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Danni non patrimoniali: cosa sono

28 Novembre 2018


Danni non patrimoniali: cosa sono

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 Novembre 2018



Il danno non patrimoniale è quel danno che lede diritti inviolabili della persona, garantiti dalla Carta Costituzionale. Un danno che colpisce la sfera intima e personale del soggetto e come tale va stimato secondo criteri di uniformità ed equità. 

Ti chiedi quale sia il significato di danno non patrimoniale? Ti senti leso nella sfera morale e soggettiva? Sei stato protagonista di un fatto illecito che ti ha generato un danno alla salute? Ti chiedi come si possa quantificare il danno morale o il danno alla salute? Qual è la tutela concreta prevista dall’ordinamento per questa tipologia di danno? Danni non patrimoniali: cosa sono?

Il danno non patrimoniale: significato normativo

Il danno non patrimoniale è il danno che colpisce valori inerenti la persona [1], non connotato da rilevanza economica. La definizione del danno non patrimoniale non è contenuta in una specifica norma di legge. La giurisprudenza è giunta, col tempo, a considerare unitaria la categoria del danno non patrimoniale, ricomprendendo nella medesima accezione le seguenti tradizionali tipologie di danno.

Il danno morale soggettivo

Il danno morale soggettivo consiste in un danno alla sfera morale e psichica della vittima di un reato [2]; un danno di natura strettamente intima, quale ansia, turbamento, disagio, sensazioni, sofferenza interiore; un danno, pertanto, derivante da illecito penale che, obbliga il colpevole al risarcimento.

Per porre un esempio, la vittima di estorsione potrà chiedere il riconoscimento del danno morale subito che, consiste nel turbamento e nella sofferenza patita, a nulla rilevando che, la medesima vittima abbia avuto il coraggio di denunciare l’accaduto alle forze dell’ordine.

Così come l’onore e la reputazione costituiscono diritti inviolabili della persona, e la loro violazione fa nascere in capo al soggetto leso, il diritto al risarcimento del danno morale.

Il danno biologico ed esistenziale

Il danno biologico è il danno all’integrità psichica e fisica di una persona, accertato da documentazione medico-legale. Si tratta dell’alterazione dello stato di salute del soggetto o dell’insorgere di una malattia. Il danno non deve solamente comportare una menomazione della salute, suscettibile di accertamento medico legale, ma è anche necessario che la lesione all’integrità psico-fisica comporti per l’individuo, ripercussioni negative sulle dinamiche abituali e relazionali della propria vita quotidiana [3].

Per porre un esempio, il danno alla salute subìto da un individuo a seguito di un incidente stradale (fratture, contusioni, traumi di vario genere).

Il danno esistenziale comprende la lesione di tutti gli altri interessi inerenti la persona e costituzionalmente garantiti. Rientra, in tale ambito, il disagio e il turbamento psichico che hanno un’incidenza negativa sulle normali attività quotidiane attraverso le quali si sviluppa la personalità dell’individuo. Si tratta, pertanto, di un danno di natura morale che ha una proiezione nell’agire del soggetto.

Non sussiste, ad esempio, il danno esistenziale laddove si tratti, non di uno sconvolgimento esistenziale, bensì di una mera perdita delle abitudini e dei riti di vita quotidiana, di meri fastidi, disagi, disappunti [4].

Al contrario, può essere, riconosciuto il danno non patrimoniale per immissioni che superano la soglia di normale tollerabilità, in quanto tale circostanza lede il diritto dell’individuo al normale svolgimento della vita quotidiana all’interno della propria casa di abitazione e il diritto alla piena e libera esplicazione delle proprie abitudini.

Può essere inteso danno esistenziale, il malessere quotidiano subìto da un individuo, tale da alterare i normali ritmi di vita, provocando ansia, irritazione, incapacità di far fronte alle occupazioni quotidiane, depressione.

Ad esempio, un lavoratore che agisce in giudizio per il riconoscimento del danno non patrimoniale derivante da demansionamento e dequalificazione, dovrà provare ed allegare un pregiudizio non di natura meramente emotiva ed interiore, ma oggettivamente accertabile. Ad esempio, dovrà dimostrare che l’evento abbia comportato una modificazione del suo “fare” quotidiano nelle scelte di natura reddittuale, una modificazione del suo stile di vita e delle forme di espressione della propria personalità nel mondo esterno.

In tale contesto, anche i doveri derivanti ai coniugi dal matrimonio, i quali hanno rilevanza giuridica e la loro violazione, laddove leda diritti costituzionalmente protetti, può comportare un illecito civile e dar seguito al risarcimento del danno di natura non patrimoniale. Ad esempio, nel caso in cui un coniuge tradisca l’altro coniuge, adottando in pubblico, una condotta offensiva alla dignità dell’altro.

Danno di natura esistenziale è anche quello riconosciuto dal Giudice all’individuo leso dal mancato rispetto del termine ragionevole della durata del processo [5]. Il diritto fondamentale della persona, in tal caso, è il diritto alla “riparazione”. Il danneggiato, ad esempio, dovrà provare di aver vissuto situazioni di ansia, turbamento, sofferenza, legate al perdurare dell’incertezza delle posizioni coinvolte nel dibattito processuale.

Anche l’inadempimento contrattuale può far sorgere il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale, sempre che l’individuo dimostri di aver subìto la lesione di un diritto inviolabile della persona e il contratto sia rivolto alla realizzazione di interessi di natura non patrimoniale. Ad esempio, nel caso in cui un ritratto di famiglia sia rimasto incompiuto o non realizzato dall’artista entro il termine fissato, laddove il termine rivestiva particolare importanza in relazione ad alcuni componenti della famiglia stessa.

Così come, il danno da vacanza rovinata può assumere i connotati di danno di natura non patrimoniale, essendo leso il diritto del turista di godere pienamente del viaggio organizzato quale momento di riposo e piacere, tanto più grave qualora si tratti di un’occasione irripetibile come ad esempio un viaggio di nozze.

La prova del danno non patrimoniale

Il danno di natura non patrimoniale deve consistere nella perdita, nella privazione di un valore non economico, bensì personale e garantito dalla Costituzione.

La risarcibilità del danno non patrimoniale è limitata ai soli casi previsti dalla legge, per essi intendendo sia i casi espressamente previsti da una norma di legge, sia quelli di lesione di specifici valori della persona umana garantiti dalla Costituzione [6].

La considerazione del danno non patrimoniale quale categoria unitaria è finalizzata alla realizzazione di una forma unitaria di risarcimento, al fine di evitare duplicazioni ingiustificate [7]. In tale accezione unitaria, possono essere risarcite plurime voci di danno non patrimoniale, le quali hanno valenza puramente descrittiva, purché allegate e provate nella loro specificità [8].

Per porre un esempio, il terzo trasportato che richiede il riconoscimento di danni di natura non patrimoniale, a seguito di un incidente stradale, potrà allegare e provare in giudizio, di aver patito un danno biologico (ad esempio fratture, traumi, contusione, ecc.), nonché un danno esistenziale, ovvero di soffrire, a seguito dell’evento lesivo, di particolari forme di ansia, disagio, turbamento, depressione.

Presupposti di accoglimento della domanda risarcitoria, oltre all’accertamento della lesione di un valore della persona tutelato dalla Costituzione, sono la gravità della lesione e la serietà delle conseguenze patite dal danneggiato. Il giudice sarà, infatti, chiamato ad effettuare un giudizio di bilanciamento, riconoscendo il risarcimento del danno non patrimoniale solamente nel caso in cui sia superata la soglia di tollerabilità e il pregiudizio non sia futile.

Il criterio utilizzato dal giudice per la liquidazione del danno non patrimoniale è, spesso, quello di equità. Si tratta dell’adozione di un criterio di adeguatezza e proporzione, assicurando la funzione fondamentale dell’ordinamento giuridico che è quella di garantire che casi uguali non siano trattati in modo diseguale. Il giudice è chiamato, pertanto, ad accertare il danno effettivamente subìto dall’individuo nel caso concreto, escludendo qualsiasi duplicazione risarcitoria.

In merito alla prova del danno, le tradizionali classificazioni del danno non patrimoniale aiutano a chiarire, nello specifico, quali siano gli elementi probatori necessari al fine dell’accoglimento della domanda risarcitoria.

Il danno morale soggettivo ha una prevalente funzione punitiva, e il suo riconoscimento alla vittima è in re ipsa. In altre parole, l’unico presupposto della risarcibilità è la configurazione del fatto-reato [9]. Non è, pertanto, necessaria la prova del pregiudizio subìto.

Tuttavia, nel caso in cui il risarcimento sia richiesto da una persona diversa dalla vittima del reato rimane necessaria la prova del danno che, può essere data dimostrando, ad esempio, il rapporto di parentela, il legame di coniugio o di convivenza.

Diversamente, per il danno biologico e il danno esistenziale. In questi casi, affinché venga accolta la domanda di risarcimento del danno non patrimoniale, l’individuo deve provare e allegare le conseguenze sfavorevoli subite a seguito della lesione dell’interesse costituzionalmente protetto [10].

In particolare, la liquidazione del danno biologico viene stimata tenendo in considerazione il periodo di invalidità temporanea dell’individuo, nonché l’eventuale invalidità permanente. Quest’ultima sarà accertata se, giunta la cessazione della malattia, l’individuo non abbia riacquistato la sua piena validità. In merito, al fine di adottare un parametro uniforme di valutazione ed evitare disparità di trattamento, in difetto di previsioni normative, il giudice adotterà i parametri “tabellari” che indicano l’ammontare del risarcimento dovuto, per ogni grado di invalidità e per ogni fascia di età del danneggiato [11].

In ogni caso, il giudice sarà tenuto a stimare, personalizzare e motivare l’entità del danno non patrimoniale, in relazione alle circostanze del caso concreto.

Di LAURA GAGLIARDI

note

[1] Art. 2059 cod. civ.

[2] Art. 185 cod. pen.

[3] Artt. 138-139 cod. ass. priv.

[4] C., ord. 2056/2018; C., ord. 27229/2017.

[5] Art. 6, par.1 Conv. eur. dir. uomo.

[6] C. 23918/2006.

[7] C. S.U. 26975/2008; C. S.U. 26974/2008; C. S.U. 26973/2008; C. S.U. 26972/2008.

[8] C. 13992/2018.

[9] C. S.U. 2515/2002.

[10] Cass. 13546/2006.

[11] C. ord. 30379/2017.


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