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Cosa non si può dire a un poliziotto?

26 Novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 Novembre 2018



Quando è oltraggio a pubblico ufficiale? Cosa si può dire al poliziotto che non fa il suo dovere? Si può reagire nel caso di prepotenza?

Le forze dell’ordine sono dalla parte del cittadino: assicurano il rispetto della legge e garantiscono l’ordine pubblico. È vero che, a volte, le cose non vanno proprio come dovrebbero: ritardi e inefficienze varie sono all’ordine del giorno, ma bisogna anche dire che esse sono per lo più causate dagli scarsi mezzi di cui dispongono. Proprio per garantire il prestigio e il rispetto delle autorità, il codice penale punisce determinate condotte che, se venissero poste in essere nei confronti di altre persone, non costituirebbero reato oppure sarebbero sanzionate in minor misura: pensa, ad esempio, ai reati di resistenza o di violenza a pubblico ufficiale. Allo stesso tempo, su questi soggetti incombono degli oneri che altri non devono sopportare: ad esempio, mentre il normale cittadino non è (quasi) mai tenuto a denunciare un fatto costituente reato che si è verificato sotto i suoi occhi, il codice penale obbliga l’ufficiale o l’agente di polizia giudiziaria che ha avuto notizia di un crimine a farne sempre segnalazione, anche se egli non si trovava in servizio. Onori e oneri, quindi. Tra le disposizioni speciali che si applicano alle forze dell’ordine e, più in generale, a tutti i pubblici ufficiali, c’è il reato di oltraggio, che consiste nell’offendere l’onore o il prestigio di un pubblico ufficiale e, quindi, anche di un poliziotto. L’oltraggio a pubblico ufficiale può concretizzarsi tanto in gesti quanto in parole: così, costituirà reato l’atteggiamento o la condotta irriguardosa nei confronti del poliziotto anche se dovesse essere espressa in maniera diversa dall’insulto verbale. Il significato di alcune parole, però, può difficilmente essere frainteso: ecco perché l’oltraggio a pubblico ufficiale si realizza, il più delle volte, profferendo espressioni ingiuriose o comunque irrispettose. Non commettere l’errore di sottovalutare quello che ti dirò nei prossimi paragrafi: a volte, anche non volendo, un gesto o una parola detta in un determinato modo ad un poliziotto potrebbe farti incorrere in reato e obbligarti, di conseguenza, ad affrontare un processo penale vero e proprio. Cosa dici? Che sei persona rispettosa della legge e timorato della giustizia? Non lo metto in dubbio, ma faresti comunque bene a leggere questo articolo, perché ti dirò cosa non si può dire a un poliziotto.

Oltraggio a pubblico ufficiale: cos’è?

Cosa non si può dire a un poliziotto? Quando si incorre nel reato di oltraggio a pubblico ufficiale? Te lo dico subito: il codice penale punisce con la reclusione fino a tre anni la persona che, in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone, offende l’onore ed il prestigio di un pubblico ufficiale mentre compie un atto d’ufficio ed a causa o nell’esercizio delle sue funzioni [1].

Oltraggio a pubblico ufficiale: quando è reato?

Come avrai senz’altro già compreso, fondamentale affinché si integri il reato di oltraggio a pubblico ufficiale è che l’offesa avvenga in determinate circostanze di luogo e di tempo: dal primo punto di vista, è essenziale che la condotta lesiva avvenga in un luogo pubblico (cioè, accessibile a tutti, tipo una via o una piazza) o aperto al pubblico (un teatro, un locale, un cinema, cioè ogni posto ove chiunque può accedere, purché ne rispetti le condizioni d’ingresso) e che, al contempo, vi siano più persone (l’utilizzo del plurale fa pensare che ve ne debbano essere almeno due); sotto altro crinale, occorre che l’offesa sia arrecata mentre il pubblico ufficiale (nel nostro caso, il poliziotto) sia in servizio e stia compiendo un atto tipico del suo lavoro.

Ti faccio subito un esempio: se mandi a quel paese una persona che fa il poliziotto ma che, in quel momento, non è in servizio, non commetterai alcun reato; lo stesso se ti comporti così quando siete solamente voi due, ad esempio durante una perquisizione. Al contrario, se, con parole o gesti, offendi il decoro di un poliziotto mentre è in servizio, sta svolgendo il suo compito e ti trovi in una pubblica via in presenza di altre persone, allora incorrerai nel reato di oltraggio a pubblico ufficiale.

Oltraggio aggravato: cos’è?

Il codice penale prevede un’ipotesi aggravata di oltraggio a pubblico ufficiale quando l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato. Ad esempio, se dici a un poliziotto che è un corrotto e gli riferisci un episodio specifico, allora la pena prevista per l’oltraggio ordinario (reclusione fino a tre anni) potrà essere aumentata dal giudice. In questa evenienza, l’unico modo per andare esente da responsabilità è quella di provare con certezza il fatto, cosa che può avvenire anche se l’ufficiale a cui il fatto è attribuito è condannato dopo l’attribuzione del medesimo.

Inoltre, l’autore dell’oltraggio a pubblico ufficiale può estinguere il reato se, prima del giudizio, ha riparato interamente il danno, mediante risarcimento di esso sia nei confronti della persona offesa sia nei confronti dell’ente di appartenenza della medesima.

Cosa si può dire a un poliziotto senza commettere reato?

Prima di vedere cosa non si può dire a un poliziotto, voglio metterti un po’ a tuo agio: non devi pensare, infatti, che ogni parola indirizzata ad un poliziotto significhi commettere reato. Come abbiamo visto nei paragrafi precedenti, l’oltraggio a pubblico ufficiale necessita della sussistenza di molteplici condizioni (luogo pubblico o aperto al pubblico, presenza di più persone, esercizio delle funzioni), le quali devo tutte essere presenti al momento del fatto.

