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Prestazioni di lavoro occasionale: facciamo chiarezza

15 Settembre 2017
Prestazioni di lavoro occasionale: facciamo chiarezza

Cos’è il lavoro occasionale, quali i limiti, gli adempimenti, i compensi e la procedura. Ecco tutte le risposte

Il lavoro autonomo occasionale è uno strumento che può essere utilizzato da chi voglia intraprendere un’attività lavorativa non continuativa ma accessoria e saltuaria, così da poter incrementare i propri guadagni, senza – al contempo – essere obbligato all’apertura di una partita Iva. Si è sentito parlare tanto di lavoro occasionale, tuttavia è ancora molta la confusione in materia. Cercheremo, in questo articolo, di fare chiarezza e di comprendere cosa sono le prestazioni di lavoro occasionale, quali soggetti possono usufruire delle prestazioni occasionali, quali sono i limiti, quali sono i compensi e qual è la procedura da seguire.  

Prestazione occasionale: cos’è?

Cominciamo innanzitutto con il dire che la prestazione occasionale è uno strumento che può essere utilizzato dai soggetti che vogliono intraprendere un’attività lavorativa in modo saltuario e sporadico, e che (solo) per tale ragione sono esonerati dall’apertura di una partita Iva.  Facciamo un esempio:  pensiamo al caso di un lavoratore dipendente che per passione ripara computer, tablet, telefoni, ecc. In questo caso,  stiamo parlando di un’attività professionale del tutto occasionale, che si aggiungerà a quella (ad esempio) di impiegato. Dunque, è l’occasionalità dell’attività il requisito fondamentale che consente l’utilizzo della prestazione occasionale senza apertura della partita Iva.

Attenzione: nell’ipotesi in cui la prestazione occasionale perda il requisito dell’occasionalità, troverà applicazione la disciplina del lavoro dipendente, se c’è l’elemento della subordinazione, o del lavoro autonomo (con partita Iva) per più prestazioni autonome abituali.

Prestazione occasionale: facciamo chiarezza

In definitiva, si può considerare prestazione di lavoro autonomo occasionale  (o più semplicemente prestazione occasionale), qualsiasi attività di lavoro caratterizzata dall’assenza di abitualità, professionalità, continuità e coordinazione.

Dunque, chi crede che la prestazione occasionale sia l’alternativa alla partita Iva, ovvero la soluzione per svolgere un’attività lavorativa continuativa (professionale o commerciale) senza dover pensare ai noiosi adempimenti fiscali è fuori strada. Come detto, infatti, non può trattarsi di attività lavorative continuative, ma saltuarie e sporadiche.  Tali attività rappresentano, comunque, uno degli aspetti di maggiore interesse tra i contribuenti, in quanto permettono loro di incrementare i propri guadagli effettuando, accanto alla propria attività lavorativa abituale, un’attività professionale saltuaria senza particolari obblighi fiscali. Dunque, analizziamo meglio il contratto di prestazione occasionale.

 Il contratto di prestazione occasionale

La prestazione occasionale può essere resa tramite il contratto di prestazione occasionale o tramite il c.d. libretto famiglia, che ha preso il posto dei famosi voucher. Più nel dettaglio: quando il datore di lavoro (c.d. utilizzatore) è un’impresa o una realtà professionale si parla di contratto di prestazione occasionale; quando invece l’utilizzatore è una persona fisica si utilizza il c.d. libretto di famiglia (ossia il successore dei famosi voucher) [1].

Prestazione occasionale: i limiti

Iniziamo col dire qual è l’ambito di applicazione soggettiva della disciplina in esame. Possono fare ricorso al contratto di prestazione occasionale: i professionisti, i lavoratori autonomi, gli imprenditori, le associazioni, le fondazioni ed altri enti.  Attenzione: la legge mira ad evitare che il ricorso alla prestazione occasionale sia uno strumento per evitare l’assunzione di lavoratori a tempo indeterminato. Pertanto ci sono una serie di limitazioni. Vediamo quali.

Affinché del lavoro occasionale non se faccia un abuso, la legge prevede che possano stipulare il contratto di prestazione occasionale gli utilizzatori (cioè i datori di lavoro) che hanno fino a 5 dipendenti assunti a tempo indeterminato. È invece esclusa la possibilità di far ricorso alla prestazione occasionale:

  • quando il datore di lavoro ha in corso o ha cessato da meno di 6 mesi, con il medesimo lavoratore, un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa;
  • nell’ambito dell’esecuzione di appalti di opere o servizi;
  • per le imprese dell’edilizia e di settori affini.

