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Tempi divorzio dopo separazione giudiziale

29 Nov 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 Nov 2018



Il tuo matrimonio è finito e ti sei separato legalmente. Desideri iniziare una nuova vita ma vuoi conoscere i tempi del divorzio dopo la separazione giudiziale. Qui  ti viene spiegato tutto ciò che devi sapere.

Quando l’amore finisce, una parte del mondo che hai costruito attorno a te deve essere demolito. Accade un po’ come con i templi greci e romani: con l’avvento del cristianesimo, le nuove chiese vennero costruite sulle rovine degli edifici sacri dei pagani. O, se proprio non si vuole pensare ad una vera e propria “ricostruzione”, certamente la rottura di un matrimonio porta con sé una sorta di “ristrutturazione” della propria esistenza. In Italia, però, quando un sodalizio matrimoniale termina non è possibile procedere alla formalizzazione immediata della sua conclusione. In altri termini, non è possibile sul suolo italiano il cosiddetto divorzio immediato, cioè, quello che permette di divorziare senza dover passare prima dalla fase della separazione personale, tranne che in casi eccezionali. Ma quale è il senso di questo obbligo? Cioè, perché devi separarti prima di poter divorziare? Soprattutto, quando la fine del matrimonio è voluta da ambo i coniugi! La domanda è legittima se si pensa al fatto che, finché sei separato, rimani formalmente ancora ‘sposato’ col tuo ex partner. E, ad esempio, se uno dei due coniugi separati muore, l’altro ne diventa erede come se fosse ad esso ancora legato, tranne nei casi di separazione con addebito di responsabilità. È solo col divorzio che il coniuge non può più essere erede. Il motivo è il seguente: il legislatore tendenzialmente favorisce tutto ciò che determina stabilità nella società. E costruire una famiglia è come creare una piccola società che, pertanto, la legge vorrebbe vedere cementata e salda. Ecco perché, da sempre, la separazione viene vista come una sorta di ‘limbo’ nel quale si dà alle parti il tempo necessario di pensare ancora se vogliono definitivamente rompere il proprio rapporto. Ma quando il legale affettivo è veramente terminato, non c’è altro da fare che formalizzare questo cambiamento e stabilizzare il nuovo assetto familiare. Dunque, vediamo quali sono i tempi divorzio dopo separazione giudiziale o consensuale e quali tipi di modalità per divorziare si possono scegliere.

Il divorzio in Italia e all’estero

Come anticipato nell’introduzione, il principio di base, ad eccezione di casi davvero particolari, è che la fine di un matrimonio passa prima attraverso il procedimento della separazione personale. Sia essa consensuale, cioè concordata dalle parti in tutti i suoi aspetti (affidamento dei figli, assegno di mantenimento, assegnazione della casa coniugale ecc.), o giudiziaria, cioè pronunciata a seguito di un vero e proprio processo dal tribunale competente.

Si è avuto modo anche di precisare che mentre la separazione in un certo senso ‘sospende’ il matrimonio (tanto è vero che può sempre avvenire la ‘riconciliazione’, che si ha quando i partner riprendono la vita coniugale), il divorzio lo scioglie definitivamente e cessano gli effetti legali, cioè, l’insieme dei diritti e dei doveri nascenti dal matrimonio, come la fedeltà, l’uso del cognome del marito ecc.

Quando si divorzia si possono sentire due diverse espressioni giuridiche che, in verità, fanno riferimento agli stessi effetti, cioè, si parlerà di scioglimento del matrimonio in caso di coniugio in comune, cd. matrimonio civile, o di cessazione degli effetti civili del matrimonio in caso di matrimonio religioso o concordatario. Ma vediamo assieme, prima di ogni altra cosa, quali sono le leggi che disciplinano il divorzio.

Entro quanto tempo si può divorziare?

La legge introduttiva dell’istituto giuridico del divorzio è del 1970 [1] che stabiliva, termine valido fino a qualche anno fa, che tra la separazione personale ed il divorzio dovessero intercorrere non meno di 3 anni.

Ci vuole il 2014 [2] perché in Italia sia introdotta la negoziazione assistita che consente di spostare alcuni contenziosi, tra cui la separazione e lo stesso divorzio, dalle aule del tribunale negli studi degli avvocati o nel comune.

Scherzosamente alcuni avvocati sono soliti definire la negoziazione assistita in materia di scioglimento del matrimonio come ‘divorzi in house’, cioè divorzi ‘in casa’, proprio perché gestiti dalle parti e dai loro legali di fiducia.