Di conseguenza, si può protestare civilmente contro un poliziotto se si ritiene di subire un torto, se si contesta l’operazione posta in essere oppure se si risponde in maniera brusca, ma civile. L’oltraggio scatta solamente se il prestigio e il decoro del poliziotto siano messi seriamente in discussione: potrai pertanto lamentarti o esprimere la tua opinione contraria.

Cosa non si può dire a un poliziotto?

Non si può dire a un poliziotto qualcosa che possa offenderlo: in pratica, è vietata l’ingiuria nei suo confronti. Come sicuramente saprai, da qualche anno l’ingiuria è stata depenalizzata: ciò significa che se offendi un’altra persona non risponderai di alcun reato ma rischierai solamente di dover pagare un risarcimento, oltre che una sanzione amministrativa pecuniaria.

Ingiuriare un poliziotto nell’esercizio delle sue funzioni, invece, è tuttora reato: nello specifico, l’ingiuria al poliziotto costituisce il sopracitato reato di oltraggio a pubblico ufficiale. Quindi, sono bandite tutte le parolacce, i gesti comunemente ritenuti offensivi, le espressioni di per sé non ingiuriose ma profferite in maniera tale da diventarlo (ad esempio, con tono minaccioso oppure ad alta voce, urlando e sbraitando), nonché gli atteggiamenti inverecondi e sconvenienti (ad esempio, assumere posizioni sconce o mimare atti dalla dubbia moralità).

In passato, la Corte di Cassazione ha condannato per molto meno: secondo la Suprema Corte, infatti, in tema di oltraggio a pubblico ufficiale deve ritenersi abbia carattere sicuramente ingiurioso la parola «ciarlatano» che, soprattutto nell’uso comune, indica un particolare tipo di imbroglione, e precisamente colui che trae in inganno l’interlocutore sommergendolo con un fiume di parole [2].

Oltraggio a poliziotto: lo stato di stress scusa?

Giunto a questo punto, starai pensando: poiché un poliziotto, di norma, quando si avvicina a te è per contestarti qualcosa che hai fatto, è normale agitarsi e perdere la pazienza. Pensa al poliziotto della stradale che ti si avvicina per contestarti un’infrazione: è possibile che tu, preso dallo stress del traffico e dall’agitazione del momento, gli risponda male, ad esempio mandandolo a quel paese. Potresti essere giustificato dalla particolare tensione che avevi con te in quel momento? Ebbene, a rispondere a questo quesito ci ha pensato la Corte di Cassazione [3] la quale, affrontando un caso inerente al reato di resistenza a pubblico ufficiale (ma il principio può essere esteso per analogia anche all’oltraggio a pubblico ufficiale), ha stabilito che il cosiddetto “stress da traffico” non vale di per sé ad escluderne la sussistenza del reato: infatti, la richiesta contestualità fra l’oltraggio e il compimento dell’atto del poliziotto dimostra che la condotta deve essere reale e non semplicemente rappresentata. È, quindi, conforme alle regole di esperienza che lo stress da traffico, mentre potrebbe offuscare la rappresentazione del motivo a delinquere, escludendo così il dolo specifico, non esclude la volontà e la rappresentazione del proprio agire in cui si sostanzia il dolo generico dell’oltraggio a pubblico ufficiale.

In poche parole, se sarai irriguardoso nei confronti di un poliziotto, non potrai accampare la scusa dello stress o dell’ansia lavorativa, perché, anche se nervoso, eri ben consapevole della tua condotta e, in particolare, della carica ingiuriosa delle tue parole.

Oltraggio a poliziotto: è reato se c’è provocazione?

Devi sapere che la legge consente di reagire al pubblico ufficiale la cui condotta sia palesemente illegittima. Si tratta di una particolare causa di giustificazione prevista a tutela dei normali cittadini nei confronti dei possibili abusi di potere da parte di coloro che, per via della particolare funzione che rivestono, potrebbero agire sentendosi superiori alla legge stessa.

La legge che disciplina la reazione agli atti arbitrari dei pubblici ufficiali [4] dice che non si configurano reati come resistenza, violenza od oltraggio a pubblico ufficiale quando il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio ovvero il pubblico impiegato abbia dato causa alla reazione (cioè alla violenza, alla resistenza o all’oltraggio), eccedendo con atti arbitrari i limiti delle sue attribuzioni.

In estrema sintesi, una parolaccia rivolta al poliziotto sarebbe legittima se questi sta abusando in maniera evidente del suo potere, ad esempio arrestandoti per non aver rispettato il semaforo rosso. Secondo la Suprema Corte, però, l’applicazione dell’esimente presuppone un atto davvero arbitrario del pubblico ufficiale (quale non può essere un comportamento ironico e oggettivamente non ingiurioso) e un rapporto causale tra la reazione dell’agente e la condotta del pubblico ufficiale. È necessaria, altresì, l’illegittimità dell’azione del pubblico ufficiale, improntata ad uno scopo di vessazione e sopraffazione [5]. Inoltre, è sempre necessario che la reazione sia proporzionata all’atto arbitrario posto in essere dal poliziotto, nel senso che non è possibile una reazione eclatante a fronte di una piccola irregolarità procedurale del pubblico ufficiale.

note

[1] Art. 341-bis cod. pen.

[2] Cass., sent. del 05.05.1992.

[3] Cass., sent. n. 16044 del 16.04.2009.

[4] D. L. Lt. 14 settembre 1944, n. 288.

[5] Cass., sent. del 02.10.1995.

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