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Pos obbligatorio nei negozi: quanto costa?

14 Settembre 2017 | Autore:


> Business Pubblicato il 14 Settembre 2017



Il Pos  è obbligatorio, presto anche le sanzioni. Tuttavia destano più allarme i costi. È giusto prevedere l’obbligatorietà del Pos?

Si parla già da tempo della «questione Pos», che si manifesta “travagliata” e discussa. Entro settembre dovrebbe entrare in vigore il decreto che renderà obbligatorio il Pos per tutti i negozianti, commercianti, i professionisti ed i vari esercenti italiani, i quali non potranno più rifiutare un pagamento elettronico. In caso contrario si applicheranno forti sanzioni (sin’ora poco o per nulla applicate).  Ora: vero è che l’Italia, essendo ancora il “regno dei contanti”, risulta davvero “arretrata” rispetto agli altri paesi europei. Ma è giusto prevedere sanzioni pecuniarie con correlata sospensione dell’attività commerciale, qualora non ci si riesca ad “adeguare” ai tempi che corrono?

Non è facile rispondere al quesito. Certo è che il decreto – fortemente “caldeggiato” dal vice ministro dell’Economia e delle Finanze Luigi Casero – ha sollevato un’aspra polemica: negozianti, artigiani ed esercenti commerciali si sono duramente schierati contro la nuova linea governativa. Ciò in quanto il pagamento con il bancomat porta con sé diverse spese e commissioni che favoriranno le banche a discapito delle piccole e medie imprese italiane. Ed infatti, prima ancora che le sanzioni previste, ciò che realmente spaventa sono i costi del Pos: le commissioni del Pos sono aumentate del 19% rispetto al 2015 e i costi totali possono toccare i 6.300 euro annui (circa il 40% in più rispetto al 2015). Ma perché il Pos è obbligatorio? Quanto costa avere un Pos? Cosa prevede la legge sul punto? Quali saranno le sanzioni? Quali le criticità della nuova linea governativa? Di tanto parleremo nel presente articolo.

Pos obbligatorio: perché?

Come anticipato, si parla già da tempo (sin dal governo Monti) della questione. L’obbligo del Pos (Point of sale), infatti, è stato introdotto dalla Legge di Stabilità del 2016 [1]. Siccome, però, tale obbligatorietà non era accompagnata da alcuna (reale) sanzione è rimasta “lettera morta”.

Il governo, però, ritiene che le cose debbano cambiare. A rendere necessario il cambiamento è una serie di validi motivi:

  • in primo luogo si tratta di un’agevolazione per i clienti, che non dovranno disporre necessariamente di denaro contante;
  • si tratta, inoltre, di una soluzione pratica contro l’evasione fiscale. Utilizzando il Pos, infatti, aumenteranno i pagamenti tracciabili;
  • non da ultimo, è importante che l’Italia si uniformi agli altri paesi europei quanto a pagamenti digitali e carte elettroniche, risultando al quanto “in ritardo” in materia.

Pos obbligatorio: le criticità

Ad ognuno dei validi motivi elencati sopra, si potrebbe controbattere come segue:

  • talvolta sono gli stessi clienti che preferiscono pagare cash;
  • se il commerciante o il professionista vuole evadere il fisco, troverà comunque il modo per farlo: ad esempio usando i contanti senza fatturarli;
  • è vero che l’Italia deve adeguarsi all’Europa quanto a pagamenti digitali, ma allora coerenza vorrebbe (!) che ad essere adeguate agli standard europei fossero anche le commissioni. Non si dimentichi che  in Italia le commissioni bancarie sono di molto superiori rispetto alla media europea.

In buona sostanza, l’introduzione di tale obbligo e delle relative sanzioni, non si accompagna alla previsione di commissioni o spese minori. I costi, infatti, continueranno ad essere alti, anzi aumenteranno.

Pos obbligatorio: quanto cosa?

La prima spesa da tenere in considerazione è quella per l’acquisto del terminale. Mediamente, per un Pos mobile si spendono più di 60 euro, per uno tradizionale la spesa è di circa 77 euro. Va aggiunto il canone mensile per il servizio, in media 24,1 euro per il Pos su linea fissa (collegato, cioè, all’Adsl) e 13,7 euro per quello mobile (gestibile dallo smartphone). I costi maggiori, che variano in base alla tipologia di carta scelta dall’acquirente, sono le percentuali su ogni transazione effettuata:

  • con carta di credito, per ogni transazione il commerciante dovrà versare il 2,44% con Pos mobile e il 2,72% con dispositivo fisso;
  • con bancomat l’addebito è dell’1,88% per un Pos tradizionale e dell’1,95% con Pos mobile.

L’acquisto del terminale, i costi fissi, cui vanno aggiunti i canoni mensili e le commissioni per carte di credito e bancomat rendono il Pos una spesa non indifferente e, talvolta, un costo proibitivo. Oltre al danno economico, come detto, si prevedono anche forti sanzioni. Vediamo, dunque, cosa prevede la nuova linea governativa sul punto.

Pos obbligatorio: le sanzioni

L’obbligatorietà di garantire la possibilità di pagamento elettronico al di sopra di una certa cifra  (sin’ora pari a 30 euro) è rivolto alle imprese, ai commercianti e ai professionisti (tra questi: notai, falegnami, idraulici, ingegneri, artigiani, con eccezione di chi può dimostrare l’impossibilità tecnica e oggettiva di utilizzo del dispositivo elettronico).

In caso di violazioni, sono previste delle sanzioni pecuniarie  (finora, come detto poco o per nulla applicate). Nel dettaglio, quella che scatta immediatamente dopo aver appurato che l’esercente non è provvisto di Pos è una multa pari a 500 euro. Una volta pagata, si avranno trenta giorni di tempo per acquistare il dispositivo e mettersi in regola e sessanta giorni per far giungere comunicazione alla Guardia di Finanza dell’avvenuta installazione del macchinario. In mancanza, è prevista una seconda multa più salata e pari mille euro, alla quale seguirà un altro mese di tempo per mettersi in regola. In seguito a questo ulteriore avvertimento, è prevista la sospensione dell’attività commerciale o professionale fino all’installazione del dispositivo.

Pos obbligatorio: cosa cambierà

Come anticipato, sino ad ora la normativa in vigore sulla c.d. obbligatorietà del Pos non è stata molto “messa in pratica”, ciò soprattutto a causa delle polemiche dei negozianti, che lamentano costi aggiuntivi e commissioni troppo alte. Le cose, tuttavia, molto presto cambieranno. Dunque, a meno che non si decida di fare marcia indietro, si prevede:

  • l’introduzione dell’obbligo di possesso del Pos e di accettare transazioni con carta per pagamenti al di sopra di 5 euro: è stata dunque “abbassata la soglia”, finora pari a 30 euro;
  • la previsione di un sistema di sgravi fiscali incentivi se si utilizza maggiormente la carta di credito e/o di debito per i pagamenti. Si tenderà, dunque, a premiare l’esercente, il professionista o l’impresa che ha rispettato la normativa;
  • l’esclusione di talune categorie da detti obblighi: è il caso degli avvocati che fatturano al proprio studio e da questo ricevono poi i soldi tramite bonifico;
  • la possibilità, per il cliente, di andare via senza pagare se l’esercizio non è provvisto di Pos. In tali casi, infatti, ben si potranno lasciare i propri dati, chiedendo di essere ricontattati non appena sarà possibile pagare con il bancomat.

note

 [1] L. n. 208 del 28.12.2015.

Autore immagine: Pixabay.com


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