Inoltre, è previsto un doppio tetto per singola impresa o professionista: il datore di lavoro, in particolare, non potrà retribuire con più di 5 mila euro l’anno, i lavoratori complessivamente chiamati con questo contratto. Il limite potrà essere elevato a 7 mila e 500 euro in caso di assunzione di categorie particolari di lavoratori marginali, come disoccupati, studenti e pensionati.

Il singolo lavoratore potrà ricevere sino a un massimo di 2 mila e 500 euro annui da ogni committente e sino a 5 mila euro annui complessivamente (tra tutti i committenti). Anche in questo caso il limite potrà essere elevato a 7 mila e 500 euro, se il lavoratore appartiene a categorie marginali.

Prestazione occasionale: compensi

Il compenso del prestatore è determinato ad ore e l’importo minimo del compenso è pari a 9 euro l’ora. L’importo del compenso giornaliero deve essere almeno pari a 36 euro, ossia a 4 ore lavorative, anche qualora la durata effettiva della prestazione lavorativa sia inferiore. La misura del compenso delle ore successive alla quarta è liberamente determinabile dalle parti nel rispetto del minimo di 9 euro orari. I compensi, che vengono corrisposti dall’Inps non incidono sull’eventuale stato di disoccupazione.

Il prestatore di lavoro ha diritto all’assicurazione per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti, con iscrizione alla Gestione separata e all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

Prestazioni occasionali: procedura

Domanda e offerta di lavoro occasionale possono incontrarsi sulla piattaforma informatica dell’Inps. Utilizzatori e prestatori devono, quindi, effettuare la registrazione sul portale. Per dare impulso al contratto di prestazione occasionale, l’utilizzatore deve versare il compenso per le prestazioni almeno un’ora prima del loro inizio e deve trasmettere all’Inps i dati relativi alla prestazione in corso: dati anagrafici del prestatore e quelli relativi allo svolgimento della prestazione.

L’Inps provvede a pagare il compenso al prestatore il giorno 15 del mese successivo con accredito sul suo conto corrente. Se, invece, la prestazione non ha luogo, l’utilizzatore provvede – entro i 3 giorni successivi – alla revoca della dichiarazione trasmessa all’Inps. In assenza di revoca, l’Inps procede in ogni caso al pagamento delle prestazioni ed all’accredito dei contributi.

Lavoro autonomo occasionale

L’introduzione dei contratti di prestazione occasionale non ha cambiato gli adempimenti legati al lavoro autonomo occasionale, che restano i medesimi: ricordiamo, nel dettaglio, che per i compensi incassati si deve emettere una ricevuta, nella quale non è previsto l’addebito dell’Iva ma soltanto l’addebito di una ritenuta d’acconto del 20% (che poi è scomputata dall’Irpef dovuta in sede di dichiarazione dei redditi). La ritenuta non andrà effettuata se il committente è un privato, dunque non è sostituto d’imposta. Inoltre, se i compensi indicati nella singola ricevuta superano i 77,47 euro si dovrà applicare una marca da bollo da 2 euro.

Il lavoratore dovrà poi ricordarsi di iscriversi alla Gestione separata Inps nel caso in cui superi il tetto annuo di 5  mila euro di compensi ed avvertire la ditta committente, in quanto gli obblighi previdenziali (versamento dei contributi, denuncia Uniemens) previsti per i lavoratori autonomi occasionali al superamento di tale limite sono gli stessi previsti per i co.co.co., o parasubordinati. L’interessato, dunque, dovrà soltanto iscriversi alla Gestione separata, mentre l’azienda dovrà trattenere 1/3 dei contributi dai compensi, versare i contributi dovuti (pari in totale al 33,23% dell’imponibile, compresa la quota di 1/3 a Suo carico) all’Inps e inserirli nella denuncia mensile Uniemens. 

Lavoro autonomo occasionale nella dichiarazione dei redditi

In sede di dichiarazione dei redditi, compensi, spese inerenti (che vengono sottratte dai compensi) e ritenute d’acconto, assieme agli eventuali contributi previdenziali, devono essere esposti tra i redditi diversi, nel quadro D del modello 730 o RL del Modello Redditi (ex Unico). I redditi derivanti dalle nuove prestazioni occasionali, invece, sono esenti dall’imposizione fiscale e non vanno dichiarati.


note

[1] Art. 54 bis D.l. n. 50/2017 conv. in L. n. 96 del 21.06.2017.


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