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Rabbia espressa e repressa: conseguenze ed indicazioni per gestirla

7 dicembre 2018


Rabbia espressa e repressa: conseguenze ed indicazioni per gestirla

> Cultura e società Pubblicato il 7 dicembre 2018



C’è chi esplode di rabbia e chi al contrario la reprime. In questo articolo trovi indicazioni per capire a quale categoria appartieni, quali sono le conseguenze e cosa fare per gestirla.

Ti è sicuramente capitato di conversare normalmente con la tua compagna, di dire una frase sbagliata e ritrovarti nel bel mezzo di una discussione furiosa. Oppure di essere nel traffico mentre stai andando al lavoro, la macchina davanti a te fa una manovra azzardata, ti spaventi ed inizi ad inveire contro l’automobilista senza riuscire a controllarti. Ma è probabile ti sia capitata anche una situazione come quella che sto per descriverti che apparentemente sembra sconnessa dalle precedenti. Siete tu e tua sorella a tavola con la famiglia, lei è da sempre la loro figlia preferita, anche in quella circostanza la elogiano per i suoi successi lavorativi mentre di te non si parla assolutamente e tu in quel momento per l’ennesima volta non ti senti considerata, abbassi gli occhi e stai zitta. Oppure, ad esempio, sei ad una serata e sai che sarà presente la persona che ti piace da tempo, la tua amica inizia a ballare proprio con lui. In quel momento vorresti dirle a brutto muso: “Ma cosa stai facendo? Di tutti i ragazzi, proprio lui!?”, eppure resti in silenzio, fai finta di niente e ti allontani. Tutte le situazioni sopra descritte sono accumunate da un minimo comune denominatore – la Rabbia – ciò che cambia è il modo di esprimerla. Rabbia espressa e repressa: conseguenze ed indicazioni per gestirla ti aiuterà a capire cosa caratterizza questi differenti modi di esprimere la rabbia, quali sono le conseguenze e cosa fare per gestirla meglio.

Rabbia espressa e repressa: caratteristiche e sintomi fisici

Inizio dicendoti che la rabbia è un’emozione primordiale e seppur vivace ed impetuosa nelle sue sfumature, ti assicura la sopravvivenza. Può nascere per una forte paura che avventiamo come minaccia o per portarci con maggior reattività a difenderci. La puoi immaginare come il paravento del dolore, colei che sotto nasconde sempre una ferita profonda, difficile per te da mostrare. Va attenzionata perché, se non impari a gestirla, scoprirai in questo paragrafo quanti sono i sintomi fisici che provoca sia nelle persone che la sfogano in modo eccessivo che in chi la reprime. In nessun caso è possibile conviverci serenamente e senza conseguenze se prima non impari a riconoscerla e comprenderla mentre ti parla attraverso il tuo corpo. Sei qui ora per questo, per poterla leggere mentre si racconta con i dolori che ti porta.

Comincio con il delinearti l’identikit della rabbia espressa. Sto parlando di una tipologia di persona che quando si arrabbia esplode incontrollabilmente in reazioni furiose ed esagerate. Che fa scenate, che urla, che sbraita in preda all’ira. Che sembra perdere la ragione quando è in preda a questa emozione.

Se pensi di rientrare in questa categoria probabilmente hai familiarità con i sintomi fisici che sto per descriverti:

  • irrigidimento muscolare;
  • bruxismo, digrignamento dei denti e dolori alla mascella;
  • una forte attivazione del sistema nervoso autonomo simpatico e quindi pulsazioni alte, aumento della pressione arteriosa e dell’irrorazione dei vasi sanguigni periferici, ipersudorazione, aumento tensione muscolare;
  • irrequietezza e calore;
  • voce intensa, sibilante e acuta.

Proseguo con il delineare il profilo di chi, al contrario, ha difficoltà a manifestare la rabbia e quindi, anziché scoppiare, manda giù e reprime l’impulso. In questo caso, le reazioni di somatizzazione fisica non sono da meno rispetto alle precedenti.

Trovi di seguito:

  • cefalea pulsante: l’aggressività, martellando il cervello, cerca una via d’uscita;
  • tensione muscolare: per non aggredire, a livello muscolare ti controlli, ti freni;
  • bruciori di stomaco: la rabbia inespressa lavora dentro e ti corrode. Reflusso e Ulcera;
  • eczema alle mani: le mani prudono perché avresti una gran voglia di usarle;
  • malattie del fegato: la rabbia si deposita dove nasce l’energia primordiale;
  • pressione alta.

Come avrai compreso fin qui, sia nel caso in cui tu sia sopraffatta da una rabbia esplosiva sia quando pensi di saperla gestire con la sua repressione, in entrambe i casi è dannosa e questi sintomi compaiono perché non la stai ascoltando e soprattutto comprendendo. Ti invia così numerosi segnali che testimoniamo la sua presenza e che vogliono solo spingerti a considerare il messaggio che ti sta inviando.

Rabbia espressa e repressa: conseguenze

Hai fin qui compreso cosa sia la rabbia e come, a seconda della personalità e delle esperienze di vita, si abbia la tendenza ad esprimerla in modi diversi.

Hai anche capito meglio quanto entrambe le modalità di rabbia espressa e repressa siano per te dannose a livello psicocorporeo. Adesso è importante soffermarti sulle conseguenze che concretamente tutto questo genera nella tua vita. Nel primo caso, cioè quello in cui tendi ad esprimere eccessivamente la rabbia, va da sé che il problema principale diventa l’aggressività. Mentre infatti la rabbia di per sé è una reazione basilare importante, l’aggressività ne rappresenta l’evoluzione negativa, quella cioè effettivamente nociva per te e chi ti sta intorno. Ti porta inevitabilmente a discussioni frequenti, all’incapacità di risultare empatica ed accogliente, ti farà apparire rigida, ti impedirà anche di ottenere i risultati che desideri poiché indurrai l’altro a farsi dei preconcetti su di te. Potrebbe ad esempio pensare dentro di sé: “E’ inutile discutere con lei tanto si arrabbia e basta”.

