Diritto e Fisco | Articoli

Diffida per mancato pagamento assegno mantenimento

29 Novembre 2018


Diffida per mancato pagamento assegno mantenimento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 Novembre 2018



Prima di agire in tribunale per ottenere il pagamento dell’assegno di mantenimento previsto dal giudice è prassi inviare una diffida.

Il tribunale ti ha riconosciuto il diritto a ricevere l’assegno di mantenimento dal tuo ex partner e lui/lei non paga? Cosa fai? Innanzi tutto, se hai già ottenuto un provvedimento del giudice (in termini tecnici un “titolo per agire”) che ti riconosce il diritto a percepire il contributo di mantenimento quantificato nel suo ammontare, puoi inviare al tuo ex una diffida per mancato pagamento assegno mantenimento. La puoi scrivere di tuo pugno, ma sarebbe meglio affidarsi ad un legale di fiducia. La diffida può essere inviata tramite lettera raccomandata a.r., (con ricevuta di ritorno), con telefax, telegramma o posta certificata presso il domicilio del tuo ex. Deve contenere la richiesta di pagamento delle somma non versate e l’avvertimento che, in caso di mancato pagamento della cifra entro un lasso di tempo di alcuni giorni (di solito 15 giorni dal ricevimento della raccomandata), ti rivolgerai al tribunale competente. La diffida ad adempiere è considerata una vera e propria forma di autotutela concessa dalla legge al creditore, senza imporre a quest’ultimo di richiedere l’intervento del tribunale. Con la diffida per mancato pagamento dell’assegno di mantenimento puoi intimare al tuo ex di pagare il contributo mensile entro un termine congruo, di solito, non inferiore a 15 giorni. La lettera deve contenere, in questo caso, l’espresso avvertimento che, qualora entro tale termine non avvenga spontaneamente il pagamento della cifra, ti rivolgerai alle competenti istituzioni giudiziarie. Se nella lettera manca tale avviso, allora l’effetto della diffida non si produce e la lettera assume il significato di un semplice sollecito di pagamento. Pertanto, affinché la lettera possa considerarsi una diffida, è necessario che ci sia l’ammonimento, ossia l’avvertimento che decorso un certo numero di giorni, ti rivolgerai al tribunale per ottenere il pagamento del mantenimento.

Cosa chiedere nella diffida?

Nella diffida per mancato pagamento dell’assegno di mantenimento puoi chiedere al coniuge inadempiente non solo il pagamento delle somme non versate, ma anche quello relativo ai mancati aggiornamenti ISTAT dell’assegno.

In entrambi i casi la richiesta va fatta entro cinque anni (ad es. nel settembre 2014 si possono richiedere gli arretrati non ricevuti dal maggio 2009 in poi, ma non quelli precedenti). Devi sapere, però, che è possibile far ripartire il conto del tempo e far decorrere nuovamente i cinque anni. E’ sufficiente una richiesta scritta (fatta con raccomandata a.r. o tramite posta elettronica certificata- pec). In tal caso la prescrizione si interrompe e il termine dei cinque anni ricomincia a decorrere nuovamente.

In seguito, sulla base della risposta ottenuta dal coniuge inadempiente, si potrà decidere cosa fare.
Tale procedimento si segue anche nel caso in cui il tuo coniuge non paghi il mantenimento per i vostri figli. Quanto al termine di tempo che tu concedi al tuo ex per l’adempimento, esso deve essere congruo. Il legislatore, infatti, consiglia che tale termine non debba essere inferiore a quindici giorni. Questo perché un termine inferiore ai quindici giorni potrebbe, in concreto, non bastare a consentire il pagamento da parte del tuo ex coniuge.

Decorrenza dell’assegno di mantenimento

Da quando matura il tuo diritto a percepire l’assegno di mantenimento? Ebbene, secondo l’orientamento dei giudici della Cassazione [1] il diritto all’assegno decorre dalla data della domanda. Questo perché l’esistenza o meno di un diritto non può essere compromessa dai tempi del giudizio. Devi sapere, però, che il principio secondo cui l’assegno decorre dalla data della domanda trova applicazione soltanto se, a quella data, vi erano in concreto le condizioni per richiederlo.

In parole semplici; se nel momento in cui hai richiesto il contributo di mantenimento tu non avevi i requisiti per farlo, il tuo diritto non parte dalla data della domanda. Invece, decorrerà dal momento in cui tu sarai, effettivamente, nelle condizioni economiche per richiederlo.

Cosa fare se dopo la diffida permane l’insolvenza?

Alcune volte la diffida non basta. Purtroppo in questi casi devi proseguire nella tutela del tuo diritto utilizzando gli strumenti che la Legge ti offre. Devi sapere che il tribunale può imporre al coniuge obbligato a versare l’assegno, di dare in pegno una certa somma di danaro a garanzia del tuo credito. Questo accade quando vi è pericolo che il coniuge non rispetti l’obbligo di pagamento. Oltre al denaro, si possono dare in pegno titoli di credito come i buoni del tesoro o diritti diversi dai crediti come i diritti di brevetto, i diritti d’autore ed altro.

Un’altra forma di garanzia utilizzata è la fideiussione bancaria o assicurativa. Sembrano paroloni, ma il concetto è semplice. La fideiussione bancaria o assicurativa è una polizza assicurativa che va a tutelare il creditore nel caso di mancato pagamento da parte del suo debitore.

Nel caso di una fideiussione bancaria, è la banca che firma un impegno con il quale andrà a pagare essa stessa un debito altrui. Ugualmente, nel caso di fideiussione assicurativa è la compagnia d’assicurazione che si sostituisce al debitore nel pagamento verso il creditore.

Tuttavia, il semplice ritardo del tuo ex nei pagamenti delle scadenze non comporta di per sé la concessione di garanzie da parte del tribunale. Il pericolo dell’inadempimento che serve per ottenere le garanzie dal tribunale, deve essere valutato dal giudice in relazione alla condotta del coniuge obbligato. Infatti il tuo ex deve avere uno stile di vita tale da far presumere un probabile futuro inadempimento.

Quindi, se durante il giudizio al tuo coniuge è stato imposto di prestare una di queste garanzie puoi attivarti, con l’aiuto di un legale, per ottenerne l’esecuzione. Se,invece, non sono state imposte garanzie dal giudice, puoi attivare un’altra procedura in tribunale, pignorando i beni del tuo ex ed attivando la procedura esecutiva che porta alla vendita di tali sostanze. Oppure puoi chiedere il pignoramento dello stipendio o della pensione. Sono procedure lunghe che possono richiedere parecchi anni.

La legge prevede anche altre forme di garanzia per il soddisfacimento del tuo credito, come il sequestro dei beni del coniuge e l’ordine ai terzi debitori del coniuge di pagare direttamente l’ex che ha diritto al mantenimento [2].

Inoltre, è utile sapere che ci sono anche dei rimedi per smascherare eventuali sotterfugi posti in essere dal tuo coniuge per non pagarti il mantenimento.

Un esempio classico è dato dalla circostanza che, spesso in sede di separazione o divorzio, la parte che dovrebbe corrispondere l’assegno, si trova improvvisamente senza lavoro. Attenzione! L’esperienza insegna che in questi casi, tali coniugi continuano a lavorare (in nero) proprio per sottrarsi agli obblighi economici verso l’ex. Cosa fare? In questo caso, se hai qualche sospetto devi chiedere al giudice un accertamento, per mezzo delle forze dell’ordine (Guardia di Finanza) per verificare la legalità del rapporto di lavoro.

Quindi, riassumendo, devi ricordare che per ottenere il pagamento dal tuo ex dell’assegno di mantenimento che non ti versa, devi:

  • procurarti un titolo (provvedimento del giudice);
  • redigere o far redigere ad un tuo legale di fiducia una lettera di diffida per mancato pagamento.

In caso di ulteriore inadempimento devi rivolgerti al tribunale e se non è stata prestata idonea garanzia, come sopra detto, puoi avviare l’esecuzione sui suoi beni. In alternativa, puoi richiedere i provvedimenti cautelari del caso come il sequestro dei suoi beni o il pagamento a tuo favore dei suoi crediti vantati verso terzi.

In ultimo, è giusto che tu sappia che se, alla fine del giudizio di separazione o di divorzio, la sentenza nega il tuo diritto al mantenimento o lo riduce, non sei dovuto a restituire le somme percepite e stabilite dal giudice in via provvisoria. Questo perché, nel momento in cui ti sono state accordate, le suddette somme erano state, dal giudice, ritenute adeguate alla tua situazione economica.

Quindi non hai neanche il dovere di accantonarne una parte dato che non è previsto che tu debba renderle [3]. La legge ti offre parecchie strade per tutelare il tuo diritto: sta a te scegliere la migliore!

Di FRANCESCA LINDA DAMMACO

Modello di diffida scritta per mancato pagamento del contributo di mantenimento

Luogo…., data……
Spett.le
Sig/ra.
Via n.
Cap, Città
Raccomandata A/R
Oggetto: Sig./ra …/Sig/ra.… diffida ad adempiere ex art. 1454 c.c.
Il/La sottoscritto/a _____ nato a. _____, residente a _____, espone quanto segue.
Premesso che:
– in data _____, il tribunale di _____ dichiarava la separazione dei coniugi _____ e_____, e che al sottoscritto/a il giudice riconosceva il diritto a percepire l’assegno di mantenimento pari a _______ da corrispondersi ogni _____ del mese da parte dell’altro coniuge;
– alla data odierna lo scrivente ha maturato il pagamento di _____ mensilità non corrisposte, determinando un consistente disagio economico ai danni del/la sottoscritto/a;
– a nulla sono valsi i solleciti verbali e/o scritti inviati al sig./ra _____, rimasti privi di riscontro;
Tanto premesso, il/la sig./ra _____, come sopra indicato/a,

invita e diffida

il/la sig/ra _____, ai sensi e per gli effetti dell’art. 1454 del c.c., al pagamento della somma pari a euro _____, a titolo di contributo di mantenimento, così come statuito dal tribunale, entro e non oltre giorni 15 (quindici) dalla data di ricezione della presente.
In mancanza, il/la sottoscritto/a si riserva di adire le competenti autorità giudiziarie per il recupero del credito vantato verso il/la sig./sig.ra _____ con ogni ulteriore conseguenza di legge, compreso il risarcimento dei danni subiti ed eventuali dalla parte scrivente.
Valga la presente ad ogni effetto di legge.

Distinti saluti.
Firma_____

note

[1] Cass. n.2960 del 3.02.2.2017.

[2] Art. 156 co. 6 cod. civ.

[3] Cass. n.4198 del 23.04.1998.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI