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Età pensionabile quota 100: di quanto si anticipa?

30 ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 ottobre 2018



A quale età si può uscire dal lavoro con la quota 100: come funziona la quota, di quanti anni si anticipa il pensionamento.

La nuova pensione quota 100, che diventerà operativa, in base a quanto reso noto sinora, a partire dal 1° aprile 2019, consentirà di uscire dal lavoro, in diversi casi, ben prima del compimento dell’età pensionabile.

In particolare, si potrà uscire dal lavoro quando la quota, cioè la somma di età e contribuzione, sarà almeno pari a 100. Ma l’età pensionabile con quota 100 di quanto si anticipa?

In realtà, non esiste una risposta uguale per tutti a questa domanda: l’età di uscita dal lavoro con la quota 100, infatti, dipende dagli anni di contributi posseduti. In pratica, più anni di contributi risultano accreditati (anche in gestioni previdenziali diverse, in quanto è possibile il cumulo dei versamenti), più bassa risulta l’età in cui è possibile pensionarsi, perché il risultato della somma di età e versamenti, 100, si raggiunge prima.

Tuttavia, va tenuto presente che per ottenere la quota 100 è prevista una contribuzione minima e un’età minima.

Età e contributi per la quota 100

Nello specifico, per ottenere la quota 100 la contribuzione minima prevista è pari a 38 anni, mentre l’età minima prevista è pari a 62 anni. Pertanto, chi non ha compiuto i 62 anni non può pensionarsi con quota 100, anche se possiede oltre 38 anni di contributi.

Chi non ha compiuto 62 anni può però pensionarsi con la pensione anticipata ordinaria, se possiede almeno:

  • 42 anni e 10 mesi di contributi (la decorrenza è spostata di 3 mesi dal 2019) se uomo;
  • 41 anni e 10 mesi di contributi (la decorrenza è spostata di 3 mesi dal 2019) se donna.

Inoltre, se lavoratore precoce appartenente a determinate categorie protette, chi non ha compiuto 62 anni può pensionarsi con la pensione anticipata precoci. Bastano, per questa pensione, 41 anni di contributi (41 anni e 5 mesi dal 2019).

La pensione anticipata può essere raggiunta anche col cumulo dei contributi.

Di quanto si anticipa l’età pensionabile con la quota 100?

Abbiamo osservato che, per quanto si possiedano molti anni di versamenti, non è possibile pensionarsi con la quota 100 prima dei 62 anni di età.

Considerando che l’età per la pensione di vecchiaia ordinaria, dal 2019, è pari a 67 anni, l’anticipo dell’età pensionabile è dunque pari a 5 anni.

Bisogna però osservare che con la pensione quota 100 l’uscita dal lavoro non è sempre anticipata di 5 anni, ma l’anticipo può essere minore: considerando che la quota 100 è una misura strutturale, cioè permanente, per accumulare dei versamenti in più utili per la pensione, l’interessato può scegliere di cessare l’attività lavorativa anche dopo la maturazione dei requisiti della quota 100, cioè di pensionarsi più tardi.

Chi possiede meno di 38 anni di contributi, poi, non può pensionarsi con quota 100 anche se ha compiuto i 62 anni, sinché non raggiunge, anche attraverso il cumulo della contribuzione, i 38 anni di versamenti.

L’anticipo della pensione può dunque essere anche di un solo anno, ad esempio se si maturano 38 anni di contributi quando l’età è pari a 66 anni.

Quote diverse per chi ha più di 62 anni

Nello specifico, chi matura il requisito dei 38 anni di contributi quando ha più di 62 anni di età, di fatto, non deve più soddisfare la quota 100, ma una quota più elevata:

  • quota 101 (63 anni di età e 38 anni di contributi), se matura i 38 anni di versamenti quando ha compiuto i 63 anni;
  • quota 102 (64 anni di età e 38 anni di contributi), se matura i 38 anni di versamenti quando ha compiuto i 64 anni;
  • quota 103 (65 anni di età e 38 anni di contributi), se matura i 38 anni di versamenti quando ha compiuto i 65 anni;
  • quota 104 (66 anni di età e 38 anni di contributi), se matura i 38 anni di versamenti quando ha compiuto i 66 anni.

Anticipare l’età pensionabile conviene?

In ogni caso, pensionarsi prima di aver compiuto l’età per il trattamento di vecchiaia non è sempre conveniente, in quanto ci si pensiona con un montante contributivo (la somma dei versamenti accreditati nel corso della carriera) più basso, con un coefficiente di trasformazione (la cifra che trasforma il montante contributivo in pensione) meno elevato, perché collegato all’età. Per approfondire: Quanto si perde con la quota 100?


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