Taglio pensioni d’oro 2019

7 dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 dicembre 2018



Contributo di solidarietà sino al 18%, riduzione della rivalutazione della pensione: come funzionerà il nuovo taglio delle pensioni alte.

Chi percepisce un trattamento di pensione alto, superiore a determinate soglie limite, rischia un abbattimento dell’assegno pari anche al 40%. In particolare, potrebbe essere interessato dal nuovo taglio delle pensioni d’oro, o meglio delle pensioni alte, chi percepisce un trattamento che supera i 4500 euro netti al mese: è quanto previsto dal recente disegno di legge sul taglio degli assegni d’oro, che prevede la riduzione dei trattamenti attraverso l’applicazione di  un contributo di solidarietà, modulato su tre fasce di reddito. Il disegno di legge dovrà essere approvato a breve, ed entrerà a far parte del cosiddetto pacchetto previdenza, un’ampia gamma di interventi in materia di pensioni collegata alla legge di Bilancio 2019.

Oltre al contributo di solidarietà, chi possiede una pensione alta subirà anche una riduzione delle rivalutazioni: torna in vigore, infatti, il vecchio sistema di perequazione delle pensioni. In pratica, per gli assegni d’importo più elevato l’adeguamento al costo della vita è più basso: il sistema di perequazione delle pensioni che sarà applicato dal 2019, ad ogni modo, risulta più conveniente rispetto al sistema attuale, per chi ha un trattamento alto. Salvo “sorprese” dell’ultimo minuto, che prevedano una perequazione maggiormente penalizzante.

Riguardo al taglio degli assegni alti, risulta invece accantonata la precedente proposta, che prevedeva il taglio delle pensioni alte con l’applicazione di appositi coefficienti di penalizzazione, ma soltanto per chi beneficia di pensioni di anzianità, anticipate o anticipi pensionistici (in pratica, per chi si è pensionato prima del compimento dell’età per il trattamento di vecchiaia). In questi casi, il taglio delle pensioni alte avrebbe potuto superare, a seconda delle ipotesi, il 23% del trattamento, ma gli introiti derivanti dall’intervento normativo sarebbero stati ridotti, in quanto la misura non avrebbe inciso su tutti i pensionati d’oro.

Ad ogni modo, la penalizzazione, derivante dal contributo di solidarietà e dalla riduzione delle rivalutazioni, servirà ad aumentare le pensioni minime, quindi a finanziare la pensione minima di cittadinanza. Inoltre, col pacchetto previdenza si vogliono anche i privilegi pensionistici dei sindacalisti.

Ma procediamo per ordine e facciamo il punto sul nuovo taglio pensioni d’oro 2019: chi pagherà il contributo di solidarietà, come funzionerà la riduzione dell’adeguamento al costo della vita per le pensioni nove volte superiori al minimo.

Chi subirà il taglio della pensione?

Secondo la proposta di legge, subirà il taglio della pensione attraverso il contributo di solidarietà chi possiede un trattamento pensionistico elevato, superiore, nel dettaglio, a 90mila euro lordi annui, ossia a circa 4500 euro netti mensili.

In sostanza, perché la pensione subisca la riduzione derivante dal contributo di solidarietà, l’assegno deve superare i 4500 euro netti al mese.

Come sarà tagliata la pensione?

La pensione, con l’applicazione del contributo di solidarietà, subirà un taglio fisso in misura percentuale per 5 anni.

Nello specifico, dovrebbero essere previste le seguenti riduzioni della pensione:

  • pensione tra 90 e 130mila euro: taglio dell’assegno pari al 10%;
  • pensione tra 130 e 200mila euro: taglio dell’assegno pari al 14%;
  • pensione tra 200 e 350mila euro: taglio dell’assegno pari al 16%;
  • pensione tra 350 e 500mila euro: taglio dell’assegno pari al 18%
  • pensione oltre i 500mila euro: taglio del 20% dell’assegno.