L’aggressività allontana le persone, generalmente quelle che sono state segnate in passato da quell’emozione. La rabbia manifestata senza controllo si ripercuote negativamente in ogni ambito di vita ma soprattutto dentro di te. Nel secondo caso, quello della rabbia repressa, seppure gli effetti verso l’esterno possono sembrare minori, poiché apparentemente assecondi gli altri, in realtà ogni boccone amaro che decidi di mandare giù è un’occasione in più in cui scegli di non ascoltarti. In questo modo la rabbia somatizzata lavora dentro incessantemente ed aumenta in modo esponenziale ogni volta di più. Ti sembra di essere riuscita a passarci sopra ma in realtà è sempre lì e sempre più presente anche se ti rifiuti di entrarci in contatto.

La rabbia molto spesso segna quei confini col mondo che tutti noi dobbiamo porre e quando qualcuno li invade o prova a farlo, lei ti allarma. Se tu, invece, resti in silenzio, ti allontani, permetti all’altro di ferirti, tutto questo, giustamente, non può che sfociare dopo un po’ di tempo in conseguenze talvolta disastrose.

La rabbia repressa è proprio la causa molto spesso delle aggressioni più gravi, perché quando decide di esplodere lo fa con una potenza che non saprai sicuramente gestire. Altre conseguenze tipiche di chi reprime la rabbia puoi riscontrarle qui si seguito: soffrire di dolori cronici, avere delle abitudini nervose, essere facilmente suscettibili, non accettare il rifiuto e quindi non ti esprimi per paura delle conseguenze, un evidente umorismo sarcastico, una tristezza latente e costante, difficoltà a dire no, facilità nello sviluppare delle dipendenze.

Se hai letto attentamente fin qui avrai sicuramente compreso come questa emozione possa condizionare numerosi ambiti di vita nonché la tua stessa salute, per questo, nel paragrafo successivo ti parlo di alcuni accorgimenti e rimedi che puoi attuare per imparare ad affrontarla diversamente.

Rimedi ed indicazioni per gestire meglio la tua rabbia

Se la rabbia non si trasformasse in aggressività o somatizzazione, conserverebbe la sua vividezza riempendoti di energia anziché rancore o violenza. Il problema nasce dall’incapacità di gestirla e dalla propensione a lasciarti guidare da lei anziché padroneggiarla. Prima di darti indicazioni pratiche ti suggerisco, qualora tu abbia riscontrato un effettivo disagio ed un reale bisogno di aiuto rispetto a questa tematica, di rivolgerti al più presto ad un professionista.

La rabbia mal gestita non va sottovalutata.

Nel frattempo leggi qui qualche utile indicazione da poter mettere concretamente in pratica per iniziare a dargli spazio ma soprattutto voce.

Avrai già sentito parlare di assertività, una modalità comunicativa efficace e utile trasversalmente a tante problematiche. Essere assertiva nella comunicazione vuol dire avere la capacità di sostenere una conversazione senza dover ricorrere né all’aggressività né tanto meno alla sottomissione. Significa sviluppare l’abilità di esprimere sempre le tue idee e farti rispettare in modo da risultare sicura, decisa ma comunque accogliente e aperta verso l’altro. Per questo è utile svolgere qualche corso mirato sulla comunicazione ed iniziare a svolgere esercizi appositi che trovi facilmente in rete. Altra indicazione utile è quella di prenderti tempo e non agire immediatamente all’impulso.

Allontanati e non agire la tua rabbia sulla causa. Fai passare del tempo, magari tira qualche pugno al cuscino, scrivi una lettera che probabilmente non consegnerai mai, fai qualche flessione ma il senso è allontanati dal motivo della tua ira, scaricala, sentila e cerca di capire a livello corporeo dove si localizza e fai passare nel frattempo del tempo.

Chiedi solo successivamente un confronto. Altro consiglio utile è quello di fare attenzione allo stile di vita. Ad esempio praticare sport è molto funzionale per scaricare naturalmente energia ed accumulare di meno.

Anche l’arte dello sdrammatizzare spesso ti salva la vita. Prendere le cose con più leggerezza e sforzarti di vederci sempre un lato ironico, prenderti in giro, allentare la tensione che crea la rabbia.

Un altro strumento che puoi considerare è quello di scrivere un diario. Il senso è quello di capire esattamente la rabbia per te come si configura, che sintomatologia ha, dove si localizza, le cause che la scatenano, quali situazioni, come cambia l’intensità. Avrai modo, insomma di dargli un’identità. Potrai conoscere e familiarizzare con essa e conoscere meglio te stessa. Quindi annota due volte al giorno per esempio per due settimane i seguenti parametri:

  • i sintomi/dolori fisici presenti prima;
  • la situazione provocatoria ma nel modo più neutro possibile;
  • tutti i pensieri scatenanti che si sono generati affollando la tua mente (riflettere sui possibili errori commessi o soluzioni alternative da applicare in altre circostanze simili);
  • le tue convinzioni;
  • l’intensità che ognuna delle situazioni ha avuto per te.

A lungo temine un aiuto valido per vivere in uno stato di maggior calma e sperimentare un benessere interiore profondo e duraturo è anche quello di praticare la meditazione, lo yoga o anche semplicemente tecniche di  rilassamento e di respirazione consapevole.

Di PAMELA MAIURI


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