Ed arriviamo ad oggi. Grazie alla legge col divorzio breve [3] i tempi per dirsi addio sono stati notevolmente ridotti. In particolare per divorziare è necessario aspettare sei mesi o un anno a seconda che la separazione sia stata rispettivamente “condivisa” (o meglio, consensuale) o “giudiziale”. Vediamo meglio come funziona tutto ciò.

Se decidi di separarti con l’accordo del tuo ex, e quindi di fare tutto in modo consensuale, il termine per poi divorziare è di sei mesi. Questi sei mesi decorrono:

  • se ti separi in tribunale, dall’udienza davanti al giudice che è anche l’unica udienza;
  • se ti separi in Comune, dall’ultimo incontro che hai davanti al sindaco, quello in cui firmi l’atto di separazione;
  • se ti separi con l’atto scritto dagli avvocati (negoziazione assistita), dalla data che risulta riportata su tale accordo.

Se invece ti separi con una causa, e quindi in tribunale, il termine per divorziare è di dodici mesi. Questo termine decorre dalla prima udienza e non dalla sentenza finale. La prima udienza è quella che avviene davanti al presidente del tribunale che tenta di trovare un accordo tra le parti.

In pratica: il legislatore premia chi è più disponibile e, quindi, ‘concorda’ con l’ex partner le condizioni di separazione. In questo caso, infatti, gli viene permesso di divorziare dopo solo 6 mesi. Invece, chi non riesce a trovare un accordo col suo ex, non solo deve attendere i più lunghi tempi dell’intero processo per avere la sentenza di separazione, ma anche per divorziare dovrà aspettare 12 mesi (e non 6).

Quanto tempo deve trascorrere per divorziare in Italia?

Quindi, si può accedere al divorzio, consensuale o giudiziale, o dopo 12 mesi, termine lungo, se la separazione è stata giudiziale, quindi, contenziosa; oppure dopo 6 mesi, termine breve, se la separazione è stata consensuale, cioè concordata tra le parti.

Ma, ancora più nello specifico:

  • se hai trovato un accordo con il tuo partner per la separazione (nota come separazione consensuale), e quindi ti sei recato personalmente in tribunale una unica volta, alla cd. udienza dinanzi al presidente del tribunale, il termine di 6 mesi, decorre proprio da quella data;
  • se hai iniziato a separarti con un giudizio vero e proprio ma poi hai trovato un accordo col tuo partner, vuol dire che la separazione inizialmente giudiziale è stata trasformata in consensuale, quindi, il termine di 6 mesi decorre dalla data in cui hai firmato, sempre nella udienza davanti al presidente del tribunale (o altro giudice da lui delegato), la separazione col tuo ex;
  • invece, se ti sei separato in Comune, davanti all’ufficiale dello stato civile, il termine di 6 mesi decorre non dal primo incontro ma dall’ultimo giorno in cui ti sei recato negli uffici comunali (quella è, infatti, la data dell’accordo di separazione);
  • se hai firmato la tua separazione davanti al tuo avvocato ed a quello del tuo ex coniuge, vuol dire che hai fatto una separazione con negoziazione assistita ed il termine di 6 mesi parte proprio dalla data dell’accordo sottoscritto da te, dal tuo partner e dai due avvocati;
  • se, infine, hai dovuto attendere la fine di un lungo processo per poter dire addio al tuo ex, vuol dire che hai fatto una separazione giudiziale e, quindi, il termine é non più di 6 bensì di 12 mesi, che iniziano a decorrere dalla data in cui sei comparso personalmente alla prima udienza in tribunale (quella che in diritto si chiama udienza di comparizione dinanzi al presidente del tribunale).

Ma cosa accade se i due partner, dopo la avvenuta separazione, ricominciano a convivere come coppia? Bene, in questo caso si verifica quello che in diritto viene definito riconciliazione e che ha come conseguenza -tra le altre- quella di annullare, di fatto, gli effetti della separazione.

Infatti, dopo che si è proceduto alla separazione personale tra coniugi (non importa se consensuale o giudiziale) che ha sospeso gli effetti del matrimonio, se i partner tornano a comportarsi ed a vivere come se fossero ancora una coppia, ad esempio, riprendendo la convivenza e la comunione di intenti, oppure, passando assieme le festività o le vacanze o, ancora, ricominciando ad avere rapporti sessuali come se fossero marito e moglie, pongono nel nulla, senza necessità di passare tramite il tribunale, la precedente separazione. Questo perché c’è riconciliazione quando le parti assumono una condotta, anche di fronte ai terzi, che è incompatibile con la volontà di separarsi.

La riconciliazione, nei casi sopra descritti, avviene per “fatti concludenti”, cioè, per fatti che manifestano inequivocabilmente la volontà di tornare assieme. Può essere anche scritta, ad esempio, mediante la redazione di un vero e proprio verbale di riconciliazione. Ma ciò che conta è che, in tutti questi casi, il fenomeno porta nel nulla gli effetti della separazione, tra cui, l’inizio del decorso del termine breve o lungo per richiedere il divorzio.

Quindi, ad esempio, se dopo essersi separati anche giudizialmente ed aver ottenuto la sentenza, la coppia riprende a convivere come coniugi, dopo il decorso dei 12 mesi dalla udienza di comparizione davanti al presidenza del tribunale, da nessuno dei due potrà essere richiesto il divorzio perché l’altro potrà opporsi, provando l’avvenuta riconciliazione.

Se, quindi, dopo la riconciliazione uno dei partner volesse divorziare, dovrebbe ricominciare tutto da capo, e procedere sempre prima con la separazione (pagando nuovamente l’avvocato, ad esempio) poi, eventualmente, al decorso il termine di 6 mesi, se la separazione è consensuale, o di 12 mesi, se è giudiziaria, avanzare domanda di divorzio.

Insomma una volta che si è deciso, i tentennamenti possono costare caro.

I tempi del divorzio all’estero

Con l’introduzione del divorzio breve, l’Italia ha voluto ridurre i lunghi tempi necessari per ottenere lo scioglimento del matrimonio per avvicinarsi, più o meno, alle tempistiche delle legislazioni dei Paesi più vicini. Infatti, ad esempio, in Germania, dopo la separazione consensuale, scatta il divorzio al decorso di 1 anno; in Spagna, invece, se il divorzio è consensuale, non serve la separazione; o, ancora, in Gran Bretagna dove c’è il divorzio immediato, cioè, a cui si può accedere senza necessariamente passare prima dalla separazione.

I tipi diversi di divorzio

Quindi, si è avuto modo di vedere che la tempistica necessaria per richiedere il divorzio, in caso di separazione giudiziale, è superiore e, precisamente pari al doppio, della identica situazione risolta con la separazione consensuale: richiedendo il primo il decorso di dodici mesi ed il secondo solo sei mesi. Ma vediamo di conoscere, anche, quali tipi di divorzio esistono in Italia e quale si adatti maggiormente alla tua situazione.

Il divorzio immediato

La regola –lo abbiamo già detto- è che si arriva al divorzio solo dopo aver esperito la separazione. Però, esistono alcuni casi particolari di divorzio immediato in cui il passaggio obbligato della separazione può essere evitato.

Sia chiaro che si tratta di ‘casi limite’ potendo ottenersi, infatti, in caso di:

  • mancata consumazione del matrimonio (i partner, cioè, non hanno avuto rapporti sessuali);
  • avvenuto annullamento o scioglimento del matrimonio celebrato all’estero, ottenuto dal coniuge cittadino straniero;
  • condanna del partner dopo il matrimonio, con sentenza passata in giudicato, cioè, non più impugnabile, per reati particolarmente gravi, come violenza sessuale o atti sessuali con minorenne o corruzione di minorenne o omicidio volontario di un figlio o tentato omicidio a danno di un figlio o del coniuge ecc.;
  • se il partner cambia sesso ed ha ottenuto sentenza definitiva di ‘rettificazione di attribuzione di sesso’, provvedimento col quale il tribunale ordina la modifica anagrafica del sesso del coniuge.

Divorzio giudiziale

Si tratta della forma di divorzio percentualmente più utilizzata dagli italiani e si ha quando le parti demandano al tribunale la assunzione delle decisioni sulle condizioni dello scioglimento del matrimonio, come l’affidamento dei figli, la determinazione dell’assegno divorzile, la regolazione di tutti i rapporti economici ecc., perché sono in disaccordo. Si tratta, come nella separazione giudiziale, di un procedimento che ha due fasi: la prima, davanti al presidente del tribunale, che deve sempre tentare la conciliazione tra le parti (al 95% fallimentare); e la seconda davanti al giudice istruttore che deciderà con provvedimento finale che avrà la forma della sentenza e che, come quest’ultima, sarà soggetta ad eventuale impugnazione.

Divorzio congiunto o divorzio consensuale

Il divorzio congiunto è la forma di scioglimento del matrimonio auspicabile per qualunque coppia perché si ha quando le parti, da soli o con l’aiuto di mediatori familiari o di avvocati, concordano tutte le condizioni di divorzio, senza fare guerra. Ed è un procedimento che può avvenire: dinanzi al tribunale oppure davanti all’ufficiale di stato civile in comune o, ancora, tramite negoziazione assistita con l’ausilio di avvocati o mediatore familiare. Ecco che indichiamo di seguito come.

Negoziazione assistita

Le fasi della negoziazione assistita, che va da un minimo di 1 mese ad un massimo di 3 mesi, prorogabili, sono le seguenti:

  • prima di tutto, si deve trovare un accordo con l’aiuto di legali o di un mediatore familiare;
  • l’accordo deve necessariamente essere scritto (altrimenti è nullo, cioè, come se non esistesse) e deve coinvolgere come minimo due legali, perché ogni parte deve essere assistito da un avvocato. Non è possibile concludere, in altri termini, la negoziazione con un solo avvocato;
  • l’accordo, poi, deve essere depositato presso la Procura della Repubblica competente per ottenere l’autorizzazione, se vi sono figli, od il nulla osta, se si è senza figli, da parte del pubblico ministero;
  • l’accordo, entro 10 giorni dalla sottoscrizione della autorizzazione o del nulla osta del pubblico ministero, viene inviato all’ufficiale di stato civile del comune dove è stato celebrato il matrimonio, che dovrà provvedere alla annotazione del divorzio a margine dell’atto di matrimonio;
  • una volta ricevuta la comunicazione di avvenuta trascrizione, si chiede ed ottiene il rilascio di copia autentica (cioè, di copia conforme all’originale) dell’accordo di divorzio;
  • l’efficacia del divorzio decorre dal giorno della sottoscrizione dell’accordo.

I vantaggi della negoziazione assistita in materia di divorzio sono diversi tra cui: il fatto che non ci si deve recare in tribunale; la quasi assenza di stress; il fatto che la procedura va avanti tramite gli avvocati, che si occuperanno di ogni problema burocratico; la tempistica inferiore per arrivare alla conclusione del procedimento; il costo ridotto del compenso per i legali.

Divorzio in comune

Come abbiamo visto, è stato introdotto con legge del 2014 il divorzio consensuale che si conclude presso il comune, davanti all’ufficiale di stato civile, e che è possibile solo se, nel caso di specie, ci sono i seguenti requisiti:

  • la coppia non ha figli;
  • i partner rendono la dichiarazione di voler divorziare.

Questa dichiarazione viene inserita nel verbale redatto dall’ufficiale dello stato civile ed il divorzio è efficace a far data dalla sottoscrizione del patto.

Divorzio con coniuge irreperibile

È possibile ottenere il divorzio anche se hai perso le tracce del tuo coniuge. Ciò avviene, soprattutto, nei matrimoni tra persone di nazionalità differenti o dopo le separazioni di fatto (cioè quando i partner si allontanano, iniziando ognuno una nuova vita, senza formalizzare alcunché), perché sono le ipotesi in cui è più facile che i coniugi scappino senza lasciare notizia di sé. Per concludere la procedura di divorzio, in caso di scomparsa o di assoluta irreperibilità del coniuge, è necessario generalmente un anno.

Il divorzio con procura

E come puoi fare se vuoi divorziare ma il tuo coniuge, ad esempio, vive all’estero oppure ha seri problemi di salute o altre complicazioni che gli impediscono di presenziare? Nessun dilemma perché esiste il divorzio per procura. Sicuramente il caso più comune è quello della procura a divorziare che viene rilasciata dalla autorità consolare a chi è residente all’estero.

In pratica, la procura permette alla persona delegata di poter procedere alle dichiarazioni del caso, anche in assenza del soggetto delegante, quindi finanche in tema di divorzio. Ma attenzione: il divorzio per procura è possibile solo se si tratta di divorzio consensuale.

note

1] L. n. 898/1970.

[2] L. n. 162/2014 di conversione del D. L. n. 132/2014.

[3] L.n. 55/2015.


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