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Cinture sicurezza obbligatorie sui posti posteriori?

1 Dicembre 2018


Cinture sicurezza obbligatorie sui posti posteriori?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 Dicembre 2018



Utilizzare le cinture di sicurezza può salvare la vita in caso di incidente d’auto. In molti ancora però si domandano se è obbligatorio utilizzarle anche sui sedili posteriori. Vediamo cosa dice la legge a riguardo.

Insieme con gli airbag, le cinture di sicurezza si sono rivelate sino ad ora il miglior sistema di prevenzione dai danni negli incidenti d’auto. E’ stato infatti stimato che il loro corretto uso riduce di ben il 50% la probabilità di morte in un sinistro. Da quando il loro utilizzo è diventato obbligatorio, i passeggeri dei sedili anteriori fanno certamente molta attenzione al loro corretto impiego. Questo, però, non si può certamente dire per i passeggeri che si trovano sui sedili posteriori delle automobili. Eppure, l’obbligo di utilizzo vale anche per chi è seduto dietro. In caso di incidente, se i passeggeri dei sedili posteriori non indossano le cinture di sicurezza, è stato stimato che aumenta del 20% la probabilità di lesioni a chi è seduto davanti. Tutto ciò accade perché chi alloggia posteriormente non viene trattenuto dalle cinture e, per inerzia, va a colpire chi si trova davanti. Ancora oggi però, in tanti si domandano: cinture sicurezza obbligatorie sui posti posteriori? In questo articolo chiarirò tutti i dubbi circa il corretto utilizzo che bisogna fare delle cinture di sicurezza, sia per gli adulti che per i bambini.

Cosa sono le cinture di sicurezza?

Le cinture di sicurezza sono dispositivi di ritenuta inerenti la sicurezza automobilistica che, in caso di urto, trattengono il corpo degli occupanti legato al sedile, evitandone così l’impatto con le strutture interne e la proiezione all’esterno dell’abitacolo. In ambito automobilistico vengono considerate, in caso di incidente, uno dei più importanti meccanismi di protezione per chi si trova all’interno dell’autovettura.

Utilizzate sin dagli anni ’50 negli sport automobilistici, iniziarono pian piano ad essere introdotte di serie su alcune automobili solo dal 1960. La prima nazione al mondo a rendere obbligatorio il loro utilizzo fu la Cecoslovacchia nel 1969. L’Italia rese obbligatori gli attacchi delle stesse a partire dal 15 giugno 1976, mentre le cinture divennero obbligatorie solo nel 1988.

Come sono fatte le cinture di sicurezza?

Esistono diversi tipi di cinture di sicurezza: la cintura a due punti, la cintura a tre punti e la cintura a quattro punti. Per i seggiolini da bambini e speciali sistemi di contenimento esistono anche cinture di sicurezza con più di quattro punti.

La classica cintura di sicurezza che si può trovare in quasi tutte le automobili è la cintura a tre punti. Questa cintura di sicurezza allacciata in tre punti – da cui deriva il nome – fornisce la più efficace protezione per i passeggeri da gravi lesioni, nel caso di un impatto o di un incidente.

Tutte le cinture di sicurezza devono essere approvate ed avere il marchio di omologazione secondo le normative stabilite dal Ministero dei Trasporti.

Le cinture di sicurezza a norma di legge sono costituite da:

  • cinghie: destinate a trattenere il corpo degli occupanti;
  • riavvolgitore: permette di srotolare la cinghia per la lunghezza voluta bloccandola in caso di estrazione rapida;
  • regolatore: permette la regolazione in altezza;
  • ancoraggi: punti di attacco sulla struttura del veicolo, ai quali vengono fissate le cinture;
  • anello oscillante: strumento che consente di fissare la cintura che vi passa dentro gli ancoraggi;
  • linguetta di chiusura: serve a facilitarne il fissaggio;
  • fibbia di chiusura con pulsante di sganciamento o “ramo fibbia”: dispositivo di allacciamento e slacciamento rapido che lega le cinture ai punti di ancoraggio del veicolo;
  • pretensionatore: dispositivo, azionato da una molla o da una piccola carica esplosiva, che al momento dell’urto “stringe” la cintura verso il corpo, assicurando il massimo contenimento e la migliore dissipazione da parte della cintura, dell’energia del corpo proiettato in avanti.

Obbligo di utilizzo

L’obbligo di utilizzare le cinture di sicurezza vige indifferentemente sia per i posti anteriori che per quelli posteriori [1].  Dal 14 aprile 2006 hanno l’obbligo di indossare le cinture di sicurezza i conducenti ed i passeggeri delle seguenti categorie di veicoli [2]:

  • L6e: cosiddette minicar;
  • M1: veicoli destinati al trasporto di persone, aventi al massimo otto posti a sedere oltre al sedile del conducente (inclusi taxi e veicoli adibiti a noleggio con conducente);
  • M2 e M3: veicoli destinati al trasporto di persone, aventi più di otto posti a sedere oltre al sedile del conducente (tranne per i passeggeri di veicoli autorizzati al trasporto di persone in piedi);
  • N1, N2 e N3: veicoli destinati al trasporto di merci.

L’utilizzo delle cinture di sicurezza nei sedili posteriori non è facoltativo bensì obbligatorio. Obbligo che, se non rispettato, può far incorrere in una sanzione amministrativa che consiste nel pagamento di una somma che varia da 80 euro a 323 euro, nonché alla detrazione di 5 punti dalla patente. Il pagamento della sanzione amministrativa passa invece da 40 euro a 162 euro per tutte quelle persone che, pur facendo uso delle cinture di sicurezza, ne alterino o ne ostacolino il normale funzionamento.

