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Separazione, quando si vogliono evitare i creditori

22 Novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Novembre 2018



In questo articolo vedremo come la separazione dei coniugi possa essere utilizzata per sottrarsi al pagamento dei debiti e i possibili rimedi per i creditori.

Una persona ti è debitrice di una consistente somma di denaro. Anticipando quanto necessario per le spese legali, sei riuscito ad ottenere un titolo che potrebbe consentirti il recupero di quanto ti spetta. Ora, però, hai appreso che il tuo debitore si è separato dalla moglie. La notizia ti ha messo in allarme. Non vorresti, infatti, che si trattasse di una mossa finalizzata a vanificare i diritti tuoi e di altri creditori. A destare sospetto, tra l’altro, è il fatto che la coppia, fino a qualche tempo fa, apparisse perfettamente affiatata. Sai che è possibile ricorrere alla separazione quando si vogliono evitare i creditori, e vorresti capire come ciò possa avvenire e, soprattutto, come cautelarti. In questo articolo ti spiegherò tutto. La separazione è un rimedio previsto dalla legge, nel caso in cui la convivenza tra due coniugi sia diventata intollerabile e il loro rapporto sia compromesso. Non tutti sanno, però, che alcuni ricorrono a questo strumento per eludere il pagamento dei loro debiti. Vediamo quindi le varie modalità con le quali è possibile separarsi, come ciò possa essere utilizzato dai debitori che non vogliono pagare i creditori, e che soluzioni possano attuare questi ultimi per impedirlo.

Le varie forme del procedimento di separazione

La separazione può avvenire secondo diverse modalità:

  • separazione giudiziale. Si ricorre ad essa quando i coniugi non sono d’accordo sulla regolamentazione dei loro rapporti conseguenti alla separazione: ad esempio, sull’assegno di mantenimento che uno dei due deve versare mensilmente all’altro, sull’assegnazione della casa coniugale, sull’affidamento dei figli, e così via. Questo procedimento si utilizza anche quando uno dei coniugi, o entrambi, chiedano l’addebito a carico dell’altro coniuge, cioè che si attribuisca a quest’ultimo la responsabilità del fallimento dell’unione. In questi casi, uno dei due propone ricorso al tribunale, avvalendosi di un avvocato. Si apre una vera e propria causa, in cui ciascuna delle parti cercherà di dimostrare e affermare le proprie ragioni, e che si concluderà con una sentenza del tribunale. Quest’ultimo infatti, valutate le prove raccolte, si pronunzierà dando ragione all’uno, all’altro, o parzialmente ad entrambi;
  • separazione consensuale. E’ una procedura molto più rapida, alla quale si ricorre quando i coniugi hanno mantenuto una minima capacità di dialogo, quanto basta per raggiungere un accordo sui termini della separazione: a chi venga assegnata la casa coniugale, come debbano essere ripartiti i beni, chi debba versare l’assegno di mantenimento e in che misura, l’affidamento e il diritto di visita dei figli minori, e così via. In questo caso, i coniugi presentano un ricorso congiunto, sottoscritto da entrambi, rivolto al tribunale, nel quale specificano gli accordi presi. Il tribunale controlla che questi ultimi non siano contrari alla legge, e, in presenza di figli di minore età, che i loro interessi siano salvaguardati, e omologa quindi la separazione con decreto. Può anche accadere che, nel corso di una separazione giudiziale, i coniugi raggiungano un accordo e il rito venga mutato in consensuale;
  • separazione consensuale davanti all’ufficiale di stato civile. E’ simile alla separazione consensuale che si svolge in tribunale, ma il documento si presenta all’ufficiale di stato civile. Questa procedura non è possibile in presenza di figli minori: in tal caso, occorre un controllo del tribunale, per essere certi che gli accordi tra i coniugi non ne pregiudichino gli interessi. Non è possibile ricorrere a questa forma di separazione nemmeno se essa prevede trasferimenti di immobili tra i coniugi: questi infatti, per essere validamente trascritti nei registri immobiliari ed essere efficaci nei riguardi di tutti, devono essere contenuti in un titolo idoneo, come è un provvedimento del tribunale.

La simulazione della separazione

Si ha simulazione della separazione quando i coniugi ricorrono a una delle procedure previste dalla legge per separarsi, ma il loro scopo non è questo, bensì quello di creare una situazione apparente, in frode ai creditori. Intestando i beni di maggior valore al coniuge privo di debiti, i creditori dell’altro coniuge non troveranno nulla su cui rivalersi. In simili situazioni, spesso, il creditore insoddisfatto rinuncia a far valere le proprie pretese.

Questo risultato si ottiene principalmente ricorrendo alla separazione consensuale. Infatti, come abbiamo visto, questa procedura prevede che i coniugi riportino nel ricorso congiunto, rivolto al tribunale, tutti i loro accordi. Questi possono prevedere che i beni di particolare importanza, come gli immobili, vengano intestati al coniuge che non ha debiti. La giustificazione di questa intestazione è, di solito, quella di farla passare per un sostegno economico in favore del coniuge intestatario. In realtà, si tratta di un atto in frode alla legge, che utilizza uno strumento lecito previsto dall’ordinamento giuridico (la separazione dei coniugi) per uno scopo illecito (eludere il pagamento dei debiti).