In base a una più recente proposta, dovrebbero invece essere previste le seguenti riduzioni della pensione:

  • pensione tra 90 e 130mila euro: taglio dell’assegno pari all’8%;
  • pensione tra 130 e 200mila euro: taglio dell’assegno pari al 12%;
  • pensione tra 200 e 350mila euro: taglio dell’assegno pari al 16%;
  • pensione tra 350 e 500mila euro: taglio dell’assegno pari al 18%
  • pensione oltre i 500mila euro: taglio del 40% dell’assegno.

Le pensioni calcolate col sistema integralmente contributivo non saranno tagliate.

Come si rivaluta la pensione dal 2019?

Oltre al taglio dovuto al contributo di solidarietà, le pensioni alte subiranno anche una riduzione della rivalutazione: si tratterà, comunque, di una riduzione più bassa rispetto a quella applicata sino al 31 dicembre 2018.

Il vecchio sistema di rivalutazione delle pensioni, che riparte (salvo interventi del Governo) dal 1° gennaio 2019, funziona “per scaglioni”, o fasce. Nel dettaglio:

  • le fasce di importo fino a 3 volte il trattamento minimo sono rivalutate in misura pari al 100% dell’inflazione;
  • per le fasce d’importo tra 3 e 5 volte il minimo si applica il 90% dell’inflazione;
  • per le fasce d’importo superiore a 5 volte il minimo si applica il 75% dell’inflazione.

In pratica, con questo sistema, chi possiede una pensione pari a 1.800 euro dal 2019 beneficia dell’applicazione di una rivalutazione pari al 100% dell’inflazione sui primi 1500 euro (3 volte il minimo), mentre per l’importo che supera 3 volte il trattamento minimo ottiene una rivalutazione pari al 90% dell’inflazione, anziché vedersi applicare un adeguamento corrispondente al 95% dell’inflazione sull’intero importo del trattamento.

Per saperne di più: Come cambiano gli importi delle pensioni dal 2019.

Che cos’è la rivalutazione della pensione?

Ricordiamo che la rivalutazione, o perequazione della pensione, consiste nell’adeguamento dell’importo del trattamento all’inflazione. Con l’attuale normativa, l’adeguamento della pensione in misura pari al 100% dell’inflazione è stato applicato soltanto ai trattamenti d’importo sino a 3 volte il minimo, ossia sino a 1.522,26 euro mensili (valore 2018).

Quanto si risparmia col taglio delle pensioni d’oro?

L’applicazione del contributo di solidarietà sulle pensioni frutterebbe, in termini di maggior introito, tra i 200 e i 300 milioni l’anno per le casse pubbliche.

Gli introiti sarebbero maggiori nel caso in cui si decidesse di ridurre l’indicizzazione in modo più incisivo, ed anche per le pensioni più basse.

Quali pensioni non saranno tagliate?

Nessun taglio è previsto per le pensioni di reversibilità e invalidità, né per le vittime del terrorismo o del dovere. Inoltre, la norma non riguarderà gli iscritti alle casse privatizzate dei liberi professionisti. Come abbiamo osservato, non ci saranno tagli nemmeno per le pensioni calcolate col sistema contributivo.

Stop ai privilegi pensionistici dei sindacalisti

Il disegno di legge sulle pensioni alte abolisce anche i privilegi pensionistici dei sindacalisti, grazie a una norma d’interpretazione autentica che modifica il decreto sui contributi figurativi [2]. La disposizione, in particolare, prevede che i contributi aggiuntivi versati dai sindacati, destinati ad integrare la contribuzione dei dirigenti sindacali o dei componenti degli organismi direttivi, non sia più utile ai fini della determinazione della quota A di pensione, riferita alle anzianità maturate sino al 31 dicembre 1992. L’incremento sarà invece utile ai fini della determinazione della quota B di pensione, limitando dunque notevolmente il beneficio pensionistico, a differenza di quanto accade attualmente.

Per saperne di più: Pensioni sindacalisti, come mai sono più alte?


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