Esenzioni

Il Codice della Strada prevede delle eccezioni all’obbligo di indossare le cinture. Le esenzioni valgono per:

  • le forze di polizia, gli addetti ai servizi di soccorso sanitario e di antincendio, nell’espletamento di una missione di emergenza;
  • gli istruttori di guida, nello svolgimento delle funzioni previste;
  • le persone affette da particolari patologie per le quali le cinture siano controindicate (condizione da provare con certificato della Azienda sanitaria locale nel quale deve essere indicata la durata di validità);
  • gli occupanti di auto sprovviste, fin dall’origine, di attacchi per le cinture;
  • gli appartenenti a servizi di vigilanza privata legalmente riconosciuti, che effettuano scorte;
  • auto storiche immatricolate prima del 15.6.1976.

Trasporto di bambini in auto

Come detto in precedenza, ogni volta che si occupa un posto a sedere su un veicolo dotato di cinture di sicurezza è obbligatorio per tutti, conducente e passeggeri, utilizzare le cinture di sicurezza.

Nel caso di trasporto di bambini bisogna adottare i sistemi di ritenuta idonei, ovvero seggiolini oppure adattatori (quest’ultimi sono dei piccoli sedili che, sollevando il bambino, permettono di usare le cinture di sicurezza dell’auto).

I bambini di statura inferiore a 1,50m devono essere assicurati al sedile con un sistema di ritenuta per bambini, adeguato al loro peso, di tipo omologato secondo le normative stabilite dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, conformemente ai regolamenti della Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite o alle equivalenti direttive comunitarie. I dispositivi di ritenuta sono obbligatori dalla nascita fino al raggiungimento di 36 chili di peso.

La normativa europea individua in tal senso 5 gruppi di dispositivi:

  • gruppo 0: peso fino a 10 kg (da 0 a 9 mesi circa) sono comprese le cosiddette “navicelle”, culle imbottite da fissare con le cinture dell’auto nei sedili posteriori;
  • gruppo 0+: peso fino a 13 kg (da 0 a 15 mesi circa) di uso più esteso rispetto al gruppo 0 e non includente le “navicelle” ma gli “ovetti” seggiolino/lettino con posizionamento contrario al senso di marcia;
  • gruppo 1: per bambini da 9 a 18 kg (da 9 mesi fino 4-5 anni circa) dispositivi che devono essere fissati all’auto attraverso la cintura di sicurezza. La cintura va fatta passare all’interno della struttura del seggiolino e deve essere ben tesa in maniera da impedire qualsiasi spostamento;
  • gruppo 2: per bambini da 15 a 25 kg (da 4 a 6 anni circa) sono modelli sostanzialmente atti al rialzo del bambino per l’uso delle normali cinture di sicurezza, pur dotati di supporti e rinforzi secondo i casi e i prezzi; con altezza inferiore a 125 cm, occorre comunque la presenza di schienale anche per i cosiddetti “alzabimbo”;
  • gruppo 3: per bambini da 22 a 36 kg (da 6 fino 12 anni circa) anche in questo caso si tratta di un seggiolino di rialzo, senza braccioli, che serve per aumentare l’altezza del bambino affinché si possano usare le cinture di sicurezza. Con le ultime modifiche alla legge, in vigore dal 1 gennaio 2017, vanno usati solo per bambini di altezza superiore ai 125 cm, sotto questa soglia vanno utilizzati quelli con schienale.

Se la vettura è dotata degli appositi agganci è preferibile utilizzare i sistemi Isofix: il blocco ad incastro con indicatori di colore verde o rosso, che segnalano rispettivamente il corretto o sbagliato posizionamento, riduce gli errori nell’installazione che invece sono sempre in agguato con i seggiolini fissati alle cinture di sicurezza.

Dopo che il bambino compie i 12 anni, o comunque dopo che supera il metro e mezzo di altezza (anche se minore di 12 anni), potrà utilizzare le cinture di sicurezza normali. Se il bambino compie i 12 anni, ma risulta di altezza inferiore al metro e mezzo, pur non essendo più obbligatorio, è consigliabile continuare ad utilizzare il seggiolino di rialzo.

Il seggiolino regolare, ovvero conforme alla normativa europea, deve riportare un’etichetta con gli estremi dell’omologazione. I dispositivi odierni sono contrassegnati dalle sigle UN ECE R44/03 o R44/04 oppure la più recente UN ECE R129. Si tratta di regolamenti comunitari frutto della direttiva europea 2014/37, recepita in Italia lo stesso anno. Invece sono fuorilegge dal 2008 i seggiolini omologati ECE R44/01 ed ECE R44/02, prodotti prima del 1995. E’ vietato sia venderli che utilizzarli.

Dal 1° luglio 2019 bisognerà, inoltre, utilizzare seggiolini integranti dispositivi di sicurezza utili per far sì che i genitori – o comunque altre persone che siano alla guida – non dimentichino i bambini in auto (i cosiddetti sensori anti-abbandono).

E’ comunque sempre consigliabile acquistare seggiolini nuovi, mai di seconda mano, ed utilizzare seggiolini appartenuti ad altri solo se si è sicuri dell’uso che ne è stato fatto in precedenza.

Di FABIO ANTONIO CERRA

note

[1] Art. 172 Codice della Strada.
[2] D. L. n. 150 del 13.03.2006.


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