Diritto e Fisco | Articoli

Come fare per separarsi

25 Ott 2018


Come fare per separarsi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Ott 2018



Quali sono le procedure per la separazione congiunta o consensuale e quella giudiziale. Cosa succede dopo la separazione e quanto tempo ci vuole per il divorzio.

La separazione è l’anticamera obbligatoria del divorzio. Ancora oggi in Italia, se una coppia si vuol dire addio, deve passare da queste due procedure. E non può farle tutte in una volta: tra la separazione e il divorzio devono intercorrere almeno sei mesi se tutto si fa d’amore e d’accordo (separazione consensuale) oppure un anno se invece si finisce in causa. Ma come fare per separarsi? Se fino a poco tempo fa l’unica via era il tribunale (bisognava quindi pagare un avvocato e trovarsi davanti al giudice) oggi sono state inserite altre due procedure – la separazione in Comune e quella con l’accordo redatto dai propri avvocati – che però presuppongono un accordo tra i coniugi.

Separarsi è davvero molto facile, tanto’è che oggi una coppia su tre si dice addio. Sarà anche un segno dei tempi, il disgregarsi dei valori familiari e il fatto che la donna, ormai indipendente, riesce facilmente a vivere da sola. Ma quando ci si mette anche la legge a semplificare le cose, l’assenza di ostacoli burocratici rende il percorso ideologicamente più semplice e lineare. Non in ultimo, per separarsi non c’è neanche bisogno di avere un buon avvocato: quando infatti i coniugi raggiungono un’intesa, il legale non fa che da intermediario tra loro e il giudice, si limita cioè a riportare l’accordo su un documento scritto e a sottoporlo al presidente del tribunale (che peraltro fa a sua volta un controllo solo formale) per la firma definitiva.

Se anche tu ti stai chiedendo come fare per separarsi sappi che non c’è bisogno di una laurea in legge o di un corso di procedura civile. Paradossalmente è più facile separarsi che non sposarsi (tra preparativi, pubblicazioni di nozze, parrocchia, ricevimento e atto di matrimonio ci vuole una preparazione di almeno sei mesi). Qui di seguito ti spiegheremo quali sono le vie per dirsi addio e interrompere il matrimonio. Ma procediamo con ordine.

Che significa separarsi?

Spesso si usano impropriamente i termini “separazione” e “divorzio”: si dice così che una coppia si è separata quando ha già divorziato o, viceversa, che ha divorziato quando invece ha proceduto solo alla separazione. Cerchiamo di fare chiarezza.

Per divorziare bisogna prima separarsi. Separarsi non significa lasciarsi e andare a vivere in due case diverse: quella è la “separazione di fatto” che non ha alcun effetto legale e non comporta il venir meno dei doveri del matrimonio (la fedeltà ad esempio). Per separarsi e iniziare a “sciogliere” alcuni effetti del matrimonio bisogna procedere in uno dei tre modi previsti dalla legge. Questi sono:

  1. la separazione in tribunale che può essere: a) consensuale o congiunta; in questo caso i coniugi raggiungono un accordo e lo sottopongono al giudice che, in una sola udienza, tenta una conciliazione e, in caso di insuccesso, ratifica l’accordo; b) giudiziale; in questo caso i coniugi si danno battaglia sugli aspetti della separazione: dalla divisione dei beni (case, conto corrente, acquisti e spese sostenute durante il matrimonio) alla definizione dell’assegno di mantenimento, dall’affidamento dei figli all’assegnazione della casa coniugale (solo se la coppia ha avuto figli e questi non sono ancora autosufficienti);
  2. la separazione in Comune, ossia davanti al Sindaco o, in sua assenza, con un ufficiale di stato civile: questa può essere solo consensuale. Non è possibile separarsi in Comune se non si raggiunge prima un accordo;
  3. la separazione con negoziazione assistita: è quella che viene formalizzata con un vero e proprio contratto, redatto dagli avvocati dei due coniugi (necessariamente uno a testa) e che poi passa al vaglio finale (e formale se non ci sono figli) del tribunale.

Qui di seguito cercheremo di capire sinteticamente come funzionano queste tre procedure e quindi scopriremo come fare a separarsi.

Quando ci si può separare?

