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Etichette alimentari: come si indica la scadenza

7 dicembre 2018


Etichette alimentari: come si indica la scadenza

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 dicembre 2018



Scadenza e termine minimo di conservazione: due facce di una stessa medaglia. Istruzioni per una corretta lettura delle etichette alimentari.

“This is the end” è il “mantra” di una celeberrima canzone che ha fatto storia e che in italiano suona come annuncio di una fine. Ma cosa accade quando la fine che interessa mettere sotto alla luce dei riflettori è quella dei prodotti in vendita sugli scaffali dei supermercati? Innanzi tutto, si va incontro ad un cambio di rotta di tipo terminologico. Il “time out” nell’utilizzo di un prodotto può infatti essere annunciato da varie dizioni che possono far arrovellare il consumatore un po’ frettoloso. E tu che tipo di consumatore sei? Sei davvero sicuro di saper interpretare a fondo le etichette alimentari? Se ti riconosci nella tipologia di acquirente un po’ “compulsivo”, che tende cioè a fare scorte di massa, le note che seguono possono fare al caso tuo. Eviterai così di cestinare quantità industriali di alimenti semplicemente per il fatto che si è tagliato il traguardo temporale indicato sulle etichette. Perché non è sempre vero che al sopraggiungere della data indicata in etichetta, il prodotto non sia più commestibile. Dipende da un insieme di fattori e dalla tipologia di alimenti. Ma come fare a districarsi all’interno del ginepraio di alimenti “SI’”, alimenti “NO” o alimenti “NI”? Se senti di avere ancora qualcosa da apprendere in fatto di etichette e prodotti, continua a seguirci nella lettura del nostro pezzo e anche il tuo bilancio di fine mese ne trarrà beneficio. Etichette alimentari: come si indica la scadenza? Con le giuste informazioni ti sentirai sicuramente più libero di fare approvvigionamenti e scorte quando magari trovi gli articoli che ti interessano in offerta promozionale. Di contro, eviterai di appesantire la borsa della spesa di alimenti facilmente deperibili quando non sei poi così sicuro di consumarli a breve. Pronto? Attento? Via dunque con le nostre istruzioni per una corretta lettura delle etichette alimentari!

La data di scadenza: come va indicata in etichetta?

La scadenza, in vigore con il nuovo regime europeo [1], è segnalata con la dicitura “da consumarsi entro” il che significa che tale data ha valenza tassativa, non si ammettono cioè deroghe e proroghe nell’utilizzo. La scadenza viene poi obbligatoriamente riportata sull’involucro esterno degli imballaggi dei prodotti preconfezionati rapidamente deperibili, come latte e prodotti lattieri freschi, formaggi freschi, pasta fresca, carni fresche e prodotti della pesca freschi.

La data deve essere riportata in etichetta in modo chiaro e leggibile, con caratteri indelebili e in una posizione facilmente individuabile dal consumatore.

Data di scadenza: cosa deve riportare caso per caso?

La data di scadenza deve indicare: il giorno, il mese e l’anno per i prodotti conservabili per meno di tre mesi (è questo il caso ad esempio di latte fresco, mozzarelle, yogurt ecc); solo il mese e l’anno per gli articoli conservabili per più di tre mesi ma per meno di 18; solo l’anno per alimenti come i pelati o le verdure in scatola conservabili per più di 18 mesi.

Scadenza e conservazione degli alimenti: cosa c’è da sapere?

Sulla confezione devono inoltre essere riportate le condizioni di conservazione ed eventualmente la temperatura che fa pendant con la data di scadenza. Se infatti i criteri di conservazione degli alimenti, intendendosi per tali anche la temperatura, non sono quelli indicati dal produttore, l’alimento potrebbe non arrivare integro alla data di scadenza con conseguenti rischi per chi lo dovesse assumere in cattivo stato di conservazione.

Le modalità di conservazione assicurano infatti la salubrità e la durabilità del prodotto che altrimenti potrebbe essere esposto alla proliferazione di batteri. Occhio quindi sia alla scadenza che alla conservazione, entrambi amici per la tua “pelle”!

Cosa dice la legge quanto a scadenza dei prodotti alimentari?

La legge [2] fa espresso divieto di vendere prodotti facilmente deperibili, con esposta la data di scadenza, a partire dal giorno successivo a quello indicato sulla confezione. Quanto invece alla vendita del prodotto nel giorno esatto della scadenza, no problem!

E’ inoltre prassi, ormai abbastanza diffusa, che i venditori applichino al prodotto prossimo alla scadenza, una scontistica eccezionale al fine di facilitarne la vendita, segnalando così, più o meno esplicitamente, anche l’imminenza della scadenza al compratore che sarà chiamato a consumare l’alimento in tempi brevissimi.

Termine minimo di conservazione (TMC): in cosa differisce dalla scadenza?

Questo è il caso in cui nell’etichetta viene riportata la seguente dicitura: “da consumarsi preferibilmente entro…”. In altri termini, il margine di tolleranza per fare uso degli alimenti è ben più amplio rispetto alla data indicata e questo trova la sua ragione d’essere nella tipologia di prodotti a cui si applica. Tali prodotti sono cioè quelli non soggetti a rapida deperibilità, come lo sono invece tutti i prodotti freschi, e che una volta “scaduti” non vengono generalmente considerati pericolosi per la salute, se ingeriti.

Le loro proprietà organolettiche risultano infatti variate, ma non avariate. Un esempio potrà essere di chiarimento. Prendiamo il caso di una confezione di biscotti secchi che presenti un termine minimo di conservazione, se i frollini vengono consumati dopo la data indicata sulla confezione, ciò non significa che si avranno conseguenze negative per la salute. Mentre andrà magari messo in conto che i biscotti non siano così friabili come appena confezionati.

Esistono prodotti esenti da indicazioni di scadenza o TMC?

La risposta è sì. Si tratta, nello specifico, dei prodotti ortofrutticoli freschi (a meno che non siano sbucciati o tagliati), dei vini, dell’aceto, dei superalcolici, del sale da cucina e dello zucchero (allo stato solido), dei prodotti da forno come pane, focacce, prodotti di pasticceria freschi, gomme da masticare.

Lo stesso dicasi per i prodotti da banco (salumi e formaggi venduti all’interno di supermercati e ipermercati dove si deve indicare semplicemente la temperatura di conservazione dell’alimento).

Perché le uova non hanno le etichette?

Il caso delle uova fa storia a sé. È dal 2004 infatti che è diventato obbligatorio stampare sul guscio delle uova in commercio un codice che magari ti sarà risultato non immediatamente comprensibile. Eppure con le giuste chiavi di lettura, può essere facilmente decifrato. Vediamo come si legge il codice sulle uova:

  • la prima cifra sta ad indicare la tipologia di allevamento delle galline (“0” biologico, “1” all’aperto, “2” a terra, “3) in batteria o gabbia); La seconda dicitura è una combinazione di due lettere con cui viene indicato il Paese di origine delle uova. “IT” corrisponde ad esempio all’Italia;
  • la terza parte corrisponde invece al codice Istat del comune dove è ubicato l’allevamento, seguito dalla sigla della provincia (ad esempio BS sta per Brescia);
  • l’ultima serie di cifre rappresenta il numero identificativo dell’allevamento di provenienza delle uova. Si tratta di un codice univoco con cui si può risalire subito all’azienda agricola di allevamento, molto utile in caso di allerta sanitaria.

Quando le uova si considerano lontane dalla scadenza?

Un discorso a parte merita il tema della scadenza delle uova. Le uova si possono considerare extra fresche e quindi ben lontane dalla scadenza, entro un periodo di nove giorni dalla deposizione e di sette giorni dal confezionamento. A tale riguardo, anche le diciture apposte a caratteri spesso cubitali all’esterno delle confezioni possono essere di aiuto.

Riportate sempre sulla confezione esterna, ci sono pure la data di scadenza, la denominazione dell’azienda di origine e/o di imballaggio e la categoria di qualità e di peso delle uova.

Esistono infatti diverse categorie di uova:

  • “A”: sono le uova fresche, che possono essere consumate anche senza essere lavate;
  • “B”: sono le uova non destinate alla grande distribuzione, ma alle industrie di trasformazione (produttori di maionese e prodotti dolciari, pastifici, dove verranno utilizzate previa pastorizzazione) o a quelle non alimentari.

Non c’è obbligo di etichettatura per questa categoria di uova, ma i lotti devono essere ben distinguibili con etichette o fasce di colore rosso

Cosa accade in caso di errata indicazione della scadenza sull’etichetta?

Se invece è l’etichetta a fornire una falsa indicazione anche con riferimento alla data di scadenza, le aziende produttrici diffondono i cosiddetti richiami dei lotti di prodotti interessati. Non è infatti infrequente il caso che venga indicata una scadenza posteriore a quella effettiva.

In tal caso i consumatori vengono messi a conoscenza tramite svariati canali di comunicazione tra cui anche avvisi esposti negli stessi punti vendita della catena interessata.

Nuovi simboli e diciture dal Regno Unito in materia di scadenza

La novità di maggior rilievo è la proposta di inserire sull’etichetta dei cibi che devono essere refrigerati e quindi maggiormente sensibili alla data di scadenza, un pittogramma che rappresenta un frigorifero a due porte. Per i prodotti che invece possono essere congelati nel freezer domestico è invece previsto il disegno di un fiocco di neve stilizzato.

Sanzioni ed etichette: quanto si rischia in caso di violazioni?

La legge [3] è chiara al riguardo. Le violazioni commesse in materia di termine minimo di conservazione, data di scadenza e congelamento comporta per il soggetto responsabile l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria che può variare da un minimo di 1000 euro ad un massimo di 8000 euro.

La sanzione è poi destinata a salire fino a 16.000 euro se la violazione è stata commessa con riferimento a specifiche tipologie di prodotti (quali carni e prodotti della pesca). Del pari sanzionabile è il venditore che espone in vendita il prodotto ormai scaduto; si va da un minimo di 5000 euro ad un massimo di 40.000 euro.

Attenzione quindi ai prossimi acquisti di prodotti soggetti a scadenza di legge. Ne va della salute del consumatore e del portafogli del produttore-venditore!

Di MARIA TERESA BISCARINI 

note

[1] Regolamento Europeo n.1169/2011.

[2] Art. 24 Regolamento UE n. 1169/2011.

[3] Art. 12 D. L. n. 231 del 15.12.2017.


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