico-fisico dopo l’aggressione, questo difficilmente potrà essere contestato in un giudizio.

In secondo luogo dovrai fare una denuncia o una querela (a seconda che il reato sia perseguibile a querela di parte o d’ufficio, ma nel dubbio conviene che tu faccia una querela). L’atto andrà consegnato agli organi predisposti alla ricezione di denunce e querele, quindi alle forze dell’ordine o di pubblica sicurezza ovvero direttamente alla Procura della Repubblica più vicina.

A quel punto, inizierà l’iter processuale sul piano penale. Ci saranno le indagini, nel corso delle quali sarai udito dalla Polizia Giudiziaria, e se vi sono elementi di prova tali da ingenerare il dubbio sulla responsabilità penale dell’autore dell’aggressione si aprirà la fase dibattimentale.

Potrai quindi costituirti parte civile. Potrai chiedere nel corso del processo penale che sia accertato il tuo diritto al risarcimento del danno e, a seconda dei casi, il giudice penale potrà liquidarlo direttamente ovvero rinviarti al giudice civile per la sola quantificazione del danno.

Posso chiedere il risarcimento del danno al giudice civile senza costituirmi parte civile nel processo penale?

Spetta alla parte, consigliata dall’avvocato, se adire direttamente il giudice civile per chiedere il risarcimento del danno a seguito dell’aggressione oppure attendere lo sviluppo delle indagini e costituirsi parte civile nel procedimento penale.

Quindi, è possibile rivolgersi direttamente al giudice civile, che accerterà il fatto da te narrato e procederà alla liquidazione del danno.

In cosa consiste il danno risarcibile?

Una volta accertata la condotta illecita, è possibile concentrarsi sul profilo quantitativo del danno.

Il nostro sistema risarcitorio prevede il danno patrimoniale e quello non patrimoniale. In particolare, il danno non patrimoniale [3] è riconducibile ad ogni evento da cui derivi la lesione di valori riguardanti la persona. Avrai certamente sentito parlare di danno biologico, danno morale o danno esistenziale. Secondo una apprezzabile teoria, che ha trovato ampio riscontro in giurisprudenza, tutti questi danni sono solo voci descrittive di una unica grande categoria che li ricomprende, ossia il danno non patrimoniale. Poi ci sono le sottocategorie, che servono per meglio descrivere il tipo di danno. Ma il danno è uno ed unico e come tale deve essere accertato e liquidato. La giurisprudenza si è infatti dimostrata contraria ai fenomeni di frammentazione dei danni.

In sostanza, avrai diritto al risarcimento del danno non patrimoniale tutte le volte in cui dal fatto che hai subito una lesione ad un diritto della persona tutelato nella nostra Costituzione. Il risarcimento coprirà più profili come la sofferenza fisica e i turbamenti psicologici, sempre riconducibili ai valori della persona che trovano protezione costituzionale.

Come quantificare il danno?

La quantificazione del danno non patrimoniale è operazione particolarmente difficile, poiché non si controverte di beni il cui valore è determinato dalla domanda e dall’offerta, ossia dal mercato, ma di profili attinente la persona.

Tuttavia, esigenze di giustizia impongono che il giudice riconosca una somma di denaro al danneggiato dal reato come riparazione della lesione subita.

La giurisprudenza si è orientata nel dare particolare valore alla cc.dd. tabelle del Tribunale di Milano, in cui sono fissati parametri risarcitori. Ciò per individuare l’entità del risarcimento tramite un calcolo – in via equitativa – che tenga conto del danno biologico e di più aspetti come la lesione all’integrità psicofisica del soggetto e le conseguenze negative prodotte in forza della lesione alla quotidianità delle persone offese.

Questa modalità di calcolo è oggettiva: è cioè uguale per tutti, senza distinzione alcuna. Tuttavia, pur sempre nel rispetto dell’eguaglianza formale, è necessario tenere conto delle peculiarità specifica della persona per realizzare l’uguaglianza sostanziale. Infatti, un operaio che prevalentemente svolge lavori manuali subirà un danno maggiore ove non possa più svolgere tale attività lavorativa per via di una violenta aggressione, che gli ha causato una menomazione fisica, rispetto a chi subisce la medesima aggressione e svolge lavori intellettuali. Parimenti, un artista, che con la sua opera produce beni dall’ingente valore, subirà un danno maggiore rispetto all’uomo comune se in conseguenza dell’aggressione non sarà più in grado di realizzare le sue opere d’arte.

Proprio per questo il danno potrà essere personalizzato. Si potrà tenere conto, cioè, di particolari fattori che inducono ad essere ragionevolmente certi di un mancato guadagno futuro legato proprio ai danni subiti in ragione dell’aggressione.

I parenti possono chiedere il risarcimento del danno per l’aggressione subita dal congiunto?

I parenti della persona che abbia subito danni derivanti da una aggressione costituente reato possono chiedere ed ottenere il risarcimento del danno morale in relazione ad una particolare relazione affettiva con la vittima.

La giurisprudenza, infatti, ritiene che non vi siano norme che impediscano di chiedere il risarcimento per la sofferenza legata all’aggressione di un parente [4].

Tuttavia, affinché ai prossimi congiunti, di persona che ha subito lesioni personali, spetti anche il risarcimento del danno morale è necessario che vi sia effettiva sofferenza morale. Infatti, le lesioni devono essere seriamente invalidanti o quantomeno implicare postumi tali da incidere sullo stato emotivo del parente e turbarlo nella propria vita. Sicché lesioni minime o prive di postumi non rendono configurabile una sofferenza psicologica inquadrabile nella nozione di danno morale [5].

Viceversa, laddove per l’offesa al congiunto, ci si trovi in uno stato di turbamento e sofferenza tali riscontrabili dalla necessità di dover modificare le proprie abitudini di vita (si pensi a tristi episodi riguardanti genitori di minori che subiscono gravi lesioni), la giurisprudenza ha riconosciuto ampia tutela al congiunto.

Come provare il danno morale subito dal parente della vittima?

Anche nell’ipotesi di danno morale del parente di colui che è vittima di aggressione, trattandosi di sofferenza morale (o di patema d’animo), tale danno non è accertabile in modo scientifico. Ma su tale profilo, i giudici ritengono che si possa raggiungere una prova nel giudizio civile mediante indizi e presunzioni che autonomamente saranno decisivi. Pertanto il giudice non potrà escludere l’esistenza del danno morale a prescindere, ma dovrà vagliare tutti i fatti, da cui eventualmente poter desumere che il danno c’è [6].

L’esercizio dell’attività sportiva può giustificare la lesione subita?

Bisogna premettere che se vi è aggressione durante un’attività sportiva, può comunque verificarsi il reato di lesione o percosse nei termini su espressi. Quindi lo sportivo che a gioco fermo ad esempio sferra un calcio o uno schiaffo o strattona l’avversario può integrare il reato di percosse o quello di lesione.

Se però il “gioco” non è fermo e la lesione in danno alla vittima avviene nel corso dell’attività sportiva, ossia un’azione di gioco, potrebbe verificarsi una causa di giustificazione. Infatti la giurisprudenza riconosce un interesse generale allo svolgimento dello sport e la conseguente accettazione del rischio di possibili lesioni. Affinché però si verifichi tale causa di giustificazione, per altro non espressamente prevista dalla legge, è necessario che vi sia il rispetto del dovere di lealtà da parte dell’agente.

Quindi in buona sostanza l’atleta non deve esporre l’avversario ad un rischio superiore a quello che viene accettato dal c.d. partecipante medio [7].

Di ANTONIO CARLEI

note

[1] Art. 581 cod. pen.

[2] Art. 582 cod. pen.

[3] Art. 2059 cod. civ.

[4] Cass. civ. Sez. III sent. n. 8827 del 31.05.2003.

[5] Cass. civ. Sez. III sent. N. 10816 del 08.06.2004.

[6] Cass. civ. Sez. III sent. n. 23291 del 14.12.2004.

[7] Cass. Pen., Sez. IV sent. n. 2675 del 25.02.2000.


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