Prima di capire come fare per separarsi cerchiamo di comprendere le condizioni e le ragioni per cui ci si può separare. La legge dice che per separarsi la convivenza deve essere divenuta intollerabile. Ma non preoccuparti: non sei tenuto a dimostrare al giudice i litigi o il fatto di non fare più l’amore con il tuo coniuge. Il solo fatto che ti presenti in tribunale per separarti significa proprio che non vuoi più vivere con tuo marito o tua moglie. E tanto è sufficiente. Quindi, il presupposto per separarsi è molto semplice: basta la volontà. Il giudice non verifica quindi se davvero andate d’accordo o se invece vi litigate. Gli basta che almeno uno dei due coniugi abbia dichiarato di volersi separare. E qui si apre un altro discorso.

Ci si può separare se l’altro coniuge non vuole?

Assolutamente sì: il fatto che a volersi separare è solo uno dei due coniugi non gli impedisce di procedere. Con l’importante conseguenza che bisognerà per forza procedere con la separazione giudiziale, non essendovi accordo tra le parti.

Quanto conta la colpa in un processo di separazione?

Se anche il giudice non sta a verificare se o quanto intollerabile sia diventata la convivenza, su richiesta di una delle due parti può però accertare se il matrimonio è fallito per colpa di uno dei coniugi. Se dovesse rilevare che l’unione è cessata a causa di una violazione delle regole del codice civile sul matrimonio, il tribunale dichiara il cosiddetto addebito, ossia la responsabilità in capo al colpevole. Quali sono le conseguenze? Il coniuge con l’addebito non può esigere l’assegno di mantenimento, anche se più povero; inoltre non sarà mai erede dell’altro coniuge se questi dovesse morire prima del divorzio (dopo il divorzio non lo sarebbe comunque, a prescindere dall’addebito).

Vediamo ora quando c’è l’addebito. Se la moglie dice al marito che non lo ama più e che magari si è invaghita di un altro, ma non lo ha mai tradito, non c’è addebito. Se il marito dichiara di non aver più voglia di stare con la moglie perché diventata grassa e flaccida non subisce l’addebito. L’addebito scatta solo in casi stabiliti dal codice ossia la violazione delle seguenti regole:

  • dovere di fedeltà: anche un tradimento virtuale, e quindi platonico, può rilevare purché sia manifesto un coinvolgimento sentimentale. Persino dar adito alle voci di paese può essere considerato causa di addebito (si pensi all’imprenditore che passa una vacanza con la propria segretaria lasciando la famiglia in città);
  • dovere di convivenza: i coniugi devono convivere sotto lo stesso tetto. La residenza è scelta di comune accordo. Se uno dei due vuol allontanarsi (ad esempio per motivi di lavoro) può farlo solo con il consenso dell’altro. L’abbandono della casa familiare, pur non essendo un reato (a meno che si lasci l’altro coniuge senza risorse per vivere) è causa di addebito. La pausa riflessiva di qualche giorno non è abbandono del tetto coniugale; lo è l’assenza con l’intenzione di non far più ritorno a casa;
  • dovere di assistenza morale e materiale: in questo rientrano il dovere di prendersi cura del coniuge in salute o in malattia, non abbandonarlo quando incapace di badare a se stesso, non umiliarlo, non aggredirlo fisicamente, non negare i rapporti sessuali se non c’è un giustificato motivo, ecc. Vi rientra anche l’obbligo di contribuire con il proprio lavoro o i guadagni all’andamento della famiglia. La moglie che non lavora e sperpera i soldi facendo shopping può subire l’addebito. Il marito che non dà soldi alla moglie disoccupata può subire l’addebito. La moglie che spende tutto il patrimonio al gioco delle carte può subire l’addebito, ecc..

Separazione consensuale in tribunale

La separazione consensuale è il procedimento con il quale i coniugi, per porre rimedio alla crisi matrimoniale, decidono di comune accordo di interrompere la convivenza e di sospendere gli effetti del matrimonio, determinando autonomamente le condizioni e le modalità dei rapporti economici e personali tra loro e con i figli.

La richiesta può essere presentata anche se non sussistono le condizioni di intollerabilità della convivenza e/o di pregiudizio per la prole.

I coniugi possono presentare la domanda congiunta con l’assistenza di un solo avvocato o di uno a testa. Il costo è una marca da bollo di 43 euro (cosiddetto contributo unificato) e l’onorario dell’avvocato che oscilla intorno a 800-1.500 euro.