Perché parliamo di fine illecito? Perché, per la legge italiana, i debiti vanno sempre pagati, a meno che non si sia (veramente) impossidenti e privi di reddito. Se, però, c’è la possibilità di pagare, occorre farlo: magari non sarà possibile accontentare i creditori per l’intero; però esistono soluzioni, come gli accordi transattivi, i pagamenti a saldo e stralcio, le rateizzazioni, il ricorso alla legge sul sovraindebitamento (c.d. legge salva-suicidi) che è possibile utilizzare con l’aiuto di bravi consulenti.

Le altre due procedure previste dalla legge, vale a dire la separazione giudiziale e quella consensuale davanti all’ufficiale dello stato civile, non si prestano allo scopo di frodare i creditori. La prima non è idonea, perché dall’esito incerto: in questo caso, infatti, è il Tribunale a decidere, e i coniugi non possono “orientare” l’intestazione dei beni immobili a favore di uno di loro. La seconda, come abbiamo detto, non può essere utilizzata quando nell’accordo tra i coniugi sono previsti trasferimenti immobiliari.

Possibili rimedi per i creditori

Cosa possono fare i creditori per salvaguardare le loro ragioni? Il rimedio prende il nome di azione revocatoria [1]. Si tratta di un’azione con la quale i creditori, sussistendone le condizioni, possono chiedere al tribunale che dichiari l’inefficacia, nei loro confronti, di atti di disposizione del patrimonio del debitore, che pregiudichino le loro ragioni.

Il contenuto di un accordo di separazione consensuale, con il quale i coniugi dispongono in ordine ai loro beni immobili trasferendone la titolarità ad uno soltanto di essi, è senz’altro un atto di disposizione del patrimonio.

Questa azione può essere esercitata nel termine di prescrizione di cinque anni dalla separazione.

I presupposti per l’esercizio dell’azione sono i seguenti:

  • innanzi tutto, occorre dimostrare la consapevolezza, da parte del debitore, di arrecare un danno ai creditori mediante la separazione;
  • se la separazione è avvenuta prima del sorgere del credito, il creditore dovrà dimostrare che essa è stata dolosamente preordinata al fine di impedirne il soddisfacimento. Ad esempio, Tizio prevede di farsi prestare da Caio del denaro che non vuole restituire; a tal fine, si separa dalla moglie intestandole gli immobili di sua proprietà;
  • infine, se il trasferimento immobiliare avviene a titolo oneroso, occorre che anche l’altro coniuge, al quale il bene viene trasferito, fosse consapevole del pregiudizio arrecato ai creditori; in caso di separazione avvenuta prima del sorgere del credito, occorre che egli fosse non solo consapevole, ma partecipe della frode. Un trasferimento è a titolo oneroso, quando avviene avendo in cambio una contropartita; è a titolo gratuito, quando si trasferisce un bene o un diritto senza ricevere nulla in cambio, come avviene nella donazione. Nel caso della separazione consensuale, la giurisprudenza ritiene che i trasferimenti immobiliari contenuti nell’accordo di separazione sono da considerarsi a titolo oneroso, perché, anche se chi trasferisce il bene non riceve nulla in cambio, l’operazione avviene a scopo compensativo, per regolare i rapporti economici tra coniugi [2].

Non è facile, per il creditore che esercita l’azione revocatoria, dare dimostrazione della sussistenza dei presupposti sopra descritti. Tuttavia, vi sono delle circostanze che sono rivelatrici del fatto che la separazione consensuale è stata adoperata al fine di frodare i creditori. Ad esempio:

  • se i coniugi mantengono la stessa residenza pur essendo separati, ciò è un chiaro sintomo del fatto che la separazione è avvenuta soltanto “sulla carta”. Può anche essere, inoltre, che uno dei due cambi residenza, ma che il creditore riesca a dimostrare che, nonostante le risultanze dell’anagrafe, i due abitino sotto lo stesso tetto;
  • un altro sintomo di separazione simulata è il mancato pagamento dell’assegno di mantenimento. Se i coniugi hanno concordato che ad uno dei due, quello con un reddito inferiore, venga versato un assegno di mantenimento, e non risultano di fatto trasferimenti di somme dall’uno all’altro, ciò può rivelare che l’accordo di separazione ha avuto il solo scopo di sottrarre alcuni beni ai creditori.  A maggior ragione c’è da dubitare, se oltre a non esservi trasferimenti di denaro dal coniuge obbligato a quello avente il diritto al mantenimento, quest’ultimo non si attiva per far valere il proprio diritto, nemmeno con una lettera di sollecito.

Al di fuori di queste ipotesi, per il creditore risulterà molto difficile dare dimostrazione che la separazione è avvenuta in frode ai creditori. La ricerca delle prove può essere, infatti, molto complessa e difficile.

Ora sai come viene utilizzata la separazione quando si vogliono evitare i creditori, e i rimedi ai quali questi ultimi possono ricorrere per tutelare le loro ragioni.

note

[1] Art. 2901 e ss. cod. civ.

[2] Cass. n. 5473/2006.


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