La domanda di separazione consensuale può essere proposta da un coniuge con l’accordo dell’altro o da entrambi congiuntamente.

La separazione può essere fatta in qualsiasi momento: non ci sono termini di scadenza. Ci si può separare anche dopo un giorno dal matrimonio o dopo 50 anni.

La separazione si basa su una sola udienza davanti al presidente del tribunale che, dopo aver tentato una conciliazione, legge l’accordo tra i coniugi e lo convalida.

Se ci sono figli, la coppia deve indicare anche il mantenimento per questi, l’affidamento e la collocazione. Le scelte però devono essere prese nell’interesse dei figli stessi: per cui non si può rinunciare al loro mantenimento.

Il verbale di separazione, letto dal presidente e sottoscritto dai coniugi, viene trasmesso al tribunale.

Si apre così la fase dell’omologazione, in cui il tribunale controlla l’accordo e le sue clausole.

Il tribunale procede in composizione collegiale e in camera di consiglio, su relazione del presidente e previo parere del pubblico ministero. Alla omologazione non partecipano né i coniugi né l’avvocato o gli avvocati. Ottenuta l’omologazione il verbale acquista efficacia legale.

Se i coniugi non adottano condizioni idonee o non viene individuata una soluzione adeguata, il tribunale può rifiutare allo stato l’omologazione. Ciò succede soprattutto quando gli accordi contratti non sono in linea con l’interesse dei figli.

Separazione consensuale in Comune

La coppia può decidere di separarsi in Comune. Lo può fare solo a patto che:

  • gli accordi non prevedano il trasferimento di beni, fatto salvo solo il pagamento dell’assegno di mantenimento;
  • non vi siano figli minori, maggiorenni non ancora autonomi economicamente o portatori di handicap.

Leggi Separazione e divorzio in Comune.

Il procedimento è gratuito salvo un contributo fisso di 16 euro. La coppia si presenta in Comune e manifesta la volontà di separarsi. Quindi viene loro dato un secondo appuntamento per la firma dell’atto di separazione vero e proprio.

I coniugi possono recarsi sia presso il Comune ove hanno contratto matrimonio che presso il Comune di residenza di uno dei due coniugi o di entrambi. In particolare bisognerà presentarsi all’ufficio di Stato Civile.

Per separarsi in Comune ci vogliono due incontri:

  • al primo incontro il sindaco o l’ufficiale di Stato Civile redige l’accordo di separazione che i coniugi gli riferiscono avere raggiunto. Dopo aver compilato l’accordo, il pubblico ufficiale dà ai coniugi appuntamento per un secondo incontro che non può essere prima di 30 giorni;
  • al secondo incontro, viene richiesto ai coniugi di confermare l’intenzione di separarsi. La ragione di questo lasso di tempo è per consentire loro una pausa di riflessione sulla scelta in atto.

La presenza dell’avvocato non è necessaria.

Separazione consensuale con la negoziazione assistita

Un altro modo per separarsi è con un accordo redatto dai propri avvocati: uno per parte. Il costo è solo la parcella del legale che è più o meno la stessa del ricorso consensuale in tribunale (da 800 a 1.500 euro).

Questa forma è molto rapida e consente di separarsi anche se ci sono figli o bisogna trasferire immobili o mobili.

Separazione giudiziale in tribunale

Se i coniugi non trovano un accordo, bisogna fare la causa vera e propria. Questa è la cosiddetta separazione giudiziale. Chi si vuol separare notifica all’altro un ricorso. Si passa da una prima udienza davanti al presidente del tribunale che, dopo aver tentato una conciliazione, adotta dei provvedimenti provvisori validi fino alla sentenza definitiva. Tali provvedimenti hanno ad oggetto: l’entità dell’assegno di mantenimento per la moglie e per i figli, la collocazione dei figli (dove cioè andranno a vivere), l’affidamento dei figli stessi.

Cosa si può fare dopo la separazione?

Dopo la separazione si può vivere separati e si possono iniziare altre relazioni perché cessa il dovere di fedeltà. I coniugi però continuano ad essere erede l’uno dell’altro salvo per chi ha subito l’addebito. Permane il dovere di contribuire al mantenimento dell’altro per chi ha un reddito più elevato (salvo che l’altro coniuge abbia subito l’addebito).


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI